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Sobibor (Letter from Gaza)

Germano Bonaveri
Lingua: Italiano


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[2015]

Album:La staffetta

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“Sobibor (letter from Gaza)” un campo di concentramento nazista, è il luogo da cui parte questa lettera, che potrebbe partire oggi da Gaza, o dai mille luoghi illiberali di questo tempo e di tutti i tempi uguali che l’uomo ha comunque segnato d’orrore, è introdotta da suoni che rimandano a“Distopia” , a chiudere un cerchio e a negare un ritorno, una lettera pregna di sofferenza e amore, di bellezza contrapposta all’orrore e all’errore, “Ti scrivo un saluto da qui / (c’è così tanto orrore / che vorrei gridare). / Ferocia e bellezza / si confondono in me… / non smetterai mai di aspettare / un tramonto / per vedermi tornare".
Da:Bielle
Ti scrivo un saluto da qui.
Un lento saluto, perché
le parole sono pesanti da pronunciare
in questo pezzo di mondo
così lontano da noi.

Tu non disperare, se puoi:
c’è così tanto azzurro
da poter volare
oltre ogni idea,
al di là del dolore,
nonostante il confine
che ci separa oramai.

Ti scrivo un saluto da qui
(c’è così tanto orrore
che vorrei gridare).
Ferocia e bellezza
si confondono in me:
può così tanto
l’errore!

Ti scrivo un saluto da qui.
So già che non smetterai,
non la smetterai mai di aspettare
un tramonto
per vedermi tornare.

Ti lascio un saluto che parla di noi,
adesso che è notte e lo sguardo non vede
riesco ancora a pensare a quei giorni, e dipingerti in viso
l’impressione del tuo sorriso.

inviata da adriana - 1/9/2015 - 09:30



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