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Prima del 2016-10-22

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The Big Mistake at Songmy

Duke Rank
Pubblicata su Broadside #105 febbraio/marzo 1970

Sul massacro di My Lay si veda Everybody's Got A Right To Live di Pete Seeger

This broadside ballad was composed as a song for St. Cecilia's Day, Nov. 22,1969.
It can be sung to several traditional ballad melodies.
Duke Rank
"The big mistake at Songmy," the young Lieutenant said,
(continua)
22/10/2016 - 23:27
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Gia tài của mẹ

pubblicato su Broadside #99, Giugno 1969
A MOTHER'S GIFT
(continua)
22/10/2016 - 22:04

Song of the Sixties

Andrew Wilde
(1968)
Pubblicata su Broadside #98 maggio 1969

Non ho trovato nessuna informazione sull'autore di questa "canzone degli anni '60". Nonostante la propaganda riportasse che le "perdite sono limitate", nel maggio 1969 già 35000 soldati erano morti in Vietnam, di cui 10000 dall'inizio dei colloqui di pace nel maggio 1968.
Mrs. Brown, Mrs Brown
(continua)
22/10/2016 - 21:38
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Masters Of War

FINLANDESE / FINNISH - Juha Rämö

Traduzione / Translation / Traduction / Suomennos: Juha Rämö

My heartiest congratulations to Mr. Zimmerman for the Nobel Prize. This song is one of the many by him that undoubtedly justifies the decision of the Swedish Academy.
SODAN TAKAPIRUT
(continua)
inviata da Juha Rämö 22/10/2016 - 16:58
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Die Stasi-Ballade

Versione greca di Θάνος Μικρούτσικος/Thanos Mikroutsikos, Μαρία Δημητριάδη/Maria Dimitriadi: Nâzim Hikmet, Wolf Biermann ‎– Πολιτικά Τραγούδια (1975)


ΜΠΑΛΆΝΤΑ ΓΙΑ ΤΟΥΣ ΑΣΦΑΛΊΤΕΣ
(continua)
22/10/2016 - 11:58
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Inno a Oberdan

anonimo
Dallo spettacolo "Passeranno gli anni dei nostri tormenti"
Giromini-Rosignoli-Pelosi
daniela -k.d.- 22/10/2016 - 11:04
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Brigante se more

Ho letto con interesse la discussione e penso che questa bella canzone rispecchi i sentimenti e la coscienza dei "briganti", ma allo stesso tempo, proprio perché non è una canzone dell'epoca non si può sapere se i due versi incriminati sarebbero stati accettati dalle comunità dei combattenti. Manipolare i versi di una canzone spacciandoli per originali è sempre un operazione scorretta dal punto di vista letterario e artistico, ma ciò non significa che dal punto di vista storico ciò non abbia un senso. La canzone di Bennato e D'Angiò resta una interpretazione dei fatti ben documentata, ma comunque influenzata da ideologie e giudizi che non appartengono all'epoca narrata, ma agli anni settanta in cui era difficilissimo immedesimarsi nel tipo di fede cristiana, non proprio bigotta, e di fedeltà, neanch'essa bigotta, ai Borboni. Resta interessante comunque la posizione immaginata del brigante... (continua)
Gianlu 22/10/2016 - 10:30
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Die Stasi-Ballade

una parte di questa canzone è stata, assieme ad altre di Biermann, messa in musica da Thanos Mikroutsikos nel '75.
mauro 22/10/2016 - 00:38

Is This What I Raised My Little Boy For

Roberta Mase
(1968)
Pubblicato su Broadside #91, maggio 1968

Sullo stile di I Didn't Raise My Son To Be A Soldier una ballata scritta dalla madre di un soldato in Vietnam

(Author's note: "My son has been in Vietnam for several months and knowing only too well haw gruesome the situation really is, I wanted to put into words some of my feelings about the war. I have wanted very desperately for this song to be heard because of the meaning it will have for other mothers who share a similar heartache... I'm sure there isn't a parent of a young man today who hasn't thought to himself or herself: IS THIS WHAT I RAISED MY LITTLE BOY FOR?")
Is this what I raised my little boy for?
(continua)
21/10/2016 - 22:55

What Will We Do With Our Freedom?

