Lingua   

La tradotta che parte da Torino

anonimo


Lingua: Italiano


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Verdun
(Michel Sardou)
La Chanson de Craonne
(anonimo)
Tierra Bomba
(I Luf)


[ca. 1915/16]

Canto degli Alpini.
Testo ripreso da "La musica dell'altra Italia".
È all'origine dell'altro celebre canto La tradotta che parte da Novara.


2014
Il testamento del capitano
Il testamento del capitano


Quale guerra è veramente necessaria? Quale guerra si è mai dimostrata veramente giusta al punto da restituirci un mondo migliore? O ancora: quale guerra ha realmente raddrizzato il corso della storia giustificando il sacrificio di “alcuni” per il “bene” di tutto il mondo?
Il re del folk-rock Massimo Bubola torna a interpretare e rivisitare le canzoni della Grande Guerra con il nuovo album Il testamento del capitano a distanza di 9 anni dal successo di Quel lungo treno del 2005, proprio nel centesimo anniversario dall’inizio del conflitto mondiale.

Massimo Bubola riprende e riarrangia, caratterizzandoli profondamente col suo sound e la sua poetica grandi brani tradizionali come: Ta pum, Il Testamento del Capitano, Sul ponte di Perati, Monti Scarpazi, Bombardano Cortina, La tradotta e propone anche nuove e intense ballate, che nei testi e nelle sonorità riprendono il tema della Grande Guerra come: Da Caporetto al Piave, L'alba che verrà, Neve su neve, Vita di trincea.
Chiudono il disco le reinterpretazioni di due memorabili brani scritti da Massimo Bubola sul tema della Grande Guerra: Rosso su verde e Noi veniam dalle pianure cantati dal prestigioso coro ANA- Milano, diretto dal maestro Massimo Marchesotti.

Il tutto rivisitato con la sensibilità e l'esperienza di un grande autore, scrittore e musicista, autore di capolavori della canzone italiana e non, come Fiume Sand Creek, Don Raffaè e Il cielo d’Irlanda, solo per citarne alcuni.

“Molte di questi brani li conoscevo fin dalla più tenera età, sono stati il mio primo approccio con la canzone, le cantavo con mio nonno,con mio padre, coi miei zii. Tante volte mi è stato chiesto perché, negli anni, avessi io stesso scritto tante canzoni sulla guerra e in particolare sulla Prima Guerra Mondiale; riflettendo ho capito che mi è rimasto dentro una sorta di imprinting a partire da queste esperienze infantili, da questo primo approccio alla musica popolare. La mia prima canzone connessa con questa tematica fu Andrea, che poi cantò Fabrizio De André.

Dopo l’album Quel Lungo Treno, Il Testamento del Capitano è la seconda tappa di un percorso nella musica popolare di area veneta. Ho voluto anche qui unire canzoni tradizionali, che hanno cento anni, con mie canzoni nuove, che hanno un anno di vita, un po’ come in un film che accosta immagini di repertorio e immagini nuove, sotto un’unica regia. Un artificio realizzato anche nei due film sulla Prima Guerra Mondiale: Uomini contro di Rosi e La Grande Guerra di Monicelli.

Queste sono canzoni che ho voluto riportare ad una visione individuale, visto che oramai sono da sempre più un repertorio corale e, contemporaneamente, ho voluto portare alla coralità due mie nuove composizioni Rosso su verde e Noi Veniàm dalle painure, con l’esecuzione del coro Ana Milano con la direzione del maestro Massimo Marchesotti, per arricchire una letteratura dei canti di montagna e della Guerra, che in Italia è poco visitata - spiega Massimo Bubola – Il Testamento del Capitano è un’altra importante tappa del mio lungo lavoro di rivisitazione e riscoperta delle radici musicali e letterarie del folk di area lombardo-triveneta».

- Recensione di Salvatore Esposito su blogfoolk


Le canzoni dell'album:
Neve su neve - Bombardano Cortina - Sul ponte di Perati - Il testamento del capitano - Da Caporetto al Piave - Vita di trincea - Sui Monti Scarpazi - La tradotta che parte da Torino - Tapum - L'alba che verrà - Rosso su verde - Noi veniam dalle pianure

La tradotta che parte da Torino
a Milano non si ferma più
ma la va diretta al Piave,
ma la va diretta al Piave.

La tradotta che parte da Torino
a Milano non si ferma più
ma la va diretta al Piave,
cimitero della gioventù.

Siam partiti, siam partiti in ventisette,
solo in cinque siam tornati qua,
e gli altri ventidue?
E gli altri ventidue?

Siam partiti, siam partiti in ventisette,
solo in cinque siam tornati qua,
e gli altri ventidue
sono morti tutti a San Donà.

inviata da Riccardo Venturi - 31/7/2005 - 22:35




Lingua: Italiano

Ulteriore versione:
LA TRADOTTA

La tradotta che parte da Torino
a Milano non si ferma più,
ma la va diretta al Piave,
cimitero della gioventù.
Siam partiti siam partiti in ventisette,
solo in cinque siam tornati qua,
e gli altri ventidue
son morti tutti a San Donà.

