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Georges Brassens: Les passantes

GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG


Lingua: Francese


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brasschat
[1943 - 1971]
Poème d'Antoine Pol [1911]
Publié dans Émotions Poétiques [1918]
Poesia di Antoine Pol [1911]
Pubblicata in Émotions poétiques [1918]
Musica di Jean Bertola
Musique de Jean Bertola
Premier enregistrement inédit: 1969
Enregistrement sur album: 1972, Fernande
Prima incisione inedita: 1969
Prima incisione in album: 1972
, Fernande

passantes


“Ce que j'ai écrit à 23 ans est authentique. Dans le regard de toutes ces passantes que j'ai croisé, j'ai vu souvent dans leur coeur le drame infini ou l'ennui d'une vie sans attrait. Je lisais dans leur âme à livre ouvert et leur peine à peine cachée m'enseignait combien leurs douleurs étaient vives.” - Antoine Pol.

“Quel che ho scritto a 23 anni è autentico. Nello sguardo di tutte le passanti in cui mi sono imbattuto, ho visto spesso nel loro cuore il dramma infinito o la noia di una vita senza alcuna attrattiva. Leggevo nella loro anima come se fosse un libro aperto, e la loro malcelata pena m'insegnava quanto il loro dolore fosse vivo.” - Antoine Pol.


Antoine Pol.
Antoine Pol.
Ce ne sarebbero a decine, di motivi per mettere questa canzone in un qualsiasi sito di canzoni, "contro la guerra" o di qualsiasi altro genere; semplicemente perché questa è una canzone che, usualmente, in chiunque la ascolti provoca la reazione che può essere colta nel bellissimo video che Alain Resnais girò nel 1977, dove Brassens la canta dentro un caffè, a sera. Nel video si vedono gli amici di una vita di Brassens, tra i quali Pierre Onténiente detto "Gibraltar" e l'attore Pierre Louki, che ascolta del tutto immobile. Una canzone da far rabbrividire perché tutti abbiamo vissuto quel che esprime. Ce la mettiamo per questo e per tutte le altre decine di motivi, ivi compreso quel video appena menzionato. Ce la mettiamo anche per l'altrettanto famosa (e meravigliosa) versione italiana di Fabrizio De André.

empoetiqLa storia, forse, qualcuno la conosce. Il testo è una poesia di Antoine Pol (nato il 23 agosto 1888 a Douai, e cioè ancora una volta a due passi da dove questo sito è nato nel 2003, e morto il 21 giugno 1971 a Seine-Port). Antoine Pol combatté nella Grande Guerra come capitano di artiglieria, poi lavorò come ispettore minerario divenendo in seguito, addirittura, presidente del sindacato degli importatori di carbone francesi. Ma aveva, segretamente, la passione della poesia. A partire dal 1918 pubblicò diverse raccolte che passarono del tutto inosservate, finendo ben presto o al macero, o al massimo su qualche bancarella di bouquinistes. Nella primavera del 1943 (del 1944 secondo la testimonianza di Bruno Antoine Pol), un ragazzo di 23 anni che trascinava la sua vita nella Parigi occupata dai nazisti, nella più nera povertà, scovò un suo libro su una bancarella della Porte de Vanves, appunto. A quelle sue giratine tra le bancarelle non rinunciava pur non essendo tanto prudente, dato che era da poco scappato dal "S.T.O.", il "Servizio di Lavoro Obbligatorio" imposto dagli occupanti nazisti.

Era un libriccino di 130 pagine (del quale, lo si saprà molto dopo, erano state stampate soltanto 110 copie dalle "Éditions du Monde Nouveau") che si intitolava Émotions poétiques, e conteneva questa poesia (scritta, su precisa affermazione dell'autore, nel 1911); il ragazzo si chiamava Georges Brassens. Si mise a sfogliarlo, indeciso se spendere o meno i due o tre franchi che costava; e fu proprio questa poesia che glielo fece spendere. Brassens raccontò di persona tutta la storia a René Fallet, il suo biografo, specificandogli che era uscito per acquistare del pane, e che si era invece ritrovato alla bancarella. Con un gesto assolutamente brassensiano, si era quindi privato del pane per acquistare le Émotions Poétiques. Brassens mise poi (assai) sommariamente in musica la poesia, considerando anche che all'epoca sapeva a malapena scrivere degli accordi. La lasciò in un cassetto, come spesso faceva; ma, tornandogli costantemente in testa e migliorando le sue capacità musicali, la rielaborò fino al 1964 e poi ancora nel 1969. Il motivo per questa lunghissima elaborazione ultraventennale risiede probabilmente nella celebre ed estrema meticolosità di Brassens: non riusciva a trovare una melodia che lo soddisfacesse appieno (caso assai frequente per Brassens, che ha lasciato parecchi testi mai musicati o solo con melodie accennate). Andò a finire che, verso il '69, la "melodia giusta" gliela scrisse l'amico e collaboratore Jean Bertola, un fatto quasi mai nominato. La melodia originale di Jean Bertola aveva una linea musicale leggermente differente nel tempo e nell'arrangiamento, e presentava una chiusa del tutto sorprendente con frédonnement e coda ripetuta; Brassens la incise, ma non la pubblico mai in album.



