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Domenico Modugno: Lu pisce spada

GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG
Language: Sicilian

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(Livore)
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(Diamanda Galás)
Apocalisse
(Domenico Modugno)


[1954]
Testo e musica di Domenico Modugno
1°album: Domenico è sempre Domenico [1958]



Il disco fu inciso all'epoca contemporaneamente in 78 e 45 giri. Il brano, "Lu pisce spada" (in altre reincisioni Modugno lo ha intitolato 'U pisci spada) invece si riallaccia ai brani di Modugno più direttamente legati alla tradizione popolare e dei cantastorie, che furono del resto la sua prima esperienza musicale, come dichiarato da lui stesso:

« Una notte, quando avevo tre anni, fui svegliato da un suono bellissimo, che solo in seguito decifrai come il canto di un carrettiere: fu la mia prima esperienza musicale, quella per me fu la "musica" per molto tempo. Per questo ho iniziato a cantare con quelle canzoni: il cantastorie stava dentro di me, non era una scelta precisa »

La storia narrata è nota: è la tragica storia d'amore di una coppia di pesci spada. La femmina è stata catturata durante la mattanza ed esorta il compagno a salvarsi, ma il pesce si lascia catturare per morire con lei. L’autore ha spesso riferito in interviste di essersi ispirato ad una storia vera, letta in un giornale; all'inizio dell'esecuzione Modugno ripete le tipiche accalorate incitazioni dei pescatori siculi…
– Ah lu vitti, lu vitti! Ah, lu vitti 'mmenzu lu mari, beḍḍi mei…
Lu vitti, pigghiati la varca e curriti! Curriti ca l'haju vistu, beḍḍi..
Beḍḍi figghi dativi da fari! Ecculu ca veni! Ecculu ca veni!
Beḍḍu, figghiu, vaj, daj, curri, pi sant'Antoniu! Curri ca l'avemu pigghiatu.. –

« Ḍḍà jè, ḍḍà jè, lu vitti, lu vitti! Pigghia la fiocina! Accídilu, accídilu, aahaaà! »

Te pigghiaru la fimmineḍḍa,
drittu drittu 'ntra lu cori
e chiancìa di duluri
ahi ahi ahi ahi ahi ahi…

E la varca la strascinava
e lu sangu ni currìa,
e lu masculu chiancìa
ahi ahi ahi ahi ahi ahi…

E lu masculu
parìa 'mpazzutu,
cci dicìa:
– Beḍḍa mia nun chianciiri,
beḍḍa mia nun chianciri
dimmi tìa chi haju 'a fari? –

Rispunnìa la fimmineḍḍa
cu 'nu filu 'i filu 'i vuci:
– Scappa, scappa, amuri miu,
ca si no t'accidinu! –

– No, no, no,
no, amuri miu!
Si tu mori
vogghiu muriri
'nzieme a tìa!
si tu mori
vogghiu muriri…–

Cu 'nu sartu si truvau cu ìssa
'ncucchiu, 'ncucchiu,
cori a cori,
e accussì finíu l'amuri
di dui pisci sfurtunati...

« Ḍḍà jè, ḍḍà jè, lu vitti, lu vitti, lu vitti!
C'è puru lu masculu! Pigghia la fiocina! Accídilu, accídilu, aahhhà! »

Chista è 'na storia
d'un piscispàda:..
storia d'amuri…

Contributed by giorgio - 2009/6/6 - 07:49



Language: Italian

Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös

Tratta da Domenico Modugno, il siciliano del Salento (Tutte le sue canzoni in dialetto tradotte e commentate da Mimmo Mòllica)

«Domenico Modugno, il siciliano del Salento». Le sue canzoni in dialetto tradotte e commentate da Mimmo Mòllica. «"Come hai fatto" era nata in lingua napoletana, s’intitolava "Ma cumm' ha’ fatto", solo che poi mi hanno costretto a trascriverla in italiano. Ma è il dialetto la vera lingua di noi». (Domenico Modugno). Nel 1951 Domenico Modugno prese parte al film "Filumena Marturano" di Eduardo De Filippo e nel 1952 al film "Carica eroica" di De Robertis, nella parte di un soldato siciliano che canta la "Ninna Nanna" ad una bambina. Da questo episodio nacque la leggenda del "Modugno siciliano".

