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L'ultimo viaggio

Casa del Vento
Lingua: Italiano

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La mitica casa del vento in concerto a reggiolo durante "Festa protesta" canta insieme ad alcuni ramblers....


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[2006]

Da/From: "Il grande niente"





Betty Vezzani, freschissima nuova voce femminile dei Modena City Ramblers canta in "L'ultimo viaggio", una canzone in chiave klezmer, basata sull'assurda storia di una donna ebrea, Carolina Lombroso e dei suoi 4 bambini, deportati tutti ad Auschwitz nel 1944. Un brano per raccontare ancora ai giovani, l'assurdità del fascismo e del nazismo.
(dal sito ufficiale)
Dove andiamo
La stella al braccio
Dentro a quel treno
Per questo viaggio.

Andrò lontano
Mio caro amore
Tre fiori stretti
Dentro al mio cuore.

Il quarto è nato
In mezzo al rumore
Sopra il binario
Dentro al vagone.

In un vagone
Chiuso e piombato
Ecco l’amore
Che ho coltivato.

Eugenio amore
Dammi la mano
Che questo treno
Va via lontano.

Ai nostri figli
Dovrò mentire
Dirò che il treno
Sta per tornare.

L’ultimo viaggio non sarà
Il treno a casa tornerà
L’ultimo viaggio non sarà
Il treno a casa tornerà.

Su questo treno
Abbandonati
Puzza di piscio
Dimenticati.

Dimenticati
In mezzo a una guerra
Nemmeno il braccio
Di dio per terra.

Secondo loro
Noi miscredenti
Le sacre colpe
Noi differenti.

La legge nera
Divide in razza
Ti ruba tutto
E poi ti ammazza.

Eugenio scappa
Corri lontano
Sulla montagna
Da partigiano.

Ai nostri figli
Dovrò mentire
Dirò che il treno
Sta per tornare.

L'ultimo viaggio non sarà
Il treno a casa tornerà
L'ultimo viaggio non sarà
Il treno a casa tornerà.

Quando quel giorno
Ritorneremo
Faremo festa
E ripartiremo.

Verso quel mare
Tra le risate
Nei giochi in spiaggia
Nell'estate.

Pensate al viso
Di vostro padre
Quando con lui
Al mare giocavate.

Lui che ogni giorno
Ogni mattina
Il suo sudore
Nell'officina.

L'ultimo viaggio non sarà
Il treno a casa tornerà
L'ultimo viaggio non sarà
Il treno a casa tornerà
L'ultimo viaggio non sarà
Il treno a casa tornerà.

10/12/2006 - 12:49



Lingua: Francese

Version française – Le dernier voyage – Marco Valdo M.I. – 2009
Chanson italienne – L'Ultimo viaggio – Casa del Vento – 2006

Une chanson basée sur l'histoire d'une femme juive, Carolina Lombroso et de ses 4 enfants, tous déportés à Auschwitz en 1944. Un morceau pour raconter encore aux jeunes l'absurdité du fascisme et du nazisme.
LE DERNIER VOYAGE

Où allons-nous
L'étoile sur le bras
Dans ce train
Dans ce voyage.

J'irai loin
Mon cher amour
Trois fleurs pressées
Au dedans de mon coeur.

La quatrième est née
Dans le bruit
Au dessus des voies
En dedans du wagon.

Dans un wagon
Fermé et plombé
Voilà l'amour
Que j'ai cultivé

Eugénio, mon amour
Donne-moi la main
Car ce train
S'en va loin.

À nos enfants
Je devrai mentir
Je dirai que le train
S'en va retourner

Ce ne sera pas notre dernier voyage
Le train retournera chez nous
Ce ne sera pas notre dernier voyage
Le train retournera chez nous

Sur ce train
Abandonnés
Il pue la pisse
Oubliés.

Oubliés
Au milieu d'une guerre
Pas même le bras
De dieu à terre.

Selon eux
Nous mécréants
Les coupables sacrés
Nous différents

La loi noire
Divise en races
Ils te prennent tout
Et puis, ils te tuent.

Eugénio s'échappa
Courut loin
Dans la montagne
Comme partisan.

