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Lingua Siciliano

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Tuareg

[1996]
Album : Tuareg
Fora diseittu, rintra tanti ciuri
(continua)
inviata da Dq82 1/10/2019 - 15:41
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Sabra and Shatila

Virsioni siciliana / Versione siciliana / نسخة صقلية / Sicilian version / Version sicilienne / גרסה סיציליאנית / Sisiliankielinen versio:
Riccardo Gullotta / ريكاردو جولوتا / ריקרדו גולוטה
SABRA E SCIATILA
(continua)
inviata da Riccardo Gullotta 14/9/2019 - 15:57
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L'Arvulu Rossu

2019
Cummedia

Nel 1939, a Catania, il questore Molina ingaggia la sua personale guerra contro la pederastia. Ossessionato dai iarrusi (gli omosessuali) li perseguiterà in ogni modo fino alla deportazione alle isole Tremiti. Molti di loro sono ragazzini che, in ossequio alla difesa della mascolinità italica, vengono sottoposti a ispezioni anali, prelievi di sangue, oltraggi corporali di ogni tipo per accertare dove nasce e come si contagia la differenza. Continuiamo ad essere figli dell’infamia.

La canzone è stata ispirata da La città e l'isola, bellissimo e amaro libro scritto sul caso da Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio.

Dalla relazione del Questore Molina si legge

“La piaga della pederastia in questo capoluogo tende ad aggravarsi e generalizzarsi perché giovani finora insospettati, ora risultano presi da tale forma di degenerazione sessuale. Questo dilagare di degenerazione... (continua)
Taliala sta città ca pari tuttu mari
(continua)
9/9/2019 - 12:49
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علَى هَذِهِ الأَرْض

Virsioni siciliana / نسخة صقلية / Versione siciliana / Sicilian version / Version sicilienne / גרסה סיציליאנית / Sisiliankielinen versio:
ريكاردو جولوتا / Riccardo Gullotta / ריקרדו גולוטה
NTE STA TERRA
(continua)
inviata da Riccardo Gullotta 7/9/2019 - 23:43
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Columbus Stockade

CARCIRI DI COLUMMUS
(continua)
inviata da Riccardo Gullotta 22/8/2019 - 08:53
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جواز السفر

Riccardo Gullotta

Non sono un cantastorie, ma non posso non fare “un cuntu” della sofferenza scolpita da Maḥmūd Darwīsh, nell’attesa che uno dei cantastorie che ancora resistono si faccia attraversare dal tema e lo elabori per portarlo nelle piazze e nei villaggi.
PASSAPORTU
(continua)
inviata da Riccardo Gullotta 19/8/2019 - 18:08
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Calatafimi

[1961]
Canzone dalla commedia musicale di Garinei e Giovannini "Rinaldo in campo", con Domenico Modugno, Delia Scala, Paolo Panelli, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
La colonna sonora fu interamente composta dallo stesso Modugno
Testo trovato su LyricWiki

Il brano si riferisce alla battaglia di Calatafimi (oggi Calatafimi Segesta, in provincia di Trapani), combattuta il il 15 maggio 1860 tra truppe borboniche e garibaldini. Questi ultimi costrinsero i borbonici ad una ritirata disordinata, nel corso della quale i soldati provarono a saccheggiare la cittadina di Partinico, incendiando case e infierendo sui civili, ma gli abitanti opposero resistenza, catturando ed trucidando orrendamente alcune decine di militari.
Il senso dell'orrore di quella guerra - che fu non solo guerra d'invasione ma anche fratricida - traspare chiaramente dal testo di questa canzone.
A vint'anni
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 7/8/2019 - 10:48
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Mattanza

Dall'album Viaggio (2015).
Pi’ secula jittammu la tunnara
(continua)
inviata da Andrea 4/8/2019 - 19:48
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Vitti na crozza

Successive
da me composte Padre Salvatore Nicoletti Biancavilla
Ora ca s’affaciunu i duluri
(continua)
inviata da Padre Salvatore Nicoletti Biancavilla 6/7/2019 - 17:49

Siemu avviliti 'mmezzu a li disprezzi

anonimo
[1890]
Canto popolare siciliano
Sicilian folksong
Chanson populaire sicilienne
Sisilian kansanlaulu

Testo ripreso dal sito del "Casale di Emma" - Canti: "Sono qui proposte alcune di queste esternazioni, espresse sotto forma di canti, poesie e motti o semplici modi di dire: sono le voci dei picconieri o dei carusi, i più afflitti da una tale forma di lavoro." Dalla pagina si riprendono anche l'iconografia e le note. Si tratta di un "Canto nato intorno al 1890 durante una grave crisi zolfifera". [RV]


Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo gli zolfatari erano, in Italia, tra i lavoratori che mostravano una maggiore propensione a scioperare. Certamente, gli scioperi esprimevano le tensioni che caratterizzavano i loro rapporti di lavoro. Nelle zolfare ogni cosa cospirava perché la vita quotidiana fosse punteggiata da conflitti individuali che scoppiavano tra picconieri e carusi,... (continua)
Siemu avviliti 'mmezzu a li disprezzi,
(continua)
inviata da Riccardo Venturi 26/6/2019 - 08:00
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La regina senza re

(1970)

Testo di Ignazio Buttitta con un'interpolazione di Otello Profazio
Musica di Otello Profazio

Figlia di un modesto mezzadro di Alcamo, tra Palermo e Trapani, Franca Viola si fidanzò ufficialmente all'età di quindici anni, con il consenso dei genitori con Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi e membro di una famiglia benestante. La ragazza era giovane, ma nella Sicilia dell'epoca questa è la norma.

In quel periodo Melodia venne arrestato per furto e associazione mafiosa e ciò indusse il padre di Franca, Bernardo Viola, a rompere il fidanzamento; per queste ragioni, la famiglia Viola fu soggetta ad una serie di violente minacce ed intimidazioni: il loro vigneto venne distrutto, il casolare annesso bruciato e Bernardo Viola addirittura minacciato con una pistola.