Nel 1971 si decise finalmente a inciderla nella versione in cui da allora è conosciuta; le modifiche alla linea musicale di Bertola erano state probabilmente apportate da Brassens stesso. Volle contattare quindi l'autore, scovandone gli estremi alla SACEM, per domandargliene i diritti; immaginarsi chi non li avrebbe concessi a Brassens! I due progettarono di incontrarsi, perché Brassens voleva conoscere l'autore di quella poesia che lo aveva così tanto colpito trent'anni prima; destino volle che Antoine Pol morisse una settimana prima dell'appuntamento. (Si veda qui la storia del mancato incontro di Brassens e Antoine Pol ai funerali di Paul Fort nel 1960). Secondo una testimonianza del nipote, dal nome quasi identico (Bruno Antoine Pol), la vigilia della sua morte Antoine Pol gli disse di "ascoltare la canzone per lui e di impararla a memoria". Il contratto per la cessione dei diritti fu firmato il 4 ottobre 1972 dalla vedova, Yvonne Pol. La sua poesia, incisa nel 1972 da Brassens, sarebbe diventata una delle canzoni più celebri nell'intera lingua francese; da un giorno all'altro, il nome di Antoine Pol, un brav'uomo e un poeta sconosciuto morto a ottantacinque anni, divenne famoso. Nel 1974 Fabrizio De André la tradusse in italiano, facendo chiedere a migliaia di suoi appassionati chi accidenti fosse questo Antoine Pol (anzi: Antoine Paul, come ancora è scritto erratamente in decine di siti), appassionati che sapevano del resto magari a malapena chi fosse Brassens.

Nel frattempo, le labbra assenti delle belle passanti continuano a fare quel che hanno sempre fatto: ci fanno restare, per i quattro minuti e sette secondi che dura la canzone, esattamente come Pierre Louki: immobili. Persi nei nostri pensieri di una vita, negli occhi della compagna di viaggio, nelle immagini care per un istante. Siete d'accordo che questa canzone andava messa? Non siete d'accordo? Nel dubbio, io ce la metto. Non si sa mai. [RV]

a. LA CANZONE ORIGINALE
a. LA CHANSON ORIGINELLE


Je veux dédier ce poème
A toutes les femmes qu'on aime
Pendant quelques instants secrets
A celles qu'on connaît à peine
Qu'un destin différent entraîne
Et qu'on ne retrouve jamais

A celle qu'on voit apparaître
Une seconde à sa fenêtre
Et qui, preste, s'évanouit
Mais dont la svelte silhouette
Est si gracieuse et fluette
Qu'on en demeure épanoui

A la compagne de voyage
Dont les yeux, charmant paysage
Font paraître court le chemin
Qu'on est seul, peut-être, à comprendre
Et qu'on laisse pourtant descendre
Sans avoir effleuré sa main

A la fine et souple valseuse
Qui vous sembla triste et nerveuse
Par une nuit de carnaval
Qui voulut rester inconnue
Et qui n'est jamais revenue
Tournoyer dans un autre bal
[*]

A celles qui sont déjà prises
Et qui, vivant des heures grises
Près d'un être trop différent
Vous ont, inutile folie,
Laissé voir la mélancolie
D'un avenir désespérant

A ces timides amoureuses
Qui restèrent silencieuses
Et portent encor votre deuil
A celles qui s'en sont allées
Loin de vous, tristes esseulées
Victimes d'un stupide orgueil
[**]

Chères images aperçues
Espérances d'un jour déçues
Vous serez dans l'oubli demain
Pour peu que le bonheur survienne
Il est rare qu'on se souvienne
Des épisodes du chemin

Mais si l'on a manqué sa vie
On songe avec un peu d'envie
A tous ces bonheurs entrevus
Aux baisers qu'on n'osa pas prendre
Aux coeurs qui doivent vous attendre
Aux yeux qu'on n'a jamais revus

Alors, aux soirs de lassitude
Tout en peuplant sa solitude
Des fantômes du souvenir
On pleure les lèvres absentes
De toutes ces belles passantes
Que l'on n'a pas su retenir
NOTES/NOTE

[*] Georges Brassens n'a jamais chanté ces couplets dans les versions qu'il a enregistré pendant sa vie. Le premier de ces deux couplets a été interprétée pour la première fois par Maxime Le Forestier. Le texte dans son intégralité (sur la même musique) a été enregistré en interprété en 1998 par Richard Parreau.
Georges Brassens non ha mai cantato queste strofe nelle versioni che ha interpretato e inciso in vita. La prima delle due strofe è stata interpretata per la prima volta da Maxime Le Forestier. Il testo completo (sulla stessa musica) è stato inciso e interpretato nel 1998 da Richard Parreau.

[**] v. n. 1

inviata da Riccardo Venturi - 26/10/2008 - 01:26




Lingua: Italiano

Versione italiana letterale di Riccardo Venturi
28 ottobre 2008
Version italienne litérale de Riccardo Venturi
28 octobre 2008


Antoine Pol.
Antoine Pol.


