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Halay potpori

Grup Yorum
Language: Turkish

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Helin
(Grup Yorum)
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(Fritz Brügel)


Halay Potpori
[2017]

Şarkı Sözleri ve Müzik / Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel :
Anonim / Anonimo /Anonymous

Tarafından gerçekleştirilen / Interpreti / Performed by / Interprétée par / Laulavat:
Grup Yorum

Albüm / Album:
İlle Kavga

Il titolo sarebbe “Misto di danze”. La danza nelle culture orientali ha un significato diverso da quello attribuito in Occidente. È un'esecuzione simbolica che rievoca l’identità nazionale. Ciò che in Occidente si fa con discorsi e rivisitazioni storiche in quelle parti si fa con la danza collettiva. In questa canzone infatti di evasione a suon di ritmi non ce n’é.
In Anatolia di tipi di danze ce ne sono tante, molte movenze greche hanno nella cultura ottomana la loro origine. La Halay è diffusa nell’Anatolia centrale e orientale, nella regione nota come Kurdistan. La parola deriva dal curdo hil-dan / raccogliere, alzare, stare su. Χαλάϊ è la parola greca per la stessa danza eseguita nel Ponto.
Le parti cantate in coro sono in corsivo.




Dağda şehirde kırda öncü gerilla
Dağda şehirde kırda öncü gerilla
Savaşıp geliyoruz kim durduracak
Savaşıp geliyoruz kim durduracak
Ellerinde mitralyöz, yürekte kavga
Ellerinde mitralyöz, yürekte kavga
Ellerimiz meydanda dimdik duracak
Ellerimiz meydanda dimdik duracak.

Mahir Çayan [1] 71' [2] de yaktı ateşi
Mahir Çayan 71'de yaktı ateşi
Şehit verdik Hüseyin'i [3] Ertan [4]Ulaş'ı [5]
Şehit verdik Hüseyin'i Ertan Ulaş'ı
Dağda şehirde kırda öncü gerilla
Dağda şehirde kırda öncü gerilla
Savaşıp geliyoruz kim durduracak
Savaşıp geliyoruz kim durduracak.

Mahirim'im, Hüseyin'im Ulaş
Mahirim'im, Hüseyin'im Ulaş
Tek yol devrim diyen yoldaş
Tek yol devrim diyen yoldaş
Kurtuluşa kadar savaş
Kurtuluşa kadar savaş
Kurtuluşa kadar savaş.
Kurtuluşa kadar savaş.

Savaşarak geliyoruz
Savaşarak geliyoruz
Bayrak olduk elden ele
Bayrak olduk elden ele
Türkü olduk dilden dile
Türkü olduk dilden dile
Volkan olduk düştük yere
Volkan olduk düştük yere
Volkan olduk düştük yere
Volkan olduk düştük yere
Sarsa sarsa geliyoruz
Sarsa sarsa geliyoruz.

Karadeniz dalga dalga
Karadeniz dalga dalga
Ege'de ve Toroslarda
Ege'de ve Toroslarda

Dersim'in dağlarında
Dersim'in dağlarında
Dersim'in dağlarında
Dersim'in dağlarında

Umudu büyütüyorum
Umudu büyütüyorum.
[1] Mahir Çayan capo del Partito-Fronte Popolare di liberazione turco [TPLP-C] / Türkiye Halk Kurtuluş Partisi-Cephesi di tendenza marxista-leninista rivoluzionaria, fu ucciso con altri 9 compagni il 30/3/1972 a Kızıldere presso Tokat in uno scontro a fuoco con le forze governative. Avevano sequestrato tre tecnici della Nato per impedire l’esecuzione capitale di tre compagni, Hüseyin İnan, Deniz Gezmiş and Yusuf Aslan. Propugnò la lotta armata e fu protagonista di varie azioni di guerriglia. La sua analisi politica sulla società turca ebbe un certo spessore ma, come gran parte dei movimenti rivoluzionari della seconda metà del Novecento, non fece bene i conti. Aveva 26 anni.

[2] Si riferisce al colpo di stato militare in Turchia del 1971

[3] Hussein Cevahir , del TPLP-C, fu ucciso da un cecchino il 1/6/1971 dopo tre giorni di assedio. Aveva 25 anni.

[4] Ertan Sarıhan seguì la stessa sorte di Mahir Çayan , ucciso il 30/3/1972

[5] Ulaş Bardakçı , compagno di Mahir Çayan, catturato a Kızıldere, riuscì ad evadere. Fu intercettato ed ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia il 19/2/1972. Aveva 25 anni.

