Lingua   

Ma cosse fet o Taissina

Taissine
Lingua: Italiano (Bergamasco)


Ti può interessare anche...

Povera Italia
(Giacomo Lariccia)
Basta guère
(Luciano Ravasio)


Album : Ol cidì di Taissine

CD-Tera-de-miniere-01

Canto sull’aria del popolare “Dove te vett o Marietina”,
rifrasato in dialetto bergamasco per descrivere l’attività della Taissina alla miniera.


LE TAISSINE



INQUADRAMENTO STORICO
Gorno è sempre stato famoso per le sue miniere di zinco e piombo.
Già ai tempi dei romani i cosiddetti “damnati ad metalla” condannati ai lavori forzati erano portati nelle miniere di Gorno ad estrarre questo metallo così particolare di colore rossiccio che unito al rame formava una lega resistente e utile: l’“auricalcum” che noi oggi conosciamo come ottone.
Ne parla Plinio il Vecchio nel suo “Naturalis Historiae”
Anche durante il medioevo continuò l’estrazione del minerale e nei primi del 1500 il territorio di Gorno e le zone circostanti furono oggetto di studio da parte del grande Leonardo da Vinci. Un documento a tale proposito si trova attualmente conservato nella biblioteca reale di Windsor in Inghilterra.
Si susseguirono anni in cui le concessioni erano molte e discontinue anche se il minerale era molto.
La storia però vera e propria inizia a fine ‘800 quando tutte queste piccole concessioni furono riunite sotto l’ala di grandi società in campo minerario: dapprima gli inglesi della società Richardson, la Crown Spelter e poi la Vieille Montagne che riunirà tutte le concessioni sotto un’unica proprietà e comincerà la lavorazione su larga scala.
Il minerale a quei tempi era scavato con metodi manuali.
 
MA CHI ERANO LE TAISSINE?
Sembra quasi impossibile, eppure non molti decenni fa, all’imbocco delle miniere, accanto ai minatori, lavoravano anche le donne.
Erano le “taissine”, cernitici di minerale.
In questo ciclo di lavorazione furono impiegati donne e fanciulli, addetti alla cernita del minerale, ed al trasporto dai cantieri alti alla carreggiabile. La roccia estratta dai minatori veniva portata a spalla da donne e ragazzi, sui piazzali situati all’imbocco delle gallerie dove altre donne erano addette allo spezzettamento con martelli e alla cernita della calamina mentre il materiale non produttivo veniva gettato nelle discariche.
Il lavoro cominciava già nei piazzali antistanti la miniera, qui alcuni uomini rompevano con grosse mazze i pezzi più grossi, e successivamente intervenivano le donne che con martelli liberavano il più possibile il minerale dallo sterile. Chine o sedute su rozzi sgabelli spezzettavano il minerale e lo ammucchiavano vicino alle stazioni di partenza; con il sole, il vento o il freddo, il duro lavoro proseguiva per otto o più ore al giorno per una paga scarsa ma importante per la famiglia, il salario a cottimo era di circa due lire per ogni giornata lavorativa
Altre donne soprattutto quelle più robuste erano addette al trasporto del materiale che avveniva con gerletti portati a spalla, i quali potevano contenere fino a 40 chili di minerale per viaggio.
Era un lavoro duro e difficile per tutti, per i minatori che lavoravano in galleria con poca aria e luce, per i bambini costretti dopo i 12 anni a guadagnarsi da vivere, per le donne che spesso alternavano i lavori in miniera con quelli agricoli e domestici.
Questo lavoro fu svolto dalle donne con tanta pazienza e fatica, l’ultimo libretto paga risale al 1962.
In seguito subentrarono nuovi sistemi di lavorazione meccanici che andarono a sostituire un lavoro manuale svolto per tanti anni dalle donne.
 
RIEVOCAZIONE
Noi siamo quindi le Taissine di oggi, vicine nello spirito con le taissine di allora e come loro sicure dell’importanza del lavoro che svolgevano.
Il nostro scopo come gruppo folklorico è di far conoscere questa figura di donne che con un duro lavoro contribuivano a mantenere la famiglia.
Il nostro costume richiama gli abiti da lavoro che indossavano, la lunga gonna, il grembiule e il foulard che servivano da protezione e gli zoccoli che a volte venivano tolti camminando per “risparmiarli”
Donne che han dato tutte loro stesse alla famiglia e che ci insegnano ancora oggi sacrificio e tenacia.
Ma cosse fèt o taissina?
Ma cosse fèt o taissina?
Ma cosse fèt o taissina
in sé bunura al frècc che l’fa
ma mè so chè a la minera,
söl piassàl a laorà.

Se la carèta la sa ‘mbalsa,
se la carèta la sa ‘mbalsa,
se la carèta la sa ‘mbalsa,
ol mineràl treacherà.
Ol mineràl l’ò za ‘mpilato,
stamattina al frècc che l’fa.

E se saès che tò sé sola,
e se saès che tò sé sola,
e se saès che tò sé sola,
ta egnerèss a compagnà.
te lo dighe o taissina,
ol mè mestèr l’è ‘l minà.

E se tò fosset ‘na regina,
e se tò fosset ‘na regina,
e se tò fosset ‘na regina,
ta lasserès a la tò ca
invece sei ‘na taissina,
e tò me facc inamorà.

inviata da adriana - 8/8/2017 - 16:33


Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org