Il 26 dicembre del 1965 Melodia insieme a dodici amici organizzò il rapimento della ragazza, che fu violentata... (continua)
Fu rapita da li mafiusi,
(continua)
inviata da Lorenzo Masetti e Riccardo Gullotta 19/4/2019 - 22:59
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The Band Played Waltzing Matilda

Riccardo Gullotta


Di Waltzing Matilda e della traduzione in siciliano

"Unglücklich das Land, das Helden nötig hat” (Bertolt Brecht, Leben des Galilei)
“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi" (Bertolt Brecht, Vita di Galileo)

The band played Waltzing Matilda è un capolavoro per forma e contenuto . E’ una ballata ma si potrebbe considerare una meta-canzone tenuto conto dello spazio che trovano i riferimenti al noto canto australiano. Riferimenti che generano e riflettono vari livelli di contrasto: un contrasto psicologico tra il narratore ed il suo alter ego (la sua Matilda) , un contrasto figurativo (la banda che suona tra i morti), un contrasto spazio-temporale (nella banda che suona per i morti , ché tali appaiono i relitti che marciano). Una voce solista origina una polifonia. Ovvero un significante che presiede a tanti significati, e sin qui nulla di nuovo, ma i significati... (continua)
A BANNA SUNAVA WALTZING MATILDA
(continua)
inviata da Riccardo Gullotta 18/4/2019 - 00:18
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La ballata dei Fratelli Cervi

E’ arduo trovare il testo originale dato che il libro è fuori commercio e sul web i riferimenti sono scarsi e parziali. Ho estratto il testo dal videoclip adottando per alcuni termini la trascrizione fonematica più usata per il siciliano.

"Ballata per i fratelli Cervi" di Ignazio Buttitta (da “La paglia bruciata. Racconti in versi”, 1968)
Interpretata dal Cantastorie Tano Avanzato

L’interpretazione è a 15’ 35’’dall’inizio del videoclip.

La narrazione orale ha avuto un posto di rilievo tra le forme d’arte performative sin dalla notte dei tempi. Basti pensare ad Omero, Esiodo, e a tutta una moltitudine di aedi e rapsodi fioriti ai tempi della Grecia preclassica. Altre esperienze di tradizione orale sono stati i bardi nella cultura celtica, i gawlo/djeli ( in francese “griot”) tuttora presenti nell’Africa sub-sahariana, gli sciamani nelle culture orientali.
Anche nell’impero romano... (continua)
Vi canto la storia dei Fratelli Cervi, dei sette fratelli contadini fucilati dai fascisti a Reggio Emilia il 28 Dicembre del 1943. Il padre è ancora vivo, la madre morì di dolore, ma c’erano quattro vedove e undici figli. Storia vera, ricordatelo.
(continua)
inviata da Riccardo Gullotta 10/4/2019 - 19:04
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Nta sta varca

2015
Duepuntozero

Il difficile viaggio di una barca abbandonata al mare in tempesta ed il punto di vista di un prete colluso, di uno scafista e di tanti migranti: di questo parla la canzone”Nta sta varca”, del giovane collettivo reggae siciliano, gli Shakalab. Le drammatiche scene, a cui purtroppo siamo abituati, che ritraggono tantissimi profughi ammassati come delle bestie nei barconi che veleggiano per il mar Mediterraneo, sono incastonate in un muro di note incalzanti. Speranza e paura. Gli Shakalab scrivono su facebook « A noi piacerebbe scrivere solamente di quanto sia bello il mare e il canale di Sicilia, ma non è così e non lo sarà mai finché anche un solo uomo perderà la vita per attraversarlo nella speranza di una vita migliore.»
per giorni. Può una canzone contemporaneamente avere un valore musicale ed artistico elevato e rilasciare come per eredità un messaggio forte e chiaro?... (continua)
E niatri semu ccà
(continua)
inviata da Dq82 20/1/2019 - 18:39
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Ohè Nico' (Canto dei pescatori di corallo)

anonimo
[+1875]
Canzone popolare siciliana
A folksong from Sicily
Chanson populaire sicilienne
Sisilian kansanlaulu



Mimmo Mòllica: VINNI CU VINNI
"Ethno Folk Italia Gli Anni '70" - The Universal Music Collection, 2010 - 6 × CD, Compilation, Remastered,
0602527475271

Canto dei pescatori di corallo. I pescatori in alto mare virano girando l’argano, cantando in cadenza. Ohè, Nico’, ohè, Nico’, metti corallo rosso nella bascula. E il corallo che affiora dal fondo del mare riempie gli occhi di bellezza, il cuore di speranza e la bilancia di denaro.
Ohè Nico’, canto dei pescatori di corallo, è comune ai marinai del trapanese, in Sicilia, e napoletani. La stessa struttura del canto, così come il lessico, mirabilmente ne risentono.
Tra il 1875 e il 1880, la scoperta di rigogliosi banchi di corallo nel mare di Sciacca e di Trapani attrasse una moltitudine di barche provenienti da Napoli (in... (continua)
Ohè, Nico’, ohè, Nico’
(continua)
inviata da Mimì 25/12/2018 - 11:26

La leva

anonimo


Mimmo Mòllica: VINNI CU VINNI
®1978 Polydor
Distribuzione Phonogram S.p.A.
Produzione Niko Papathanassiou
Edizioni Intersong Italiana



Vulemu a Garibardi / c’un pattu e senza leva, / e s’iddu fa la leva / canciamu la bannera. Vogliamo garibaldi a un patto: senza leva. E se lui farà la leva cambieremo la bandiera.
Giunto il mese di maggio la leva obbligatoria “è vera”. Ancora una volta a pagare il conto sono le classi più umili; i benefici delle lotte vanno ai benestanti ed una più equa distribuzione dei beni demaniali rimane solo una pia illusione.
Nel 1866 a Palermo scoppiano violenti tumulti. I giovani sono costretti a partire per la leva obbligatoria: chi piange e chi grida al tradimento, mentre la banda musicale accompagna la partenza dei picciotti.
“In ogni casa di renitente, seguendo un’usanza dell’Europa prerivoluzionaria, si mette a custodia una guardia cui i familiari del... (continua)
Ora ch’è juntu lu misi di maju
(continua)
inviata da Mimì 24/12/2018 - 22:46
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Vinni cu vinni

anonimo
Il popolo siciliano esulta per l’arrivo di Garibaldi: “Veni ‘Aribaldi e la so cumpagnia, / ch’è chiddu ca l’Italia ha difisu, / cu’ li sô piani e la sô valintia, / lu ‘nfernu l’ha riduttu in paradisu. L’inferno lo ha trasformato in paradiso.
‘Aribardi ha statu lu sustegnu contra la tirannia di li Barbona; [..] lu populu a Franciscu l’havi a sdegnu, / vinnia li so’ vassalli a spacca e pisa. Garibaldi è stato il sostegno contra la tirannia dei Borboni; […] il popolo per Francesco provava sdegno: vendeva i suoi vassalli a 'sventra-e-pesa'.

