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Good Kurds, Bad Kurds

David Rovics
Language: English

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Related Songs

I Won’t Be a Slave
(Anonymous)
Candle For Durruti
(Al Grierson)
Kobane
(David Rovics)


[May 2002]
Lyrics and music by David Rovics
Testo e musica di David Rovics
From/Da "Hang A Flag In The Window"
David Rovics' Official Website


"I wrote this after watching a documentary of the same name. There may not be a more glaring example of the contradictions in US foreign policy than our policy towards the Kurdish nation." -David Rovics.
Saddam Hussein gassed the Kurdish people
Killed thousands in a single day
And twelve long years later
Uncle Sam said: "You can't treat your Kurds this way
And furthermore all Kurds are freedom fighters
Who resist this Iraqi tyranny
And Uncle Sam will give them guns and maybe sometimes ammunition
So the brave Kurds can fight until they're free."

Meanwhile in southeastern Turkey
The Turkish Army had a unique plan:
"We'll go in and burn down three thousand villages
Get rid of what they call Kurdistan."
Well, some of these pesky Kurds decided
That they would rather fight instead of die,
So Uncle Sam said, "You are terrorists
"Because Turkey is our ally."

Geopolitics is confusing
In fact, it can be quite absurd
Especially if you value your freedom
You live in Turkey and you are a Kurd

Yes, when Iraqi Kurds are massacred
We say this is genocide
OK, we armed the Army through the eighties
But now we proudly take the Kurdish side
But in Turkey it's an internal matter
And for us to get involved would be wrong
So we'll sell some tanks and 'copters to Ankara
And hope these poor folks can get along

Yes, geopolitics is confusing
And you can't take the Yankees at their word
At least that's distinctly how it looks
If you live in Turkey and you're a Kurd

So when they talk about American interests
And it somehow seems that they're not yours
Going all over the world
Bombing countries and starting up wars.
You'd better leave it to the experts
Go on back to your Playstations
'Cause our foreign policy only makes sense
To CEO's of multinational corporations

'Cause geopolitics is confusing
And if you feel like you're not being heard
Just imagine how much worse it could be
If you lived in Turkey and you were a Kurd.

Contributed by Riccardo Venturi - 2006/8/18 - 14:11



Language: Italian

Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Venturi, 28-4-2022 08:24
Curdi buoni, Curdi cattivi

Saddam Hussein ha gassato il popolo Curdo,
Ne ha ammazzati a migliaia in un solo giorno,
E dodici lunghi anni dopo
Lo Zio Sam ha detto: “Non potete trattare così i vostri Curdi,
E in più tutti i Curdi sono combattenti per la libertà
Che resistono alla tirannia irachena,
E lo Zio Sam darà loro armi e forse anche un po' di munizioni,
In modo che i coraggiosi Curdi possano combattere finché non saranno liberi.”

Nel frattempo, nella Turchia sudorientale,
L'esercito turco aveva uno e un solo piano:
“Entreremo in campo e bruceremo tremila villaggi,
Ci sbarazzeremo di quel che chiamano Curdistan.”
Beh, qualcuno di questi Curdi scocciatori ha deciso
Che avrebbe combattuto piuttosto di morire,
E così lo Zio Sam ha detto: “Voi siete terroristi
Perché la Turchia è nostra alleata.”

La geopolitica confonde,
In effetti, può essere parecchio assurda
Specialmente se avete cara la vostra libertà
Vivendo da Curdi in Turchia

Sì, quando son massacrati i Curdi iracheni
Noialtri diciamo che è un genocidio,
Ok, abbiamo armato l'Esercito per tutti gli anni '80
Ma ora siamo orgogliosamente dalla parte dei Curdi.
Però in Turchia è una questione interna,
E per noi sarebbe sbagliato intrometterci,
E quindi manderemo ad Ankara un po' di carri armati ed elicotteri,
Sperando che quella povera gente se la cavi

Sì, la geopolitica confonde
E gli Yankees non si posson prendere in parola,
Almeno è come appare chiaro
Vivendo da Curdi in Turchia

E quindi, quando parlano di interessi americani
E non sembra che proprio corrispondano ai vostri,
Allora se ne vanno per tutto il mondo
A bombardare paesi e a incominciare guerre.
Fareste meglio a lasciare che se ne occupino gli esperti
E tornare alle vostre Playstation,
Perché la nostra politica estera è comprensibile
Soltanto ai CEO delle multinazionali

Perché la geopolitica confonde,
E se vi sentite incompresi
Immaginate un po' quanto sarebbe peggio
Vivere da Curdi in Turchia.

