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טרעבלינקע דאָרט

Autori Vari / Different Authors / Différents Auteurs
Lingua: Yiddish

Lista delle versioni e commenti


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(Rémy Bossut)


Treblinke dort
[1943]

Frieda Bursztyn Radasky, 1946.
Frieda Bursztyn Radasky, 1946.


“Mi chiamo Frieda Radasky. Sono nata a Varsavia, in Polonia, e sono sopravvissuta al regime nazista durante la II guerra mondiale. Quando stavo nel ghetto di Varsavia, c'era una canzone popolare che descriveva l'orribile tragedia che stavano subendo gli Ebrei di Varsavia. Parlava di come le famiglie venivano portate alla Umschlagplatz tra il terrore e le grida, poiché sapevano che, una volta portati a Treblinka, non sarebbero mai ritornati.”

Nel 1943, Frieda Bursztyn Radasky lavorava nelle cucine di un deposito di carbone in un distretto di Varsavia situato all'esterno del Ghetto; il distretto si chiama, curiosamente, Praga. Le lavoratrici nelle cucine erano tutte giovani donne; da quel posto, potevano assistere quotidianamente alla deportazione di centinaia di ebrei dal Ghetto; molti dei deportati credevano (o volevano credere) alla propaganda nazista secondo la quale i treni erano diretti a dei “campi di lavoro” dove era possibile sopravvivere e dove non si moriva di fame; ma le ragazze delle cucine del deposito di carbone conoscevano la verità, vale a dire che i treni andavano ai campi di sterminio. Scrissero allora questa canzone, il loro modo per dire quell'orribile verità.

La Umschlagplatz (lett. “Luogo -o punto- di raccolta”) era, nella Polonia occupata dai nazisti, l'area adiacente alle stazioni ferroviarie dove venivano ammassati gli Ebrei in attesa dei treni che li avrebbero deportati ai campi di sterminio; proprio a Varsavia esisteva la Umschlagplatz più grande, da dove passarono, si stima, circa duecentosettantamila deportati. Una volta portati alla Umschlagplatz, i deportati vi erano costretti a passare la notte; al mattino venivano smistati nei treni della morte. Da Varsavia si andava perlopiù a Treblinka; un'altra grossa Umschlagplatz si trovava presso la stazione Radogoszcz adiacente al ghetto di Łódź, da dove i deportati venivano però portati ai campi di Chełmno e di Auschwitz.

Secondo Frieda Radasky, tutte le ragazze delle cucine del deposito di carbone contribuirono a scrivere la canzone, per la quale ci volle un certo periodo di tempo; essa sopravvive in diverse versioni con alcune varianti, sia di testo che linguistiche. Frieda Radasky la registrò attorno al 1990 assieme alla figlia, durante una riunione di storia e cultura popolare (la voce della figlia si sente qua e là nella registrazione). Ho ripreso il testo da Aktion Reinhard Songs, un sito dedicato appunto alla Aktion Reinhard, il nome dato all'operazione di liquidazione degli Ebrei polacchi. Il testo è traslitterato e ho provveduto al ripristino della grafia ebraica yiddish. Sulla pagina dello United States Holocaust Memorial Museum è invece presente la registrazione di Frieda Radasky, che può essere ascoltata (ma non scaricata). Un'altra registrazione è presente su Soundcloud. Per la sua natura collettiva, la canzone non è stata attribuita ad anonimo, bensì ad Autori Vari (in questo caso, tutte autrici).

