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Canzone della vita quotidiana

Francesco Guccini
Language: Italian

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it.fan.musica.guccini
[1974]
Parole e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel : Francesco Guccini
Album / Albumi : Stanze di vita quotidiana

nuovosound


L'album Stanze di vita quotidiana, che Francesco Guccini dice di avere sempre detestato per motivi suoi (non ultimi, se ben mi ricordo, dei dissidi con Pier Farri, che produceva l'album), è del 1974. Viene considerato generalmente tra gli album più deprimenti della canzone in lingua italiana, ma lo stesso si diceva anche dei primi album di Leonard Cohen per la canzone in lingua inglese. A mio parere, invece, è uno dei capolavori di Guccini; ma, ripeto, è una mia opinione personale e tale resta. Contiene, tra le altre cose, questa Canzone della vita quotidiana quasi omonima dell'album, nel quale mi piace immaginare il termine Stanze come ambiguo: le stanze come strofe poetiche o unità di versificazione (come le Stances à un cambrioleur di Brassens, per intendersi), e le stanze proprio come locali interni dove si svolge una vita più o meno solitaria e dove, talvolta, svegliandosi al mattino da sogni arruffati (cit.), si scopre di avere la peste bubbonica oppure di essersi trasformati in un'enorme blatta. Sono passati quarantasei anni, e queste stanze sono diventate l'intera nostra "vita quotidiana"; leggendo il testo della canzone, e ascoltandola, ci sarebbe anche qui da gridare un po' alla profezia o, quanto meno, alla chiaroveggenza da parte del Modenese Volgare. Ma non lo farò, né mettero questa canzone in quel famoso "Canzoniere" che sapete. Dovrebbe, casomai, far parte di un ipotetico Canzoniere su un altro virus, quello che ci è entrato nelle menti, quello che -temo- non avrà mai nessun tipo di vaccino. Buona depressione a tutte e tutti; vado a fare la fila con la mascherina al supermercato del nulla, e con un'insopprimibile voglia di bestemmiare. Passerà; son cose che vanno e vengono, come le Locomotive. [RV]
Inizia presto all' alba o tardi al pomeriggio,
Ma in questo non c'è alcuna differenza,
Le ore che hai davanti son le stesse, son tante,
Stesso coraggio chiede l' esistenza.

La vita quotidiana ti ha visto e già succhiato
Come il caffè che bevi appena alzato
E l' acqua fredda in faccia cancella già i tuoi sogni
E col bisogno annega la speranza
E mentre la dolcezza del sonno si allontana,
Inizia la tua vita quotidiana...

E subito ti affanni in cose in cui non credi,
La testa piena di vacanze ed ozio
E non sono peggiori i mali dei rimedi,
La malattia è la noia del lavoro:

Fatiche senza scopo, furiose e vane corse,
Angosce senza un forse, senza un dopo,
Un giorno dopo l' altro il tuo deserto annuale,
Con le oasi in ferragosto e per Natale,
Ma anno dopo anno, li conti e sono tanti
Quei giorni nella vita che hai davanti.

Ipocrisie leggere, rabbie da poco prezzo,
Risposte argute date sempre tardi,
Saluti caldi d' ansia, di noia o di disprezzo
O senza che s' incrocino gli sguardi

Le usate confidenze di malattie o di sesso
Dove ciascuno ascolta sol se stesso:
Finzioni naturali in cui ci adoperiamo
Per non sembrar di esser quel che siamo.
Consolati pensando che inizia e già è finita
Questa che tutti i giorni è la tua vita...

Amori disperati, amori fatti in fretta,
Consumati per rabbia o per dovere
Che spengono in stanchezza con una sigaretta
I desideri nati in tante sere

Amori fatti in furia, ridicolo contrasto,
Dopo quei film di fasto e di lussuria,
Rivincita notturna dove, per esser vero,
L' uno tradisce l' altro col pensiero:
Son questi che tu vedi, che vivi e che hai d' attorno
Gli amori della vita d' ogni giorno...

Le tue paure assidue, le gioie solitarie,
I drammi che commuovon te soltanto,
Le soluzioni ambigue, i compromessi vari,
Glorie vantate poi di tanto in tanto

I piccoli malanni sempre più numerosi,
Più dolorosi col passar degli anni,
La lotta vuota e vana, patetico tentare
Di rimandare un poco la vecchiaia...
E poi ti trovi vecchio e ancor non hai capito
Che la vita quotidiana ti ha tradito.