Pubblicata in Broadside #84 Settembre 1967

Parole di Richard Astle
Musica di Richard Astle & Charles Spear
I hear a thunder rolling across the land
(continua)
21/10/2016 - 21:46
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Κόκκινη βροχή (Nesini söyleyim)

Nesini söyleyim interpretata / performed by İlkay Akkaya

Riccardo Venturi 21/10/2016 - 21:02

Grey October

And still it goes on and those responsible are not brought to justice.
21/10/2016 - 19:10
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La mauvaise réputation

Traduzione di Alberto Patrucco e Andrea Mirò dal loro disco "segni (e) particolari"
LA CATTIVA REPUTAZIONE
(continua)
inviata da R. Solari 21/10/2016 - 17:46
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Le Semeur

Cher Riccardo,

Dans les Chansons contre la Guerre, vu la taille du labyrinthe, il faut souvent un certain temps pour qu’une réponse parvienne, même amicale.
Cela dit, pour le Semeur – chanson toujours d’actualité – auquel on tient beaucoup par ici (question de racines européennes et rationalistes), il serait extrêmement bienvenu d’en donner une version italienne (une polonaise aussi…) et je vais t’aider à la confectionner en posant ici un texte martyr de la version de Georges Garnir (l’originale ; celle placée par nos soins dans les CCG ), qu’il te faudra sans doute corriger.
J’ai mille excuses à faire des erreurs ou à émettre des impropriétés, l’italien n’est pas la langue que je maîtrise le mieux.
Cela dit, je viens de trouver une version chantée de ce Semeur et j’en communique l’adresse.

Je rappelle cependant qu’il y manque la vraie fin de cette chanson qui est un vibrant « À bas... (continua)
Arditi seminatori del sogno,
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 21/10/2016 - 14:45
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A Hard Rain's A-Gonna Fall

MUSTA SADE ON LANKEAVA
(continua)
inviata da Juha Rämö 21/10/2016 - 14:26
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Combattente

[2016]
Title track dell’ultimo album della Mannoia, di prossima uscita.
Scritta da Alfredo Rapetti Mogol, in arte Cheope (nato nel 1961 dal paroliere Giulio Mogol e dalla sua prima moglie Serenella), e Federica Abbate (1991-), autrice di diversi recenti successi del pop nostrano.

Propongo questa canzone come Extra, ma forse meriterebbe di essere considerata una CCG DOCG già solo guardando la copertina dell’album, con il carro armato di grammofono al posto del cannone… La Mannoia è poi davvero un’artista “combattente”, con già una dozzina di canzoni all’attivo su questo sito… E davvero il tema della lotta permanente per ciò che è giusto, in primis per la giustizia e la pace, è un tema universale.
Forse è vero, mi sono un po’ addolcita
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 21/10/2016 - 08:22

Like the Miller Grinds the Wheat

(1968)
Apparsa su 45 giri nel 1968 e pubblicata su Broadside Magazine #90 dell'aprile 1968

Come il mugnaio che macina la farina, la macchina della guerra ti stritolerà e farà di te un cadavere... o un assassino.
We don't touch that machine
(continua)
20/10/2016 - 22:35
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Canzone del cavallo bendato

Chanson italienne – Canzone del cavallo bendato – Dario Fo – 1972



Ah, Lucien l’âne mon ami, voici une bien pénible histoire et même sans doute, plus pénible encore pour toi qui es aussi un ongulé. On avait déjà eu l’histoire du cheval pendu et celle du cheval de corbillard et celle du petit cheval, dont tu souviens certainement. Celle-ci est celle du cheval de monte lequel est forcément un étalon, mais certainement pas un de ces fiers étalons qui hantent les rêves des juments et de certaines jeunes cavalières. Il eût pu le devenir, s’il n’y avait les propriétaires de chevaux, les « maîtres » qui vont le réduire en esclavage et dans son cas, en esclavage sexuel ; le but est de recueillir sa semence pour la vendre aux éleveurs, eux-mêmes propriétaires de juments, qu’ils exploitent pareillement à des fins reproductrices. Il y a derrière tout ça un commerce ignoble, qui est dénoncé par la... (continua)
CHANSON DE L’ÉTALON EXPLOITÉ
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 20/10/2016 - 21:58
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What if They Gave a War and No One Came?