Ho preparato la seguente versione letterale (e integrale) della poesia di Antoine Pol per due motivi: il primo è per cercare di far capire cosa davvero si dice nella canzone originale di Brassens, e il secondo per far risaltare l'autentica perfezione della versione italiana di De André, che pure si è preso qualche piccola licenza (ad esempio, i baci che non si è osato dare, invece che prendere). Una parola merita il termine désespérant, che De André tradusse, per forza di cose e di metrica, con disperato. Ma « disperante » è diverso da « disperato »: si tratta di qualcosa che non lascia intravedere alcuna speranza, o nel quale non si intende intravederla. Non solamente una mancanza di speranza, ma il rifiuto e l'impossibilità di nutrirne. Ringrazio la passante che, molti anni fa, durante un lungo viaggio in automobile, mi fece notare questa sottigliezza della sua lingua materna; materna per lei, sorella per me. [RV]
LE PASSANTI

Voglio dedicare questa poesia
A tutte le donne amate
Per qualche istante segreto.
A quelle conosciute appena,
Che un destino diverso porta via
E che non si ritrovano più.

A quella che si vede apparire
Per un secondo alla finestra
E che, rapida, scompare via,
Però la sua sagoma snella
È tanto graziosa e sottile
Da rimanerne rasserenato.

Alla compagna di viaggio,
I cui occhi, affascinante paesaggio
Fan sembrare breve il cammino
E che si è il solo, forse, a capire
Ma che, però, si lascia scendere
Senza averle sfiorato la mano.

All'esile e leggera ballerina di walzer
Che vi è parsa così triste e nervosa
In una notte di carnevale,
Che è voluta rimanere ignota
E che non è più ritornata
A volteggiare in un altro ballo.

A quelle che sono già prese
E che vivendo delle ore grigie
Accanto a uno ormai troppo diverso
Vi hanno, inutile follia,
Fatto vedere la malinconia
D'un avvenire disperante.

A quelle timide innamorate
Che sono restate in silenzio
E che ancora vi rimpiangono,
A quelle che se ne sono andate
Lontane da voi, tristi, abbandonate,
Vittime d'uno stupido orgoglio.

Immagini care appena scorte,
Speranze d'un giorno deluse,
Domani sarete nell'oblio
Per quel poco di felicità che sopravvenga
E' raro che ci si ricordi
Degli episodi del cammino.

Ma se la vita è andata male,
Si pensa con un po' di rimpianto
A tutte quelle felicità intraviste,
Ai baci che non si osò prendere,
Ai cuori che forse vi attendono,
Agli occhi mai più rivisti

Allora, nelle sere di stanchezza
Mentre si popola la propria solitudine
Di fantasmi del ricordo
Si piangono le labbra assenti
Di tutte quelle belle passanti
Che non si è saputo trattenere.

inviata da Riccardo Venturi - 28/10/2008 - 04:04




Lingua: Italiano

Versione italiana di Beppe Chierici
Dal suo libro-album doppio "La cattiva erba", 2013.

Beppe Chierici e Georges Brassens.
Beppe Chierici e Georges Brassens.
LE PASSANTI

Questo canto mio è dedicato
a quelle passanti che ho amato
e il cui nome non saprò mai...
A quelle che intravedi appena
e il cuore già si scatena...
Passanti che mai rivedrai.

A quella che scorgi affacciata
un attimo alla balaustrata
e che dopo un po' svanirà;
ma il cuor ti ha saputo infiammare
e l'anima tua rischiarare
d'un lampo di felicità.

A quella compagna di viaggio
i cui occhi, immenso paesaggio,
non ti stanchi mai di ammirar,
che vorresti amar senza freno
ma lasci che scenda dal treno
senza la sua mano sfiorar.

A quelle che sono già prese
e son sempre più vilipese
da chi mai le soddisferà.
Quelle la cui malinconia
ti lascia a scoprir la follia
di anni d'infelicità.

Immagini care e intraviste,
speranze d'amore impreviste,
se anche non vi scorderò
mano a mano che il tempo avanza
so già che non c'è più speranza
che un giorno io vi rivedrò.

Ma chi è senza amor nella vita
non ha altra via d'uscita
che di ricordarsi di voi...
"Di quelle che ho visto passare,
e che non osai corteggiare..."
dirà col senno di poi.

E quando il cuor si fa triste
per quelle mancate conquiste
perdute per troppo pudor,
piangiamo per sempre gli istanti
in cui alle belle passanti
non offrimmo il nostro amor.

inviata da Parvus - 15/5/2016 - 21:12




Lingua: Italiano

Una versione in metrica di Salvo Lo Galbo, cantabile sulle note di tonton Georges.
LE PASSANTI

A tutte le donne che ho amato
per qualche istante segreto
io dedico questa poesia.
A quelle conosciute appena
che un vento diverso, di schiena
ti gira e te le spira via.

A quella apparsa sullo sfondo
del suo balconcino un secondo
e, svelta, svanita. Però
la tenera sagoma sdutta
nei sogni di un tram e di tutta
la tua vita ti accompagnò.

A quella compagna di viaggio
i cui occhi, il più bel paesaggio,
ti abbreviano il cammino. E tu,
che forse sei il solo a capirla,
fai che scenda senza seguirla
da un treno che non passa più.

