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La Banda Bellini

Gang
Language: Italian


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2020
Ritorno al fuoco
fuoco




A dir la verita’ “ La Banda Bellini “ è una canzone che mi “ girava intorno” da molti anni, diciamo dalla meta’ circa degli anni ’90. Allora era ancora vivo il ricordo delle gesta della Banda soprattutto a Milano fra i compagni che avevano militato nelle organizzazzioni extra-parlamentari del Movimento..e spesso mi capitava di sentirmi dire “ i Gang dovrebbero fare uuna canzone sulla Banda Bellini ..” e poi giu’ a raccontare aneddoti ed episodi legati a “quella storia” che stava ormai per diventare leggenda…Lo stesso Claudio Trotta , ai tempi in cui lavoravamo con la sua agenzia, la Barley Arts,, piu’ volte ci consiglio’ di cambiare il nome Gang in La Banda dei fratelli Severini, perché in qualche modo riecheggiava quella dei fratelli Bellini... Poi ci fu il libro di Marco Philopat che usci’ nel 2002 intitolato appunto “La Banda Bellini “ che servi’ a reinverdire le gesta della banda del Casoretto…Chi meglio di Philopat per narrare attraverso le parole di Andrea Bellini una storia come questa ? Da sempre attento e organico ( per dirla con Gramsci) alle culture della Strada e cantore fra i migliori della “Rivolta dello Stile”…perche’ nella Banda Bellini c’è molto di quello che poi trovera’ espressione , visibilita’ e protagonismo nelle rivolte del punk…La Banda Bellini fu una sorta di “ scarto di lato “ nel Movimento , ma di questo ne parleremo nelle prossime puntate dedicate a questa canzone…

Ma la “ goccia” che m’ha fatto prendere la decisione di incidere finalmente questa canzone “ cadde” in modo puramente casuale. Fu in occasione di un pranzo , di domenica, a Milano, vicino porta Venezia, ospiti io e Sandro, della famiglia Toscana, Agostino Carla e Vittoria. In quell’occasione Agostino torno’ sull’argomento , la Banda Bellini e il Mucchio Selvaggio di Peckinpah e molto altro ancora…E fu cosi’ che alla fine di quella piacevolissima domenica arrivai alla conclusione che era giunto il momento ..La Banda Bellini doveva diventare una Canzone…

Banda Bellini


Per chi non conosce ancora questa Leggenda , lascio la parola a Claudio Taccioli , il suo è un commento che scrisse dopo la scomparsa di Andrea Bellini , avvenuta il 26 dicembre del 2016
Per chi volesse approfondire consiglio il libro di Marco Philopat “ La Banda Bellini “
(Marco Philopat è agitatore culturale, scrittore ed editore. Ha pubblicato: Costretti a sanguinare, La banda Bellini, I viaggi di Mel, Lumi di punk, Roma k.o., Rumble bee e I pirati dei Navigli)

“Il Casoretto è un quartiere della periferia orientale di Milano.
Popolare per sua natura, abitato com’era, negli anni Sessanta, dagli operai dell’“Innocenti” e delle altre fabbriche milanesi.
Un popolo cresciuto nel mito dell’Unione Sovietica e della Resistenza antifascista. Tenuto saldo nella disciplina del lavoro e delle fedeltà al Sindacato e al Partito.
Un quartiere “comunista” senza tentennamenti.
Crescono nelle narrazioni dell’epica resistente e delle gloriose imprese dell’”Armata Rossa torrente d’acciaio”, anche, Andrea e gli altri ragazzi del quartiere.
L’antifascismo e il comunismo sono il pane e il sogno quotidiani.
Nessun dubbio, solo certezze sulla strada maestra da seguire. Quella della lotta di classe eterodiretta e del lavoro subalterno. Delle campagne elettorali, di quelle del tesseramento e delle feste popolari per finanziare la burocrazia dirigente.
Cose fatte dai padri e stabilite, come norma comportamentale data, dalle riunioni di circolo e dalla vulgata popolare.

Bellini e gli altri ragazzi del Casoretto, nel percorso predefinito, si ritrovano all’Istituto Tecnico “Einstein”. Quasi un privilegio nella scuola di classe persistente in quegli anni. Una iniziazione propedeutica e indispensabile alla fabbrica; con un gradino di partenza poco più alto di quello dei padri. D’altra parte, il capitalismo, nel crescente conflitto globale, ha bisogno di quadri qualificati.
Non lo sanno, ma già soffia un vento diverso che arriva dai Campus americani che rimbalzerà, luccicante, nel maggio francese. Per diffondersi ovunque; perfino nel Casoretto. Viene soffiato dalla musica e dalle mode dei “giovani”. Dalle parole ribelli dei cattivi maestri: Marcuse, Sartre, Don Milani, il Che, fra gli altri.