dall'album "Watch Me".
Testo e musica di Jonna Gault
Testo publicato in Broadside Magazine #89 Febbraio/Marzo 1968

Canzone che riprende lo slogan pacifista mutuato da un passo di “The People, Yes”, poema scritto da Carl Sandburg nel 1936. Vedi anche Zor And Zam dei Monkees.
What if they gave a war and no one came?
(continua)
20/10/2016 - 21:28
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Narrazione

Album: "Lunga attesa" (2016)

Nel mito e, più in generale, in tutto ciò che le favole tramandano, risiede qualcosa di emotivamente più importante e in grado di segnarci nel profondo. Per contrasto, quindi, se da una parte c’è la narrazione, dall’altra c’è tutto ciò che ci viene trasmesso dalla realtà che ci circonda. Mi è venuto facile pensare alla realtà che ci disintegra e che ci rende persone impermeabili all’emotività e alle problematiche contingenti.

(Cristiano Godano - intervista)

*

“Credo la poesia nasca dall’intuizione più che dall’analisi. Quel giorno ne ho avuta una abbastanza folgorante e per fortuna invece di pensare che un giorno più in là ne avrei potuto parlare (smarrendo così l’impatto “a caldo” dell’ispirazione), sono riuscito a trattenerla e a trasformarla subito in canzone. Siamo bombardati da brutture, costantemente, dai media ma anche da Internet: chiunque voglia... (continua)
Quanto è importante la narrazione
(continua)
20/10/2016 - 21:06

Who Killed Vietnam?

Norman A. Ross
(1968)

Pubblicato su Broadside #88 Jan 1968

L'autore di questi versi propone di cantarli su un semplice motivo improvvisato (nel Broadside viene riportato lo spartito) ad lib. per le parole di questa canzone (altrimenti, scrive, potete usate una vostra musica originale).

Strofa per strofa la canzone elenca i colpevoli dell'escalation in Vietnam: dal soldato diciottenne al presidente Johnson, passando per il segretario alla difesa Robert McNamara, il segretario di stato Dean Rusk e la maggioranza silenziosa degli americani indifferenti alla guerra finché non li tocca da vicino.
Who killed Vietnam? No not I, said Uncle Sam.
(continua)
20/10/2016 - 19:21
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Jivit Rongkroh Proh Songkream (My Life as a Victim of War)

Thuch Savanj
2016
They Will Kill You, If You Cry
by Khmer Rouge Survivors

Thuch Savanj è un musicista appena cinquantenne, sfigurato, campeggia sulla copertina di questo album. Al momento non sono reperibili i testi in lingua originale. ma è comunque un documento importante da inserire tra le CCG.

Nell’immaginario occidentale la Cambogia occupa un posto speciale, poiché è difficile non pensare alla drammatica storia contemporanea del Paese della Penisola indocinese, che ha subito, pagandone le conseguenze, tre milioni di tonnellate di bombe americane negli anni Settanta, di cui tanti nel ‘nostro’ mondo si sono dimenticati, ed è stato sconvolto dal genocidio di circa due milioni di persone perpetrato dal regime dei khmer rossi (1975-1979). Parliamo di eliminazione fisica di chiunque, in qualche modo, fosse associabile alla precedente monarchia, alla religione, alla cultura tradizionale, all’occidentalizzazione... (continua)
As a child I was happy,
(continua)
inviata da dq82 20/10/2016 - 17:18
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A Hard Rain's A-Gonna Fall

Versione ebraica di Aviv Geffen dall'album Yomam Masa (2000)
גשם כבד עומד ליפול
(continua)
inviata da dq82 20/10/2016 - 13:26

Pin nel sentiero dei nidi di ragno

(N.Pisu/N.Pisu)
dall'album "Canzoni da solo" (2016)

Liberamente tratta da “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino (Einaudi, 1947)

Vedi anche Il Sentiero
Per arrivare in fondo al vicolo
(continua)
inviata da Nicola Pisu 20/10/2016 - 12:06
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The Spirit of 1776

2014
Una sorta di inno suffragista, questa volta riferito al movimento suffragista americano.
And the women united to free every man
(continua)
inviata da dq82 20/10/2016 - 10:39
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The March of the Women (Shoulder to Shoulder)

1911
"The March of the Women" (Shoulder to shoulder) fu composta da Dame Ethel Smyth nel 1910 su testo di Cicely Hamilton.

