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Polesia czar

Jerzy Artur Kostecki
Lingua: Polacco


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[1936]
Teksty i muzyka / Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel:
Jerzy Artur Kostecki




Polesia

È una regione prevalentemente paludosa il cui territorio è situato dentro i confini della Bielorussia e dell’Ucraina. Due propaggini di modesta entità sono rimaste alla Polonia, quella occidentale, e alla Russia, quella orientale. Subì profonde trasformazioni dopo l’annessione all’Unione Sovietica nel 1945: vaste distese paludose furono prosciugate con numerose e consistenti bonifiche per ottenere terreno coltivabile. Il risultato è stato la desertificazione delle aree adiacenti e la rottura dell’equilibrio dell’ecosistema. Numerose specie animali e vegetali si sono estinte. Sono poche le tracce rimaste della pittoresca regione storica, paradiso di numerose specie di uccelli.
Un tempo da quella regione remota, ai margini dell’Europa, bella e selvaggia, era possibile raggiungere con un battello a basso pescaggio sia il Baltico sia il Mar Nero attraverso canali, bacini lacustri e fiumi. Il danno recente più grave è stato l’inquinamento radioattivo causato dall’incidente di Černobyl. Purtroppo sembra che le violenze ambientali non siano finite. Infatti è in studio avanzato un progetto di canalizzazione per collegare il Mar Nero al Baltico con conseguente prosciugamento consistente della Polesia.
Anche le vicende storiche degli abitanti della Polesia sono state contrassegnate da violenze gravi e continuate.
Dal VII secolo a.C. nella regione si sviluppò la cultura di Milograd, indoeuropea, di matrice baltica e slava. Nei primi secoli del primo millennio fu abitata da tribù slave.
Nel Medioevo la Polesia fece parte del Granducato di Lituania, confluito nel 1569 nella Confederazione polacco-lituana. Nel 1795 la Confederazione, dopo un periodo di declino, fu spartita tra l’Impero russo, il regno di Prussia e l’impero austro-ungarico. La Polesia fu annessa all’Impero russo sino al 1918.
Dopo il trattato di Riga del 1921 che pose fine alla guerra russo-polacca la Polesia fece parte della Repubblica di Polonia. Il Voivodato di Polesia , di circa 40mila kmq, fu l’unità amministrativa più estesa della Repubblica con una popolazione di circa 1 milione di abitanti di varie etnie: polacchi, ucraini, bielorussi, tedeschi, ebrei, lituani. Le due città principali erano Brest / Brześć in polacco / Брэст in bielorusso / בריסק in yiddish e Pinsk / Pińsk in polacco / Пінск in bielorusso / פּינסק in yiddish. Per dare un’idea del clima di coesistenza tra le varie componenti etniche si pensi che a Pinsk su 32mila abitanti 24mila erano ebrei. Erano presenti 4 cimiteri: due cimiteri ebraici, uno cattolico, uno ortodosso. La prima immigrazione di ebrei in Palestina negli anni ’20 era costituita da ebrei polesiani.
Nel Settembre 1939 l’Unione Sovietica invase la Polonia orientale mentre la Germania invadeva la parte occidentale. Gli eserciti dei due invasori, nazisti e sovietici, celebrarono le loro prodezze da maramaldi con una parata congiunta a Brest il 22 Settembre. L’arco della vittoria fu decorato con svastiche e stelle rosse. Motociclisti della Wermacht fecero da scorta ai carri armati russi.

A luglio 1941 la Germania sferrò l’attacco contro l’Unione Sovietica. La Polesia, incorporata due anni prima nelle SSR di Bielorussia e Ucraina, fu occupata dalle truppe naziste.
In appena due giorni, tra il 6 e l’8 Agosto 1941, i nazisti massacrarono 8000 ebrei a Pinsk. Altri 10mila furono rinchiusi nel famigerato ghetto. Anch’essi furono massacrati in 3 giorni, tra il 29 Ottobre e il 1° Novembre 1942. Quando l’Armata Rossa liberò Pinsk il 14 Luglio 1944 trovò soltanto 17 ebrei, gli unici che nascondendosi erano riusciti a sfuggire al massacro. La storia dell’Olocausto e dell’insurrezione a Pinsk si può leggere nel saggio di Nahum Boneh, parte del volume sulla storia degli ebrei di Pinsk The Jews of Pinsk, 1881 to 1941, Stanford

