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Complainte de Mérindol

Camerata corale La Grangia


Lingua: Francese


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(Camerata corale La Grangia)
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Complainte de la mère de Roussel
(Camerata corale La Grangia)


[1848]

Autore: Henri Abraham César-Malan (1787-1864), pastore calvinista svizzero.

Il brano fa parte del repertorio di molti cori piemontesi. L’ho attribuito alla Camerata Corale La Grangia di Torino perché, più di ogni altro coro, ha dedicato la propria ricerca alle canzoni sul tema della persecuzione dei valdesi. A tale proposito si veda il bel disco “Omaggio alla cultura valdese” del 1989.

Le “complaintes” sono una branca delle canzoni epiche-liriche ma, a differenza delle “chansons de geste” non raccontano di epopee eroiche e leggendarie, bensì delle sciagure e delle sfortune di un personaggio, spesso realmente esistito, che conducono al dramma finale. Nelle valli valdesi le complaintes sono molte e spesso dedicate ai predicatori (i cosiddetti “barba”) arrestati, imprigionati, giustiziati dalle autorità cattoliche (per esempio, tra le tante, la “Complainte de la mère de Rousel”, dove si racconta dell’arresto e dell’assassinio del predicatore Alexandre Roussel, giustiziato a Montpellier nel 1728…).

La Complainte de Mérindol (il cui titolo originario per esteso era “Complainte d’un des enfants de Mérindol sur la ruine de cette Ville de Dieu”) fu pubblicata dal pastore César-Malan nel 1848 su una litografia insieme allo spartito musicale e ad un’illustrazione di Mérindol, villaggio della Provenza, nel massiccio del Luberon.

Le montagne del Luberon hanno sempre offerto difesa e rifugio ai resistenti e ai perseguitati, che fossero i partigiani durante l’ultima guerra, o i renitenti alla leva all’epoca delle coscrizioni obbligatorie di Napoleone I, o gli “eretici” valdesi perseguitati dai cattolici per secoli.

Nel XV secolo il villaggio di Mérindol, come molti altri della zona, era caduto in disgrazia ed era stato abbandonato dai suoi abitanti. I valdesi in fuga dalle continue persecuzioni lo avevano ripopolato alla fine del medioevo. Protetti da montagne, torrenti impetuosi e boschi impenetrabili, i “Poveri di Lione”, i seguaci di Valdo pensavano che nel Luberon avrebbero trovato un po’ di pace… ma si sbagliavano.

Già nel 1530 dovettero difendersi dalle bande dell’inquisitore domenicano Jean de Roma che, con la scusa della caccia agli eretici, scorrazzavano saccheggiando tutto ciò che trovavano… Ma il peggio doveva ancora arrivare.

Nel 1540 il vescovo di Apt fece arrestare alcuni valdesi della zona di Mérindol, ne confiscò le proprietà e li fece bruciare sul rogo. Fu la ribellione, cui seguì un’ulteriore e peggiore repressione: con il cosiddetto “Editto di Mérindol” le autorità cattoliche di Aix-en-Provence condannarono decine di leader e predicatori valdesi al rogo. Nell’editto si leggeva, fra l’altro: “qu'en punition de leurs erreurs tous leurs villages seraient rasés, les forêts coupées, les arbres fruitiers arrachés, les chefs et principaux révoltés exécutés à mort, et leurs femmes et enfans réduits en esclavage”.

Ma, in un primo momento, agli “eretici” venne offerta la salvezza, a patto che abiurassero la loro religione. Ma loro non si piegarono. Così i baroni e i mercenari al soldo di Francesco I di Francia ebbero il pretesto per scatenare l’inferno: tra il 15 e 20 aprile del 1545 una vera e propria furia sanguinaria travolse i villaggi del Luberon, che vennero incendiati e rasi al suolo.

3000 valdesi furono massacrati, centinaia imprigionati.

Fonte: “Complaintes”, di Daniele Tron, su “La Beidana”, periodico di cultura e storia nelle valli valdesi, n.63, novembre 2008.
Sous les pures lumières
Des paroles de Dieu
Jadis vivaient nos pères
En un sauvage lieu

C’était ou l’Italie
S’arrête au “pied des monts”
Là s’écoulait leur vie
En d’agrestes vallons

Ce peuple était paisible
Intègre ès ses travaux
Et puisait dans la Bible
Du ciel les saintes eaux

La guerre et ses ravages
Dans son atrocité
Frappa nos héritages
Et notre liberté

Les arrêts les gens d’armes
Les gibets et les feux
Au mépris de leurs larmes
Vinrent fondre su eux

C’est là notre origine
Nous sommes leurs enfants
Et la grâce divine
Bénit leurs descendents

Devant nous en Provence
Le bon Berger passa
Et près de la Durance
Notre bercail plaça

Mérinde Cabrères
Et combien d’autre lieux
Vivaient dans les prières
Et dans l’espoir des cieux

Oh te nomma la Sainte
Cité de Mérindol
Écoute ma complainte
O victime du Dol.

inviata da Alessandro - 22/1/2009 - 13:46



Lingua: Italiano

Dal libretto (anzi, un vero e proprio libro) che accompagna il disco della Camerata corale La Grangia di Torino, "Omaggio alla cultura valdese" (1989)
LAMENTO DI MERINDOL

Nelle luci pure
delle parole di Dio
vivevano un tempo i nostri padri
in un luogo rustico.

Si trovava là dove l'Italia
giunge ai piedi dei monti:
là scorreva la loro vita,
fra i campi di piccole valli.

La gente era mite,
unicamente dedita ai propri lavori,
e attingeva dalla Bibbia
le sante acque del cielo.

La guerra con le sue distruzioni
e le sue atrocità
distrusse ogni nostra ricchezza
e anche la nostra libertà.

Gli arresti, i soldati,
le forche e gli incendi
a dispetto delle loro lacrime
piombarono su di loro.

Quella è la nostra origine
noi siamo i loro figli,
e la grazia divina
benedice i loro discendenti.

Avanti a noi in Provenza
passò il buon Pastore
e vicino alla Duranza
situò il nostro ovile.

Mérindol, Cabrières
e quanti altri paesi
vivevano nelle preghiere
e nella speranza del cielo!

Ti chiamarono "la Santa",
città di Mérindol:
ascolta il mio lamento,
o vittima della Menzogna.

inviata da Alessandro - 23/1/2009 - 07:57



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