Vinni cû vinni è un bellissimo esempio di poesia popolare del Risorgimento. Il canto esprime l’entusiasmo del popolo siciliano per l’arrivo del leggendario Garibaldi, atteso come il liberatore.
Nella sestina, qua cantata in due quartine, è espressa l’immagine dell’eroe secondo il sentimento delle masse popolari: un san Michele Arcangelo venuto a liberare... (continua)
Vinni cû vinni e c'è lu triculuri,
(continua)
inviata da Francesca 24/12/2018 - 22:41
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Ccù si vaddò si sabbò

[2016]
Parole e musica di Don Chrisciotte, cantautore "germiliano", tra Germania e Sicilia.
Un brano del 2016 poi incluso nel suo EP "Demo Patia", pubblicato nel 2018

La Sicilia sud-orientale, come altre terre, è stata martoriata, sventrata, stuprata dalla politica degli appalti selvaggi. Dei quartieri senza orizzonti. Dell'industrializzazione forzata e frettolosa che ha assicurato, nel brevissimo periodo, quel "benessere" da boom economico tanto reclamizzato. Un "benessere" fatuo, ricco solo di false e vane speranze. Che ha creato un sistema clientelare e corrotto. E che sopratutto ha cancellato con un colpo di spugna riti e tradizioni, creando la tipica capitalistica miseria culturale.

Megara Iblea, Siracusa. Trentacinque chilometri di costa incontaminata, di mare e di terra fertile, dove gli antichi Greci, per primi, decisero di insediarsi. Megara Iblea. Oggi, contaminata da idrocarburi,... (continua)
Ccù si vaddò si sabbò
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 24/11/2018 - 17:49
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Ritmo rivoluzionario

[2018]

Album:Arrispigghiativi

Luciano Cannia, Salvatore Monelli, Giacomo Sferlazzo
A Niscemi c'è na cosa srana ca ciavemu n'casa sta basi americana
(continua)
inviata da adriana 10/11/2018 - 09:34

Arrispigghiativi

[2018]

Album:Arrispigghiativi
Arrispigghiativi ! Arrispigghiativi ! Arrispigghiativi !
(continua)
inviata da adriana 10/11/2018 - 09:20
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LamPoesia

[2018]

Album:Arrispigghiativi
La scuma di lu mari mi vagna e n'di li seculi mi scuagghia
(continua)
inviata da adriana 10/11/2018 - 08:59
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Malaerba

[2012]
Scritta da Mario Incudine, Mario Saroglia e Giuseppe “Pippo” Rinaldi (Kaballà).
Nell'album "Italia talìa"
Oggi è tempu di miraculi
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 8/11/2018 - 20:43
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Fiat voluntas FIAT

[2012]
Scritta da Mario Incudine, Mario Saroglia e Giuseppe “Pippo” Rinaldi (Kaballà).
Nell'album "Italia talìa"
Avanti populu senza riscossa
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 8/11/2018 - 20:31
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Escusè muà pur mon franzè

[2012]
Scritta da Mario Incudine e Mario Saroglia.
Nell'album "Italia talìa"

Canzone d'amore ad una donna belga, che un minatore siciliano ha abbandonata per far ritorno a casa sua, inseguito dai fantasmi dei suoi compagni morti nelle viscere di Marcinelle, e lui unico sopravvissuto...
Ma sher Luise
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 8/11/2018 - 20:16
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La morte e l'emigranti

Dall'album "Semu tutti emigranti", 2015.

Interamente dedicato al tema dell'immigrazione, come un'unica grande cantata. E che per esteso ha diritto di cittadinanza in questo sito.
Il ricorso al dialetto, oltre a essere costitutivo del gruppo, sottolinea il legame a filo doppio tra l'Africa, l'Oriente e la Sicilia; non solo perché la Sicilia non esisterebbe senza l'Oriente e l'Africa, ma anche perché, del dramma oggi epocale dell'immigrazione, meridionali ed emigranti d'ogni dove sono fratelli di lacrime.

Un album che meriterebbe i più importanti riconoscimenti.
Che invece si conosce poco, come lo straordinario complesso, nato nel 1975 e meravigliosamente ancora attivo, della Taberna Mylaensis.
"Supra a stu barcuni i lignu vecchiu,
(continua)
inviata da Salvo Lo Galbo 21/10/2018 - 08:27
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Capitano (fangu, rifardu e Ganu senza onuri)

(2018)


Questa non è una canzone, è un'invettiva alla catanese, schitta e amara, senza mezzi termini, perché con quelli che si vogliono prendere il Paese i mezzi termini non servono a niente.

Grazie a Riccardo Gullotta per la trascrizione e le note linguistiche

«Fango, rifardo e gano senza onore. Te lo voglio dire in modo schietto». Non usa allusioni né tanto meno giri di parole il cantautore catanese Cesare Basile che ha scritto una canzone dedicata al ministro degli Interni Matteo Salvini e che da ieri è possibile trovare su Youtube.

Le parole, la musica e anche la faccia dell'attrice nel video sono cariche di pathos e di serietà, sì, perché non c'è più niente da ridere adesso, è arrivato il momento di schierarsi: con o contro Salvini. E lo fa senza mezzi termini Basile.

"Capitano" si intitola, già perché il popolo dei seguaci del leader del carroccio lo chiama così sui social.

