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דאָס זאַנגל

Hirsh Glik / הירש גליק
Lingua: Yiddish

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(Hirsh Glik / הירש גליק)


Dos zangl
[1943]
Parole / Lyrics / Paroles / Sanat: Hirsh Glik
Musica / Music / Musique / Sävel: Melodia popolare polacca / Polish folk tune / Mélodie populaire polonaise

unnaglikHirsh Glik -il cui cognome significa in yiddish, come il tedesco Glück, "fortuna"-, nato a Vilnius il 24 aprile 1922, verrà ricordato per sempre come l'autore di ciò che è diventato l'inno della Resistenza ebraica nei ghetti dell'Europa orientale: Zog nit keynmol. Ricordato? Chissà; si tratta di uno dei canti, probabilmente, più famosi della Storia intera, talmente famoso da averne (almeno in parte) oscurato l'autore. Hirsh Glik ebbe un'esistenza brevissima; la sua povera famiglia del ghetto di Vilnius (il padre era un modestissimo commerciante di vestiti usati) fu catturata dai nazisti nel 1941 e scomparve interamente. Hirsh fu deportato in un campo di lavori forzati in Polonia, Biała Waka, un'immensa torbiera in una palude dove i prigionieri dovevano scavare e trasportare la torba – un lavoro normalmente riservato ai cavalli. Fu proprio qui che scrisse Dos zangl, un canto d'amore incongruamente romantico e ottimista, adattato ad una melodia popolare polacca, che divenne popolarissimo tra i deportati; fu agli inizi del 1943, e Hirsh aveva meno di ventuno anni. Poco dopo, gli aguzzini nazisti chiusero il campo e rimandarono i prigionieri nel ghetto di Vilnius. Fu qui che, come tanti altri, iniziò la sua attività di Resistente nella FPO (Faraynter Partizaner Organizatie, Organizzazione Partigiana Unita), l'organizzazione partigiana ebraica di ideali comunisti per la quale scrisse Zog nit keynmol. Nel settembre del 1943 Hirsh Glik fu di nuovo catturato e deportato nel primo dei lager estoni, da dove riuscì a fuggire nel 1944 mentre le truppe sovietiche si stavano avvicinando; non se ne seppe più niente, probabilmente fucilato da dei soldati nazisti che vagavano nella zona. Aveva ventidue anni.

Come ogni canto di quel tempo e di quei luoghi, anche Dos zangl fu trasmesso a memoria. Tutti i prigionieri lo facevano, letteralmente di bocca in bocca. Hirsh Glik, un poeta dotato che aveva cominciato a scrivere all'età di tredici anni, in mezzo alla povertà e alle ristrettezze, ne aveva scritte molte. Alcune vennero ritrovate, dopo la guerra, tra le rovine del ghetto di Vilnius; la maggior parte è però andata perduta. In mezzo a tremende condizioni di miseria, di deportazione, di fatiche disumane e di morte non è certamente raro che nascano canzoni d'amore che sembrano essere come dei sogni, sogni naturali per dei giovani destinati allo sterminio. Da Songs of the Ghettos, il sito musicale dello United States Holocaust Memorial Museum, si riprende qui una registrazione di un duo yiddish totalmente sconosciuto; è l'unica (ed incompleta) testimonianza di questo canto. Se ne ha un testo traslitterato da Zemerl; la resa in caratteri ebraici yiddish è mia (secondo i criteri YIVO). [RV]
בלאָנד ביסטו װי אַ זאַנגל, [1]
שײן װי דער זון־פֿאַרעאַנגל,
פֿיר מיך דורך באַרג און טאָל,
און איך – דיך נאָך אַ מאָל,
ביז מיר װעלן זיך שײדן.

און װאָלט איר זען בײַם שײדן
אין ראָזע־שקיעה בײדן,
ליפּן, װי מערעלעך,
אױגן, פֿול טרערעלעך,
און בעסער גאָרנישט רײדן.

העש, מײדל, מױַן פֿאַרלאַנגל,
אין ראָזן זון־פֿאַרגאַנגל,
שװער מיר בײַם זונענשײַן,
אַז דו װעסט מײַנע זײַן, -
און זי האָט אים געשװאָרן.

און זי האָט אים געשװאָרן,
פּורפּור איז ער געװאָרן,
פּורפּור װי דער פֿאַרלאַנג,
פּורפּור װי זונפֿאַרגאַנג
הינטער די בלאָנדע קאָרן.

