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La peste

David Riondino
Language: Italian

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[2013]
Testo di David Riondino, ispirato all'introduzione alla Giornata Prima del "Decameron" di Giovanni Boccaccio, 1348-53.
Musica di David Riondino, da "Cantando Boccaccio", una serie di trasmissioni prodotte da RAI Radio3 in cui Riondino fu chiamato a comporre una canzone per ognuna delle Giornate dell'opera.
Più recentemente nello spettacolo "Canzoni dal Decameron di Boccaccio", in cui Riondino è accompagnato da un settetto di voci femminili.
Testo trovato sul sito ufficiale dell'autore

Canzoni dal Decameron di Boccaccio
Giornata prima, introduzione alle novelle: …Dico adunque che già erano gli anni della fruttifera incarnazione del Figliuolo di Dio al numero pervenuti di milletrecentoquarantotto, quando nella egregia città di Fiorenza, oltre a ogn’altra italica bellissima, pervenne la mortifera pestilenza…

E ne nascevano nei maschi e nelle femine enfiature in anguinaia, per braccia e cosce
e le vedevi permutare in macchie livide e nere, segno certo di morte

la pestilenza dagli infermi per lo stare tutti insieme s’avventava a’ sani,
Come fa il fuoco con le cose secche o unte quando gli vanno vicine si appiccava il male
Io vidi un giorno nella via scuoter gli stracci d’un morto con denti e grifo due porci,
Ed in piccola ora come fosse veleno sopra i mal tirati stracci insieme caddero morti
Ed alcuni racchiudendosi in case temperatamente usando ottimi cibi e vini ogni lussuria fuggivano
Altri beffando di taverna in taverna, giorno e notte bevendo in case d’altri morivano

Ed altri ancora abbandonarono i parenti per cercare nel contado di scampare il cielo
E abbandonati a loro volta, vittime del loro stesso esempio, morivano soli
Ed i fratelli abbandonavano i fratelli e padri madri i figli alla sicura morte
E a quelli che infermavano, rimase l’avarizia de’ serventi, o la carità di amici che non furon molti
ma sottentravano alla bara prezzolati beccamorti, che chiamavano becchini, gente minuta
con frettolosi passi, e poco lume li mettevano in qualunque sepoltura disoccupata

Né fu una bara sola quella che due o tre ne portò insieme padre e figlio, marito e moglie,
nella stessa febbre
E senza lagrima o lume o compagnia non altramenti si curavano degli uomini che ora di capre si curerebbe;
E si facevano fosse per i cimiteri delle chiese, dove a centinaia si mettevano i corpi
come si mettono le merci nelle navi una sull’altra infino al sommo della fossa si stivavano i morti
Il male devastò il contado e per le sparte ville e per li campi i contadini come bestie morire.
E i buoi, le capre, i cani dopo aver vagato il giorno senza pastore, a notte alle lor stalle venire

e tanta fu la crudeltà del cielo, che fra marzo e luglio più di centomilia dentro Firenze furono tolti di vita,
O quanti gran palagi un tempo di famiglie pieni, rimaser voti!
quante famose ricchezze senza eredi!

Contributed by Bernart Bartleby - 2020/3/14 - 15:55


Io l'ho sempre detto: quel mio antenato Anonimo del XIV Secolo che si guadagnava il pane facendo il "negro" per vari artisti (tra i quali messer Giovanni Boccaccio), ci aveva del talento, ci aveva!

L'Anonimo Toscano del XXI secolo - 2020/3/14 - 18:50



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