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Schwabenkrieg, oder Die Trommel schlägt

August Heinrich Hoffmann von Fallersleben
Language: German

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Soldatenlied
(Anonymous)


[1836]
Ein Gedicht von August Heinrich Hoffmann von Fallersleben
Musik von Ernst Richter (1808-1879)
Poesia di August Heinrich Hoffmann von Fallersleben
Musica di Ernst Richter (1808-1879)
Pubblicata negli Unpolitische Lieder (1841)

Poiché in questo sito ci abbiamo un “percorso”, abbastanza controverso a dire il vero, sugli “inni e cointroinni”, andrà detto subito che l'autore di questa ballata, August Heinrich Hoffmann von Fallersleben (1798-1874) è nientepopodimeno anche l'autore dell'inno nazionale tedesco, il celebre (o famigerato) Deutschland über alles (che poi, ufficialmente, si chiama Lied der Deutschen), su musica di Franz-Josef Haydn. Ai suoi tempi, si dice, fu il più famoso poeta tedesco, probabilmente perché Goethe era già morto da un pezzo; in gioventù era un bel giovane, ma in vecchiaia, almeno a giudicare dai dagherrotipi, era diventato abbastanza simile a un uomo di Neanderthal. A parte l'inno nazionale, però, il Fallersleben scrisse -viene voglia di dire- di tutto. Tra questo tutto, anche alcune ballate satiriche che, almeno in parte, dicono perfettamente la verità non soltanto sulla cosiddetta anima tedesca (Deutsche Seele), sempre che questa famosa “anima” dei popoli esista , ma anche su parecchie caratteristiche dell'uomo in generale. Ad esempio, l'uomo in guerra. A dire il vero, secondo alcuni, la ballata avrebbe avuto un'origine “metaforica”, per così dire: scritta il 20 marzo 1836 a Breslavia (città allora tedesca, Breslau, ma che sarebbe l'odierna città polacca di Wrocław), potrebbe essere stata perlomeno “ispirata” da certe dispute di artisti della città (che erano arrivati a darsele di santa ragione, cosa non si fa per l'arte!) alle quali un divertito e indignato Fallersleben aveva dedicato questa satira (che fu eseguita, già musicata da Richter, alla Dürerfest di quell'anno e poi pubblicata nella raccolta Unpolitische Lieder “Canti apolitici” -e che tutto erano fuorché apolitici- nel 1841). Con tutto ciò la ballata/canzone (anzi, Lied) è stata sempre generalmente intesa sia come una satira contro la guerra e sia, soprattutto, contro l'uomo in guerra. Il quale, alla fine, della guerra si stufa, certamente. Come non stufarsi della guerra? Una volta, però, che l'accordo è stato fatto con le migliori intenzioni di questo mondo, l'uomo non vede l'ora di ricominciare a scannarsi. Come gli manca, la guerricciola; dopo una bella sbronza “di pace” tutti assieme, coi relativi Friedenslieder, la mattina dopo si è bell'e pronti a ricominciare daccapo. La ballata (eseguita anche modernamente alla chitarra, come si può vedere dal video presente in questa pagina) fu ambientata da Fallersleben in un contesto storico ben preciso: la cosiddetta Guerra Sveva, che fu combattuta tra il gennaio e il settembre del lontano anno 1499 tra la Confederazione degli Otto Cantoni e le Tre Leghe Grigionesi con gli Asburgo, appoggiati dalla Lega Sveva, per l'egemonia asburgica sulle Alpi Centrali. Come dire: con la Svevia c'entra poco, fu combattuta principalmente in Engadina (è detta per questo anche “Guerra Engadinese”) e dopo i suoi bravi morti in battaglia si concluse con un bell'accordo di pace. Dopo du' mesi erano di già, naturalmente, a farsi guerra. [RV]
Die Trommel schlägt, zum Krieg hinaus
mit Spießen, Degen, Flinten !
Fürwahr, es ist ein harter Strauß !
Wir ziehen hinaus mit Mann und Maus,
und keiner bleibt dahinten.

