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Joska la Rossa

Bepi De Marzi


Lingua: Italiano (Veneto)


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[1968]
Dall’album “Voci della montagna Vol.1”


Le parole (scritte con l’apporto del paroliere Carlo Geminiani) sono ispirate alla testimonianza di Giulio Bedeschi, medico e alpino, sopravvissuto alle campagne di Grecia e di Russia ed in seguito autore del celebre “Centomila gavette di ghiaccio”, stracensurato nel dopoguerra e pubblicato per la prima volta solo nel 1963.
Musica di Bepi De Marzi.




“Seconda guerra mondiale. Gli alpini non avevano fatto a tempo a tornare dalla Grecia che l’anno dopo si trovarono in partenza per un altro fronte a rinforzo di altre truppe del nostro esercito, già su quel fronte dal 1941. Siamo nell’estate del 1942 ed il paese invaso è la Russia che, fin dai tempi di Napoleone, ha un famoso generale, “il generale inverno”. E saranno anche il grande gelo dell’inverno russo e l’equipaggiamento non adatto dei nostri soldati che faranno soccombere gli alpini.
Il canto di Bepi De Marzi richiama la classica melodia russa, quella che, al suono della balalaika, invita alle movimentate danze popolari di quel paese. Questa volta i protagonisti della danza sono gli alpini delle Divisioni “Cuneense”, “Tridentina” e “Julia”, alpini che la storia vede impegnati in una guerra, insensata come lo sono tutte le guerre, una guerra voluta da chi comandava, una guerra oltretutto mal preparata e finita in tragedia.
Partirono in 55.000, questo era la forza del Corpo d’Armata Alpino facente parte dell’ A.R.M.I.R.: 34.170 furono i morti ed i dispersi, 9.410 i feriti ed i congelati!
Gli alpini, anche se nemici ed invasori, si comportarono umanamente con la popolazione civile. Il testo racconta una storia, certamente inventata, divenuta una poesia, senz’altro ispirata al racconto di qualche reduce (*) e, appunto perché poesia, o meglio “musica poetica”, riesce a focalizzare la gioia ed il dolore, l’amore e l’odio, il perdono e la vendetta, la vita e la morte.
Ma la vera protagonista di questo canto è la donna russa, impersonata da una ragazza, Joska, che ha compassione di questi uomini lontani migliaia di chilometri dalle loro case, uomini che, nel momento del bisogno, non possono avere vicine le loro donne, la mamma, la moglie, la “morosa” e le sorelle.
Allora Joska si sostituisce a queste donne per alleviare la malinconia, la solitudine ed il dolore degli alpini. E, alla fine, sarà ancora Joska a dar loro pietosa sepoltura nella fredda terra russa.” (Sergio Piovesan, dal sito del Coro Marmolada di Venezia.)
El muro bianco drio de la tò casa,
ti te saltavi come un oseléto.
Joska la rossa, péle de bombasa,
tute le sere prima de 'nda in leto.

Te stavi li co' le tò scarpe rote,
te ne vardavi drio da j oci mori,
e te balavi alegra tuta note,
e i baldi alpini te cantava i cori.

Oh..., Joska, Joska, Joska,
salta la mura fin che la dura.
Oh..., Joska, Joska, Joska,
salta la mura bala con mi. Oh...

Ti te portavi el sole ogni matina
e de j alpini te geri la morosa,
sorela, mama, boca canterina,
oci del sol, meravigliosa rosa.

Xe tanto e tanto nù ca te zerchémo,
Joska la rossa, amor, rosa spanja.
Ma dove sito andà? Ma dove andemo?
Semo ramenghi, o morti. E così sia.

Oh..., Joska, Joska, Joska,
salta la mura fin che la dura.
Oh..., Joska, Joska, Joska,
salta la mura bala con mi. Oh...

Busa con crose, sarà stà i putei?
La par na bara e invece xe na cuna.
E dentro dorme tutti i tò fradei,
fermi impalà co i oci ne la luna.

Oh Joska, Joska, Joska,
salta la mura fin che la dura.
Oh Joska, Joska, Joska,
salta la mura, fermete là.
fermete là..

inviata da Bartleby - 23/6/2011 - 10:37



Lingua: Italiano

Traduzione italiana da YouTube
JOSKA LA ROSSA

Il muro bianco, dietro la tua casa
tu saltavi come un uccellino,
Joska la rossa, pelle ovattata,
tutte le sere prima d'andare a letto.
Tu rimanevi lì, con le tue scarpe rotte,
Tu ci guardavi da dietro quegli occhi neri
e ballavi allegra tutta la notte
e i valorosi alpini ti cantavano i cori. Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura, fin che puoi,oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Balla con me! Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura, fin che puoi, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Balla con me! Oh.