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/5/9 - 16:15



Language: Italian

Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Venturi, 26-05-2020 17:55
MISTO DI DANZE HALAY [1]

Guerriglia d'avanguardia in montagna, in città e nelle campagne
Guerriglia d'avanguardia in montagna, in città e nelle campagne
Stiamo arrivando combattendo, chi ci fermerà,
Stiamo arrivando combattendo, chi ci fermerà
Con una mitraglia in mano, con la lotta nel cuore
Con una mitraglia in mano, con la lotta nel cuore
Le nostre mani staranno dritte nella piazza
Le nostre mani staranno dritte nella piazza

Nel '71 Mahir Çayan ha acceso il fuoco
Nel '71 Mahir Çayan ha acceso il fuoco
Abbiamo dato come martiri Hüseyin, Ertan e Ulaş [2]
Abbiamo dato come martiri Hüseyin, Ertan e Ulaş
Guerriglia d'avanguardia in montagna, in città e nelle campagne
Guerriglia d'avanguardia in montagna, in città e nelle campagne
Stiamo arrivando combattendo, chi ci fermerà,
Stiamo arrivando combattendo, chi ci fermerà

Io sono il mio Mahir, sono Hüseyin, sono Ulaş,
Io sono il mio Mahir, sono Hüseyin, sono Ulaş,
Un compagno che dice che la rivoluzione è l'unica via,
Un compagno che dice che la rivoluzione è l'unica via,
Combatti fino alla liberazione
Combatti fino alla liberazione
Combatti fino alla liberazione
Combatti fino alla liberazione

Arriviamo combattendo
Arriviamo combattendo
Siamo stati una bandiera di mano in mano
Siamo stati una bandiera di mano in mano
Siamo stati una canzone [3] di lingua in lingua
Siamo stati una canzone di lingua in lingua
Siamo stati un vulcano e siamo caduti
Siamo stati un vulcano e siamo caduti
Siamo stati una canzone di lingua in lingua
Siamo stati un vulcano e siamo caduti
Siamo stati un vulcano e siamo caduti
Trema trema che arriviamo
Trema trema che arriviamo

Onda onda del Mar Nero
Onda onda del Mar Nero
Sul Mar Egeo e sul Tauro [4]
Sul Mar Egeo e sul Tauro
Sulle montagne del Dersim [5]
Sulle montagne del Dersim

Io sto accrecendo la speranza
Io sto accrescendo la speranza.
[1] Da notare che potpori “misto, miscuglio” è il francese pot pourri.

[2] Come nella cultura cristiana, anche il “martirio”, in tutte le sue accezioni e negli usi politici di ogni tendenza, ha in quella islamica connotazioni religiose del tutto analoghe. Il turco şehit, probabilmente attraverso il persiano, deriva infatti dall'arabo شَهِيد [šahīd] “testimone”, a sua volta dal verbo شَهِدَ‎ [šahida] “testimoniare”. Non è affatto improbabile che si tratti proprio di un calco dal greco μάρτυς. Nell'islamismo, il šahīd è propriamente “colui che muore in battaglia combattendo gli infedeli”.

[3] Non è chiaro, ma possibile, il legame tra türkü “canzone popolare turca” e lo stesso nome etnico dei Turchi, Türk, che viene fatto risalire ad una radice prototurcica *tür-i- “discendenza, lignaggio”.

[4] In italiano, la catena montuosa della Turchia meridionale che separa la costa mediterranea dall'Anatolia si chiama “Tauro” al singolare (dal greco Ταῦρος). In turco si chiama Toros Dağları “monti del Tauro”, ma poiché è divisa in tre parti (Tauro Occidentale, Centrale e Orientale) compare spessissimo (come qui) nella forma plurale: Toroslar. Non si tratta certo di collinette: i monti del Tauro culminano nel Demirkazık (nel Tauro Centrale), che sfiora i 4000 metri (3756 per la precisione). In italiano è d'obbligo mantenere la denominazione al singolare, per non fare confusione coi Tauri, la catena montuosa dell'Austria meridionale.