A quella già sposata, il cui
sguardo accanto a un lui non più lui,
ti ha fatto, inutile follia,
intraveder per un istante
il fondo di una disperante,
fedifraga malinconia.

Immagini appena scorte,
speranze di un’ora già morte
e già nell’oblio, perché
ricordarsi degli episodi
della vita è raro, se godi
di un poco di bene. Ma se,

se invece la vita è più triste
rimpiangendo quelle intraviste,
possibili felicità,
si ripensa a tutti quei baci
di cui non si è stati capaci,
a tutt’altro corso… Chissà.

E quando questa moltitudine
di fantasmi, la solitudine
delle notti affollerà, tu,
tu piangerai le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non ti sorrisero più.

inviata da Salvo Lo Galbo - 16/8/2017 - 17:08




Lingua: Inglese

La versione inglese di Graeme Allwright, con un saluto, se legge, a Sylvie Dien, lettrice del nostro sito e amica di Graeme.
La version anglaise de Graeme Allwright, avec un petit salut pour Sylvie Dien, une amie de Graeme qui lit notre site.
English version by Graeme Allwright, with greetings to Sylvie Dien, a friend of Graeme Allwright's and a reader of our website.


alljourclarte

La versione proviene dall'album di Graeme Allwright Les jours de clarté (1991).
This version is reproduced from Graeme Allwright's album Les jours de clarté (1991)

THE PASSERS-BY

I sing you a song that I offer
To all the women you love for
A moment, a brief secret time
To those that you scarcely had met
When a different destiny led them
To places you can't even find

To her that you saw for an instant
Appear at her window quite distant
Then suddenly vanish away,
Her slim silhouette, a mere outline
So gracefully faded for all time
But filled you with joy come to stay

To her on a train you were travelling
Whose beautiful eyes left you marvelling
And shortened the journey so much,
Perhaps you alone understood her,
you watched her get out: but you could not
Even give her soft hand one light touch

To women already bespoken
Who find their life's a mere token
With someone that seems not to care.
They once, in a moment of madness
Described the unbearable sadness
When life holds our only despair

The vision once glimpsed and idealised,
The shortest-lived hopes, never realised,
Remains in our minds just one day
Whatever brief happiness takes you
The memory will quickly forsake you
Of those you once met on your way

But feeling your life has been wasted
You wish with regret that you'd tasted
And known what these joys might have been:
The kisses you dared not discover,
The hearts that await you forever,
Those eyes and their glances unseen

When weariness lengthens your evenings
You people your solitude, grieving,
With phantoms your memory retains
You mourn absent lips of these countless
Fair passers-by briefly encountered
You didn't know how to detain.

inviata da Riccardo Venturi - 26/10/2008 - 02:39




Lingua: Spagnolo

La versione spagnola trascritta dal Video YouTube
Transcripción de la versión castellana añadida al Vídeo YouTube

Georges Brassens nel video de "Les Passantes", assieme all'amico Pierre Louki.
Georges Brassens nel video de "Les Passantes", assieme all'amico Pierre Louki.
LAS TRANSEÚNTES

Quiero dedicar este poema
a todas las mujeres que amamos
durante algunos instantes secretos.
A las que conocemos apenas,
que un destino indiferente se lleva
y que no volveremos a encontrar.

A la que vemos aparecer
un segundo en su ventana
y que rápidamente se desvanece.
Pero cuya esbelta silueta
es tan graciosa y delicada
que nos quedamos maravillados.

A la compañera de viaje
cuyos ojos, encantador paisaje
hacen parecer corto el camino.
Que somos los únicos en comprenderla
y que aún así dejamos que baje
sin haber rozado su mano.

A las que ya están comprometidas
y que viviendo horas grises
cerca de un ser demasiado diferente,
nos han, inútil locura,
dejado ver la melancolía
de un futuro desesperante.

Queridas imágenes percibidas,
esperanzas frustradas de un día,
estaréis en el olvido mañana.
Con solo un poco de felicidad que tengamos,
es raro que nos acordemos
de los episodios del camino.

Pero si te han faltado en la vida,
soñamos con algo de envidia
con todas estas dichas divisadas,
en los besos que no osamos tomar,
en los corazones que deben esperarnos,
en los ojos que jamás hemos vuelto a ver.

Entonces, en los noches de lasitud,
que pueblan nuestra soledad
con los fantasmas del recuerdo,
lloramos los labios ausentes
de todas las bellas transeúntes
que no supimos retener.

inviata da Riccardo Venturi - 30/5/2011 - 22:52




Lingua: Portoghese

Una versione portoghese (brasiliana) da letras.br
Tradução portuguesa de letras.br

Si tratta, come si può vedere, di una traduzione letterale ma completa della poesia di Antoine Pol.
AS PASSANTES

Quero dedicar este poema
Para todas as mulheres que amamos
Por alguns momentos secretos.
Para aquelas que mal conhecemos
Que um destino diferente leva
E nunca reencontramos.

Para aquela que nós vemos aparecer
Um segundo na janela
E, ágil, desaparece
Mas cuja silhueta esguia
É tão elegante e esbelto
Que ficamos encantados.