Nel 1953 Fulvio Palmieri (Rai) gli offrì una serie di trasmissioni radiofoniche, "Amuri... Amuri", della quale Modugno stesso era autore dei testi, regista e, insieme a Franca Gandolfi, attore e rumorista. Proprio in tale periodo compose parecchie canzoni nel dialetto di San Pietro Vernotico e in lingua siciliana: Lu pisci spada, Lu minaturi, La sveglietta, La donna riccia, Lu sciccareddu 'mbriacu, Cavaddu cecu de la minera, Attimu d'amuri, Lu marzianu e molte altre ancora. Canzoni che troverete in questo ebook, rigorosamente tradotte in lingua italiana e commentate.
IL PESCE SPADA

- Ah, l’ho visto, l’ho visto! Ah, l’ho visto in mezzo al mare, belli miei…
L’ho visto, pigliate la barca e correte! Correte che l’ho visto, belli…
Figli belli, datevi da fare! Eccolo che viene! Eccolo che viene!
Bello, figli, vai, dai, corri, per Sant’Antonio! Corri che l’abbiamo preso…

Questa è la storia
d’un pesce spada
storia d’amore…

Là è, là è, l’ho visto, l’ho visto.
Prendi la fiocina!
Uccidilo, uccidilo, aaaaah…

Hanno preso la femminuccia
dritto-dritto in mezzo al cuore
e piangeva di dolore,
ahi ahi ahi ahi ahi ahi.

E la barca la trascinava
ed il sangue le correva
ed il maschio piangeva…
Ahi ahi ahi ahi ahi ahi.

E il maschio pareva impazzito,
le diceva: "Bella mia non piangere,
bella mia non piangere,
dimmelo tu cosa devo fare?".

Rispondeva la femminuccia,
con un filo, filo di voce:
– Scappa, scappa, amore mio,
che sennò ti uccidono!

– No, no, no, no, no, amore mio!
Se tu muori voglio morire
assieme a te!
Se tu muori
voglio morire…”.

Con un salto si trovò con lei,
stretti-stretti, cuore a cuore
e così finì l’amore
di due pesci sfortunati…

«Là è, là è, l’ho visto, l’ho visto, l’ho visto!
C’è pure il maschio! Prendi la fiocina!
Uccidilo, uccidilo, aaaaah! »

Questa è la storia
d’un pesce spada:
storia d’amore!

Contributed by River - 2019/7/28 - 21:35


da bambina quando ascotavo questa canzone mi commuovevo e chiamavo il pisce maschio romeo ela pesce spada femmina giulietta

Lia - 2009/6/12 - 10:44


Modugno è il mio cantante preferito.Poeta che nelle canzoni canta con forza l'esperienza vissuta nella sua amatissima terra pugliese.

alfredo Razzino - 2010/9/20 - 07:20


L'autore dimostra una sensibilità non comune, l'amore universale!!!

2014/3/27 - 09:18


Modugno è grande

2014/4/11 - 19:20


.....un pugliese che ama la Sicilia e le storie del Sud.
M E R A V I G L I O S O, come la sua canzone..!

SIMONE - 2014/7/5 - 13:07


Tante volte dedichiamo strade a uomini politici ma non ai grandissimi cantanti che abbiamo avuto in Italia. Sono il più grande patrimonio culturale che abbiamo degli ultimi cinquant'anni. Non cerchiamo all'estero: i nostri Modugno, De Andrè, Endrigo, Gaber, Battisti, Iannacci...sono dei monumenti. Modugno parla dell'amore e della vita al pari dei migliori poeti di tutti i tempi.