A Nervesa a Nervesa c'è una croce,
mio fratello l'è disteso là,
io ci ho scritto su "Ninetto"
che la Mamma lo ritroverà.
Cara suora cara suora son ferito,
a domani non ci arrivo più;
se non c'è qui la mia mamma,
un bel fiore me lo porti tu

inviata da Riccardo Venturi - 31/7/2005 - 22:39




Lingua: Italiano

In questa ulteriore versione, la tradotta parte da Milano e non da Torino:
La tradotta che parte da Milano
a Verona non si ferma più,
ma la va diretta al Piave,
ma la va diretta al Piave.
La tradotta che parte da Milano
a Verona non si ferma più,
ma la va diretta al Piave,
cimitero della gioventù.

Siam partiti, siam partiti in ventinove,
solo in sette siam tornati qua,
e gli altri ventidue…
son sepolti tutti a San Donà.

Cara suora, cara suora, son ferito,
a domani non ci arrivo più.
Se non c'è qui la mia mamma…
un bel fiore glielo porti tu!

A Nervesa, a Nervesa c'è una croce.
Mio fratello l'è sepolto là,
io ci ho scritto su: «Ninetto»…
che la mamma lo ritroverà.

13/11/2007 - 16:01


la seconda è quella più bella

fere - 26/9/2009 - 11:10




Lingua: Francese

Version française – LE CONVOI QUI PART DE TURIN – Marco Valdo M.I. – 2009
Chanson italienne – La Tradotta che parte da Torino – anonyme – 1915/16

Chanson des Alpini – texte repris de « La Musica dell'altra Italia ». Elle est à l'origine de l'autre célèbre chanson « La tradotta che parte da Novara », d'une autre version où le convoi part de Milan. Mais tous les convois déposent leurs voyageurs à la Piave pour (presque tous) y mourir.
LE CONVOI QUI PART DE TURIN


Le convoi qui part de Turin
Ne s'arrête plus à Milan
Mais il va directement à la Piave
Mais il va directement à la Piave

Le convoi qui part de Turin
Ne s'arrête plus à Milan
Mais il va directement à la Piave
Cimetière de la jeunesse.

Nous sommes, nous sommes partis à vingt-sept
Cinq seulement sont revenus
Et les vingt-deux autres ?
Et les vingt-deux autres ?

Nous sommes, nous sommes partis à vingt-sept
Cinq seulement sont revenus
Et les vingt-deux autres ?
Ils sont tous morts à San Donà.

*

LE CONVOI

Le convoi qui part de Turin
Ne s'arrête plus à Milan
Mais il va directement à la Piave
Cimetière de la jeunesse.

Nous sommes, nous sommes partis à vingt-sept
Cinq seulement sont revenus
Et les vingt-deux autres ?
Ils sont tous morts à San Donà.

À Nervesa, à Nervesa, il y a une croix
Mon frère est étendu là
Moi, j'ai écrit dessus “Ninetto”
Pour la Mamma le retrouve.

Chère soeur chère soeur, je suis blessé
Je n'arriverai pas jusqu'à demain
Si Maman ne vient pas
Apporte-moi une belle fleur, toi.

*

LE CONVOI QUI PART DE MILAN

Le convoi qui part de Milan
Ne s'arrête plus à Vérone,
Mais il va directement à la Piave
Mais il va directement à la Piave

Le convoi qui part de Milan
Ne s'arrête plus à Vérone,
Mais il va directement à la Piave
Cimetière de la jeunesse.

Nous sommes partis à vingt-neuf,
Sept seulement sont revenus
Et les vingt-deux autres...
Sont tous enterrés à San Donà.

Chère soeur chère soeur, je suis blessé
Je n'arriverai plus jusqu'à demain
Si Maman ne vient pas
Porte-lui une belle fleur, toi.

À Nervesa, à Nervesa, il y a une croix
Mon frère est enterré là
Moi, j'ai écrit dessus “Ninetto”...
Pour que la Mamma le retrouve.

inviata da Marco Valdo M.I. - 19/11/2009 - 10:41




Lingua: Italiano

Ci sono alcuni errori.
La riscrivo.

Questa canzone la cantava mio papà, classe 1899 (i ragazzi del '99) e io me la ricordo benissimo, come tante altre: sono del 1939, però la memoria ce l'ho, eccome...
Elena
elenasagone@virgilio.it
LA TRADOTTA CHE PARTE DA TORINO

La tradotta che parte da Torino
a Milano non si ferma più
ora va diretta al Piave
cimitero della gioventù.

Siam partiti siam partiti in ventinove
ora in sette siam tornati qua
e gli altri ventidue
son rimasti tutti a San Donà

A Milano a Milano c'è una croce
mio fratello è steso là
io ci ho scritto su Ninetto
perché mamma lo possa trovà...

