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A morte devagar [Le onde]

Ludovico Einaudi
Language: Portuguese

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(Ludovico Einaudi)


A morte devagar [Le onde]
[ 2000 ]

Poesia / A Poem by / Poème / Runo :
Martha Medeiros

Musica / Music / Musique / Sävel:
Ludovico Einaudi

Album:Le onde [1996]


José Saramago e Pilar del Rio,2010  Lisboa, Campo das Cebolas
José Saramago e Pilar del Rio,2010 Lisboa, Campo das Cebolas




La poesia è stata a lungo attribuita a Pablo Neruda. In realtà è della giornalista brasiliana e scrittrice Martha Medeiros.
Martha Medeiros e Ludovico Einaudi parlano alle corde dell’emozione prima che al pensiero, l’una con immagini nude, quotidiane e perciò di una potenza dirompente, l’altro facendo vibrare le corde del pianoforte in sintonia con le immagini e i chiaroscuri dell’animo dell’ascoltatore. Non invadono, non insistono.
Una sollecitazione la si può percepire forte e chiara: chi vuole allontanare gli spettri della guerra non può prescindere da questi messaggi che nella loro semplicità raggiungono gli anfratti dell’Io.


Nota testuale

La versione che segue è l’originale di Martha Medeiros per contenuto e forma. In rete si trovano versioni con omissioni e suddivisioni in versi, a dir poco, arbitrarie. Non parliamo di quelle traduzioni che omettono di specificare che sono “libere” (e mutilate).

[Riccardo Gullotta]
Morre lentamente quem não troca de idéias, não troca de discurso, evita as próprias
contradições.

Morre lentamente quem vira escravo do hábito, repetindo todos os dias o mesmo trajeto e as
mesmas compras no supermercado.Quem não troca de marca,não arrisca vestir uma cor
nova, não dá papo para quem não conhece.

Morre lentamente quem faz da televisão o seu guru e seu parceiro diário. Muitos não podem comprar um livro ou uma entrada de cinema, mas muitos podem, e ainda assim alienam-se diante de um tubo de imagens que traz informação e entretenimento, mas que não deveria, mesmo com apenas 14 polegadas, ocupar tanto espaço em uma vida.

Morre lentamente quem evita uma paixão, quem prefere o preto no branco e os pingos nos is
a um turbilhão de emoções indomáveis,justamente as que resgatam brilho nos olhos,
sorrisos e soluços,coração aos tropeços, sentimentos.

Morre lentamente quem não vira a mesa quando está infeliz no trabalho,quem não arrisca o
certo pelo incerto atrás de um sonho, quem não se permite, uma vez na vida, fugir dos
conselhos sensatos.

Morre lentamente quem não viaja, quem não lê, quem não ouve música, quem não acha
graça de si mesmo.

Morre lentamente quem destrói seu amor-próprio. Pode ser depressão, que é doença séria
e requer ajuda profissional. Então fenece a cada dia quem não se deixa ajudar.

Morre lentamente quem não trabalha e quem não estuda, e na maioria das vezes isso não è
opção e, sim, destino: então um governo omisso pode matar lentamente uma boa parcela da
população.

Morre lentamente quem passa os dias queixando-se da má sorte ou da chuva incessante,
desistindo de um projeto antes de iniciá-lo,não perguntando sobre um assunto que
desconhece e não respondendo quando lhe indagam o que sabe. Morre muita gente
lentamente, e esta é a morte mais ingrata e traiçoeira, pois quando ela se aproxima de
verdade, aí já estamos muito destreinados para percorrer o pouco tempo restante.
Que amanhã, portanto, demore muito para ser o nosso dia. Já que não podemos evitar um final
repentino, que ao menos evitemos a morte em suaves prestações,lembrando sempre que
estar vivo exige um esforço bem maior do que simplesmente respirar.

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/7/5 - 15:20



Language: Italian

Traduzione italiana / Tradução italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös
Francesco Gallo


Song of Our Souls, 2017  Inna Rogatchi
LENTAMENTE MUORE

Lentamente muore chi non cambia idee, chi non cambia discorso, chi evita le proprie
contraddizioni.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo tutti i giorni lo stesso percorso e
la stessa spesa al supermercato. Chi non cambia marchio, chi non rischia di vestirsi di un colore
nuovo, chi non chiacchiera con chi non conosce.

Lentamente muore chi fa della tv il suo guru ed il suo compagno quotidiano. Tanti non possono
comprare un libro oppure un biglietto per il cinema, ma tanti lo possono fare, e nonostante tutto si alienano davanti al tubo d’immagini che porta informazioni ed intrattenimento, ma che non dovrebbe,
anche con soli 14 pollici, occupare tanto spazio in una vita.

Lentamente muore chi evita una passione, chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle “i”
ad un vortice di emozioni indomabili, giustamente quelle che riscattano la luce negli occhi,
sorrisi e singhiozzi, cuori che palpitano, sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo quando è infelice sul lavoro, chi non rischia il
certo per l’incerto dietro un sogno, chi non si permette, una volta nella vita, di sfuggire a
sensati consigli.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non ride di sé stesso.

Lentamente muore chi distrugge il suo amor proprio. Può essere una depressione, che è una seria malattia e richiede aiuto professionale. Quindi perisce ogni giorno chi non si lascia aiutare.

Lentamente muore chi non lavora e non studia, e nella maggior parte delle volte non è
una scelta e, sì, destino: quindi un governo inetto può uccidere lentamente una buona parte della
popolazione.