Roberto - 2014/12/4 - 05:14


Sono di Venezuela, sto imparando l`italiano è una bella lingua e Domenico Modugno un bravissimo cantante, ho dovuto ascoltare dieci volte questa canzone per capirla un po`, anche o scaricato il testo, ma non è il proprio italiano vero?? Di quale regione è il testo? Sicilia?

Luis - 2015/4/21 - 21:54


A tutti quelli che credono che questa canzone (ma anche altre) di Modugno sia cantata in Siciliano vorrei dire che invece è in perfetto dialetto Salentino nella sua variante brindisina.

Leo Dav - 2015/10/24 - 20:35


Modugno si è ispirato a una storia raccontata dal giornalista e scrittore Domenico Zappone, nato a Palmi (RC) e morto suicida nel 1976. La storia fece il giro del mondo sui giornali più famosi, ma era del tutto inventata

2018/6/14 - 15:31


forse la piuì bella canzone d'amore che ho mai ascoltato

sergio gennari - 2019/1/20 - 12:41


daniela -k.d.- - 2019/1/20 - 16:50


In realtà chissà se Giorgio l'aveva fatto a sua volta... L'introduzione potrebbe essere stata parzialmente copiata da Wikipedia, dove la pagina fu iniziata nel 2007, due anni prima del contributo sulle CCG... mah? Boh?

B.B. - 2019/1/20 - 17:04


In realtà Modugno aveva stabilito particolari rapporti con i dialetti di alcune regioni del Sud, che lo affascinavano particolarmente, come la Sicilia, con le sue tradizioni e i suoi miti, riuscendo ad imprimere alle canzoni una autenticità e una forza capaci di affrancare il canto da anguste connotazioni regionalistiche o dialettali.
https://www.amazon.it/dp/B07VPV3W7X

River - 2019/7/28 - 19:43


Non c’è periferia nell’arte e nella musica, semmai il bello. Non esistono i generi, se non per intendersi, per avvicinare o allontanare chi della musica ama solo un ‘genere’. E non esistono i dialetti, né le parlate di periferia: esistono le lingue, i linguaggi, i codici “di cuore e di testa”. Così Andrea Camilleri definiva il dialetto: le parole come segni distintivi della scrittura, della parlata e del pensiero.
Tra Andrea Camilleri e Domenico Modugno non corre troppa differenza: “cabasisi” o “babbiare” sono entrati, entrano o entreranno nel vocabolario italiano (degli italiani) come parole “di cuore e di testa”, dell’arte e della fantasia, ma sempre facenti parte di quel 'codice naturale' che sono le origini, la famiglia, i nonni, il paese, il gruppo dei pari, la piazza e scuola (prima e dopo la campanella).

Domenico Modugno ha azionato i suoi codici “di cuore e di testa” dando luogo ad un linguaggio artistico che scava nella fantasia, nel desiderio, nel cuore (suo e dei suoi simili), della gente conosciuta e in quella ancora da conoscere. Modugno è intriso di Sud, di sale, di sudori, di fatica, di lavoro, di natura, di bellezza. Scende negli altrui dolori, negli altrui sentimenti, come un minatore scende nel ventre della terra e la scandaglia, ne indaga i più reconditi umori, gli anfratti dell’anima.
E da lì vola oltre l’immaginabile con la sua esclusiva mongolfiera, alimentata dall'immaginario, dalla «fantasia». Modugno si lascia parlare dalla vita e dagli uomini e parla; come loro parla. Ne accoglie il vocabolario e, pur somigliante e comprensibilissimo, lo riscrive.

Così fa con la lingua materna, con quella paterna, con la parlata della moglie Franca Gandolfi (messinese di Messina e di Montalbano Elicona). Così fa col salentino, col sampietrino, col napoletano, e con… l’indiano di Pasqualino Marajà. Tutte lingue dello stesso ceppo: “di cuore e di testa”.
«Quella delle sottaciute origini pugliesi del Modugno, che a lungo preferì farsi credere “siciliano” per meglio divulgare la sua immagine, fu una vexata quaestio destinata ad accompagnarlo nel corso degli anni. Sicché alle rimostranze dei conterranei, talvolta anche accese, il Modugno giustappose di fatto una “meridionalità” come categoria dello spirito, senza distinzioni, se – come diplomaticamente affermò più volte – si considerava pugliese di nascita, siciliano d’amore e napoletano d’adozione».