E il Sessantotto arriva nelle carne, nel sangue, nei sogni nuovi dei ragazzi e delle ragazze.
Prima, fu il sesso liberato dalle convenzioni e dalle paure. Il desiderio, finalmente, soddisfatto senza artifici. Fino alle sperimentazioni più ardite.
Dopo, i viaggi in centro alla metropoli; dove la storia correva nei cortei usciti dalla Statale. A incontrare il volto truce dello Stato. A prendere coscienza diretta della violenza del potere contro ogni umanità subalterna in movimento.
All’inizio solo come gregari, ma, presto, come protagonisti diretti e liberati e autonomi nelle proprie scelte collettive.
Le ragioni della rivolta di Bellini e degli altri ragazzi del Casoretto sono precise e ribelli, anche, nei confronti del discorso di vita dei padri e dei nonni.
“volevamo vivere, stare meglio: mangiare, bere, scopare di più (…) essere liberi più di prima”.

Guardano negli occhi i padri e le madri e i nonni sopravvissuti e dichiarano, con scandalo felice, il loro rifiuto alla vita predestinata. Non attraverso un percorso privato, individuale, egoista; ma nella scelta collettiva resistente e ribelle senza compromessi, dove la lotta libera tutti!
“nessuno voleva la fabbrica di riferimento (…) nessuno voleva entrare all’Innocenti. (…) se il comunismo è andare in fabbrica a lavorare, io non sono comunista!”.
Andrea e Gianfranco Bellini, il Bongo, il Franza, il Morandi, Castelli il Rosso, Jack, Ettore, Walter, Papo Beccandus, Carletto lo Sponta, Brazz il Matto, Elvezio, la Frinkia, Annarita, la Betty, sono, in realtà, così comunisti che non sopportano le vecchie discipline organizzative. Fatte di capi e di gregari obbedienti. Di punizioni per i disobbedienti e di privilegi per i mediocri.
Si sentono liberi nelle idee, nell’agire, nei corpi e si battono direttamente senza condizionamenti, comandi, discipline gerarchiche.
La loro ansia è partecipare senza mediazioni e compromessi al cambiamento, alla lotta corpo a corpo con il capitale e il suo Stato.
Cercano e trovano gli spazi dell’organizzazione autonoma. Costruiscono il loro pezzo di corteo strutturato sulla voglia di essere protagonisti in ogni occasione. Capaci di valorizzare e di dare importanza a ciascuno. Sia collocato nella prima o nella quinta fila dello spezzone “Casoretto” del corteo: “CINQUE FILE DA DIECI. VOLTO COPERTO, STALIN IN MANO, CHIAVE INGLESE IN TASCA”.
Quei cortei che divengono la prosecuzione delle assemblee, delle riunioni, delle letture, delle discussioni, fatte con altri mezzi. Dove i corpi e le coscienze si mettono davvero in gioco; quando arrivano le cariche brutali dei nemici, servi di Stato. Precedute dal buio fitto dei lacrimogeni; sparati ad altezza d’uomo. Come nel primo anniversario della strage di stato: il 12 dicembre 1970. Quando 300 anarchici corrono, fino alla Statale, inseguiti dai carabinieri inferociti.
I “katanga”, dopo una prima resistenza, si chiudono nell’università e i ragazzi del Casoretto restano fuori a dare protezione.
Uno schianto duro e secco e, a pochi metri, cade, col cuore spaccato da un candelotto il giovane Saverio Saltarelli.

La “Banda Bellini” capisce che quello è il tempo degli assassini: non solo della loro giovinezza liberata.
Muoiono gli innocenti nelle stragi fasciste e di Stato; ammazzati lungo i cortei dalla più feroce sbirraglia esistente; colpiti negli agguati dai sicari fascisti allevati alla morte.
La Banda ha ben chiaro quali sono i nemici: fascisti e sbirri vari. Senza dimenticare le varie facce grottesche e feroci dello stalinismo: il partito, il sindacato. I famigerati Katanga “il servizio d’ordine più odioso mai esistito”. Creato, all’inizio, come difesa dei cortei; divenuto, subito, lo strumento di affermazione dell’egemonia del Movimento Studentesco (MS), poi Movimento dei Lavoratori per il Socialismo (MLS), su ogni altra organizzazione della sinistra estrema. Capace di punire, con crudeltà reiterata, chiunque si fosse messo in testa di discutere le sue affermate posizioni di potenza.
BANDA è il nome spregiativo che proprio gli statalini danno a quelli del Casoretto. Come fa sempre il potere per designare e sminuire gli avversari che si azzardano sul territorio proprio. Banditi erano i partigiani e i contadini del Sud in rivolta. Banditi sempre i ribelli e il collettivo del Casoretto porterà con orgoglio questo nome.