אין פּאַסטעכס פֿײַפֿל־קלאַנגל
לעשט זיך דער זון־פֿאַרגאַנגל,
און די הימלען טיף
די לבֿנה – אַ זעגלשיף -
איז שױן אַרױסגעגאַנגען.

איז זי זײ נאָכגעגאַנגען
און שטערן אױסגעהאַנגען,
און שטערן איבער די צװײ,
און בײמער צװישן זײ -
שטײען װי חופּה־שטאַנגען.
[1] Blond bistu vi a zangl,
Sheyn vi der zun-fargangl,
Fir mikh durkh barg un tol,
Un ikh - dikh nokh a mol,
Biz mir veln zikh sheydn.

Un volt ir zen baym sheydn
In roze-shkiye beydn,
Lipn, vi merelekh,
Oygn, ful trerelekh,
Un beser gornisht reydn.

Her, meydl, mayn farlangl,
In rozn zun-fargangl,
Shver mir baym zunenshayn,
Az du vest mayne zayn, -
Un zi hot im geshvorn.

Un zi hot im geshvorn,
Purpur iz er gevorn,
Purpur vi der farlang,
Purpur vi zunfargang
Hinter di blonde korn.

In pastekhs fayfl-klangl
Lesht zikh der zun-fargangl,
Un in di himlen tif
Di levone - a zeglshif -
Iz shoyn aroysgegangen.

Iz zi zey nokhgegangen
Un shtern oysgehangen,
Un shtern iber di tsvey,
Un beymer tsvishn zey -
Shteyen vi khupe-shtangen.

inviata da Riccardo Venturi - 27/7/2020 - 21:50



Lingua: Italiano

Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Venturi, 27-07-2020 21:50
Lo stelo di grano

Bionda sei come uno stelo di grano,
Bella come il tramonto del sole,
Conducimi per monti e per valli,
Ed io [ti seguirò] ancora una volta [1]
Finché non ci separeremo.

E vedrete, quando ci separeremo
Tutt'e due nel tramonto rosato,
Labbra color di carota, [2]
Occhi pieni di lacrime. [3]
Meglio non dire proprio nulla.

Ascolta, fanciulla, il mio desiderio,
Nel bel tramonto rosato, [4]
Giurami nel sole che splende
Che sarai mia, -
E lei lo ha giurato.

E lei lo ha giurato,
Diventando tutta rossa, [5]
Rossa come il desiderio,
Rossa come il tramonto
Dietro il biondo grano.

Nel fischiare del pastore
Tramonta il sole,
E nel cielo profondo
La luna, come un veliero,
È già sorta.

Li ha seguiti,
E pendevano le stelle,
Le stelle sopra quei due,
E gli alberi tra di loro
Stavan come un baldacchino nuziale.
[1] Testo qui incompleto.

[2] Nel testo originale, proprio “labbra come carote”.

[3] Come è noto, lo yiddish è la lingua che più usa i diminutivi al mondo, quasi sempre con valori e connotazioni che, generalmente, sfuggono anche in una lingua come l'italiano, che pure non è certo aliena ai diminutivi. Qui si potrebbe, certo, dire “lacrimucce” (trerelekh); ma darebbe un senso sdilinquito e un po' bambinesco che il testo originale non ha affatto. Sono connotazioni affettive e intime che sono semplicemente intraducibili. L'uso estremo che ne fa lo yiddish risiede senz'altro nella sua storia di lingua assai intima di comunità chiuse (e perseguitate); ma, a livello puramente storico, è una caratteristica comune a molti antichi dialetti tedeschi. Non a caso, un livello simile di uso del diminutivo è presente nell'Alemannico svizzero.

[4] Vale quanto sopra; il “bel tramonto” della traduzione rende (male) un diminutivo (il “tramontuccio”, per essere chiari), mentre, nel verso immediatamente precedente, nessun tentativo è stato fatto per rendere farlangl, diminutivo di farlang “desiderio”.

[5] Da notare che, arrossendo, la ragazza diviene letteralmente “porpora”, o meglio, viola. La percezione dei colori per quanto riguarda le reazioni umane è quanto di più variegata nelle diverse lingue: a nessuno verrebbe in mente di far diventare viola una fanciulla che arrossisce, in italiano. Così, come qualche riga prima (v. nota 2) delle labbra rubiconde verrebbero associate alle carote.

27/7/2020 - 21:51



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