Para a companheira de viagem
Cujos olhos, paisagem encantadora
Encurtem o caminho
Estamos sozinhos, talvez, para entender
E mesmo assim, deixamos ela descer
Sem ter tocado sua mão.

A dançarina fina e flexível
Que parecia triste e nervosa
Para uma noite de carnaval
Que desejava ficar desconhecida
E nunca mais voltou
Girar em outro baile.

Para aquelas que já estão envolvidas
E, vivendo horas cinzentas
Perto de um ser diferente demais
Deixaram você ver, loucura inútil,
A melancolia
De um futuro sem esperança.

Queridas imagens vislumbradas
Esperanças de um dia decepcionadas
Vocês serão esquecidas amanhã
No caso a felicidade ocorrer
É raro que a gente se lembre
Dos episódios do caminho.

Mas se a gente fracassou na vida
Pensa-se com um pouco de inveja
Em todas essas delícias vislumbradas
Nos beijos que não se atrevia a tomar
Nos corações que devem estar esperando
Nos olhos nunca mais vistos.

Assim, nas noites de cansaço
Ao preencher sua solidão
Fantasmas de memórias
Nós choramos pelos lábios ausentes
De todas estas belas passantes
Que nós falhamos para reter-las.

inviata da Riccardo Venturi - 16/5/2016 - 10:59




Lingua: Russo

La versione russa di Irina Olekhova
Автор перевода — Ирина Олехова
НЕЗНАКОМКИ

Хочу посвятить эту песню
Тем женщинам, коим уместней
Не песню, а жизнь посвятить,
С кем надежда на миг нас связала,
Но судьба тут же разорвала
Знакомства непрочную нить.

Той девушке, той незнакомке,
Чей профиль волнующе-тонкий
В окне на секунду мелькнул,
Но столько в нем грации было,
Что тут же в вас сердце заныло
И душу восторг захлестнул.

Попутчице, чей взгляд бездонный
Вам поведал о далях просторных.
Часы пролетели, легки…
Вы один ее тайны узнали,
Но сошла, и вы не задержали,
Рукой не коснулись руки.

И той, что уже несвободна,
Но чьё сожаленье бесплодно
О спутнике слишком чужом.
В её будущем нет ни просвета,
И ей, приоткрывшей вам это,
Еще тяжелее потом.

Но все те случайные встречи
Померкнут, растают, как свечи,
Коль счастье в судьбу к нам войдет.
И прошлое все в нем утонет…
Из памяти счастье прогонит
Любой прежних дней эпизод.

Но если вдруг жизнь не сложилась,
Прорвется все то, что копилось,
Всплывет то, что скрылось вдали,
И мы воскрешаем, тоскуя,
Объятия и поцелуи,
Что мимо нас в жизни прошли.

Ночами без сна и покоя
Встает перед нами былое
И нас заставляет рыдать
О прошлых надеждах неясных,
О тех незнакомках прекрасных,
Что мы не смогли удержать.

NEZNAKOMKI

Xoču posvjatit' ėtu pesnju
Tem ženšinam, koim umestnej
Ne pesnju, a žizń posvjatit',
S kem nadežda na mig nas svjazała,
No sud'ba tut že razorvała
Znakomstva nepročnuju pit'.

Toj devuške, toj neznakomke,
Čej profil volnujušće-tonkij
V okne na sekundu melknuł,
No stolko v nem gracii było,
Čto tut že v vas serdce zanyło
I dušu vostorg zaxlestnuł.

Poputučice, čej vzgljad bezdonnyj
Vam povedał o daljax prostornyx.
Časy prołeteli,łegki...
Vy odin ee tajny uznali,
No sošła, i vy ne zaderžali,
Rukoj ne kosnuliś ruki.

I toj, čto uže nesvobodna,
No ćë sožaleńe bespłodno
O sputnike sliškom čužom.
V eë budušćem net ni prosveta,
I ej, priotkryvšej vam ėto,
Ešće tjaželee potom.

No vse te słučajnye vstreči
Pomerknut, rastajut, kak sveči,
Kol sčast'e v sud'bu k nam vojdet.
I prošłoe vse v nem utonet...
Iz pamjati sčast'e progonit
Ljuboj prežnix dnej ėpizod.

No esli vdrug žizń ne słožiłaś,
Prorvetsja vse to, čto kopiłoś,
Vspłyvet to, čto skryłoś vdali,
I my voskrešaem, toskuja,
Ob'jatija i pocelui,
Čto mimo nas v žizni prošli.

Nočami bez sna i pokoja
Vstaet pered nami byłoe
I nas zastavljat rydat'
O prošlix nadeždax nejasnyx,
O tex neznakomkax prekrasnyx,
Čto my ne smogli uderžat'.

inviata da Riccardo Venturi - 16/1/2013 - 13:12




Lingua: Polacco

La versione polacca di Tomasz Misiewicz dal sito Sylwek

Ulotne
Les Passantes

(7 : Mourir pour des idées)
Słowa: Antoine Pol
Muzyka: Georges Brassens
Tłumaczenie: Tomasz Misiewicz
(Drobne wskazówki i opracowanie na gitarę: Sylwek Szweda 19.07.2012)
ULOTNE