La canzone fu cantata la prima volta il 23 marzo 1911 ad una raccolta fondi all'Albert Hall a Londra, e divenne presto l'inno del movimento suffragista. Nel 1912 venne cantata nella prigione di Holloway a Londra dove erano imprigionate più di 100 suffragette comprese Mrs. Pankhurst ed Ethel Smyth, per aver distrutto, in un attacco simultaneo e coordinato in più parti di Londra, le finestre degli oppositori al suffragio femminile.
Shout, shout, up with your song!
(continua)
inviata da dq82 20/10/2016 - 10:17

Saigon Bar-Girl

(1967)
Parole e musica di Gail Dorsey & Emily Gould
Pubblicata su Broadside #87

Una ragazza vietnamita costretta a servire al bar i soldati USA e forse anche a prostituirsi.
I'm a Saigon Bar-Girl
(continua)
19/10/2016 - 23:37

Tamburino del reggimento

Una bellissima canzone, sostanzialmente atemporale. La presenza di una vivandiera fa pensare alle guerre dell'800 (già nella prima guerra mondiale non esistevano più le vivandiere, se non nell'esercito francese).
Emanuele 19/10/2016 - 21:53

Della moderna scuola il prence

La canzone fu scritta da Sacrovir Carlo Gagne intorno al 1919, dieci anni dopo l'assassinio di Francisco Ferrer.
L'autore prese in prestito la melodia di un inno composto in memoria di un generale, tal Arimondi, un colonialista massacratore che nel 1896 era finito massacrato a sua volta nel corso della battaglia di Adua. Al generale Arimondi fu assegnata la medaglia d'oro al valor militare alla memoria, ma la pesante sconfitta ad Adua fu anche causa sua, che era un arrogante ed insubordinato e per via della rivalità col suo comandante Baratieri (più posato, esperto e prudente) mise a repentaglio l'intera strategia della battaglia.

Informazioni da "Le ciminiere non fanno più fumo" citato in premessa e da it.wikipedia (dove purtroppo la descrizione della battaglia di Adua sembra scritta con la retorica patriottarda dell'epoca, o di epoca fascista: "I soldati di Arimondi, arroccati sul Monte... (continua)
Bernart Bartleby 19/10/2016 - 16:00
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It Ain't Me Babe

BAMBINA NON SONO IO
(continua)
inviata da Dq82 19/10/2016 - 15:49
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Masters Of War

POLACCO / POLISH [2]- Martyna Jakubowicz - Michał Kłobukowski

Versione polacca dall'album Tylko Dylan (2005)
Specjaliści od wojny
(continua)
inviata da Dq82 19/10/2016 - 13:19

Senti madre il lamento di un figlio

anonimo
[1911]
Un breve canto riferito nel 1960 dall’informatore Piero Dosio, torinese, classe 1893, e contenuto in “Le ciminiere non fanno più fumo - Canti e memorie degli operai torinesi”, a cura di Emilio Jona, Sergio Liberovici, Franco Castelli, Alberto Lovatto, Donzelli 2008.

Il canto si riferisce ad una delle tante misere avventure dell’Italia colonialista, quella del 1911, quando il governo Giolitti diede il via all’aggressione della Libia. Quell’ennesima “passeggiata militare” si concluse più di 30 anni dopo e nel totale fracasso. Si pensi che solo in quell’anno di guerra, tra il 1911 ed il 1912, le truppe d’invasione (che giunsero a controllare una porzione esigua di territorio, perennemente imboscate dalla guerriglia) persero oltre 4.000 uomini, mentre 5.000 restarono feriti e/o mutilati.