«Schitta... (continua)
Fangu, rifardu [1]
(continua)
2/10/2018 - 23:02
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Sta terra nun fa pi mia

[1928]
Parole e musica di Rosina Gioiosa Trubia, voce soprano, cantante ed autrice emigrata negli USA dalla Sicilia.
Con accompagnamento d’orchestra.
Questa sua canzone – solo 3 in tutto quelle sue note – fu pubblicata dall’americana Brunswick Records, negli USA, in Canada, Argentina e Italia.
Trovo il brano in “Cartoline dal Little Italy vol. 2”, raccolta del Fonografo Italiano, Serie IV, Vol. 2, pubblicata dalla Fonit Cetra nel 1978, curata da Ugo Gregoretti
Testo trovato su sito del Musée canadien de l’histoire
Cu dici ca l’America
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 6/6/2018 - 15:39

Li culura da bannera

Scritta in occasione della ricorrenza del 1° Maggio 2018.
In particolare per ricordare la strage di Portella delle ginestre del 1947.
Primu maggiu a Purtedda
(continua)
inviata da Alfredo Corsaro 5/5/2018 - 00:22
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Si chista è Pasqua

Scritta la domenica delle palme del 2018 sulla guerra settennale in Siria
25 marzu duminica de’ parmi
(continua)
inviata da Alfredo Corsaro 4/5/2018 - 09:57
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Risposta di un cantastorie alle infamie di Trump

[2018]

Versi e musica di Mauro Geraci

Risposta al raffinato e politicamente corretto pensiero di Trump
che ha definito "shithole countries", "paesi di cesso",
quelli poverissimi, "orientali", diversi, spesso vittime dell'imperialismo americano,
da cui provengono migliaia e migliaia di profughi al mondo!
Non spreco parole per tale personaggio. Solo una risposta indignata
Un cessu tu ci si' e cu ti misi
(continua)
inviata da adriana 22/4/2018 - 12:16
Percorsi: Donald Trump
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Mari nostru

Testo di Francesco Giuffrida
Musica di Giada Salerno

Interpretata nel 2018 dai Domo Emigrantes in Aquai

Di questa canzone la primissima incisione è quella di una compilation pubblicata per il ventesimo del Premio Giovanna Daffini e uscita nel 2016. Si ispira a un fatto vero accaduto a dei pescatori di Mazzara del Vallo nel lontano 2004.

Mazzara del Vallo, 7/8/2004.

Terzo colloquio: terzo peschereccio scelto a caso. Sempre con lo stesso meccanismo siamo arrivati alla violenta e disumana domanda. Questa volta più che il solito racconto abbiamo notato i sentimenti che trasparivano dalle parole del nostro marinaio:

“Sì, è capitato l’anno scorso di ‘prendere’ un ragazzo nordafricano di 20 anni circa, rimasto impigliato nelle reti; si vedeva che era morto da poco perché usciva sangue dal naso".

Come vi siete comportati e come si e’ sentito l’equipaggio in quel momento?

"Con tutto l’equipaggio... (continua)
E vinni ddu mumentu dâ jurnata
(continua)
inviata da Dq82 15/3/2018 - 09:51

Il 24 maggio

Una strofa parodistica della celebre patriottica "Canzone del Piave", composta nel 1918 da E. A. Mario.

Il poeta di strada Peppe Schiera, "anarchico e antifascista senza saperlo", avrebbe voluto declamarla il 10 giugno 1940 durante una festa patronale, con l'intento di sbeffeggiare Mussolini che si dice volesse portare l'Italia in guerra. Ma fu proprio quel giorno che giunse la vociaccia del Dvce che dichiarava guerra a Gran Bretagna e Francia, il famigerato discorso de "L'ora delle decisioni irrevocabili" e del "Vincere! E vinceremo!". Così le autorità disposero che la festa non si sarebbe tenuta e tutte le luminarie rimasero spente. E il povero Peppe Schiera, che sperava di poter tirare su qualche soldo, maledisse le camicie nere, il podestà, il prefetto e Mussolini e se ne tornò a casa.

Ho tratto testo e racconto dal bel libro "Peppe e Margherita – Storia di un poeta ed artista di strada" di Roberto Ardizzone, scrittore palermitano e cultore della poesia dialettale siciliana.
L’Esercito manciava scorci i favi e tinnirumi (1)
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 4/3/2018 - 16:53
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Cantu d’a curuna

Canto tradizionale siciliano, chissà quanto antico, che trovo nell'interpretazione di Etta Scollo in "Canta Ro’ in Trio", un suo disco del 2006 in omaggio alla Rosa Balistreri che, con il titolo "A curuna", lo incise nel disco "Amore tu lo sai la vita è amara" del 1972.

Per il percorso Canzoni d'Amore Contro la Guerra (e Contro il Potere)...
Arsira lu me beddu vinni fora
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 5/2/2018 - 22:28
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E vui durmiti ancora

(1910)

...E vui durmiti ancora! è una poesia siciliana scritta da Giovanni Formisano nel 1910 e musicata da Gaetano Emanuel Calì. La prima incisione del brano musicale (detto mattutina, che così si distingue dalla notturna, la serenata serale) è del 1927. Portata al successo da Tecla Scarano

Un altro fatto legato al brano ricorda come sul fronte della Carnia, durante la Prima guerra mondiale, in un momento di pausa un giovane soldato siciliano prese la sua chitarra e, al chiar di luna, intonò la canzone. Il silenzio che aleggiava dava voce solo alle note della mattutina. Al termine dell'esecuzione si sentirono improvvisamente le urla di apprezzamento degli austriaci, avversari sul campo, ma compagni emotivamente: non arrivavano a capirne il senso, ma rimasero incantati dalla bellezza della musica. Come a dire che la musica supera le barriere, anche in guerra.
(Aurelio Corona, L'anima e... (continua)
Lu suli è già spuntatu di lu mari
(continua)
inviata da Dq82 26/1/2018 - 19:23
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Soldatino

[2016]

Tratto dall'album: NEMO PROFETA
Testo e musica di Salvatore Nocera

SOLDATINO. La follia della guerra, in questo brano, è trattata con estrema semplicità intellettuale ed emotiva. Rievocando uno schema di canti fanciulleschi molto ricorrente nella tradizione popolare, ironicamente è affrontato un tema tanto scabroso e delicato. Uno solo fa la guerra mentre migliaia di sacrifici umani costellano uno scenario sempre più tragicamente attuale.
Unu che è lu re,
(continua)
inviata da Pupi di Surfaro 11/8/2017 - 09:05
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Quannu diu fici a tia...