Kobietom pieśń tę dedykuję
Tym, które kocham, lubię i szanuję
Za kilka chwil w sekretnym śnie
Tym, których nawet znać nie raczysz
A także takim, które los przeznaczy
Choć nie natkniemy na nie się

Tym, które widzę objawione
Przez moment z okna swego wychylone
W sekundę, mdlejąc znikną het
A jednak piękna ich sylwetka
Tak delikatna, zgrabna jak nagietka
Że w osłupieniu stygniesz wnet

Tancerce szczupłej, która walca
Smutna, nerwowa tańczy go na palcach
Chociaż karnawał mamy tu
Która pozostać chciała w cieniu
Nie powróciła, teraz trwa w skupieniu
Na innym balu tańczy znów

Dla towarzyszek mej podroży
Przy których droga nigdy się nie dłuży
Ich oczy, pejzaż pól i łąk
Samotność znika, gdy są obok
Nie krzykniesz „Stój!”, gdy pójdą swoją drogą
Nie wstrzymasz, nie pochwycisz rąk

Tym wszystkim, które już zajęte
Mimo, że z kimś im całkiem obojętnym
Dlatego czują szarość dnia
Choć dały złudne wam szaleństwo
I melancholii przyziemnej przekleństwo
Do oczu, w których nie przejrzysz się

Widoki w kadrach osadzone
Nadzieje aż do dzisiaj niespełnione
Jutro zapomni o was świat
Gdy szczęście sprzyja nam ułomnym
To zapamiętać go nie będziesz skłonny
I po epizodach ginie ślad

Lecz gdy się zmarnowało życie
To swej zazdrości kryć już nie musicie
Do szczęść, co łatwo dostrzec je
Do pocałunków gorejących
Do serc uparcie wiernie czekających
Do oczu, w których nie przejrzysz się

Gdy wieczór nudny, daję słowo
Samotność swą wypełnisz dość jałową
Ulotnych wspomnień przemknie rój
Plączą się usta z żalu wściekłe
Na myśl o paniach, które nam uciekły
A nie umieliśmy krzyknąć im: „Stój!”

inviata da Krzysztof Wrona - 17/1/2013 - 01:15




Lingua: Persiano

La versione persiana (Fârsi) da saayeh.blogfa.com
Persian (Fârsi) version from saayeh.blogfa.com
saayeh
رهگذران

می‌خواهم این شعر را تقدیم کنم
به تمام زن‌هایی که دوست داشته‌ایم
حتی برای لحظه‌هایی پنهانی
به زن‌هایی که خیلی کم شناخته‌ایم
که سرنوشتی دیگر در انتظارشان بوده
و دیگر هیچ‌وقت آنها را نمی‌بینیم

به همان زنی که می‌بینیم‌اش
که ثانیه‌ای دم پنجره ظاهر می‌شود
و زود ناپدید می‌شود
ولی همان سایه‌ی بلندبالاش
آنقدر جذاب و ظریف است
که گل از گل آدم می‌شکفد

به آن همسفری که
چشمانش، این مناظر هوش‌ربا
راه را کوتاه می‌کنند
همان که شاید ما تنها کسی باشیم که درکش می‌کنیم
و با این حال می‌گذاریم پیاده شود
بدون آنکه دستمان به دستش خورده باشد

به زنانی که دیگر متأهل شده‌اند
و حالا ساعاتی کسل‌کننده را سر می‌کنند
کنار یکی که با خودشان خیلی فرق دارد
و با دیوانگی بی‌ثمری برای شما
سر درد دلشان را باز می‌کنند
درد از آینده‌ای بی امید را

نگارهای عزیز بر دیده گذشته
امیدهای روزهای بر باد رفته
شما فردا فراموش خواهید شد
و خوشبختی هم که دوباره در بزند
بعید است که دیگر یادمان بیاید
اتفاق‌های کوچکی را که در راه می‌افتاد

اما زندگی را هم اگر باخته باشیم
باز با اندک حسرتی می‌اندیشیم
به تمام این خوشبختی‌های زود‌گذشته
به بوسه‌هایی که جرأت نکردیم بگیریم
به دل‌هایی که شاید هنوز چشم‌انتظارمان باشند
به چشم‌هایی که دیگر دوباره ندیدیم

بله، در شب‌های خستگی
که تنهایی‌مان را پر کرده‌ایم
با اشباح خاطره
اشک می‌ریزیم به یاد لبهای غایبِ
تمام رهگذران زیبایی
که نتوانستیم نگه‌شان داریم

inviata da CCG/AWS Staff - 27/5/2009 - 23:33


b. LA VERSIONE ITALIANA DI FABRIZIO DE ANDRÉ
b. LA VERSION ITALIENNE DE FABRIZIO DE ANDRÉ


29/2/2016 - 14:24




Lingua: Italiano

La versione italiana di Fabrizio De André.
La version italienne de Fabrizio De André.
Canzoni, 1974.

lepassanti
LE PASSANTI

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c'era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l'hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

inviata da Riccardo Venturi - 26/10/2008 - 01:59




Lingua: Inglese

La versione inglese di Dennis Criteser [2014]
Dal blog Fabrizio De André in English

"Le passanti" is a translation/adaptation of Georges Brassens's "Les passantes" that was released in 1972. The text of the song is a poem by Antoine Pol from his first collection Émotions poétiques (1918). - Dennis Criteser
THE PASSERSBY

I dedicate this song
to every woman thought of as a lover
in an instant of freedom,
to that one only just met -
there was no time and it was worth it
to lose ourselves for another century.

