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Deserto

Davide Giromini


Lingua: Italiano


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(Davide Giromini)


[2014]
Scritta da Luca Rapisarda
Interpretata da Davide Giromini
Luca Rapisarda (chitarra e voce)
Tiziano Ferri (voce spettro)
Written by Luca Rapisarda
Performed by Davide Giromini
Luca Rapisarda (Guitar and voice)
Tiziano Ferri (Ghost voice)
Album: Rivoluzioni sequestrate


RIVOLUZIONI SEQUESTRATE
...e fu così che diventai un robot


La primitiva grafica dell'album/libro (2013)
La primitiva grafica dell'album/libro (2013)


La grafica definitiva (di Lavinia Mancini). Da tenere conto che Fragole e sangue non è effettivamente presente nell'album.
La grafica definitiva (di Lavinia Mancini). Da tenere conto che Fragole e sangue non è effettivamente presente nell'album.


Matteo Fiorino Torre e Davide Giromini mentre eseguono per la prima volta le canzoni di Rivoluzioni Sequestrate in pubblico. Carrara, Palco 38, 18 gennaio 2013.
Matteo Fiorino Torre e Davide Giromini mentre eseguono per la prima volta le canzoni di Rivoluzioni Sequestrate in pubblico. Carrara, Palco 38, 18 gennaio 2013.


”È molto semplice. Un giorno vidi uno spettacolo teatrale sulla guerra di Spagna. Il teatro era molto piccolo, gli attori attempati e novecenteschi. Eravamo in cinque o sei in platea. Uno magro e brizzolato, che si vedeva essere stato un bell'uomo da giovane, ma ormai canuto e decadente, interpretava il ruolo di un intellettuale anarchico di nome Camillo Berneri e ne recitava in monologo un discorso. La definizione di “Rivoluzioni sequestrate” che egli dava mosse in me qualcosa di universale. Tutte le rivoluzioni della storia erano state prima o poi sequestrate da qualcuno che le aveva trasformate in qualcosa d'altro. Forse è proprio il concetto di rivoluzione che è destinato a questo ma perché fra gli esseri umani l'esito deve essere sempre degenerativo? Dove finiscono le utopie per le quali si versa sangue nei momenti rivoluzionari? La risposta che mi diedi era la seguente. Gli esseri umani hanno bisogno di grandi idee per compiere gesti sovrumani. Ma proprio perché gesti sovrumani sono destinati a durare poco, perché l'uomo non può reggere tutta questa sovrumanità.”
Davide Giromini, “Rivoluzioni Sequestrate” (il libro, p. 54)


Esilio di Lev
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Deserto
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La marcia dei suicidi



immilampLe enormi buste di plastica di questa breve, ma enormemente densa canzone scritta da Luca Rapisarda per Rivoluzioni sequestrate, le vediamo tutti i giorni, nelle nostre città. Sono i contenitori di tutto ciò che resta a degli esseri umani, del loro invisibile quotidiano. Buste che hanno attraversato il deserto, hanno attraversato la Libia che ora si vorrebbe invadere dopo averla consegnata al caos e alla squisita creazione neocolonialista chiamata ISIS, e che attraversano l'Italia, paese sempre più ostile e freddo. Una canzone fatta di poche immagini, ma tutte terribilmente esatte e raggelanti. Non ci sarebbe una ragione per difendersi e scappare, eppure ce ne sono mille, nessuna delle quali siamo in grado di capire sebbene anche noi, un tempo, abbiamo viaggiato per i deserti del mondo con valigie legate con lo spago. La memoria è andata, e gli occhi sono chiusi. [RV]
E così attraversiamo la sabbia,
E siamo già miraggio in questo deserto
Viaggiamo con enormi buste di plastica
Viaggiamo con enormi buste di plastica.

Documenti in tasca non ne ho
Ma una ragione per difendermi e tentare.