Testo e musica di Salvatore Nocera

Questo brano nasce come uno studio ed un omaggio all’opera di Bernardino Giuliana (fu poeta della nostra terra): Mi piaci ‘a libertà. Gli uomini come le bestie. Peggio delle bestie. Un quadro a tinte forti di un’umanità bestiale. “Ognunu armali cu’ la propria razza, artari di crita, banneri di pezza...”. Schiavi delle ideologie e dei vizi… “In nome di dio si scanna e s’ammazza…”. Un inno inverso alla bestialità. Schiavi della grettezza e la rassegnazione. “L’ignoranza ammazza ‘a libertà”.
Quannu Diu fici a tia
(continua)
inviata da Pupi di Surfaro 11/8/2017 - 08:18

Fatti di terra

2017
Fatti di terra

Testo e musica di Pippo Barrile


Giana Guaiana & Pippo Barrile – Fatti Di Terra (Autoprodotto, 2017)

“Fatti di Terra” è questo il titolo del disco nato dal sodalizio artistico e sentimentale tra la cantautrice Giana Guaiana e lo storico frontman dei Konsertu Pippo Barrile i quali, dopo l’incontro tra le loro voci avvenuto nel 2012, hanno intrapreso un percorso di ricerca comune volto a vivificare la tradizione musicale siciliana, attraverso la composizione di brani inediti. Complice la scelta di vivere in campagna a contatto con la natura, e il desiderio di condividere ispirazioni e suggestioni, i due artisti siciliani hanno trovato il proprio comun denominatore nei rispettivi back ground artistici e ciò li ha condotti in modo quasi naturale alla realizzazione dei dieci brani che compongono l’album. Inciso con la collaborazione del polistrumentista ed arrangiatore... (continua)
Semu fatti di terra, di acqua, di ventu e di suli 
(continua)
inviata da Dq82 11/7/2017 - 16:35
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Ogni Jornu

2017
Fatti di terra

Testo e musica di Giana Guaiama



Giana Guaiana & Pippo Barrile – Fatti Di Terra (Autoprodotto, 2017)

“Fatti di Terra” è questo il titolo del disco nato dal sodalizio artistico e sentimentale tra la cantautrice Giana Guaiana e lo storico frontman dei Konsertu Pippo Barrile i quali, dopo l’incontro tra le loro voci avvenuto nel 2012, hanno intrapreso un percorso di ricerca comune volto a vivificare la tradizione musicale siciliana, attraverso la composizione di brani inediti. Complice la scelta di vivere in campagna a contatto con la natura, e il desiderio di condividere ispirazioni e suggestioni, i due artisti siciliani hanno trovato il proprio comun denominatore nei rispettivi back ground artistici e ciò li ha condotti in modo quasi naturale alla realizzazione dei dieci brani che compongono l’album. Inciso con la collaborazione del polistrumentista ed arrangiatore... (continua)
Ogni jornu è un gran turmentu, 
(continua)
inviata da Dq82 11/7/2017 - 16:29
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Cesare Basile: Cincu pammi

[2017]
Cesare Basile
Album: U fujutu su nesci chi fa?

Cincu Pammi, cinque palmi.
Tanto misura il bastone siciliano, scelto con cura fra le piante selvatiche dell’isola, in particolari periodi dell’anno, indurito e modellato con il fuoco.
Il maestro Alfio Di Bella danza e fa volteggiare il bastone, disegna mulinelli nell’aria ed esplode in affondi diretti e potenti. I suoi movimenti sembrano racchiudere l’essenza di queste terre, un’elegante e armoniosa compostezza contrapposta al caos e all’imprevedibilità della sorte.
Sono i movimenti della “paranza rutata”, antica tecnica di combattimento vernacolare, nata nel mondo agro-pastorale del 1300 e sopravvissuta a una lunga clandestinità.
Sono anche i movimenti di una vita, il continuo tendere a una perfezione impossibile, passo dopo passo, nell’attesa del momento opportuno.

A scola è longa quantu è longu u vastuni
Cu cogghi u fruttu prima do so tempu cogghi amarizza
Camina comu na tartaruga
Sauta comu na buffa
Fonte
Mi fici 'n lignu
(continua)
inviata da adriana 7/3/2017 - 08:30
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Lijatura

[2017]

Album: U fujutu su nesci chi fa?

Della sua nuova fatica discografica, Basile scrive:
 
"Questa è la storia della Dannata, la città in cui per sortilegio gli offesi sono grati a chi li offende. La storia della tromba d'aria che viene a distruggerla, la storia che si racconta quando una donna si fa scuro e tempesta per giustizia o per vendetta. La vigilia, la sorte improvvisa, i passi di un bastone che ruota nella quiete, il gioco dell'oca della rivolta, il fuoco della sconfitto deriso e beffato financo dal demonio. È storia narrata agli angoli delle piazze della voce consumata di un vecchio cuntista. Ed è la paura, il nostro insoddisfatto bisogno di consolazione".
Ci vinni na bella pinsata
(continua)
inviata da adriana 7/3/2017 - 08:01
Video!

Giuliano

2011
Mi porteranno via



Salvatore Giuliano, uomo dai contorni misteriosi, accusato di brigantaggio, Colonnello dell'E.V.I.S. [Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia] la sua vita, come la sua morte, sono legate a quella che molti considerano la prima strage di stato [Portella della Ginestra -1 maggio 1947].

