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Santiago de Chile

Silvio Rodríguez


Lingua: Spagnolo

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videoclip, del tema santiago de chile de silvio rodriguez. realizado como apoyo audiovisual, para el concierto de la agrupacion de familiares de detenidos desaparecidos de chile, llevado a cabo en el estadio nacional de santiago de chile en 1999. realizacion: pepe maldonado y lucho sandoval. coproduccion: aconcagua y conpadre producciones.



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[1975]
Letra y música de Silvio Rodríguez
Testo e musica di Silvio Rodríguez
Album: Días y flores*
Interpretata anche da Miguel Ríos

diasyflores


*Nell'edizione spagnola, il disco si chiama Te doy una canción. Questo è dovuto al fatto che, nella Spagna ancora franchista, proprio questa canzone dovette essere eliminata per censura governativa.
Allí amé a una mujer terrible,
llorando por el humo siempre eterno
de aquella ciudad acorralada
por símbolos de invierno.
Allí aprendí a quitar con piel el frío
y a echar luego mi cuerpo a la llovizna,
en manos de la niebla dura y blanca,
en calles del enigma.

Eso no está muerto,
no me lo mataron
ni con la distancia
ni con el vil soldado.

Allí entre los cerros tuve amigos
que entre bombas de humo eran hermanos.
Allí yo tuve más de cuatro cosas
que siempre he deseado.
Allí nuestra canción se hizo pequeña
entre la multitud desesperada:
un poderoso canto de la tierra
era quien más cantaba.

Eso no está muerto,
no me lo mataron
ni con la distancia
ni con el vil soldado.

Hasta allí me siguió, como una sombra,
el rostro del que ya no se veía,
y en el oído me susurro la muerte
que ya aparecería.
Allí yo tuve un odio, una vergüenza:
niños mendigos de la madrugada,
y el deseo de cambiar cada cuerda
por un saco de balas.

Eso no está muerto,
no me lo mataron
ni con la distancia
ni con el vil soldado.

inviata da Maria Cristina Costantini - 16/12/2004 - 15:38



Lingua: Italiano

Versione italiana:
SANTIAGO DEL CHILE

Lì ho amato una donna terribile
che piangeva per il fumo eterno
di quella città circondata
da simboli d'inverno
Lì ho imparato a togliermi di dosso il freddo
e a consegnare poi il mio corpo alla pioggia,
nelle mani della nebbia dura e bianca,
in strade dell'enigma.

Questo non è morto,
non me l'hanno ammazzato
né con la distanza
né con il vile soldato.

Lì tra le montagne ho avuto amici
che tra bombe di fumo erano fratelli.
Lì ho avuto più di quattro cose
che ho sempre desiderato.
Lì la nostra canzone si è fatta piccola
tra la moltitudine disperata
un potente canto della terra
era chi più cantava

Questo non è morto,
non me l'hanno ammazzato
né con la distanza
né con il vile soldato.

Fino a lì mi ha seguito come un'ombra
il volto di chi più non si vedeva
e all'orecchio mi ha sussurrato la morte
che sarebbe apparsa.
Lì ho avuto un odio, una vergogna
bambini mendicanti dell'alba
e il desiderio di scambiare ogni corda
con un sacco di pallottole.

Questo non è morto,
non me l'hanno ammazzato
né con la distanza
né con il vile soldato.

inviata da Maria Cristina Costantini - 2/1/2006 - 13:59


Interpretata da Los Bunkers nel loro album intitolato “Música libre”, pubblicato nel 2010, interamente dedicato al rifacimento di canzoni di Silvio Rodríguez.

La copertina di Música libre ritrae Los Bunkers a Città del Messico sulla piazza di Tlatelolco, teatro del massacro del 1968.
La copertina di Música libre ritrae Los Bunkers a Città del Messico sulla piazza di Tlatelolco, teatro del massacro del 1968.


La loro versione fu utilizzata come tema principale nella seria televisiva “Los Archivos del Cardenal”, dedicata ai casi di perseguitati politici che durante il regime di Pinochet, tra il 1973 ed il 1992, furono seguiti dall’allora arcivescovo di Santiago Raúl Silva Henríquez (1907-1999), acerrimo nemico della dittatura.

Bernart Bartleby - 9/2/2015 - 11:54



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