To that one almost imagined,
in such a hurry you saw her pass
from the balcony to a secret further on,
and you like to remember the smile
she didn’t make for you and that you decided for her
in an absence of happiness.

To the fellow traveler,
her eyes, the most beautiful scenery,
make the way seem shorter,
and hopefully you’re the only one to understand her,
and you drop her off without following her,
without having brushed against her hand.

To those who are already taken
and who, living in the disillusioned hours
with a man by now too changed,
left you, wasted folly,
to see the depths of the melancholy
of a desperate future.

Dear images for a few instants,
you'll all soon be a distant jumble,
climbed over by a memory more near.
However little happiness returns,
it is very rare that one remembers
the events along the way.

But if life stops helping you,
it is harder for you to forget
those happy glimpses
of kisses one dared not give,
of the occasions left waiting,
of the eyes never again seen.

Then in the moments of solitude
when regret becomes a habit,
a way of living together,
mourned are the absent lips
of all the beautiful passersby
we didn’t manage to not let go.

inviata da Riccardo Venturi - 29/2/2016 - 14:36




Lingua: Francese

Version française – Les Passantes – Marco Valdo M.I. – 2009

Disons-le tout de suite, ce titre Les Passantes est celui d'une chanson de Georges Brassens, dont le texte (publié en 1918) était d'Antoine Pol. L'histoire en est connue.
Simplement, un chanteur italien, traducteur de Brassens, passeur de Brassens en italien, et lui-même un des plus intéressants et plus fabuleux cantauteurs, Fabrizio De André en fit une version italienne : Le Passanti.
Et c'est là que le jeu de miroirs commence.
Marco Valdo M.I., familier des chansons de Brassens et qui a traduit quelques unes des chansons de De André, a comparé les deux versions et s'est dit qu'il serait intéressant qu'elles soient mises en présence l'une de l'autre dans une même langue : le français. Excluons tout de suite l'hypothèse, la version en français de la chanson de Fabrizio De André ne se ressente pas du traducteur : elle s'est voulue au contraire le plus littéral possible pour monter comment dans ce mouvement de va et vient de la traduction, adaptation, recréation... la plastique des langues est intervenue.
L'occasion était trop belle avec deux maîtres pareils....
Qu'on n'y voie aucune autre prétention que celle-là.

Ainsi parlait Marco Valdo M.I.
LES PASSANTES

Je dédie cette chanson
À chaque femme sentie comme amour
dans un moment de liberté.
À celle connue à peine
On n'avait pas de temps et elle valait la peine
d'y perdre un siècle de plus.

À celle qu'il faut presque imaginer
Tant tu l'as vue vite passer
De son balcon à un secret au-delà
et il te plaît de te remémorer le sourire
qu'elle ne t'a pas fait et que tu lui as imposé
dans un vide de bonheur.

À la compagne de voyage
Ses yeux le plus beau paysage
Font sembler plus court le chemin
et peut-être es-tu l'unique à la comprendre
et la fais-tu descendre sans la suivre
Sans lui avoir effleuré la main.

À celles qui sont déjà prises
Et qui vivant des heures désolées
Avec un homme désormais trop changé
t'ont laissé, inutile folie,
voir le fond de la mélancolie
D'un avenir désespéré.

Images chères pour un instant
vous serez bientôt une foule distante
Dépassées par un souvenir plus récent
Pour peu que le bonheur revienne
il est fort rare qu'on se souvienne
Des épisodes du chemin.

Mais si la vie te fait faux bond
Il t'est plus difficile d'oublier
ces bonheurs entrevus
Ces baisers qu'on n'osa pas donner
ces occasions laissées en attente
ces yeux plus jamais revus.

Alors dans les moments de solitude
Quand le regret devient habitude,
Une manière de vivre ensemble,
On pleure les lèvres absentes
de toutes les belles passantes
Que nous n'avons pas réussi à retenir.

inviata da Marco Valdo M.I. - 6/1/2009 - 16:47




Lingua: Tedesco

Versione tedesca di Christoph Gerhard
Deutsche Fassung von Christoph Gerhard

Eine deutsche gereimte und singbare Version, geschrieben Ende der 70-er Jahre, die auf der Übertragung von Fabrizio de André ins Italienische basiert.

Una versione in rima e cantabile, scritta alla fine degli anni 70 e basata sulla versione italiana di Fabrizio de André.
VORÜBERGEHEND (DIE PASSANTINNEN)

Ich singe dies Lied allen Frauen,
die mit Augen der Liebe zu schauen
ein Moment der Freiheit mir gewährte,
für jene, die man kaum kannte,
weil keine Zeit war und es nicht lohnte,
in eine Ewigkeit sich zu verlieren.

Für jene, die kaum zu erkennen,
du siehst sie gerade noch vorüber rennen,
durch einen Spalt deines Fensters.
Ihr nie gegebenes Lachen
kann Freude in dir entfachen
in Augenblicken ohne Trost.

