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A Sight In Camp

Dom Thomas Symons


Lingua: Inglese


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[1924]
Poem by Walt Whitman [1864]
Poesia di Walt Whitman [1864]

Organ setting by Dom Thomas Symons
Partitura d'organo di Dom Thomas Symons

Walt Whitman, 1819-1892
Walt Whitman, 1819-1892


Con questo brano, le CCG si addentrano nella Poesia pura. Non che esempi ne manchino tra i quasi 4500 testi che a tutt’oggi formano il database, ma trovarsi di fronte al magma incandescente e alle potenti immagini di Walt Whitman non può che provocare una grande emozione che spero di condividere con chiunque legga queste righe.

Nel 1864 Walt Whitman, il cui fratello era combattente nella Guerra di secessione, si recò sui campi di battaglia della Virginia proprio per ricercare il congiunto, del quale sapeva che era rimasto ferito. Durante le ricerche, Whitman si fermò in un ospedale da campo, dove scoprì il viso di tre soldati morti, che gli erano totalmente sconosciuti; ne provò un senso di profonda condivisione, della perdita di amici ignoti. Whitman era del resto colui che aveva scritto il celebre verso: “When someone dies, we are all diminished”; è il suo credo, accresciuto in questo caso dall’essere di fronte a tre vittime della sofferenza della guerra, che si manifesta nei toccanti versi finali. Whitman chiese di rimanere nell’ospedale da campo come infermiere e assistente volontario. Ne nacque, tra le altre, questa poesia, dalla quale risalta anche tutta la straordinaria innovazione e modernità di Whitman. Una scena di profonda emozione, di sospensione temporale, ma anche di estremo realismo e dall'andamento che non è affatto errato definire cinematografico. E un grande regista ebbe forse a tenerla presente, in una sua indimenticabile scena: Sergio Leone, ne Il buono, il brutto e il cattivo. Film che si svolge proprio durante la Guerra di secessione. Si tratta della scena in cui, dopo che il Biondo e Tuco hanno fatto saltare il ponte dove ogni giorno migliaia di "bravi ragazzi" si massacrano per nulla togliendo così ogni senso allo sterminio e facendo morire in pace il comandante nordista ferito che voleva fermare questa inutile battaglia, i due si ritrovano a vagare per il campo abbandonato dove il Biondo scopre un ragazzo, giovanissimo, che sta morendo tra le macerie di una baracca. Ha freddo. Il biondo lo copre con il suo soprabito lungo e gli offre una boccata del suo cigarillo. Gli offre l'ultimo sorriso. Gli offre il non morire da solo, dimenticato, sconosciuto. Considero questa scena come tra le più belle in assoluto di tutta la storia del cinema, e mi piace metterla in relazione con la poesia di Whitman.

Sebbene esistano traduzioni egregie in italiano della poesia di Whitman, ho voluto in questo caso tradurre personalmente questo testo. Come atto d’amore, ma anche come desiderio di confronto con la crudezza e con la bellezza dei versi whitmaniani. Ho cominciato a imparare l’inglese all’età di otto anni, per gioco, su un vecchio manualetto per i soldati italiani che mio padre aveva scovato chissà dove durante la guerra. Non immagino da quali mani possa essere passato. Un ricordo lontano che mi accompagna, come tutti. [RV]
A sight in camp in the daybreak grey and dim,
As from my tent I emerge so early, sleepless,
As slow I walk in the cool fresh air
the path near by the hospital tent,
Three forms I see on stretchers lying,
brought out there untended lying,
Over each the blanket spread,
ample brownish woollen blanket,
Grey and heavy blanket, folding, covering all.
Curious I halt and silent stand,
Then with light fingers I
from the face of the nearest,
the first, just lift the blanket;
Who are you, elderly man so gaunt and grim,
with well-grey'd hair, and flesh all sunken about the eyes?
Who are you my dear comrade?
Then to the second I step -
and who are you my child and darling?
Who are you sweet boy with cheeks yet blooming?
Then to the third - a face nor child nor old,
very calm, as of beautiful yellow-white ivory;
Young man I think I know you -
I think this face is the face of Christ Himself,
Dead and divine and brother of all,
and here again He lies.

inviata da Riccardo Venturi - 3/9/2006 - 00:58



Lingua: Italiano

Nuova versione italiana di Riccardo Venturi
3 settembre 2006
SUL CAMPO, UNA VISIONE

Sul campo, una visione nell’alba grigia e fosca,
dalla mia tenda uscendo insonne a prima luce
e camminando piano nell’aria viva e fresca
sopra il sentiero presso la tenda d’ospedale.
Tre forme vedo, stese, giacere su lettighe
che hanno portato là. Distese e abbandonate,
ognuna avvolta dentro ad una grande coltre
brunastra in lana, grigia, pesante, ripiegata
che tutto cela. Mi fermo e sto in silenzio,
poi con un tocco lieve, dal volto di colui
che più è vicino a me la coltre io sollevo.
Chi sei tu, uomo anziano, così scarnito e torvo,
coi tuoi capelli grigi, le orbite scavate?
Chi sei tu, chi sei tu, caro compagno?
All’altro m’avvicino coi miei passi,
Chi sei tu, ragazzo caro, figlio mio?
Chi sei, dolce ragazzo, le gote ancora in fiore?
Poi m’avvicino al terzo. Né un vecchio, né un ragazzo,
un volto calmo quasi colore dell’avorio;
Di quel giovane penso che il volto suo conosco.
È il volto di Cristo, il volto suo divino
morto come fratello di tutti quanti noi,
che giace ancora qui, disteso in questo campo.

3/9/2006 - 02:00


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