La lingua di Camilleri è divenuta argomento di studio per i linguisti di tutto il mondo, quella di Domenico Modugno altrettanto. Ma ancora di più lo sarà negli anni a venire, quando la lingua “di cuore e di testa” sarà entrata nelle scuole come lingua obbligatoria.
____________________________
DOMENICO MODUGNO, IL SICILIANO DEL SALENTO
Le sue canzoni in dialetto.
Tutti i testi tradotti e commentati da Mimmo Mòllica

https://parcodeinebrodi.blogspot.com/2...

River - 2019/7/28 - 19:45


«Daje, daje, lu vitti, lu vitti! Pigghia la fiocina! Accídilu, accídilu, aahaaà!».
«Daje, daje... accídilu...» potrebbe far credere che si tratti di una interiezione, come incitamento: "dai, daje, dagli (addosso)...!"
In realtà, nel testo della canzone Lu Piscispada di Modugno "ddà iè, ddà iè" sta a significare l'attimo dell'avvistamento: "Là è, là è"...
Nella lingua siciliana la doppia 'dd' può rappresentare la 'elle', come in questo caso.

River - 2019/9/2 - 09:57


Carissimo River, grazie per la segnalazione che abbiamo immediatamente provveduto a integrare nel testo siciliano. La "ḍḍ" siciliana, come saprai, in realtà non "rappresenta la elle" ma è un fonema autonomo, a sé stante. Con una denominazione che piace tanto ai fonetisti e ai linguisti di formazione (esseri stranissimi, te lo assicuro...) si chiama "dentale sonora retroflessa", oppure "cacuminale", oppure -chissà perché- "cerebrale". Si ottiene pronunciando la "d" ma rovesciando la punta della lingua contro il palato, in soldoni. Si è sviluppata sì dalla "elle" geminata (che i fonetisti e i linguisti, quegli strani esseri di cui sopra, chiamano "consonante liquida" o "laterale alveolare"), ma si tratta di un fenomeno talmente antico, che il siciliano condivide non solo con altre lingue dell'Italia meridionale, ma anche con moltissime lingue del subcontinente indiano (sia indoeuropee che dravidiche), e con le loro "bisnonne", il sanscrito e il vedico. La ha anche qualche lingua africana, come lo Hausa parlato da milioni di persone in Nigeria. Anche il Latino primitivo doveva avere qualcosa del genere: parole latine come lingua, lacruma / lacrima erano, nel latino pre- e protostorico, dingua, dacruma (e si confrontano perfettamente, ad esempio, con l'inglese tongue e il greco δάκρυ [dákry], dal medesimo significato). Hai mai sentito parlare del "soglio pontificio"? Quel "soglio" è il latino solium "seggio, scranno", anticamente *sodium, dal "grado forte" della radice *sed-/sod-/sd- del verbo "sedere" (da cui anche, peraltro, sella, da *sed-la); e la "soglia" è in origine il "gradino dove ci si mette a sedere fuori di casa". Insomma, come dire: il Siciliano lingua antica assai jè. Ad ogni modo, ne ho approfittato (anche con la tua osservazione) per rimettere un po' a posto questa pagina, e ho anche riportato coscienziosamente le "ḍḍ" siciliane col loro puntino sotto. Secondo me, sarebbe opportuno che i siciliani imparassero a scriverle così. Saluti e grazie!

Riccardo Venturi - 2019/9/2 - 12:03


Riccardo, le interessanti precisazioni arricchiscono viepiù l'argomento su questo sito ch'è uno scrigno di cultura popolare, ma pure una occasione unica di dibattito su tematiche ed argomenti come quelli in questione. Anche grazie ad animatori come te.

River - 2019/9/11 - 14:26



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