2022/4/28 - 08:25


SQUADRE DELLA MORTE ANTI-CURDE NEL BASHUR



(Gianni Sartori)



Nel Bashur (il Kurdistan sotto amministrazione irachena), alle ricorrenti operazioni di annientamento nei confronti dei militanti curdi provenienti dal Rojhilat per mano dei servizi iraniani, ora sembrano sovrapporsi analoghe attività dei servizi turchi (il MIT).

Già il 16 settembre si era registrato un inquietante episodio che per poco non è costato la vita al rifugiato Ferhat Bans Kondu, proveniente dal Bakur. Contro di lui venivano esplosi diversi colpi di arma da fuoco da parte di un uomo mascherato. Sopravvissuto alle ferite, il giovane curdo è rimasto presumibilmente vittima di una campagna sia contro i militanti del PKK, sia contro sostenitori e simpatizzanti.

Ma il mattino successivo – 17 settembre - per un altro curdo non c'è stata via di scampo. Yasin Bulut, ugualmente proveniente dal Bakur (era nato nella provincia di Kars nel 1957) e ritenuto un importante quadro del PKK, è stato assassinato con quattro pallottole a Sulaymaniyah (nel Bashur, il Kurdistan “iracheno”). Seriamente ammalato, l'uomo (64 anni) si stava recando a piedi nell'ospedale del distretto di Carcira per ricevere cure adeguate. I responsabili del delitto si sono prontamente dileguati lasciandolo cadavere sulla strada. Per diverse organizzazioni curde che puntano il dito sui servizi segreti turchi si è trattato di un “obiettivo mirato”, non certo casuale.

Conosciuto anche come Şükrü Serhat, nel 1978 Yasin Bulut si era integrato nel PKK. Arrestato con il colpo di Stato del 12 settembre 1980, è stato rinchiuso nel carcere di Diyarbakir (quello conosciuto come “l'inferno di Amed”) fino al 1991. Tornato in libertà, aveva raggiunto la guerriglia sulle montagne. Inoltre, ormai da 15 anni, era molto attivo nel Comitato delle famiglie dei combattenti caduti.




Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2021/9/18 - 12:39


LE ORGANIZZAZIONI CURDE (KNK, HDP, PKK) INTERVENGONO SULLA CRISI UMANITARIA ALLA FRONTIERA POLACCA

Gianni Sartori

Da giorni circa tremila rifugiati che - invano - cercavano di entrare in Europa attraverso la Polonia, rimangono bloccati alla frontiera, nella foresta.

Molti di quei disperati (in gran parte donne e bambini) sono curdi che provengono dalla regione autonoma dell’Iraq e dal nord della Siria. Ossia da territori sottoposti, se pur in maniera diversa, agli attacchi di Ankara.

Abbandonati da entrambi gli Stati confinanti, sarebbero già una ventina quelli morti di ipotermia, fame o disidratazione. Una dozzina quelli desaparecidos.

Sulla questione è intervenuto il Congresso nazionale del Kurdistan. Rivolgendosi all’Unione europea, il KNK ha definito “disumano e inammissibile” il modo in cui Polonia e Bielorussia trattano i migranti. Con un appello non solo all’Ue ma anche a “tutti i cittadini europei dotati di coscienza” a non restare in silenzio e a trovare una soluzione.

Denunciando inoltre come Erdogan, Lukachenko e Putin stiano “utilizzando i rifugiati come un’arma politica”.

Evidentemente l’astuto presidente turco (che in questi anni aveva già sperimentato l’utilizzo dei migranti come strumento di pressione nei confronti della Ue) ha fatto scuola.

Oggi il suo obiettivo, secondo il KNK, sarebbe quello di “cacciare i curdi dalle loro terre per modificarne la stessa demografia”. Sostituendo i curdi con popolazioni e organizzazioni sotto il suo controllo (turchi, turcomanni, addirittura palestinesi…).

Altro intervento da segnalare, quello del Partito democratico dei Popoli. A nome di HDP, Pervin Buldan e Mithat Sancar si sono rivolti a Josep Borrel (rappresentante dell’Ue per gli affari esteri) affinché, in nome del rispetto dei diritti umani, venga accantonata la soluzione del blocco militare e i rifugiati (tra cui oltre 500 bambini) vengano soccorsi e accolti.