À nos enfants
Je devrai mentir
Je dirai que le train
S'en va retourner

Ce ne sera pas notre dernier voyage
Le train retournera chez nous
Ce ne sera pas notre dernier voyage
Le train retournera chez nous

Quand ce jour-là
Nous retournerons
Nous ferons la fête
Et nous repartirons

Vers cette mer
Parmi les rires
Dans les jeux de plage
De l'été.


Pensez au visage
De votre père
Quand avec lui
Vous jouiez à la mer.

Lui qui chaque jour
Chaque matin
Laissait sa sueur
Dans l'atelier.

Ce ne sera pas notre dernier voyage
Le train retournera chez nous
Ce ne sera pas notre dernier voyage
Le train retournera chez nous

inviata da Marco Valdo M.I. - 4/1/2009 - 22:16


Questa storia merita di essere raccontata. Carolina Lombroso, sposata ad Eugenio Calò (l'Eugenio della canzone), allora operante come partigiano nell'aretino, abitava nella casa di campagna dei genitori del marito a Cascia di Reggello, paese in provincia di Firenze. Nella stessa abitazione si trovavano anche i suoi tre figli: Elena (7 anni); Renzo (5 anni) e Albertino (2 anni) e la sorella di Eugenio, Clara Calò, assieme ai suoi due figli: Tullio (7 anni) e Claudia (5 anni), sfollati da Livorno. Assieme a loro c'erano anche Lidia Baquis, madre di Eugenio e Clara, ed altri due suoi figli: Ada e Renato Calò con la famiglia, provenienti da Roma, dove erano riusciti a sfuggire alle razzie.
Quando il maresciallo maggiore dei carabinieri di Reggello ricevette l'ordine di arresto dal questore di Firenze, Manna, cercò di dare loro il tempo di fuggire. La sera dell'11 marzo 1944 si recò presso la casa dei Calò e disse loro che il lunedì successivo sarebbe andato ad arrestarli. Tutti decisero di fuggire tranne Carolina e i suoi figli, forse perché prossima al parto o forse perché riteneva che ad una donna incinta ed ai figli piccoli non avrebbero fatto del male. La mattina del 13 marzo 1944 i carabinieri la arrestarono assieme ai figli e la portarono a Villa La Selva, il campo di concentramento di Bagno a Ripoli (FI). Da lì fu prelevata dalla polizia tedesca il 18 aprile 1944 e dopo pochi giorni, il 22 aprile 1944, trasferita al campo di Fossoli, da cui partì, con i figli, su un convoglio per Auschwitz il 16 maggio 1944. Sul treno Carolina ebbe le doglie, come attestato anche da una delle guardie della Ordnungspolizei che accomagnavano il convoglio e, come riportato da Liliana Millu, autrice del libro "Il fumo di Birkenau", deportata con lo stesso treno, "partorì il quarto figlio sul treno, aiutata dalle compagne". Il 23 maggio 1944, dopo sette terribili giorni di viaggio, una volta giunti ad Auschwitz, Carolina e i suoi quattro figli non passarono la selezione e furono immediatamente inviati alle camere a gas.

Eugenio Calò, marito di Carolina Lombroso, ebreo e resistente, nacque a Pisa nel 1906; negli anni '30 si trasferì a Firenze con la famiglia e nel 1936 si sposò con Carolina Lombroso e visse con lei e i figli ad Arezzo, dove aveva un'officina meccanica. Dopo l'8 settembre entrò nella Resistenza e divenne vicecomandante della divisione garibaldina "Pio Borri", che operava nel Casentino. Fu ucciso barbaramente dai tedeschi in un eccidio avvenuto a San Polo di Arezzo il 14 luglio 1944.
Il 14 giugno 1947 gli fu assegnata la medaglia d'oro alla memoria al valor militare.

(Fonte: Collotti E. (a cura di) "Ebrei in Toscana tra occupazione tedesca e RSI - Persecuzione, depredazione, deportazione (1943-1945) Vol. 1 Saggi", Ed. Carocci, pp. 136-139)

Luca Falchini - 21/1/2018 - 12:39



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