E così attraversiamo la nebbia,
È inverno ormai, l'Emilia sembra Siberia
Insieme a noi le grandi buste di plastica
Insieme a noi le grandi buste di plastica.

Documenti in tasca non ne ho
Non c'è ragione per difendersi e scappare.

E così attraversiamo la sabbia,
E così attraversiamo la nebbia,
E così attraversiamo l'Italia,
Attraversiamo l'Italia,
Attraversiamo l'Italia.

inviata da Riccardo Venturi - 23/3/2015 - 15:37




Lingua: Inglese

English translation by Riccardo Venturi
March 23, 2015
Traduzione inglese di Riccardo Venturi
23 marzo 2015


plabag


The huge plastic bags of this short lasting, yet highly dense song written by Luca Rapisarda for Davide Giromini's Rivoluzioni sequestrate are to be seen every day in our towns. They contain all what is left to human beings, their daily and ordinary invisibleness. Bags that crossed through the desert, through Libya we now would like to invade after handing it over to chaos and to the gentle neo-colonialist invention called ISIS, and crossing now through Italy, a more and more hostile, cold country. A song made up of few, precise and blood chilling images. There would be no reason to defend oneself and run away, yet there are thousands none of them we are able to understand although we too did cross, in past times, the deserts of the world with string tied suitcases. Memory is gone and our eyes are closed. [RV]
DESERT

So we are crossing through the sand,
Already turned into a desert mirage
Walking on with our huge plastic bags
Walking on with our huge plastic bags.

I got no papers in my pocket
But a reason to defend myself and try.

So we are crossing through the fog,
Winter has come, Emilia looks like Siberia
Carrying with us our huge plastic bags,
Carrying with us our huge plastic bags.

I got no papers in my pocket
No reason to defend myself and run away.

So we are crossing through the sand,
So we are crossing through the fog,
So we are crossing through Italy,
Crossing through Italy,
Crossing through Italy.

23/3/2015 - 15:50




Lingua: Francese

Version française – DÉSERT – Marco Valdo M.I. – 2015
Chanson italienne – Deserto – Davide Giromini – 2014
Texte de Luca Rapisarda

Et ainsi nous traversons le sable,  Et nous sommes déjà des mirages dans ce désert
Et ainsi nous traversons le sable, Et nous sommes déjà des mirages dans ce désert


Les énormes sacs de plastic de cette brève, mais très dense chanson écrite par Luca Rapisarda pour « Rivoluzioni sequestrate » (Révolutions séquestrées), nous les voyons tous les jours, dans nos villes. Ce sont les conteneurs de tout ce qui reste à des êtres humains de leur invisible quotidien. Des sacs qui ont traversé le désert, ont traversé la Libye que maintenant on voudrait envahir après l'avoir livrée au chaos et à l'exquise création néocolonialiste appelée ISIS, et qui traversent l'Italie, pays toujours plus hostile et froid. Une chanson faite de peu d'images, mais toutes terriblement exactes et glaçantes. Il n'y aurait pas de raison de se défendre et s'enfuir, pourtant il y en a mille, aucune que nous sommes en mesure de comprendre quoique nous aussi, un temps, nous avons voyagé par les déserts du monde avec des valises liées avec la ficelle. La mémoire s'en est allée, et nos yeux sont fermés. [RV].
DÉSERT

Et ainsi nous traversons le sable,
Et nous sommes déjà des mirages dans ce désert
Nous voyageons avec d'énormes sacs de plastic
Nous voyageons avec d'énormes sacs de plastic.

Des documents en poche, je n'en ai pas
Mais une raison pour me défendre et tenter.

Et ainsi nous traversons le brouillard,
C'est hiver maintenant, l'Emilie ressemble à la Sibérie
Avec nous, les grands sacs de plastic
Avecà nous, les grands sacs de plastic.

Des documents en poche, je n'en ai pas
Il n'y a pas raison de se défendre et s'enfuir.