Lo stesso appello è stato rivolto al Segretario generale e al Commissario ai diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa oltre che a varie organizzazioni onusiane.

I portavoce di HDP si son detti “profondamente rattristati dal dover vedere un governo europeo spianare le armi contro i rifugiati invece di distribuire cibo e coperte”.

Non si conosce ancora il tenore della risposta di Josep Borrel all’appello di HDP. In compenso in questi giorni il capo della diplomazia europea ha presentato ai 27 ambasciatori degli Stati membri quella che viene definita la “bussola strategica”. Un progetto che sta per essere esaminato a Bruxelles e che comporta la creazione entro un paio di anni di una forza europea di reazione rapida.

Da parte del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) un accorato invito, un’esortazione alla popolazione curda affinché non fugga dal Bashur (il Kurdistan del Sud, in territorio iracheno) autoesiliandosi. E una richiesta al governo regionale curdo, quella di metter in campo adeguate iniziative per garantire condizioni di vita dignitose alla popolazione. Come in Rojava (dove Ankara sta operando con metodi che ricordano la pulizia etnica), così in Bashur un drastico cambiamento demografico (ossia la sostituzione della popolazione originaria curda) non farebbe altro che gli interessi della Turchia.

Calcolando che almeno 30mila persone hanno lasciato il Bashur in un solo anno, la Commissione Esteri del PKK ha esplicitamente accusato il governo turco e quello della regione autonoma (in pratica il PDK) di esserne responsabili.

Sia del massiccio esodo e spopolamento che della tragedia in corso sulla frontiera tra Polonia e Bielorussia.

Una tragedia legata alla crisi economica, alla disoccupazione, alla disperazione diffusa. Conseguenza dei “30 anni di politiche attuate dalle autorità del Kurdistan del Sud e dai paesi occupanti”. Dalla Turchia in particolare.
Con il rischio che questa parte del Kurdistan divenga “una zona di espansione per il nazionalismo fascista turco e per l’ideologia dell’islamismo radicale”.

Per questo il PKK chiama la popolazione curda e i giovani in particolare a “non abbandonare il Paese utilizzando la propria forza nella lotta per la giustizia, la democrazia e la libertà”.

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2021/11/13 - 16:25


IN OTTO GIORNI IL NUMERO DEI PRIGIONIERI POLITICI CURDI MORTI IN CARCERE E’ SALITO A QUATTRO

Gianni Sartori

A costo di apparire cinico (ma in realtà disgustato, affranto per questo rosario infinito e ingiusto di morte…) e consapevole che sulla tragedia del popolo curdo l’ironia è fuori luogo, dopo la morte di Halil Güneş (successivo a quelli di Abdülrezzak Şuyur e di Garibe Gezer, tre nel giro di sei giorni) non avevo potuto fare a meno di pensare: “Non c’è due senza tre”.
Ma siccome non c’è limite al peggio, ora la lista si è ulteriormente allungata.

Dopo nemmeno 48 ore l’ennesimo prigioniero politico curdo è deceduto in una maniera che i suoi familiari ritengono perlomeno “sospetta”.

Ilyas Demir (32 anni, condannato all’ergastolo) si trovava in una cella d’isolamento (dove, di fatto, i prigionieri sono completamente in balia dei loro carcerieri) nella prigione di Bolu. La famiglia non è nemmeno stata informata direttamente dalla direzione del carcere, ma soltanto dal muhatar (il rappresentante di quartiere che evidentemente era stato contattato dalle autorità). E senza che venisse fornita qualche spiegazione sulla cause dell’improvvisa morte.

Madie Demir ha dichiarato che suo fratello, da quando venne arrestato nel 2013, era stato rinchiuso in varie prigioni, spesso in isolamento. Inoltre, nonostante patisse di gravi problemi psicologici, non era mai stato curato.

Aggiungendo che “costringerlo in isolamento in tali condizioni è stato un crimine in quanto avrebbe dovuto trovarsi all’ospedale per venir curato”.

A quanto pare l’amministrazione penitenziaria verrà ora denunciata da parte della famiglia.

Resta purtroppo la macabra contabilità. Quattro prigionieri politici vittime delle condizioni carcerarie (possiamo parlare di "carceri di sterminio"?) in otto giorni nella quasi totale indifferenza dei media internazionali.

