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A volte sono i nomi (dedicata a Peppino Impastato)

Fabrizio Canciani e Stefano Covri


Lingua: Italiano

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2009
Delitti e canzoni
delitti

Testo di Fabrizio Canciani
Musica di Stefano Covri

Delitti e canzoni, canzoni e delitti. A volte i delitti sono reali e le canzoni servono a conservarne la memoria. E la cronaca diventa storia. La notte del 9 maggio 1978 il macchinista del treno Trapani-Palermo, Caetano Sdegno, transitando in località “Feudo". nel territorio di Cinisi, sente uno scossone. ferma la locomotiva e nota che il binario è tranciato. Chiama i carabinieri che. Accorsi sul posto trovano i binari divelti e dei resti umani. Appartengono a un ragazzo di Cinisi che negli ultimi anni si è dato da fare contro la mafia. Attraverso la sua attività politica e una radio libera. l resti del ragazzo sono raccolti frettolosamente e il tratto di binario viene subito riparato. Si cancellano così importantissime prove.
È lo stesso giorno del 1978 in cui - a Roma - viene ritrovato il cadavere di Aldo Moro in Via Caetani. L’esplosione che ha fallo a pezzi il corpo del giovane siciliano passa così in secondo piano. Un segno del destino. il macchinista si chiamava Sdegno e la località Feudo. Il ragazzo invece si chiamava Giuseppe ma per tutti era Peppino: Peppino Impastato
(dalle note dell'album)



Fabrizio Canciani: voce
Stefano Covri: voce, chitarre, basso, percussioni
Gino Carravieri: batteria
Max De Bernardi: chitarra

La voce finale è di Peppino Impastato tratta da “Onda Pazza. Trasmissione satiro-schizo-politica sui problemi locali". Trasmessa da Radio Aut nel 1978. Sigla della trasmissione: “Facciamo finta che..." di Umberto Simonetta, Maurizio Costanzo, Franco Pisano (1975) cantata da Ombretta Colli
A volte sono i nomi a rivelar segreti
a smascherare il torbido tra ginestre e agrumeti,
una notte di maggio sulla strada ferrata
un macchinista scende a controllar la massicciata.

Il luogo ha nome “Feudo”, il ferroviere “Sdegno”
un gioco dei destino provvede e lascia il segno
il treno è fermo e sbuffa come in una canzone
i binari son divelti, c’è stata un’esplosione.

I resti di una vita, il coraggio di parlare
son transumati subito, c’è fretta di insabbiare
si aggiustano i binari, ripartono i vagoni
come se fosse facile insabbiare le emozioni.

Il sole picchia duro sui tetti di Cinisi
una voce va nell’etere, si spengono i sorrisi
c’è musica nell’aria, un orlo spicca il volo
perché il silenzio uccide e lo fa più del tritolo.

Lontano anni luce dalla Fiat Mirafiori
dalla Statale, o Arese, da Bologna e i suoi
clamori quaggiù il nemico è vivo e ha il volto
di un vicino o di un sindaco corrotto,
di un boss o di un padrino.

Che cosa ti spinge su quei terreni impervi
intento ad additare i padroni, ma anche i servi.
aggrappato a un megafono senza mai provar paura
sfidando l’omertà a colpi intensi di cultura.

La vecchia radio a pile sembra un tizzone ardente
che scotta tra le mani di chi per caso sente,
le liste son già pronte, vicina è l’elezione
ma è già stata sancita la spietata esecuzione.

Le idee e il coraggio sono sullo striscione
le poesie rimangono, rimane la passione
è difficile emulare, raccogliere la sfida
perché non nasce spesso qualcuno che ti guida.

Ingoia la notizia un delitto più importante
rimane un trafiletto quasi insignificante,
ma come per incanto la voce spicca il volo
perché il silenzio uccide
e lo fa più del tritolo.

inviata da dq82 - 6/6/2017 - 12:40


Sigla della trasmissione Onda Pazza: “Facciamo finta che..." di Umberto Simonetta, Maurizio Costanzo, Franco Pisano (1975) cantata da Ombretta Colli

dq82 - 6/6/2017 - 12:42


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