Contributed by Riccardo Venturi - 2020/5/11 - 12:04


Riccardo, opinione personale alla quale mi associo senza se e senza ma. Quindi contiamoci: siamo due! Forse era solo una questione d'età, questo è rimasto il "mio vertice gucciniano" assieme a Radici e L'isola non trovata. Poi verrà anche la sua spiegazione: "perchè a vent'anni è tutto ancora intero, perché a vent'anni è tutto chi lo sa, a vent'anni si è stupidi davvero...oppure allora si era solo noi"

Flavio Poltronieri - 2020/5/11 - 15:34


Già; ed è un album parecchio curioso, pure. La sua canzone più famosa, le Osterie di fuori porta è -sempre a mio personalissimo parere- sopravvalutata; contiene invece degli autentici capolavori, come e questa e, soprattutto, la Canzone per Piero, che sono caduti nel dimenticatoio o quasi. Visto che siamo in due (e forse lo rimarremo), allora senti cosa fò: la metto qua sotto, la Canzone per Piero, non fosse che qualcuno l'avesse a ascoltare per la prima volta...

Riccardo Venturi - 2020/5/11 - 18:23


ma dai, lo sai che siamo almeno in tre :))

daniela -k.d.- - 2020/5/11 - 18:53


Vai, altri cinque o sei e si fa un condominio di vita quotidiana...:-))

Riccardo Venturi - 2020/5/11 - 19:06


Secondo me il problema dell'album non erano le canzoni, tutte belle, ma gli arrangiamenti, è famosa la reazione di Ares Tavolazzi quando Pier Farri gli chiese di eseguire al basso un "suono giallo"... se ne andò e lasciò il posto ad altri due bassisti.

Però io farei un eccezione anche dal punto di vista degli arrangiamenti proprio per questa canzone che ha secondo me anche musicalmente delle idee originali, con quella batteria martellante affiancata dalle percussioni sudamericane di Mandrake... e dei sintetizzatori del tutto inediti nei dischi di Guccini...

Lorenzo - 2020/5/11 - 19:38


Quella del "suono giallo" è celeberrima; chissà, forse Pier Farri aveva in testa le Vocali di Rimbaud!

Riccardo Venturi - 2020/5/11 - 20:26


Allora, benvenuta a Daniela* e siamo in tre. Guardate, per me il disco va benissimo così com'è stato fatto in origine. So che nemmeno l'autore lo ama ma la cosa ha importanza solo per lui, le emozioni sono sempre e solo personali e anche in questo caso saranno state influenzate da cose che li altri non conoscono e a cui nemmeno interessano. L'anno dopo le stesse critiche a livello di "arrangiamenti che distruggono le canzoni" venne rivolto ad un altro da noi altrettanto amato, autore di un disco ugualmente fantastico: si trattava di Claudio Lolli e di Canzoni di rabbia. Altra occasione sulla quale dissento decisamente.

Contestualizzando:

- Nel 1974 Bertoncelli, che era il critico italiano di riferimento, il più bravo, arguto e colto e che innumerevoli artisti epocali ci fece conoscere, lo recensì con testuali parole: "...non capisco perchè Guccini continui a fare canzoni dato che i primi tre album erano il fischio ingenuo a speranze ed illusioni di un '67-'68 effimero come i propri vent'anni e Radici era l'Amarcord inevitabile che getta fuori ciò che è rimasto e poi più niente, perchè lasciarsi irretire da una ruota come quella del bisogno discografico che rende impossibile l'abbandono del Francesco Guccini-trentamila copie per LP?...." e via di seguito.

- Per me ed i miei compagni, adolescenti in quegli anni, sentir cantare da Lolli e Guccini quelle parole in contemporanea alla loro uscita sul mercato e quell'età, vi assicuro, valeva più della scuola, della famiglia e di tanto altro, se qualcuno di voi c'era sa di cosa parlo.

* quel k.d. ha un "orizzonte molto gucciniano"

Flavio Poltronieri - 2020/5/11 - 20:46



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