Ricordiamoli, almeno noi: Garibe Gezer (9 dicembre); Abdülrezzak Şuyur (14 dicembre); Halil Güneş (15 dicembre). E ora anche Ilyas Demir.

Usque tandem?

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2021/12/19 - 10:37


ANCORA ESPULSIONI DI MILITANTI CURDI DALLA GERMANIA

Gianni Sartori

Stando alle ultime informazioni il trentaduenne Muhammed Tunc si troverebbe ancora nel carcere di Pforzheim, ma la sua espulsione verso la Turchia potrebbe essere questione di giorni. Se non addirittura di ore.

Nonostante il suo avvocato, Thomas Oberhauser, abbia presentato una domanda di rilascio sotto controllo giudiziario al tribunale amministrativo di Sigmaringen così da evitarne la deportazione (. ma finora non ci sono stati riscontri positivi).

Nato e cresciuto in Germania (a Ulm, nel Baden-Wurttemberg) il giovane curdo è in possesso della cittadinanza turca. Per la sua militanza antifascista ha avuto qualche problema con la legge e in almeno un paio di occasioni è stato aggredito e gravemente ferito.

Il suo arresto è stato la conseguenza di una rissa, o meglio di uno scontro, con militanti turchi di estrema destra e con simpatizzanti di Erdogan.

Scontato che in Turchia si troverebbe esposto a persecuzione politica, tortura e imprigionamento per le sue attività a favore del popolo curdo (anche se queste si sono svolte in Germania).

Tuttavia il ministero del Baden-Wurttemberg pare intenzionato a procedere ritendo l'espulsione “giustificabile” in quanto Tunc avrebbe commesso una “infrazione penale”. Come stabilito in sede processuale con due condanne a suo carico appunto per gli scontri con appartenenti all'estrema destra nazionalista turca e con militanti del partito di Recep Tayyip Erdogan. Direi che basta e avanza per farne un “nemico” della Turchia, da neutralizzare in qualche modo.

Due tentativi di espulsione si sono finora dimostrati fallimentari. Nel primo, il 16 febbraio, lo avevano già caricato a bordo di un aereo a Stoccarda. Ma la sua vigorosa resistenza aveva spinto il personale dell'aereo a rifiutarsi di trasportarlo. Analogamente era fallito anche un secondo tentativo il 17 febbraio (direttamente con un aereo di Turkish Airlines).Dato che non c'è due senza tre, è prevedibile che ai danni di Muhammed Tunc ci sarà presto un'altra tentata espulsione. Della massima importanza quindi vigilare e protestare contro questa ennesima violazione dei diritti umani.

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2022/4/7 - 22:12


Niente da fare. Muhammed Tunc è stato espulso

Gianni Sartori



Questione di giorni, forse di ore scrivevo solo ieri. Sperando di contribuire alla denuncia dell'ignobile espulsione annunciata (e già tentata almeno due volte) di Muhammed Tunc.

E invece era già troppo tardi, la Germania lo stava già spedendo direttamente in Turchia con un volo charter della compagnia aerea Sundair partito da Francoforte.

Malgrado l'antifascista curdo rischi - nella “migliore” delle ipotesi - l'arruolamento forzato nell'esercito turco. Per poi mandarlo dove? Contro i suoi fratelli in Bakur, Bashur o Rojava? Qualche tempo fa, quando aveva richiesto un passaporto al consolato turco di Stoccarda, si era sentito apostrofare con queste parole: “Adesso dovrai andare a sparare contro le tue sorelle e i tuoi fratelli curdi”.

O più probabilmente subirà l'imprigionamento, forse la tortura. Secondo l'avvocato la sua stessa sopravvivenza è a rischio.

Originario di Ulm (dove è nato nel 1989), il giovane dissidente era detenuto a Pforzheim da tre mesi. Qui aveva iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la sua espulsione. Invano. Ufficialmente il mandato d'arresto emesso nei suoi confronti dalla Turchia (quello in base a cui è stato espulso) riguarda il fatto di non aver completato il servizio militare. Ma in realtà sono state le sue attività filo-curde ad averlo fatto classificare come “elemento nemico” dal regime turco.