Se la Polesia non è stata dimenticata del tutto lo si deve in gran parte al giornalista Ryszard Kapuściński, maestro del reportage narrativo, nato a Pinsk nel 1932. Rammentiamo alcuni suoi servizi che fanno parte della Storia del Reportage: La prima guerra del football e altre guerre di poveri, sul conflitto tra Honduras e Salvador, Ancora un giorno sull’Angola, Il Negus sull’Etiopia, Imperium sulla dissoluzione dell’Unione Sovietica, Shah in Shah sull’Iran , Ebano su Zanzibar, Nigeria, Liberia, Ruanda.


La canzone

Jerzy Artur Kostecki la compose dopo avere visitato la regione ed essersi innamorato di una bella ragazza figlia di un proprietario locale. La canzone ebbe successo al punto da far parte del programma di educazione musicale nelle scuole polacche negli anni ‘30. Dopo il 1945 il regime comunista polacco non ne proibì ufficialmente l’ascolto ma lo scoraggiò. Ritornò in voga negli anni ’80.

[Riccardo Gullotta]
Pośród łąk lasów i wód toni
W ciągłej pustej życia pogoni
Żyje posępny lud
Brzęczą much roje nad bagnami
Skrzypi jadący wóz czasami
Poprzez grząską rzekę wbród

Czasem ozwie się gdzieś łosia ryk
Albo gdzieś w głębi dziki głuszca krzyk
Potem znów cisza niczym niezmącona
Dusza śni pustką rozmarzona
Piękny o Polesiu sen

Polesia czar, to dzikie knieje, moczary
Polesia czar, to dziwny wichru jęk
Gdy w mroczną noc z bagien wstają opary
Serce me drży, dziwny ogarnia lęk
Słyszę jak w głębi wód jakaś skarga się miota
Serca prostota wierzy w Polesia czar

Tam, gdzie sędziwe szumią lasy
Kiedyś ujrzałam pełen krasy
Cudny Polesia kwiat
Słonko jaśniejsze mi się zdało
Wszystko w krąg nas się radowało
Śmiał się do nas cały świat

Próżno mi o Tobie dzisiaj śnić
Próżno w żalu i tęsknocie żyć
Nie wrócą chwile
Szczęścia niewysłowione drzemią
Wspomnienia pogrążone
W grotach poleskich kniej

Polesia czar...

inviata da Riccardo Gullotta - 29/9/2021 - 23:59




Lingua: Inglese

English translation / Angielskie tłumaczenie / Traduzione inglese / Traduction anglaise / Englanninkielinen käännös :
Maciej Róg

THE CHARM OF POLESIA

Amongst meadows, forests and depths of water,
in a continuous, pointless pursuit of life,
there lives a gloomy folk.
Swarms of flies buzz over the swamps,
a cart creaks riding from time to time
and fording a slushy river.

Sometimes there can be heard a roar of elk
or wild shout of woodgrouse in a thicket,
then again silence so much immovable;
the soul dreams, made languorous by the emptiness,
a beautiful dream about Polesia…

The charm of Polesia are wild forests and marshlands.
The charm of Polesia is cheerless moaning of the wind.
While vapours stand up during dark night
the heart of mine trembles and is overtaken by strange anxiety,
so I hear, that in the depth of waters complaint is tossing,
the directness of heart belives in the miracle of Polesia.

There, where hoary forests swoosh,
I have seen once the full of beauty
marvelous bloom of Polesia.
Sun seemed to me more bright,
everything around us was glad,
the whole world laughed with us

It has been vainly for me to dream about you, girl,
vainly to live in sorrow and longing.
Moments of inexpressible hapiness won’t return,
the reminiscences doze deep
in the darkness of Polesian forests

inviata da Riccardo Gullotta - 30/9/2021 - 00:01




Lingua: Italiano

Traduzione italiana / Tłumaczenie na włoski / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Gullotta

IL FASCINO DELLA POLESIA

Tra prati, boschi e acque fonde,
in una continua tensione di vita senza scopo,
vive una popolazione grigia.
Sciami di mosche ronzano sugli acquitrini,
un carretto cigola di tanto in tanto
mentre guada un fiume limaccioso.