Und als die wilde Schlacht begann,
da sollten wir uns schlagen.
Da sprach ich: Gebt mir meinen Mann -
was geht mich euer Krieg denn an ? -
will mich mit ihm vertragen.

Der Rath war überraschend neu
den Tapferen wie den Feigen.
Ein jeder sprach: Bei meiner Treu !
Ich bin kein Tiger, bin kein Leu,
ich will mich menschlich zeigen.

Und so dachte bald auch der Feind
er ließ die Fahnen senken:
Wir wollen brüderlich vereint,
so lang‘ uns noch die Sonne scheint,
an etwas Besseres denken. -

Da zechten wir auf den Vertrag,
und sangen Friedenslieder;
und als vorbei war das Gelag,
sprach jeder: ach, wann kommt der Tag,
wann schlagen wir uns wieder !

Contributed by Riccardo Venturi - 2015/12/7 - 05:01




Language: Italian

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
7 dicembre 2015

LA GUERRA SVEVA [RULLA IL TAMBURO]

Rulla il tamburo, avanti, alla guerra
con picche, spade e fucili!
Davvero, è una dura lotta!
Avanziamo con armi e bagagli,
e nessuno resta indietro.

E quando iniziò la fiera battaglia,
allora ci toccò batterci.
Allora dissi: Datemi il mio uomo,
che mi riguarda me, la vostra guerra?
Io con lui ci voglio andar d'accordo.

Il proposito era sorprendentemente nuovo
sia per i valorosi che per i vili.
E ognuno disse: In fede mia!
Non sono né una tigre e né un leone,
mi voglio dimostrare umano.

Questo presto lo pensò anche il nemico,
e abbassò gli stendardi:
Vogliamo, fraternamente uniti,
finché per noi splenderà ancora il sole
pensare a qualche cosa di migliore.

E allora trincammo bene per l'accordo
e cantammo canzoni di pace:
e quando finito fu il banchetto
ognuno disse: Ah! Ma quando verrà il giorno
che ricominceremo ad ammazzarci ?!?

2015/12/7 - 05:31




Language: French

Version française – LA GUERRE SOUABE, OU LE TAMBOUR ROULE – Marco Valdo M.I. – 2015
Chanson allemande – Schwabenkrieg, oder Die Trommel schlägt – August Heinrich Hoffmann von Fallersleben – 1836

Poème : August Heinrich Hoffmann von Fallersleben
Musique : Ernst Richter (1808-1879)
Publication dans les Unpolitische Lieder (1841)



La Guerre de Souabe se déroula entre les Habsbourg d'Autriche et les Suisses en 1499 et se conclut par la victoire des Suisses.
LA GUERRE SOUABE, OU LE TAMBOUR ROULE

Le tambour roule, dehors à la guerre
Avec des piques, des épées, des canons !
Vraiment, c’est un combat terrible !
Nous partons avec armes et bagages,
Et personne ne reste en arrière.

Et quand la barbare bataille a commencé,
Quand nous dûmes nous frapper,
Je dis alors : Donnez-moi mon homme -
En quoi me concerne donc votre guerre ? -
Avec lui, je veux m’accorder.

La proposition était étonnement neuve,
Pour les courageux comme pour les lâches.
Chacun pensa, ma foi et sans prétention,
Je ne suis pas un tigre, je ne suis pas un lion,
Et je veux rester un homme.

L’ennemi se mit à penser ainsi bientôt.
Et baissa ses drapeaux :
Nous voulons être unis fraternellement,
Et tant que pour nous, le soleil brillera au firmament,
Passer de bons moments.

Nous avons arrosé l’accord, sans délai
Et chanté des chants de paix ;
Et quand finit le banquet,
Chacun dit : ah, quand donc viendra le jour,
Où nous nous battrons de retour !

Contributed by Marco Valdo M.I. - 2015/12/7 - 21:12



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