Lentamente muore chi passa i suoi giorni lamentandosi della sfortuna o della pioggia incessante,
desistendo dei progetti prima di cominciarli, non facendo domande su argomenti
che non conosce e non rispondendo quando gli chiedono quello che sa. Tanta gente muore
lentamente e questa è la morte più ingrata e fuorviante, poiché quando lei si avvicina
sul serio, siamo già fuori allenamento per percorrere il poco tempo che ci resta.
Che domani, pertanto, metta molto tempo per essere il nostro giorno. Giacché non possiamo evitare una fine improvvisa, che quanto meno evitiamo la morte in piccole rate mensili, sempre ricordando che
essere vivo richiede più sforzo che semplicemente respirare.

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/7/6 - 09:37


Riccardo, scusa, ma c'è qualcos'altro che unisce questa poesia alla musica oltre al video youtube che le accosta? Io ho trovato la poesia Lentamente muore abbastanza scontata e banale, spesso citata a sproposito anche da gentaglia come Clemente Mastella... regalandomi fra l'altro i famosi cinque minuti di celebrità.

Poi la trovo molto consolatoria, dato che a tutti viene da pensare io non sono così... io non muoio lentamente, semmai vivo velocemente, tanto velocemente da non mettermi neanche a indagare se la poesia sia veramente di Neruda...

Lorenzo - 2020/7/5 - 21:51


Lorenzo, avevo avuto sentore della tua attività di fisico, non sapevo della tua partecipazione ad esperimenti top level. Magari avrai contribuito a ricavare informazioni dagli esperimenti con LHC sul bosone di Higgs. Certo che su questo sito le sorprese non si esauriscono mai.

Secondo la fisica di una volta il tempo è l’unica variabile non manipolabile (astraendo dal Modello Standard e dalla quantistica relativistica, per me off limits). In questi termini una morte lenta o una vita veloce sarebbero intercambiabili e, comunque, non irriducibili. Ma è davvero così uscendo dal mondo materiale, dalla res extensa ? Possiamo perimetrare le esigenze profonde dell’essere umano dentro il campionario, affascinante ed emblematico, del linguaggio della fisica?

Forse sbaglio, ma, dopo la tua segnalazione, penso che il brano abbia risentito non poco della strumentalizzazione di politicanti e showgirls. Peccato perché, per come la leggiamo in tanti, tra cui riviste di poesia non proprio di risulta, non sembra banale. Direi che, almeno emotivamente, induce più ad una riflessione autocritica che ad una benevolenza consolatoria, aiuta a mettere nel ripostiglio le onnipresenti e multiformi pulsioni di violenza. Peraltro il brano non è argomentazione filosofica o morale nelle intenzioni dell’autrice , che a me non dà l’impressione di essere dedita a letteratura di facile consumo, ma non ho letto abbastanza e quindi potrei sbagliarmi.

Mi rendo conto che quando un’opera o una realtà viene associata con la sua storia è inevitabile che la percezione venga comprensibilmente condizionata dagli eventi. Ad esempio se qualche rotocalco di larga tiratura dedito al gossip la inserisse in una sua rubrica, magari dando qualche spintarella alla Massimo Catalano, non c’è dubbio che l’immagine ne uscirebbe stravolta. Hai detto bene tu quando osservi che il brano è citato a sproposito.
Detto con altre parole, non è che se Prevert o Moustaki finiscono nei bigliettini dei baci Perugina le loro creazioni diventano da buttar via, come fossero il risultato di commissioni dell’industria dolciaria. Così come la marcia turca non fu composta da Mozart per apparire esilarante e proporsi come gag gettonata nei caroselli pubblicitari di una volta. Dico non dovrebbe, ma poi nell’immaginario collettivo, a seconda del momento e delle condizioni al contorno, si fanno strada i memi.

Ti do atto che per la sua immediatezza e la sua storia anche questo testo è double face. Ecco perché ho preferito come commento musicale quello di Einaudi rispetto alla new age di Enya. La musica di Enya mi è sembrata in questo caso non adatta, melliflua, tale da alterare la lettura in senso stucchevole. E per essere chiaro fino in fondo, non è che il video mi abbia convinto, ma ho ritenuto che fosse elemento secondario rispetto a testo e musica.
Non so se la mia perorazione è riuscita a proporre qualche interrogativo. Se così non fosse chiedo... le attenuanti generiche.

Riccardo Gullotta - 2020/7/6 - 09:24


Ciao Riccardo, sì ho lavorato al CERN ma non sono un fisico, solo un informatico... un umile programmatore di sistemi di controllo (non quelli del grande fratello, quelli veramente utili). Quindi non so rispondere a tutte le considerazioni sul modello standard: non sono tra quelli che credono che sia un formulario per pagare le tasse ma non ne so abbastanza per esprimermi :)

Lorenzo - 2020/7/6 - 09:35


Lorenzo, la sorpresa rimane, anche spostandosi dal MS verso Böhm-Jacopini , Quine-McCluskey e chissà quanti altri fondamenti a me ignoti.
L’umiltà è sempre bene accolta, ma utilizzando il sito una cosa appare evidente: non è opera di un programmatore umile ma di un pluridotato system analist (si chiamano ancora così ? )

Riccardo Gullotta - 2020/7/6 - 10:03


Böhm-Jacopini... giusto... tre strutture di controllo e tutto il resto è zucchero sintattico. Solo che nei siti web oltre allo zucchero sintattico bisognerebbe aggiungere le doti di grafico e web designer, che a me mancano, da qui le ripetute accuse secondo cui "sembra un sito di quelli che si facevano vent'anni fa" :)

Lorenzo - 2020/7/6 - 10:11



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