Tu portavi il sole ogni mattina,
e degli alpini eri la fidanzata,
sorella, mamma, bocca canterina,
occhi del sole, meravigliosa rosa.
E' tanto e tanto che ti cerchiamo,
Joska la rossa, amore, rosa sbocciata.
Ma dove sei andata? Ma dove andiamo?
Siamo raminghi, morti e così sia. Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura, fin che puoi, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Balla con me! Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura, fin che puoi, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Balla con me! Oh.

Buca con croce. Saranno stati i bambini?
Sembra una bara e invece è una culla.
E dentro dormono tutti i tuoi fratelli,
fermi, attoniti, con gli occhi rivolti alla luna.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fin che puoi, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fermati là. Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fin che puoi, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fermati là. Oh.

Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fin che puoi, oh.
Joska, Joska, Joska,
salta la mura! Fermati là...
fermati là.....

inviata da Bartleby - 23/6/2011 - 11:55


Mah, leggendo la più comprensibile traduzione italiana mi viene un dubbio, che la canzone non parli di una donna russa così generosa con gli occupanti da dar loro degna sepoltura ma di una ragazza russa e della sua intera famiglia che vengono, come gli Alpini, spazzati via dalla guerra, o uccisi dai nostri nonostante che vi avessero fraternizzato oppure sterminati dai russi come collaborazionisti... Voi che dite?

Bartleby - 23/6/2011 - 11:59


La ragazza potrebbe essere una qualunque. Anche una figura ideale che salti il muro di neve per andare a trovarli a casa loro. La canzone è molto bella. Non avrei tradotto "baldi alpini" con "valorosi alpini". Piuttosto, con "allegri alpini".

ricu - 9/10/2012 - 16:52


bombaso è la bambagia cotone
pelle de bombaso è liscia e soffice come la bambagia
ovattata non suona bene

Mauro da Romano d'Ezzelino - 5/7/2014 - 17:45


io la storia non la so precisamente, ma secondo me è piu' una figura ideale che altro. Perchè è gran fatica che una famiglia russa sia arrivata in italia... Poi essendo in dialetto parla di guerra, di bambini, diciamo che la canzone racconta la situazione allora

nina - 29/3/2015 - 17:54


Nina, la canzone parla della campagna russa, è facile trovare una famiglia russa in Russia :).
Concordo sul punto primo, ossia è una figura ideale.
Ciao.

alessandro - 2/5/2015 - 14:58


sono solo stasera, come sempre...ho ascoltato questa canzone, che mi ricorda momenti felici e commoventi e anche stavolta mi sono commosso. Certo, ho bevuto un po' e quando hai un po' do alcool in corpo ti commuovi facilmente.
Ma a me questa canzone fa venire i brividi, mi ricorda la solitudine dell'anima, soldati, campagna desolata e bellissima...nebbia....neve...freddo...alberi rinsecchiti dall'inverno. Mi parta a tempi lontani che io non ho vissuto, a uomini che darebbero l'anima per un po' di calore e di dolcezza, ormai abituati, ma non rassegnati, al freddo che entra nella pelle e nel cuore.
Uomini. Semplicemente uomini.
Che darebbero l'anima per un po' di calore....per assaporare il tepore della pelle vellutata di una ragazza. Josca era un angelo. Era la consolazione di quei ragazzi spaventati e rassegnati, era il calore della pelle, il fiato caldo, la voce amica, madre, sorella...era la consolazione. Era il dimenticare per un momento la morsa terribile della guerra e dell'odio. Era la mamma, la morosa. Era la vita che ritorna per un momento e ti fa ricordare di essere umano....una commovente presenza di carne, odori, voce, grembo materno e infinita dolcezza. Perchè tutti siamo soli, anche se adesso la guerra non c'è. Io sono solo. Ho una bottiglia di vino in corpo....scusatemi se non faccio commenti di tipo tecnico sull'interpretazione, sulla traduzione....sono solo capace di commuovermi stasera.
Ora me la ascolto per l'ennesima volta e vi abbraccio tutti.

9/3/2016 - 00:01


Belle parole le tue, le ho lette con piacere e commozione

16/5/2017 - 20:14



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