Giuliano, quasi involontariamente, sembra sia un personaggio chiave in quella che potrebbe essere una ricerca di identità. L'identità di un Paese.
Le radici di un'intera nazione sana non dovrebbero fondarsi su una mistificazione dei fatti, soprattutto se essi sono legati a filo doppio alla sua costituzione, perchè ciò comporterebbe il grosso rischio di una identità dissociata, al limite della schizofrenia. Un'esigenza forse tutta da chiarire, questa sulla nostra identità di stato, mai appagata e quanto mai attuale: proprio in questi giorni si riesuma il cadavere di... (continua)
Attento un ti firari, ca l'amico ti pò trariri!
(continua)
inviata da dq82 24/2/2017 - 15:52
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Cavaddu cecu de la minera

1954
45 giri: Cavaddu cecu de la minera/Ventu de sciroccu

È una canzone che parla di un cavallo, appunto si intitola ‟Cavallo cieco della miniera”. La storia è questa, la storia riguarda i cavalli che lavoravano anticamente nelle miniere in Sicilia, nelle miniere di zolfo, perché, in quei tempi, tiravano i carrelli i cavalli. Oggi è diverso, ci sono altri mezzi. E siccome stavano molto tempo sotto le miniere, i cavalli diventavano ciechi. E in Sicilia, anticamente, c’era questa festa tragica, che si chiamava appunto ‟La Pasqua dei cavalli”, ed era il padrone stesso del cavallo che lo portava su, al sole, e con un gesto tragico e pietoso lo eliminava.
wikipedia
«A Peppì, iuh, come si stanco, Peppì, iih-ah, beddo, auh.»
(continua)
inviata da dq82 4/2/2017 - 16:50
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Paolo e Giovanni

2011
Testa a testa
Sciauru d'alloru
(continua)
inviata da dq82 8/1/2017 - 16:16
Percorsi: Mafia e mafie
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Disiu di tìa

2003
Cantu

2016
Francesco Benozzo/Fabio Bonvicini/Fratelli Mancuso – Un requiem laico (Arci Reggio Emilia/Fondazione Ex Campo di Fossoli 2016)

L’estratto di una lettera (datata giugno 1944) tratta dal carteggio tra Giangio Banfi, rinchiuso a Fossoli, morto poi a Mathausen, e la moglie Julia Bertolotti.*
Oi mi liggiu ’na poesia
(continua)
inviata da Dq82 7/12/2016 - 10:24

A’ senzu sulu

[2015]
Album : Kyma
E cu sta’ peddi comu scorza di na’ nuci
(continua)
11/7/2016 - 12:13
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Chi dici Nicò

[2015]
Album : Sale

“Chi dici Nicò” si apre con un estratto dal film “Bronte” di Florestano Vancini, testimonianza di un Risorgimento tradito nell’eccidio perpetrato da Nino Bixio e dai garibaldini a Bronte (CT). Nella pellicola Ivo Garrani dà voce al discorso che l’avvocato Nicolò Lombardo pronunciò prima di essere giustiziato con Nunzio Frajunco, lo scemo del paese; il cunto di Muratori ricostruisce questo eccidio dimenticato del 1860 a protezione degli accordi con gli inglesi.

blogfoolk
Solo poche parole, signor Presidente, per non togliere altro tempo alla commissione.
(continua)
inviata da dq82 1/7/2016 - 14:35
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Pani e rispettu a li travagghiaturi

[1962?]
Versi di Salvatore Bella, detto Turi (1911-1989), poeta siciliano originario di Ficarella, frazione del comune catanese di Mascali.
Musica di Orazio Strano (1904-1981), originario di Riposto, in provincia di Catania, considerato il padre dei cantastorie siciliani. Per cantare le sue storie, tutte immancabilmente illustrate, girava tutta la Sicilia benchè fosse paralitico e ridotto su una carrozzella.

Testo trovato su Cultura siciliana, il sito curato da Nicolò La Perna.

Una lunga cantata contro i ricchi, anzi, agli arricchiti sul sudore e sul sangue dei lavoratori. “Ma oggi è finita la vita di una volta, che il lavoratore era stupido, ora vogliamo pane e rispetto per i lavoratori, e teniamo tutto scritto e niente ci scappa dalle mani; il mondo gira come una ruota e noi ci svegliamo sempre di più, e se qualcuno dorme ancora, con le sue canzoni lo risveglia Strano”...
Travagghiaturi se m'ascutati na storia vi vogghiu raccuntari
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 28/5/2016 - 21:52
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La straggi di lu pani

[1998]
Una ballata composta da Serena Lao, cantautrice, poetessa, attrice e scrittrice siciliana, originaria del rione Ballarò di Palermo.
Nella sua raccolta di poesie e ballate intitolata “Cantu la libbertà ca m'apparteni”, edita nel 2014 dall’ISSPE - Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici.
Testo trovato sul blog Il Sigillo

In questa ballata, commissionatale nel 1998 dall’amministrazione palermitana, Serena Lao rievoca la “rivolta del pane” del 1944, quando i soldati di quella che era stata la divisione di fanteria “Sabauda” del Regio esercito (un drappello di veterani fin dalla guerra d’Etiopia, inopinatamente mandato in Sicilia con compiti anche di ordine pubblico) spararono e lanciarono due bombe a mano contro una folla di civili disarmati che, al grido di “pane, pasta, lavoro!” si era raccolta in via Maqueda, davanti a Palazzo Comitini, per protestare contro la fame ed... (continua)
Viniti, ascutati, genti siciliani
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 26/5/2016 - 23:06
Downloadable!

‘N ciumi di genti

[2001]
Parole e musica di Raimondo Minardi
Nell’album intitolato “Tra cielu e mari”
Testo trovato su Cultura siciliana, il sito curato da Nicolò La Perna. (La prima strofa, mancante, è stata trascritta all’ascolto da Bernart Bartleby)

“Un fiume di gente, a testa bassa, scorre lentamente davanti ai soldati...”
‘N ciumi di genti cui testi calati
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 25/5/2016 - 22:06
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Cantata cuntra la mafia

[1961]
Versi di una cantata composta da Ignazio Buttitta nel 1961, diventata famosa nell’adattamento che ne fece Ciccio Busacca nel 1965, con il titolo “Cosa è la mafia?”, canzone presente anche nello spettacolo “Ci ragiono e canto, 3” diretto nel 1973 da Dario Fo, con Ciccio Busacca, Piero Sciotto, Chicca De Negri e Policarpo Lanzi.
Traggo i testi, e della poesia originale e della versione di Busacca, da Cultura siciliana, il sito curato da Nicolò La Perna.
La mafia non è la peste, non è la carestia
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 24/5/2016 - 22:10
Percorsi: Mafia e mafie
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La Sicilia camina

[Fine anni 50]
Parole di Ignazio Buttitta
Musica di Ignazio Buttitta e Lulli Madonia (?)
Cantano Ciccio Busacca e Lulli Madonia
Testo trovato su Cultura siciliana, il sito curato da Nicolò La Perna

Doveva trattarsi originariamente di un brano scritto per uno spettacolo di pupi portato più volte in scena tra la fine degli anni 50 e la metà dei 60 dal celebre puparo Antonino Mancuso, inventore di un teatro mobile montato sopra un camion, e da suo figlio Nino. La compagnia esiste ancora e si chiama “Carlo Magno”. Le prime rappresentazioni vedevano la presenza del cantastorie Vito Arcangelo, il quale oltre ai testi di Buttitta (questa “La Sicilia camina”, Li pirati a Palermu, “La cantata cuntra la mafia” e Lu trenu di lu suli), raccontava anche le storie del poeta dialettale seicentesco Pietru Fudduni.