Et ainsi, nous traversons le sable,
Et ainsi, nous traversons le brouillard,
Et ainsi, nous traversons l'Italie,
Nous traversons l'Italie,
Nous traversons l'Italie.

inviata da Marco Valdo M.I. - 30/3/2015 - 21:21




Lingua: Somalo

Somali translation: Muhammad Soonaa Caydini
23.03.2015
LAMADEGAAN

Oo sidaas daraaddeed waxaan soo gudbi cammuudda
Oo innaguna waxaynu nahay midyahay oo lamadegaanka
Safartid bacaha caagga weyn
Safartid bacaha caagga weyn

Waxaan aadan haysan dokumantiyo in aan jeebka
Laakiin waxaan xaq u leedahay inaad naftayda iyo ku safra difaaco

Oo sidaas daraaddeed waxaan dhex mari doonaa ceeryaamo
Waa qaboobaha hadda, Emilia u muuqataa Siberia
Iyo soo kiish bac ah oo waaweyn,
Iyo soo kiish bac ah oo waaweyn

Waxaan aadan haysan dokumantiyo in aan jeebka
Ma jirto sabab ay naftooda iyo baxsado difaaco

Oo sidaas daraaddeed waxaan soo gudbi cammuudda
Oo sidaas daraaddeed waxaan dhex mari doonaa ceeryaamo
Oo sidaas daraaddeed waxaan dhex mari doonaa Italy
Waxaan dhex mari doonaa Italy
Waxaan dhex mari doonaa Italy.

inviata da CCG/AWS Staff - 23/3/2015 - 19:55


Eccoci

di Bushra Al Said
da Carmilla, 21 marzo 2015

eccociUn gommone, un mare da attraversare, una chioma mossa dal vento volta verso una linea irraggiungibile, una mano che tiene l’altra, un sospiro esausto, il suono farinoso dei corpi che sbattono tra loro, delle urla a squarciagola di un bimbo, il sole in mezzo all’azzuro, un caldo cocente, l’ odore di vomito e sudore che si fa piú intenso, una gola che deglutisce, il battito veloce di un cuore, delle gocce di sudore che attraversano una schiena, il brontolio di uno stomaco, l’odore acre delle feci.

Il telo della notte che cala, la luce soffusa della luna che rende tutto argenteo, una mano dalle nocche bianche che imprigiona il margine del gommone tra le dita, occhiaie bluastre, volti scarni, delle pupille che osservano il vuoto, un pianto sommesso, il suono violento delle onde, una donna che canta una litania malinconica, due corpi avvinghiati tra loro quasi fossero radici, e poi un grido, delle urla, una sponda, una riva, terra ferma che rende quella linea meno irraggiungibile.

Eccoci.

Delle mani che issano, altre che gettano sulle spalle una coperta, qualche parola d’incoraggiamento, un’imprecazione, un piede incastrato tra il gommone e la banchina, una struttura bianca, un’accoglienza plastificata.
Un corpo esanime sul gommone, su quel compagno di viaggio oramai esausto, un amico quasi, crudo, maledetto ma mai falso, non mente mai lui, non ti tradisce.

Ora vuoto, sgonfio, ti guarda e ti dice :”Io ho già dato, ora vai, tocca a te” e tu invece, guardi verso l’orizzonte, verso quel passato che ha preso ormai le sembianze del mare attraversato, di quell’acqua salata, insopportabile, che seppur cerchi di non mandarla giú o di trattenerla ti resta in gola, quel sale maledetto e se provi a rigettarlo, sputarlo, non serve. E’ tutto così vano: il sapore salato resta.

Rimpiangono i tuoi occhi spenti. Perché per quanto possa esser arida, povera, in guerra, meschina, per quanto possa esser senza speranze, senza vie di scampo, senza futuro, quella terra, la tua, ti accettava.

Ahmed il Lavavetri - 23/3/2015 - 19:37


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