La banda Bellini si distinguerà in ogni corpo a corpo durante gli assalti delle forze dell’ordine ai cortei. Senza calcoli di parte, solo per difendere chi cercava salvezza e tregua. Lo farà con coraggio e determinazione in una vera e propria epica di nuova resistenza. Nei confronti, pure, delle chiusure “democratiche” del Sindacato e del Partito della classe operaia.
Fra un orgasmo e una bevuta collettiva e la ricerca di quell’amore indispensabile.
Corrono via i Settanta, duri e meravigliosi, quali furono.
Nel lungo prodigioso Sessantotto italiano, fino all’ultimo disperato giorno che segnò la fine di un ciclo. Quando, pur cosciente della situazione, Andrea accompagnò, per l’ultima volta, i più giovani del Casoretto nel centro di Milano, il 14 maggio 1977.
La lunga camminata nel tunnel di silenzio della città rinchiusa e impaurita. Le sparatorie in bella mostra e la morte e la rabbia disperata. Per la certezza che tutto stava finendo in quel baratro di sangue senza orizzonti.
“ … ho sentito la puzza di morte. Una lunga e lenta agonia! (…) stavamo diventando la federazione giovanile dei gruppi armati!”
Dopo, solo la paura e il nemico nuovo che si chiamava isolamento, e fuga nell’eroina. Dove morivano i compagni, si bruciavano le speranze.
La galera e la necessità di andare avanti perché la “fine spaventosa” non era arrivata; ma neppure lo “spavento senza fine” si faceva avanti.
Ti abbiamo visto, ancora, Andrea a ricordare e raccontare. A pugno chiuso contro qualche tipo di sopraffazione; nelle strade e nelle piazze disoccupate dai sogni. Da riempire di rabbia.
Ti abbiamo ascoltato e voluto bene fino all’ultimo.
Quello che sei stato, quello che siamo stati. Quello che saremo nelle idee non deluse e caparbie, nessun’altra storia e volontà potrà portarceli via.
La camminata verso Mapache, a cinque file da dieci, non è finita ancora, bastardi!
“let’s go”


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Ritorno al fuoco si apre in pompa magna sulle note trascinanti de La Banda Bellini, descrizione in musica dei ragazzi del Casoretto di Lambrate, attivisti del Movimento nato a seguito del ’68, comunisti per nascita ma decisi a ribellarsi persino alle volontà dei padri, del partito e del sindacato sull’onda degli eventi del Maggio francese e in nome di una libertà ancora più ampia. Militanti e antifascisti, ma autonomi da ogni etichetta di partito o organizzazione riconosciuta, i ragazzi della banda Bellini sono presenti in forza ad ogni corteo o manifestazione antifascista nella Milano degli anni ’70: ogni volta si schierano contro sbirri e fascisti di ogni genere, assumendo anche nella canzone il ruolo di rivendicatori e difensori della libertà come antichi banditi o nuovi partigiani: “Lambrate, Casoretto, terra di frontiera, fabbrica o galera, la legge è questa qua… ma c’è chi non si arrende e la vita si riprende, la vita non si compra, la vita non si vende… la Banda Bellini non fa prigionieri, ribelli, guerrieri della libertà, non sono operai, non sono studenti, sono i combattenti della libertà!” Arrangiamento arrembante che richiama da vicino e non a caso, visto l’argomento trattato, brani della Resistenza come La Brigata Garibaldi o Alle barricate degli stessi Gang, con i fiati e le trombe a dar manforte alle chitarre e alle tastiere come era già accaduto brillantemente in brani come Nel mio giardino.
Radio Flâneur
Lambrate, il Casoretto,
terra di frontiera,
fabbrica o galera,
la legge è questa qua…

ma c’è chi non si arrende
e la vita si riprende,
la vita non si compra,
la vita non si vende

La Banda Bellini non fa prigionieri,
ribelli, guerrieri della libertà,
non sono operai, non sono studenti,
sono i combattenti della libertà!

Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn
Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn

Fasci sbirri e celerini
la banda bellini paura non ha
Stile e Rivolta, Hasta la victoria
Spranga sampietrino Hazet 36*

La Banda Bellini non fa prigionieri,
ribelli, guerrieri della libertà,
non sono operai, non sono studenti,
sono i combattenti della libertà!

Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn
Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn

La banda bellini Il mucchio selvaggio
compagni di strada i figli del maggio
Nessuno di loro è iscritto alla statale
"All'Innocenti non voglio crepare"

La Banda Bellini non fa prigionieri,
ribelli, guerrieri della libertà,
non sono operai, non sono studenti,
sono i combattenti della libertà!

Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn
Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn

Cinquanta fuorilegge Banditi per la pelle
Danno l'assalto al cielo per un pugno di stelle
La banda bellini è tutta un'altra storia
È figlia della strada la strada per la gloria

La Banda Bellini non fa prigionieri,
ribelli, guerrieri della libertà,
non sono operai, non sono studenti,
sono i combattenti della libertà!

Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn
Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn, Sciòn Sciòn
*
Hazet

Contributed by Dq82 - 2021/3/4 - 16:53



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