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La mémoire et la mer

Léo Ferré
Language: French

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Quando ho scritto questo articolo

Léo Ferré, l’isolotto bretone e le colline toscane - Terre Celtiche Blog

ho notato con sorpresa che questo capolavoro di Léo Ferré non era presente nel sito: cosa "buona e giusta" quindi cogliere l'occasione, ricordando tra le altre, le versioni dell'amico bretone Manu Lann Huel e di Enrico Médail , Pippo Pollina, Têtes de Bois, Gianluigi Cavaliere/Chantango...

Isolotto di Guesclin
Isolotto di Guesclin


Ne “La mémoire et la mer” (comparso nel suo disco Amour Anarchie) Ferré canta ugualmente la forza e la potenza degli elementi, ma anche la grandiosità del gesto degli uomini che si accingono con coraggio ad affrontarli così come ci si lancia, nonostante si sia infinitamente piccoli, all’assalto di un Dio. E soprattutto canta la donna, miscelando evocazioni di episodi, cruciali ma anche insignificanti della propria vita, a tutte quelle sensazioni che ti riempiono quando sei davanti a questi enormi afflussi marini. Alcuni passaggi, allusioni o citazioni sono incomprensibili anche nell’originale francese ma non è davvero indispensabile conoscerle. Basta solo immaginare un bambino su una roccia davanti al suo mare.

Il mare che la canzone racconta è quello dell’immaginazione e della memoria. E’ un mare a sua volta completamente immerso nella poesia e nella musica, un mare fantastico le cui grandi maree arrivano fin dentro il cuore e il sentimento umano. Con tutti i suoi eccessi e i suoi orrori, le sue castità e i suoi segreti, Ferré si serve di immagini legate all’universo marino per stabilire dei parallelismi tra la vita portuale e i propri ricordi sia infantili che adulti. Riaffiorano così sparse dall’acqua, varie chimeriche reminiscenze della sua esistenza. Il mare del testo assomiglia ad una lacrima e l’uomo ad un naufrago di terraferma. In lontananza appaiono le figure di marinai stremati, dalle mani e dalle labbra screpolate, per quanto lenite. La fierezza malinconica di chi non ha bastiglie da conquistare, piuttosto mulini a vento come Jacques Brel, contro ipocrisie ed apparenze con la sola forza della canzone.
La marée je l’ai dans le cœur
Qui me remonte comme un signe
Je meurs de ma petite sœur
De mon enfant et de mon cygne
Un bateau ça dépend comment
On l’arrime au port de justesse
Il pleure de mon firmament
Des années-lumière et j’en laisse
Je suis le fantôme Jersey
Celui qui vient les soirs de frime
Te lancer la brume en baisers
Et te ramasser dans ses rimes
Comme le trémail de juillet
Où luisait le loup solitaire
Celui que je voyais briller
Aux doigts du sable de la terre.

Rappelle-toi ce chien de mer
Que nous libérions sur parole
Et qui gueule dans le désert
Des goémons de nécropole
Je suis sûr que la vie est là
Avec ses poumons de flanelle
Quand il pleure de ces temps-là
Le froid tout gris qui nous appelle
Je me souviens des soirs là-bas
Et des sprints gagnés sur l’écume
Cette bave des chevaux ras
Au ras des rocs qui se consument
ô l’ange des plaisirs perdus
ô rumeurs d’une autre habitude
Mes désirs dès lors ne sont plus
Qu’un chagrin de ma solitude.

Et le diable des soirs conquis
Avec ses pâleurs de rescousse
Et le squale des paradis
Dans le milieu mouillé de mousse
Reviens fille verte des fjords
Reviens violon des violonades
Dans le port fanfarent les cors
Pour le retour des camarades
ô parfum rare des salants
Dans le poivre feu des gerçures
Quand j’allais géométrisant
Mon âme au creux de ta blessure
Dans le désordre de ton cul
Poissé dans les draps d’aube fine
Je voyais un vitrail de plus
Et toi fille verte mon spleen.