A volte puoi sentire un bramito di alci
o il grido selvaggio di gallo cedrone in un boschetto,
poi di nuovo un silenzio così fisso;
l'anima sogna, resa indolente dal vuoto,
un bel sogno sulla Polesia…

Il fascino della Polesia sono le foreste selvagge e le paludi.
Il fascino della Polesia è il triste brontolio del vento.
Mentre i vapori si sollevano durante la notte buia
il mio cuore trema ed è avvinto da una strana inquietudine,
così sento che nelle acque profonde si agita un lamento,
il cuore schietto crede nel miracolo della Polesia.

Là, dove frusciano foreste antiche,
Ho visto una volta la quintessenza del bello
meraviglia di Polesia che sboccia.
Il sole mi sembrava più luminoso,
tutto intorno a noi era contentezza,
tutto il mondo ha riso insieme a noi

Vano è stato per me sognarti, ragazza,
vano vivere nelle pene del desiderio.
Non ritorneranno attimi di ineffabile felicità,
i ricordi dormono sodo
nel buio delle foreste polesiane.

inviata da Riccardo Gullotta - 30/9/2021 - 00:03


Che vuoi che ti dica Riccà?

Mì madre nacque in Polesia, vicino a Pińsk, precisamente a Łasick.

...e non era un'ebrea.


Saluti comunque

Krzysiek - 30/9/2021 - 22:03


Krzysiek, mi fa piacere il tuo intervento di polesiano doc, da parte di madre. Che gli abitanti della Polesia non fossero soltanto ebrei è evidente. Non era ebreo Kapuściński né alcuno della sua famiglia. Peraltro ho accennato che in Polesia erano presenti numerose componenti etniche.
Resta il fatto che sino al 1943 la componente più rilevante nei centri abitati era quella ebraica. Erano polesiani di nascita o di adozione Chaim Weizmann, primo presidente di Israele, e Golda Meir.
Se ho messo in risalto alcuni aspetti è perché dei massacri di Pinsk, come di tanti altri, non c’è una conoscenza diffusa. La Polesia era un esempio di coesistenza pacifica, un pezzo di Europa orientale punteggiato da shtetleck dove prosperava la cultura yiddish fino a che la bestia non decise lo sterminio. Mi è sembrato opportuno portarlo all’attenzione. Senza nulla togliere ( ci mancherebbe !) a bielorussi, polacchi, ucraini , una volta insieme nella stessa regione, oggi attraversata dai confini.
Ciao

Riccardo Gullotta - 1/10/2021 - 00:24


Polesie raj utracony

1/10/2021 - 02:14


Ma sbaglio, o Polesie raj utracony è sull'aria di По долинам и по взгорьям e, quindi, in definitiva, della Makhnovtchina...?

L'Anonimo Toscano del XXI Secolo - 1/10/2021 - 18:48


@ Riccardo V.

Se ti riferisci al pezzo con cui inizia il video di Polesie raj utracony non sarei molto sicuro. Melodie russe sono in gran parte basate su certi accordi e finisce che si assomigliano un po' tutte. Come in caso di blues, dove i pezzi tengono la stessa base ritmica che, alla fine gli fa diventare molto simili.
Tanto, la Polesia si trova proprio ai confini tra la Russia Bianca e questa Rossa o Kijowska, che sarebbe odierna L'Ucraina.

@ Riccardo G.

Sorry, ero un pocchito giù facendo 'sto commento. Anzi, sono io che dovrei ringraziarti per aver scovato un pezzone antico che fa la storia delle terre slave. Dispiace solamente che queste cose escono a galla grazie alle infelici coincidenze mediatiche. Forese per questo ho reagito in quel modo in cui ho reagito.

Per spiegare leggermente le cose. I miei nonni non erano di Polesia. Erano polacchi, una coppia di giovani insegnanti che negli anni trenta del secolo scorso si sono trasferiti (o sono stati trasferiti) agli confini estremi est della Repubblica Polacca per civilizzare ed educare le regioni sottosvilupate. Lo so, suona male, ma i fatti erano così. Nel 1940 tutta la famiglia, cioè, il mio nonno, la mia bisnonna, mia nonna, mia madre e il suo piccolo frattellino sono stati deportati in Kazachistan dai Russi. Il mio zio, che fu solo un neonato, mori durante trasporto.
Se sono polesiano DOC?