Credo, mi pare di capire, che l’incisione di Busacca sia appena successiva a quel periodo,... (continua)
La Sicilia persi a vuci
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 23/5/2016 - 21:47
Percorsi: Mafia e mafie
Downloadable! Video!

Povera patria

[2015]
Album : Sale
Povira patria!
(continua)
inviata da Adriana 20/4/2016 - 13:30
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Tre madri

TRE MATRI
(continua)
inviata da giorgio (originariamente l'8/1/2013) 10/3/2016 - 13:25
Video!

Rose e gramigna

Terra di diavuli e di santi
(continua)
inviata da dq82 1/12/2015 - 10:32

La guerra di lu 1866

[1866]
Cronaca cantata attribuita a Giovanni Geraci di Partinico, Palermo, un contadino che nel 1866, come tanti altri uomini del Sud appena annesso al Regno d’Italia, fu arruolato di gran corsa e spedito a combattere al Nord nell’ennesima (la terza) guerra d’indipendenza. La canzone è il racconto della coscrizione, del lungo e faticoso viaggio verso il Veneto e delle battaglia di Custoza combattuta il 24 giugno 1866 (dove gli italiani subirono una cocente sconfitta). Tornato indietro vivo, il Geraci ebbe modo di insegnare la sua “cronaca” in forma di canzone ai suoi parenti ed amici, dai quali l’apprese e trascrisse Salvatore Salomone Marino (1847-1916), medico palermitano appassionato di tradizioni e canti popolari.

“Il popolo era lontano dai problemi di politica interna e internazionale che la classe dirigente italiana affrontava in quel momento. Una vecchia di Canicattini Bagni, detta... (continua)
L’annu sissantasei mill’ottucentu
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 27/10/2015 - 22:52

Vann'Antò: L'arcunè (Arrarrò)

Versi di Vann'Antò, pseudonimo di Giovanni Antonio Di Giacomo (1891-1960), poeta e scrittore siciliano, docente di letteratura delle tradizioni popolari all’Università di Messina.
Ignoro l’anno preciso di composizione di questa poesia, poi inclusa nella raccolta intitolata “U vascidduzzu” pubblicata nel 1956.
Testo trovato qui

Giovanni Antonio, per ciò detto Vann'Antò, era nato nel 1891 a Ragusa, ultimo di sette figli maschi. Il padre Salvatore era minatore ma decise che il piccolo, a differenza dei suoi fratelli, avrebbe studiato. E così Vann'Antò fece il liceo classico a Siracusa e poi si laureò in Lettere a Catania con una tesi sul verso libero. Tornato a Ragusa, fondò con altri una rivista letteraria, "La Balza", di matrice futurista. E come molti intellettuali di quella corrente, allo scoppio della Grande Guerra anche Vann'Antò fu fervente interventista ma, arruolatosi e destinato... (continua)
Les enfants sont tout l'horizon
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 27/10/2015 - 11:24

Vann'Antò: La cartullina

[1945]
Versi di Vann'Antò, pseudonimo di Giovanni Antonio Di Giacomo (1891-1960), poeta e scrittore siciliano, docente di letteratura delle tradizioni popolari all’Università di Messina.
Un poesia risalente al 1945, poi inclusa nella raccolta intitolata “U vascidduzzu” pubblicata nel 1956.
Testo trovato qui

Giovanni Antonio, per ciò detto Vann'Antò, era nato nel 1891 a Ragusa, ultimo di sette figli maschi. Il padre Salvatore era minatore ma decise che il piccolo, a differenza dei suoi fratelli, avrebbe studiato. E così Vann'Antò fece il liceo classico a Siracusa e poi si laureò in Lettere a Catania con una tesi sul verso libero. Tornato a Ragusa, fondò con altri una rivista letteraria, "La Balza", di matrice futurista. E come molti intellettuali di quella corrente, allo scoppio della Grande Guerra anche Vann'Antò fu fervente interventista ma, arruolatosi e destinato a tenente di fanteria,... (continua)
Cci mmannarru e la cartullina
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 27/10/2015 - 11:03

Vann'Antò: L'urtima guerra

[1955]
Versi di Vann'Antò, pseudonimo di Giovanni Antonio Di Giacomo (1891-1960), poeta e scrittore siciliano, docente di letteratura delle tradizioni popolari all’Università di Messina.
Un poesia pubblicata sulla rivista “Il Ponte” nel 1955. Credo che poi sia stata inclusa nella raccolta intitolata “U vascidduzzu” pubblicata l’anno seguente.
Testo trovato qui

Giovanni Antonio, per ciò detto Vann'Antò, era nato nel 1891 a Ragusa, ultimo di sette figli maschi. Il padre Salvatore era minatore ma decise che il piccolo, a differenza dei suoi fratelli, avrebbe studiato. E così Vann'Antò fece il liceo classico a Siracusa e poi si laureò in Lettere a Catania con una tesi sul verso libero. Tornato a Ragusa, fondò con altri una rivista letteraria, "La Balza", di matrice futurista. E come molti intellettuali di quella corrente, allo scoppio della Grande Guerra anche Vann'Antò fu fervente interventista... (continua)
Cu ntê càmmini ca cumànnanu
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 27/10/2015 - 10:54

Oh chi m’abbinni lària (La Sicilia a lu 1866)

anonimo
[1866]
Versi di autore anonimo cantati durante la ribellione di Palermo del 1866, la cosiddetta “Rivolta del sette e mezzo”.
Testo tratto da “Risorgimento e società nei canti popolari siciliani” di Antonino Uccello, Parenti editore, 1961.