Frieda Radasky era nata il 15 aprile 1918 e aveva quindi, all'epoca della canzone, circa 25 anni. Dopo la guerra si trasferì egli Stati Uniti; è morta l'8 gennaio 1999 a Orleans, in Louisiana. [RV]
עס איז אַ שטורם דורך די װעלט איז אױפֿגעגאַנגען, [1]
עס האָבן פֿעלקער פֿאַרװאַנדעלט אָן לענדער.
אָן רחמנות יושרדיק חרובֿ געמאַכט אַ װעלט.
די זין פֿון הימל אַרױף געריסן, אין פֿון טאָג געמאַכט נאַכט.
דאָרט נישט װײַט, שטײט אַן אומשלאַגפּלאַץ שײן גרײַט
מען שטיפֿט זיך דאָרט אין די ברײַט אין די װאַגאָנען.
דאָרט הערט מען אײַנגעשרײַ װי דאָס קינד שרײַט צו דער מאַמע,
“װי לאָזט דו מיך אַלײן? די װעסט שױן מער צו מיר נישט קומען!”
די פּאָליצײַ זײַ האָבן גיך געהײַסן - “גײַן!”
“איר װערט נישט װיסן פֿינק אַ נױט; איר װערט מיט קומען דרײַ ברױט!”
און מיט די דרײַ קילאַ ברױט האָב אַזױ נישט געװיסט,
אַז זײַ גײען אױף דעם טױט.
טרעבלינקע דאָרט
פֿאַר יעדן אײנעמס גוטע אָרט.
װער אױסגײט אַהין דאָרט,
קומט שױן נישט מער צוריק.
דאָס האַרץ באַװײַנט װען מען טוט זיך נור דערמאָנען,
אַ שװעסטער ברידער זײַנען דאָרט אומגעקומען.
אָט שטײט דער װאָגן!
און דאָס אײַנז קען איך אײַנסאָגן,
“אַז פֿון טרעבלינקע בין איך!”
[1] Es iz a shturm durkh di velt iz oyfgegangen,
Es hobn felker farvandelt on lender.
On rakhmones yoysherdik khorev gemakht a velt.
Di zin fun himl aruf gerisn, un fun tog gemakht nakht.
Dort nisht vayt, shteyt an umshlagplats shoyn grayt
Men shtift zikh dort in di brayt in di vagonen.
Dort hert men ayngeshray vi dos kind shrayt tsu der mame,
"Vi lozt du mikh aleyn? Di vest shoyn mer tsu mir nisht kumen!"
Di politsay zay hobn gikh gehaysn--"Gayn!"
"Ir vert nisht visn fink a noyt; ir vert mit kumen dray broyt!"
Un mit di dray kilo broyt hob azoy nisht gevist,
Az zay geyen oyf dem toyt.
Treblinke dort
Far yedn eynems gute ort.
Ver oysgeyt ahin dort,
Kumt shoyn nisht mer tsurik.
Dos harts bavaynt ven men tut zikh nur dermonen,
A shvester brider zaynen dortn umgekumen.
Ot shteyt der vogn!
Un dos aynz ken ikh aynsogn,
"Az fun Treblinke bin ikh!"

inviata da Riccardo Venturi - 28/7/2020 - 07:57



Lingua: Italiano

Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Venturi, 28-07-2020 07:58

Ebrei polacchi in attesa di deportazione sulla Umschlagplatz di Varsavia. La foto risale ad un periodo tra il luglio e il settembre del 1942.
Ebrei polacchi in attesa di deportazione sulla Umschlagplatz di Varsavia. La foto risale ad un periodo tra il luglio e il settembre del 1942.
Là c'è Treblinka

Una tempesta è infuriata per il mondo,
I popoli sono stati sradicati e privati della terra.
Senza pietà né giustizia, un mondo è stato distrutto.
Il sole è stato strappato dal cielo, da giorno s'è fatta notte.
Non lontano da qui, già aspetta la Umschlagplatz.
Ci si accalca cercando spazio nei vagoni.
Si sentono grida e un bambino gridare alla mamma,
“Perché mi lasci solo? Non tornerai mai più da me!”
La polizia ordina di far presto: “Andare!”
“Non soffrirete neanche un po' la fame; vi porterete tre filoni di pane!”
Ma con quei tre chili di pane, non sapevano
Di essere portati alla morte.
Là c'è Treblinka,
Per tutti proprio un bel posto.
Chi ci va
Non ne ritorna più.
Il cuore piange soltanto al ricordare
Una sorella o un fratello che vi sono stati uccisi.
Là aspetta il treno!
Resta da dire solo una cosa:
“Io sono di Treblinka!”

28/7/2020 - 07:58



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