Il modulo testuale e melodico di questo brano è lo stesso di Addio padre e madre addio, un canto... (continua)
Senti madre il lamento di un figlio
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 19/10/2016 - 13:11
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Hijos del pueblo

La versione torinese nella lezione dell’informatore Gaetano Dassetto, classe 1906, torinese di Borgo San Paolo, falegname ed operaio, socialista, antifascista, partigiano nelle SAP (Squadre di Azione Patriottica) con il nome di battaglia di “Germinale”, delegato sindacale nella FIOM CGIL.
Da “Le ciminiere non fanno più fumo - Canti e memorie degli operai torinesi”, a cura di Emilio Jona, Sergio Liberovici, Franco Castelli, Alberto Lovatto, Donzelli 2008.

Dassetto così commentava l’esecuzione del canto:

“Viena dalla Spagna. L’ho imparata nel nostro Circolo, a Borgo San paolo, nel ’20. Era una canzone rivoluzionaria spagnola, la sapevo tutta. E quando la cantavamo in giro, se la sentiva la polizia, suonava subito, eh, e ci saltavano subito addosso.
Mi ricordo una volta, eravamo lì dove adesso è via Di Nanni, era di sera, eravamo ‘na bèla partìa (una bella compagnia), ragazzi e ragazze,... (continua)
Bernart Bartleby 19/10/2016 - 09:17
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Me ritourn

[Torino, 25 dicembre 1846]
Parole e musica di Angelo Brofferio
Nella raccolta “Nuove canzoni piemontesi”, pubblicata per la prima volta nel 1855 e poi in molte edizioni successive.
Interpretata da Gipo Farassino nell’album “Guarda che bianca lun-a. Gipo Canta Brofferio” pubblicato nel 1974.

Angelo Brofferio (1802-1866), originario di Asti, è stato poeta ed esponente politico della sinistra nel Parlamento subalpino. Fu anticonformista, antimonarchico e anticlericale e, fra i vari anti-, si oppose pure al coinvolgimento nelle guerra di Crimea.
Nel 1831 Brofferio fu arrestato e incarcerato per via della sua adesione alla carboneria e alla società segreta massonica dei Franchi Muratori. Quindici anni dopo venne nuovamente imprigionato per “sospetta cospirazione”. Erano gli anni in cui cominciava a sbocciare la Primavera dei Popoli, esplosa poi con fragore nel 1848.
Bondì, care muraje,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 19/10/2016 - 08:40
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Arrantzale maitagarri

La versione in euskara e corsu di L'Arcusgi

[1987]
J. Dassance - E. Labeguerie - L.Franceschi
Album: L'Arcusgi di Pasquale


L'Arcusgi

Jean-Pierre Bonci
Jean-Christophe Bastiani
Louis Franceschi
Pierre Bracci
Anthony Battesti
Nicolas Giustiniani
Guillaume Savelli
Jean-Marc Camurati
Laurent Ducatillon
Mathieu Camurati
Jean-Paul Peretti
"Pilou" Barque



U PISCADORE (ARRANTZALE MAÏTAGARRI)
(continua)
inviata da Riccardo Venturi 19/10/2016 - 02:16
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Il general Cadorna

anonimo
Mia nonna (1923) cantava così il refrain :bim bim bom questa guerra che vo mo? Cioè questa guerra che vuole ora?dialetto di Sant'Elia a pianisi Campobasso
Antonella Angiolillo 18/10/2016 - 22:59
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Canzone d'Albania

Scopro leggendo l'imponente volume di Jona, Liberovici, Castelli, Lovatto intitolato "Le ciminiere non fanno più fumo. Canti e memorie degli operai torinesi" (Donzelli 2008) che c'è ancora parecchio da dire su questa canzone...

Raffaele Offidani / Spartacus Picenus ne scrisse due versioni. La prima – quella accolta su questa pagina - risale al 1920 quando, dopo la sanguinosa campagna d'Albania nel corso della Grande Guerra, il Regno d'Italia cercò di instaurare nel paese un protettorato, contro il principio dell'autodeterminazione dei popoli sancito dagli accordi di Londra, sottoscritti dall'Italia. Quando si seppe di un accordo segreto tra Italia e Grecia per sostenere i reciproci appettiti territoriali, a Valona scoppiò una violenta insurrezione anti-italiana. Il governo Giolitti decise di mandare altri contingenti militari per sedare la ribellione ma la gente, stanca di guerra, iniziò... (continua)
Bernart Bartleby 18/10/2016 - 22:33




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