Come ha dichiarato l'avvocato Detlef Kröger a Radio Dreyeckland (RDL) “se a Tunc accade qualcosa, il sangue colerà dalle mani del governo”. Riferendosi ovviamente a quello tedesco. Un accordo già sottoscritto dalle autorità con cui Tunc si rendeva disponibile a lasciare volontariamente la Germania recandosi in un paese terzo, era stato ritirato all'ultimo momento senza fornire spiegazioni. Niente male per un governo con ministri “Verdi”. Secondo l'avvocato la Germania “ha tradito i suoi stessi principi in materia di diritti umani, Stato di diritto, giustizia”.

Anche recentemente, prima di essere incarcerato, Tunc era stato aggredito e ferito seriamente da nazionalisti turchi, presumibilmente legati ai “Lupi grigi”. Gli stessi che lo hanno poi minacciato (anche su Facebook) scrivendo “ti aspettiamo in Turchia”.

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2022/4/8 - 17:38


LEOPARDI IN VIA DI ESTINZIONE NEL KURDISTAN IRACHENO

Gianni Sartori

Vi ricordate dell'indomito leopardo persiano (Panthera pardus tulliana, da me arbitrariamente definito “leopardo curdo”, se non altro per il temperamento) catturato in dicembre nel Bashur (Kurdistan iracheno) e trasportato in uno zoo di Duhok per essere curato? Purtroppo a causa delle ferite provocate dalla trappola (ma non si esclude che sia stato ulteriormente ferito – intenzionalmente – dagli abitanti del villaggio) ha perso in parte l'uso delle zampe e non sembra possibile rimetterlo in libertà.

Un destino il suo analogo ad altri esemplari della sua rara specie. Se – raccontano i curdi – ai loro nonni capitava di vederli anche di giorno, attualmente sono quasi scomparsi. Nella migliore delle ipotesi, secondo l'ecologista curdo Hana Raza, in tutto il territorio curdo situato entro i confini iracheni ne sarebbero rimasti in circolazione poco più di una ventina. Troppo pochi per garantire la sopravvivenza della specie.

Almeno una decina di esemplari sono stati rinvenuti uccisi da colpi di arma da fuoco negli ultimi anni. E' presumibile che altrettanti siano stati ammazzati e poi fatti sparire dopo averli scuoiati.

Classificato come “specie in via di estinzione” dall'UICN (Unione internazionale per la conservazione della natura), complessivamente ne sopravviverebbero in libertà non più di un migliaio (oltre a circa 200 in cattività). Attualmente viene segnalato sia in Iran che in Afghanistan, ma in un non lontano passato viveva anche in Turchia e nel Caucaso.

Due studiosi, i fratelli Bahez e Nabaz Farroq, hanno installato alcune macchine per la “caccia” fotografica sulle pendici del monte Bamo per poterne documentare la presenza in Bashur e avviare una campagna di protezione.

Non solo dei leopardi superstiti, ma anche dell'habitat. Coinvolgendo le comunità locali e organizzando direttamente le campagne contro un ulteriore degrado. Per esempio (recentemente, nel 2020) riuscendo a impedire l'apertura di alcune cave di calcare in questi territori da salvaguardare. Per i due protezionisti “luoghi come la montagna Bamo, se efficacemente protetti, potrebbero diventare un luogo di riproduzione”. Per questo aggiungono “dobbiamo salvarli, in quanto fanno parte della nostra cultura e della nostra identità”.

Oltre che dal bracconaggio (in Iraq la caccia alle specie in via di estinzione è comunque proibita), il leopardo è minacciato dalla perdita di ambiente naturale e dagli “effetti collaterali” delle guerre.

Non dimentichiamo che fino al 1991 questi territori curdi subivano una pesante repressione, con bombardamenti ricorrenti e sistematici (anche con armi chimiche) da parte di Saddam Hussein. Quando gli abitanti sono rientrati nei loro villaggi (ritrovandoli quasi completamente distrutti) per sopravvivere hanno ripreso a cacciare in maniera indiscriminata, soprattutto le capre selvatiche abituali prede dei leopardi.

Inoltre alcune zone - e in particolare proprio sul monte Bamo – sono infestate dalle mine anti-persona (molte di fabbricazione italiana tra l'altro) qui deposte da entrambi i belligeranti negli anni ottanta, all'epoca della guerra Iran-Iraq. Oltre a rendere difficile il lavoro di ricercatori e protezionisti, le mine hanno fatto strage sia di umani che di animali, capre selvatiche e leopardi compresi.

