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Manù dorme sotto i ponti

Mimmo Mòllica
Language: Italian


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Mimmo Mòllica 'traduce' in filastrocca «L’infanzia tradita di Manuel. A 10 anni già un clochard», titolo di un toccante articolo pubblicato su «La Stampa» da Lodovico Poletto. Manù dorme sotto i portici, mangia sotto i portici e al mattino, quando il traffico inizia a farsi intenso e il rumore troppo forte, si alza e trascina la sua giornata avanti e indietro per la città. Manuel è l’unico bambino della città che non ha una casa, e nemmeno una baracca con una stufa e un letto dove andare a dormire quando la temperatura, di notte, scende sotto zero. Il suo tetto è il porticato di un palazzo a due passi dal centro.

«Ma andiamo via presto. Ci hanno detto che qui non possiamo restare». «Per trovarli bisogna andare di notte. Quando anche i pusher hanno lasciato i giardini lì vicino, i negozi sono chiusi e l’unico bar che resiste è ben lontano. Una sera di venerdì, faceva freddissimo, Manuel e la mamma si sono alzati e sono andati a cercare un bar aperto per scaldarsi un po’. Li han visti tornare verso il giaciglio, spostare le pentole, le bottiglie e infilarsi sotto quel copriletto senza dire una parola, come fantasmi. Il mattino dopo erano già spariti».

Manù dorme sotto i ponti


Viviamo in un paradigma in cui
i ricchi sono sempre
più ricchi
e i poveri sempre
più poveri.

Jeremy Rifkin
Manù dorme sotto i ponti,
mangia poco ed al mattino
con il traffico fa i conti,
col frastuono cittadino
di automobili e passanti,
come spine nel cuscino:
le automobili assordanti.

Si alza presto e senza meta
per le strade si trascina,
forse chiede una moneta:
vita grama e assai meschina.

Manu ha dieci annetti appena,
ed è un povero bambino
senza casa e per la cena,
qualche volta c’è un panino.

Non ha stufa ed il suo letto,
dove mettersi a dormire,
è un giaciglio stretto-stretto,
senza piume e senza affetto,
che dal freddo fa morire,
quando il gelo della notte
scende pure sotto zero
ed è come nelle grotte,
come sotto un cielo nero.

Il suo tetto è un porticato
di un palazzo antico in centro,
oggi vecchio e diroccato,
ieri invece baricentro
della vita cittadina
dello shopping e del rientro:
ogni passo una vetrina.

Manu non ha documenti
il suo aspetto è trascurato
specialmente nei momenti
in cui piange ed è affamato.

E nessuno quando è notte
gli rimbocca le coperte,
vecchie, fredde e malridotte:
chissà chi gliele avrà offerte?

Manu deve andar via presto,
è impossibile restare
senza risultar molesto,
senza il rischio dell’arresto.

Quel riparo era una banca
chiusa per difficoltà;
oggi invece è zona franca,
franca quanto non si sa.
È un rifugio di persone
senza casa e senza amore,
c’è il clochard ed il barbone,
gente in cerca di calore.

Ma di Manuel chi sa nulla?
E anche il nome del bambino,
è un’identità fasulla?
Cosa c’è in quel fagottino
che trascina sulle spalle,
custodisce il suo cuscino,
ci son libri, c’è uno scialle,
c’è una mela, c’è un panino?

E poi Manuel a scuola andrà?
Chi lo accudirà al mattino?
Ed i compiti farà?
Chi mai gli darà un bacino?

E chi lo accompagnerà?
Dove tiene il grembiulino?
Dove tiene le matite,
dove i sogni di bambino?

Dormon qua tante persone,
vengon solo quando è notte,
quando i pusher alla stazione
vendon droga o fanno a botte;
ed al bar di buon mattino
fuma il primo cappuccino.

Li hanno visti nel giaciglio,
tra le pentole e i cartoni
stretti stretti madre e figlio,
abitanti degli androni ,
abbracciati dentro al letto
per scaldarsi con l’affetto,
riscaldarsi senza fiamma,
con l’amore della mamma.

E al mattino di buonora
se ne vanno infreddoliti
senza dire una parola
con quegli abiti sgualciti,
ma tenendosi per mano,
se ne vanno, piano piano.
Vanno a scuola o son partiti?
Non sappiamo, son spariti!

Contributed by River - 2020/1/16 - 14:47



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