Cara suora cara suora son ferito
a domani non ci arrivo più
e alla mia mamma
un saluto glielo porti tu...

12/8/2013 - 11:06


Carissima signora Elena,

Prima di tutto...complimenti per la memoria e grazie per il contributo, anche in ricordo di Suo padre che ha fatto parte di quella generazione di ragazzi mandati al macello nella "grande guerra". Il Suo contributo è ancora più gradito, considerando che non è mediato, vale a dire proviene direttamente da un ricordo di famiglia.

Un'unica ulteriore considerazione, però; come tutti i canti della tradizione popolare, nati "sul campo" (e trattandosi di un canto di guerra, il termine "campo" ha un valore palese), non si può parlare di "errori" per quanto riguarda i testi. Si tratta di intelaiature testuali che presentano decine di varianti, le quali sono tutte autentiche; sia quella che Lei ha sentito da Suo padre, sia tutte le altre che sono state raccolte via via da folkloristi, ricercatori, studiosi e appassionati. La tradizione popolare funziona del resto così per ogni sua testimonianza: non si tratta di testi letterari che possono essere sottoposti a un trattamento filologico di ricostruzione del "testo esatto". Il testo che lei ha ascoltato da Suo padre è una versione tra le tante, e non ho alcun dubbio che ne esistano ancora chissà quante perse nella memoria e nella storia.

Con tutto questo, ancora grazie: in un sito come questo, ogni goccia di memoria lontana è come un mare. Un saluto caloroso da tutto il sito.

Riccardo Venturi - 13/8/2013 - 10:52


Concordo con Venturi; era così per i canti di guerra come per molti altri canti della tradizione popolare. Personalmente ho sempre cantato la seconda versione proposta; immagino perchè la sentivo a mia volta cantare dagli anziani del paese (sono giovincello, ho solo passato i 60), dunque per forza di cose anche le mie sono memorie indirette. Cordialità.
Francesco Brazzale, Vicenza

(A Dio piacendo, o a chi per esso, il Bomba day è finito bene, alleluja....)

Francesco Brazzale - 26/4/2014 - 00:39


La versione dei Luf con Massimo Priviero

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dq82 - 5/12/2014 - 14:10




Lingua: Italiano

Canto narrativo diffuso in tutta l'Italia settentrionale all'epoca dei lavori per il traforo del San Gottardo (1872-1880), lunga galleria che collega l'Italia alla Svizzera. Nel testo noto con il titolo "La tradotta", i minatori si lamentano per il gran numero di morti che ci furono durante la realizzazione dell'opera. In alcune versioni si fa anche riferimento al traforo del Sempione. Il canto si conclude con la maledizione alla montagna e all'ingegnere che disegnò la galleria. Nel corso della Prima guerra mondiale il testo è stato adattato dagli alpini all'azione di guerra relativa al Son Pòuses: nel giugno del 1915 nel Cadore le truppe italiane guadagnarono in un sanguinoso combattimento la fortificazione di Son Pòuses e il borgo di Podestagno, intercettando così la strada delle Dolomiti fra Trento e Dobbiacco [Savona - Straniero 1981].
Alle sei le sei e mezza
minatore che va a lavorar
péna giunti all'esercizio
sotto i colpi son resta'

Eravamo in ventinove
solo in sette noi siamo resta'
e li altri ventidue
e li altri ventidue
eravamo in ventinove
solo in sette noi siamo resta'
e li altri ventidue
sotto i colpi son resta'

Maledetto sia il Gottardo
l'ingegner che la disegnò
e na galleria sì lunga
e na galleria sì lunga
maledetto sia il Gottardo
l'ingegner che la disegnò
e na galleria sì lunga
del Gottardo e del Sempión

inviata da dq82 - 7/4/2016 - 10:27




Lingua: Italiano

Versione accompagnata dal commento riportato da dq82 il 7/4/2016 ma più lunga, come ripresa dal sito dell'Archivio Provinciale della Tradizione Orale del MUCGT – Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, Università di Trento.
LA TRADOTTA

Tra le sei le sei e mezza
minatori che vanno al lavoro
incomincia l'esercizio
sotto i colpi son resta' (scopià)

Eravamo in ventinove
solo in sette noi siamo resta'
e li altri ventidue
sotto i colpi son resta'

L'Italia la richiama
la richiama i suoi minator
sono morti tutti quanti
sul Gottardo e sul Sempión

Maledetto sia il Gottardo
l ingignér che lo disegnò
l'è una galleria sì lunga
molta gente vi restò

Ste povere vedovelle
le va in césa sól per pregàr
se ghe capita il macaco
le se tórna a maridàr

E quando saremo morti
sulle nostre tombe sacre
pianteremo stampi e mazze
in onor dei minator

inviata da Bernart Bartleby - 12/12/2016 - 12:49



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