Les coquillages figurants
Sous les sunlights cassés liquides
Jouent de la castagnette tant
Qu’on dirait l’Espagne livide
Dieu des granits ayez pitié
De leur vocation de parure
Quand le couteau vient s’immiscer
Dans leur castagnette figure
Et je voyais ce qu’on pressent
Quand on pressent l’entrevoyure
Entre les persiennes du sang
Et que les globules figurent
Une mathématique bleue
Dans cette mer jamais étale
D’où nous remonte peu à peu
Cette mémoire des étoiles.

Cette rumeur qui vient de là
Sous l’arc copain où je m’aveugle
Ces mains qui me font du flafla
Ces mains ruminantes qui meuglent
Cette rumeur me suit longtemps
Comme un mendiant sous l’anathème
Comme l’ombre qui perd son temps
à dessiner mon théorème
Et sur mon maquillage roux
S’en vient battre comme une porte
Cette rumeur qui va debout
Dans la rue aux musiques mortes
C’est fini la mer c’est fini
Sur la plage le sable bêle
Comme des moutons d’infini
Quand la mer bergère m’appelle

Contributed by Flavio Poltronieri - 2021/2/17 - 13:06



Language: Italian

Traduzione italiana di Flavio Poltronieri
LA MEMORIA E IL MARE

La marea ce l’ho nel cuore
E mi rimonta come un segno
Muoio per la mia sorellina
Per il mio bambino e il mio cigno
Una barca dipende dalla precisione
con cui la si ormeggia in porto
Piangono dal mio firmamento
Gli anni luce e io lascio fare
Sono il fantasma Jersey
Quello che viene le sere che ci si mette in mostra
Per lanciarti baci di nebbia
E racchiuderti fra le sue rime
Come un tramaglio a luglio
Dove splendeva il lupo solitario
Quello che vedevo brillare
Alle dita di sabbia della terra.

Ricorda questo lupo di mare
Che liberammo sulla parola
E che urla nel deserto
Alghe necropoli
Io son sicuro che la vita è là
Coi suoi polmoni di flanella
Quando rimpiange i vecchi tempi
Il freddo tutto grigio che ci chiama
Mi ricordo delle sere laggiù
E delle corse vinte sulla schiuma
Questa bava dei cavalloni rasenti
Al profilo delle rocce che si consumano
Oh angelo dei piaceri perduti
Oh rumori di un’altra abitudine
I miei desideri da allora non sono altro
Che un dolore della mia solitudine.

E il diavolo delle sere riconquista
Coi suoi pallori di riscossa
E lo squalo del paradiso
Nel centro umido del muschio
Torna ragazza verde dei fiordi
Torna violino delle sviolinate
Nei porti suonano i corni a fanfara
Per il ritorno dei compagni
Oh profumo raro di saline
Nel pepe, bruciore di pelle screpolata
Quando andavo geometrizzando
La mia anima nell’incavo della tua ferita
Nel disordine del tuo culo
Invischiato nelle lenzuola dell’alba fine
Vedevo un’altra vetrata
E te, fanciulla verde, mio spleen.

Le conchiglie figuranti
Sotto le liquefatte luci del sole
Suonano talmente le nacchere
Che si direbbe la livida Spagna
Dio dei graniti abbi pietà
Della loro vocazione di ornamento
Quando il coltello verrà ad intromettersi
Nella loro forma di nacchere
E io vedevo quel che si intuisce
Quando si intuisce quel che si intravede
Tra le persiane del sangue
E che i globuli raffigurano
Una matematica blu
In questo mare mai immobile
Da cui ci risale poco a poco
Questa memoria delle stelle.

Questo rumore che viene da laggiù
Sotto l’arco amico dove mi acceco
Queste mie mani che fanno posa
Queste mani ruminanti che muggiscono
Questo rumore mi perseguita da tempo
Come un mendicante colpito da anatema
Come l’ombra che perde tempo
A disegnare il mio teorema
E sul mio trucco rosso
Viene a sbattere come una porta
Questo suono che avanza
Nella strada delle musiche morte
E’ finito il mare é finito
Sulla spiaggia la sabbia bela
Come le pecore dell’infinito
Quando il mare pastore mi chiama.

2021/2/17 - 22:05



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