Senza poi dimenticare che il Bashur, stando ai dati forniti dal governo regionale del Kurdistan (KRG), avrebbe perso circa la metà delle sue foreste tra il 1999 e il 2018 (durante quello che viene considerato un periodo di fiorente sviluppo economico, aumento del PIL etc).

Va anche detto che il rispetto per la natura, l'ambiente, la flora e la fauna sembrerebbe in aumento tra gli abitanti del Bashur. Sorgono associazioni per la protezione degli animali e cresce l'indignazione per gli atti di crudeltà nei loro confronti. Soprattutto contro il diffuso bracconaggio ai danni dell'avifauna selvatica e dei rari esemplari di grandi predatori (oltre ai leopardi, anche gli orsi cadono sotto i colpi dei fucili).Ma impedire bracconaggio risulta alquanto difficile, sia per la vastità del territorio da controllare, sia per la scarsità di mezzi a disposizione della polizia forestale. Oltretutto, si lamentava un loro responsabile “i bracconieri hanno armi e fuoristrada migliori dei nostri”.

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2022/4/27 - 10:34


KURDISTAN DEL SUD: NONOSTANTE TUTTO LA GUERRIGLIA CURDA RESISTE ALL’AGGRESSIONE TURCA

Gianni Sartori

Nell’indifferenza generale, lo Stato turco seguita a massacrare impunemente i curdi nei territori formalmente sotto amministrazione irachena, il Kurdistan del sud (Bashur). Oltre che ovviamente in Bakur e Rojava; è di oggi - 4 agosto - la notizia che un drone turco ha causato una decina di feriti nella città di Tall Rifat nel nord della Siria nei territori gestiti dall’AANES. Proprio qui a Tall Rifat il 19 luglio, in uno dei quasi quotidiani bombardamenti, erano stati colpiti dai droni anche soldati governativi siriani.

Al fine di annientare le basi del PKK tra i monti del Bashur, Ankara non esita a far uso massiccio, oltre che di armi convenzionali, di micidiali gas tossici, letteralmente“sparati” nei tunnel per eliminare i partigiani.

Attualmente sarebbero almeno quattromila i militari turchi impegnati “sul terreno” nel Bashur e almeno un centinaio di postazioni strategicamente rilevanti (tra cui 25 basi militari vere e proprie) sono stabilmente occupate dall’esercito turco. Il tutto ovviamente sotto l’ombrello protettivo dell’aviazione.

Oltre alle operazioni già in atto, recentemente ne è stata avviata un’altra, sempre sotto copertura aerea, nella provincia di Mardin. In particolare nell’area del Monte Bagok. Bombardando sistematicamente con l’artiglieria, l’aviazione e i droni.

Ma non del tutto impunemente. Utilizzando sia lanciagranate (contro gli avamposti) che ordigni rudimentali (per colpire i veicoli militari, i tank come gli Scorpion), la guerriglia curda contrattacca colpo su colpo.

Le ritorsioni dell’esercito turco - anche recentemente - hanno colpito non solo contro i guerriglieri, ma anche la popolazione civile. Come nel distretto di Zakho dove in luglio un raid dell’aviazione turca ha causato una decina di morti (tra cui alcuni bambini) e oltre trenta feriti (in parte si trattava di turisti iracheni provenienti da Bagdad per sfuggire alle ondate di calore che avvolgono la capitale irachena). Al punto che era intervenuto il governo iracheno richiamando il suo incaricato d'affari ad Ankara e dichiarando che avrebbe portato la questione al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Addirittura, ma solo in un primo momento, il premier Mustafa al-Kadhimi aveva minacciato “ritorsioni”.

In realtà ci si era limitati a indire una simbolica “giornata di cordoglio nazionale “(il 21 luglio). Però nel corso di una manifestazione la folla aveva tentato di assalire la sede dell’ ambasciata turca a Bagdad. Strappandone dalla facciata la bandiera e dandola alle fiamme.

Altre manifestazioni si erano svolte il 20 luglio non solo a Kirkuk, ma anche nel sud del paese come a Kerbala e a Najaf (qui organizzate dalla comunità sciita).

Niente di nuovo comunque nell’operato di Ankara. Anche nelle ultime settimane erano già stati attaccati vari villaggi curdi sia nel Bashur che in Rojava, compreso quello cristiano assiro di Tel Tamr (governatorato di Hassaké).

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2022/8/4 - 20:30



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