“Una tinta matinata del settembre 1866, i nobili, i benestanti, i borgisi, i commercianti all'ingrosso e al minuto, i signori tanto di coppola quanto di cappello, le guarnigioni e i loro comandanti, gli impiegati di uffici... che dopo l'Unità avevano invaso la Sicilia pejo che le cavallette, vennero arrisbigliati di colpo e malamente da uno spaventoso tirribìlio di vociate, sparatine, rumorate di carri, nitriti di vestie, passi di corsa, invocazioni di aiuto.
Tre o quattromila viddrani, contadini delle campagne vicino a Palermo, armati e comandati per gran parte da ex capisquadra dell'impresa garibaldina, stavano assalendo la città. In un vìdiri e svìdiri,... (continua)
Oh chi m'abbinni lària
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 26/10/2015 - 22:58
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E Lampedusa pari fussi Europa...

Versi e musica di Mauro Geraci
Lu cielu supra a navi si fa strittu
(continua)
inviata da adriana 27/9/2015 - 09:22
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L’emigranti e la valigia

Parole e musica di Marilena Monti, scrittrice e cantautrice siciliana
Purtroppo non so quando questa canzone sia stata composta e in che disco sia inclusa.
Gli unici riferimenti sono che la Monti incideva per la Fonit Cetra e la sigla SIAE del disco è 31148
Testo trovato su Cultura siciliana, il sito curato da Nicolò La Perna, biografo di Rosa Balistreri

“Un episodio che mi è realmente accaduto: in treno un emigrante siciliano, tornava in Germania a fine estate. Portava, fra i tanti bagagli pesanti, una valigia vuota. Gli chiesi perchè: ‘Signurì... cca ci mettu lu paisi!’. Ho composto la canzone, testo e musica, anche se le parole dell'uomo erano già poesia compiuta!” (Marilena Monti)
E un jornu pi casu ci addumannai all`emigranti:
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 21/8/2015 - 10:12

Sicilia amara

[1978]
Parole e musica di Totò Castelli, giornalista e cantautore
Interpretata dal gruppo “Sicilia Canta, Sicilia Frana” (Giuseppe Nicola Ciliberto, Giuseppe Cannata, Vincenzo Bonafede, Enzo Argento, Vincenzo Ruvolo e Paolo Bono) di Ribera, Agrigento.
Testo trovato sul sito Ciliberto Ribera curato da Giuseppe Nicola Ciliberto, scrittore, poeta, compositore e pittore nativo del posto.

Nel disco eponimo, pubblicato in LP e musicassetta nel 1978 con il finanziamento dell’emittente locale Radio Torre Ribera.
Quann’era nicareddu iu sintìa cantari:
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 21/8/2015 - 09:34

Sicilia canta, Sicilia frana

[1978]
Parole e musica di Giuseppe Nicola Ciliberto (1942-), scrittore, poeta, compositore e pittore nativo di Ribera, in Provincia di Agrigento.

Nel disco eponimo, pubblicato in LP e musicassetta nel 1978 con il finanziamento dell’emittente locale Radio Torre Ribera.


Nel 1977 Giuseppe Nicola Ciliberto – l’autore, fra l’altro, della bellissima Nustalgia (Nostalgia di Ribera) che fu dell’immortale Rosa Balistreri – insieme ai poeti Giuseppe Cannata e Vincenzo Bonafede e ai musicisti Enzo Argento, Vincenzo Ruvolo e Paolo Bono (quest’ultimo virtuoso del “friscalettu di canna”), fondò un gruppo musicale con l’intenzione di raccontare in presa diretta, con esibizioni dal vivo e trasmissioni dalle onde della radio locale, la Sicilia, la Sicilia che ride e che canta le sue virtù e le sue bellezze, la Sicilia che piange e s’indigna per le sue aberrazioni e contraddizioni: una Sicilia che canta in una Sicilia che frana.
(cantato)
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 21/8/2015 - 09:12
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Zio Pino

2014
Musica e Testo - Salvatore Alessi
Arrangiamenti - Malarazza 100% Terrone

Dedicata a Don Pino Puglisi
Ammazzaru u Parrinu! Ammazzaru u Parrinu!
(continua)
inviata da dq82 11/7/2015 - 22:46
Percorsi: Mafia e mafie
Video!

Caltanissetta fa quattru quarteri

Parole e musica tradizionali
Testo trovato su Cultura Siciliana, sito curato da Nicolò La Perna, autore della biografia “Rosa Balistreri - Rusidda... a Licatisa”.
Nel disco “La voce della Sicilia" del 1967, riedito nel 1973 con il titolo "La cantatrice del Sud”.



“Questa canzone fa parte dei canti di protesta dei lavoratori. Il lavoro in miniera, un tempo comune in Sicilia, per l’estrazione dello zolfo, (miniera di Pasquasia a Enna, miniera di Passarello a Licata e miniere ad Agrigento) e del sale (Realmonte, Racalmuto) impiegava molti lavoratori che conducevano una triste esistenza alla luce delle lucerne per l’estrazione dei minerali che venivano convogliati nel porto di Licata o di Porto Empedocle da dove venivano esportati in tutto il mondo.
La disagiata vita dei minatori, pirriaturi, dalla parola siciliana “pirrera” miniera, ha dato spunto a molte poesie e canzoni su questo tema.

Questo... (continua)
Caltanissetta fa quattru quarteri,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 13/4/2015 - 08:46
Video!

U pumu

[1974]
Scritta da Rosa Balistreri con Gianni Belfiore (1941-), paroliere e compositore (che iniziò proprio con “Rusidda ‘a Licatisa”, fece fortuna con Julio Iglesias ed è di recente finito malamente, autore di una canzone “di corte” dedicata al bel ministro Maria Elena Boschi…)
Testo trovato su Cultura Siciliana, sito curato da Nicolò La Perna, autore della biografia “Rosa Balistreri - Rusidda... a Licatisa”.
Nell’album di Rosa Balistreri intitolato “Amuri senza amuri”
Quannu me matri mi fici vattiari
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 10/4/2015 - 15:42




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