[5] Il semplice toponimo Dersim può far sobbalzare. È il nome (di origine curda) della regione dell'Anatolia orientale che comprende le attuali province di Tunceli, Elaziğ e Bingöl; fino al 1936 l'intera provincia di Tunceli si chiamava “Provincia di Dersim”. La provincia vide due sanguinose ribellioni contro il governo turco di Mustafa Kemal Atatürk, da parte degli Aleviti e del popolo Zaza (che parla la lingua zazaki, simile al curco, e che perlopiù si considera curdo). La prima ribellione si svolse dal 20 marzo al novembre del 1937; la seconda dal 2 gennaio 1938 al dicembre del medesimo anno. Gli Aleviti e gli Zaza, che godevano di un certo grado di autonomia nell'Impero Ottomano in base alla loro organizzazione sociale ancestrale, furono scontenti del processo di turchizzazione, secolarizzazione e modernizzazione instaurato nella nuova Turchia di Atatürk; già nel 1925 si era avuta una prima e parziale rivolta. Lo stato di agitazione del Dersim, che si opponeva anche alla riforma agraria voluta dal governo turco, andò avanti per anni finché, il 1° novembre 1936, lo stesso Atatürk, durante un discorso in parlamento, non dichiarò che il Dersim era il “maggior problema interno” della Turchia. In precedenza, nel 1934, era passata la “Legge sulla Ricollocazione”, İskân Kanunu, legge n. 2510 del 25 giugno 1934, che prevedeva, tra le altre cose, lo spostamento forzato di persone all'interno del Paese allo scopo di favorire l' “omogeneità culturale”, che fu applicata nel Dersim a partire dal 1935. Il 25 dicembre 1935, con la legge n. 2884 in vigore dal 4 gennaio 1936, l'intera provincia del Dersim fu rinominata Tunceli (e così anche il capoluogo Kalan), sostituendo il nome curdo con uno turco Tunç-eli “Terra del Bronzo”). La “turchizzazione” delle minoranze etniche e religiose procedette con i pieni poteri all'Ispettorato Generale della provincia, il cui governatore fu dotato anche di poteri militari e dell'autorità di spostare, ricollocare ed esiliare persone che vivevano nella provincia.

1937/38: un drappello di soldati turchi e un gruppo di abitanti del Dersim (tra cui molti bambini). Secondo i rapporti ufficiali delle autorità turche, le persone nella foto furono tutte esiliate dalla provincia. Secondo una testimonianza di Salman Yeşildağ, intervistato da Yaşar Kaya per una sua pubblicazione, le persone furono invece tutte uccise dopo la fotografia. Ma l'ipotesi non è mai stata verificata.
1937/38: un drappello di soldati turchi e un gruppo di abitanti del Dersim (tra cui molti bambini). Secondo i rapporti ufficiali delle autorità turche, le persone nella foto furono tutte esiliate dalla provincia. Secondo una testimonianza di Salman Yeşildağ, intervistato da Yaşar Kaya per una sua pubblicazione, le persone furono invece tutte uccise dopo la fotografia. Ma l'ipotesi non è mai stata verificata.


Le prime proteste si ebbero nel gennaio del 1937, quando fu inviata una lettera al Governatore che denunciava lo stato di cose; gli estensori della lettera furono arrestati e messi a morte. Nel mese di marzo, come rappresaglia, un gruppo di abitanti locali tese un agguato a un convoglio di polizia, sterminandolo. La vera e propria ribellione ebbe inizio il 20 marzo 1937; contro i ribelli del Dersim, il governo turco mise in campo 25.000 soldati. Le due ribellioni (fra l'una e l'altra ci fu un breve intervallo) furono definitivamente schiacciate alla fine del 1938: le vittime furono circa 13.000. La strage, considerata un vero e proprio etnocidio, non fu dimenticata e in questa canzone se ne hanno echi precisi: nei primi anni '70, il leader rivoluzionario maoista İbrahim Kaypakkaya scelse proprio il Dersim come base per il suo tentativo insurrezionale che avrebbe dovuto coinvolgere l'intero Paese. Molti abitanti del Dersim considerarono tale tentativo come una vera e propria vendetta per gli avvenimenti del 1937/38; lo stesso Kaypakkaya proveniva da una famiglia originaria del Dersim che era stata “ricollocata” nella provincia di Çorum nel 1938 (Kaypakkaya era nato nel 1949). Il tentativo fu anch'esso stroncato brutalmente: İbrahim Kaypakkaya fu arrestato il 24 gennaio 1973 e portato nel famigerato carcere di Diyarbakır. Sottoposto a torture continue e terribili, il 18 maggio 1973, già sull'orlo della morte, fu fucilato in carcere. Il suo corpo fu in seguito fatto a pezzi. Aveva 24 anni.

İbrahim Kaypakkaya (1949-1973)
İbrahim Kaypakkaya (1949-1973)


Il 23 novembre 2011, il buon Recep Tayyip Erdoğan, con uno squisito tempismo, ha “chiesto scusa” per i massacri nel Dersim del 1937/38. Un'abile manovra politica antikemalista diretta contro il leader dell'opposizione, Kemal Kılıçdaroğlu, che è nativo del Dersim e che è membro del CHP, il Cumhuriyet Halk Partisi “Partito Repubblicano del Popolo”, vale a dire il partito fondato da Atatürk e che, all'epoca dei massacri, era il partito unico al potere. Erdoğan ha affermato che si è trattato di “uno degli eventi più tragici della storia turca, pianificato e organizzato dal governo turco di allora”.

2020/5/26 - 17:57



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