Non credo.

Mai stato là, e manco ci voglio andare.

Quel che mi rode è che i russi (se ti garba chiama li bolscevichi o NKWD) hanno presso una famiglia innocente, non immischiata nella politica, una giovane famiglia di gente per bene, gli insegnati di un piccolo villaggio nascosto tra i boschi, che cerchavano a portare un po' di luce, di cultura in questi posti desolati e l'hanno cercato di distruggerla, che come leggi non gli è riuscito, ma comporta diversi sbandamenti personali anche a lungo termine... guarda me...


Un abbraccio

ps

Ho visitato La Sicilia da giovane, bei ricordi.

Krzysiek - 3/10/2021 - 00:35


pss

... e poi mi forse stuzzicato il punto di vista che traspareva del tuo contributo...

e un po' come descrivere la Sicilia come un'isola abitata nei secoli dagli feniciani, greci, romani, normanni, francesi e spagnoli... e, ah sì, pare che ci abitavano su essa anche I Siciliani, forse?

krzyś Ѡ - 3/10/2021 - 01:21


@ e se poi una marcia diventa un tango, ben venga... c'è tutto un filone dei tanghi russo-ebreo-polacchi nel periodo degli anni 20 e 30 in l'Europa centro-orientale + zingani ;-)

krzyś Ѡ - 3/10/2021 - 01:28


Caro Cristoforo ( Krzysiek / Krzyś / Krzysztofs), apprendo delle tue origini con vivo interesse. La cultura slava mi ha sempre intrigato, ancora prima che trascorressi qualche tempo nel nord della allora Jugoslavia. Le origini traspaiono dal tuo humour: mi ricorda il tono delle battute (gentilmente tradotte) che potevi sentire nelle kawiarnia di Varsavia, e ancora più a Cracovia negli anni ’70, generalmente tollerate dal regime.
A proposito di paradisi perduti / raj ultrakony sottopongo due video, che avevo messo da parte, sulla Polesia e i suoi abitanti dei tempi andati (…. non soltanto ebrei, ne sono a conoscenza da tempo….)
Il primo mi sembra particolarmente interessante, non soltanto come documento.


Pińsk - 1936


Polesia



E, visto che ci siamo, non posso non segnalarti l’ intervista a Kapuscinskidi Barbara Łopieńska , grande giornalista scomparsa, sulla Polesia in polacco. E’ una descrizione intensa ed efficace di Pinsk negli anni ’30. Parla anche delle deportazioni dei polesiani perpetrate dall’NKVD, compresa la sua famiglia nel 1940.

Ho in mente di proporre prossimamente un paio di canzoni sulla Polesia e sulla Polonia anni ’30. Se potrai e vorrai potresti aggiungere o rettificare le inesattezze delle traduzioni dato che di polacco so soltanto tre parole tre.
Koniec
Un caro saluto

Riccardo Gullotta - 3/10/2021 - 15:58


Rutenia Nera

https://it.wikipedia.org/wiki/Rutenia_Nera

e tanto per cominciare

tipo

Adam Mickiewicz

mica era polacco, ma neanche lituano

proveniva dalla famiglia bielorussa

(e i cattivi dicono che fu anche un po' "yiddish" e fra i suoi veniva chiamato Micek Adamowicz ;-)

Cris - 8/10/2021 - 01:35


Incontro di civiltà
Ryszard Kapuscinski

Certe volte, ripensando a tutti i miei viaggi, ho l’impressione che il problema principale non siano stati i confini, i fronti di guerra, le difficoltà e i pericoli, ma la continua incertezza su come sarebbe stato l’incontro con gli altri, con quelli che avrei trovato strada facendo. Ho sempre saputo che da questo elemento dipendeva tutto, o quasi tutto. Ogni nuovo incontro era un’incognita: come sarebbe cominciato, come si sarebbe svolto, come si sarebbe concluso?

(continua)

23/1/2022 - 19:14



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