Für eine kurze Reisebekanntschaft,
deren Augen, die allerschönste Landschaft,
den Weg zum Ziel dir verkürzen;
einzig du vielleicht kannst sie verstehen,
statt ihr zu folgen, lässt du sie gehen,
ohne auch nur zu streifen ihre Hand.

Für all jene, die schon vergeben,
die ein Leben ohne Aussicht leben
mit einem Mann, der sich selbst nicht mehr gleicht,
sie ließen dich – sinnlos – verstehen,
den tiefsten Grund ihrer Wehmut zu sehen,
einer Zukunft ohne Hoffnung.

Schöne Bilder, die nur kurz erglimmen,
die bald schon weit weg verschwimmen,
von jüngerer Erinn’rung verdeckt,
und sobald das Glück dann zurückkehrt,
ist es selten nur, dass man sich erinnert,
an Stationen auf dem Weg zum Glück.

Doch hat des Lebens Gunst dich verlassen,
fällt es sehr schwer sie zu vergessen,
der Vorstellung glückliche Bilder
von Küssen, die zu geben man nicht wagte,
von Gelegenheiten, die man sich versagte,
von Augen, die man nie wieder sah.

Und dann, in einsamen Momenten,
wenn das Leben in Tränen will versinken,
wird Trauer uns zur Gewohnheit,
die Trauer um die Lippen all jener,
die vorübergingen und die wir
nicht aufhalten konnten.

inviata da Christoph Gerhard - 15/2/2010 - 23:26




Lingua: Tedesco

Versione tedesca di Michi e Herbert Killian (secondo Fabrizio de André)
German version by Michi and Herbert Killian (according to Fabrizio de André)
Deutschsprachige Version von Michi und Herbert Killian (nach Fabrizio de André)
DIE PASSANTINNEN

Ich widme dieses Lied
Jeder Frau, die als Geliebte betrachtet wurde
In einem Augenblick der Freiheit
Der, die ich kaum kennengelernt habe
Wir hatten keine Zeit und doch hätte es sich gelohnt
Ein ganzes Jahrhundert zu verlieren.

Der, die man sich fast nur vorstellen kann,
So schnell hast du sie vorbeihuschen sehen
Vom Balkon zu einem entfernteren Geheimnis
Und du liebst es, dich an ihr Lächeln zu erinnern,
Das sie dir nicht geschenkt hat und das du entschieden hattest
In einer Leere aus Glück.

Der Reisegefährtin,
Ihre Augen, die schönste Landschaft,
Lassen dir den Weg viel kürzer erscheinen
Und vielleicht bist du der Einzige, der sie versteht
Und du läßt sie aussteigen ohne ihr zu folgen
Ohne ihre Hand berührt zu haben.

Denen, die schon genommen wurden
Und denen während sie enttäuschte Stunden erleben,
Mit einem mittlerweile zu sehr veränderten Mann
Dich, unnötige Verrücktheit,
Die Tiefe der Melancholie haben erleben lassen
Einer verzweifelten Zukunft.

Wertvolle Bilder für einige Augenblicke,
Ihr werdet schon bald eine ferne Menge sein
Überflügelt von einer jüngeren Erinnerung
Wenn auch kurz das Glück zurückkehren mag
Es ist sehr selten, daß man sich
An die Episoden des Weges erinnert.

Doch wenn das Leben aufhört dir zu helfen
Ist es schwieriger einfach
Das erahnte Glück zu vergessen,
Die Küsse, die man nicht gewagt hat zu geben,
Die Gelegenheiten, die man nicht ergriffen hat,
Die Augen, die man nie wieder gesehen hat.

Dann, in den Augenblicken der Einsamkeit
Wenn das Bedauern zur Gewohnheit wird,
Eine Art des Zusammenlebens,
Beweint man die entrückten Lippen
All dieser schönen Passantinnen,
Die wir nicht festhalten konnten.

inviata da Juha Rämö - 16/5/2016 - 11:39





Traduzione greca di Christos Alexandridis
Μετέφρασε στα ελληνικά ο Χρίστος Αλεξανδρίδης
Da/Από Lyricstranslate

Christos Alexandridis
Christos Alexandridis

"Ο Ντε Αντρέ εδώ αποδίδει στα ιταλικά το γνωστό τραγούδι του Μπρασένς «Οι περαστικές», σε στίχους του γάλλου ποιητή Αντουάν Πολ (Antoine Pol) (1888-1971). Η μετάφραση που έχει κάνει ο Ντε Αντρέ ακολουθεί σχεδόν πιστά το πρωτότυπο.
Αξίζει εδώ να σημειώσουμε ότι και ο δικός μας Κώστας Ουράνης (1890-1953) έγραψε ένα ποίημα με τον ίδιο τίτλο και το ίδιο θέμα." - X.A.
ΟΙ ΠΕΙΡΑΣΤΙΚΕΣ

Αφιερώνω αυτό το τραγούδι
σε κάθε γυναίκα που έρχεται στο νου σαν έρωτας
κάποια στιγμή ελευθερίας:
σ’ εκείνη που μόλις τη γνώρισες,
δεν είχες το χρόνο, αλλά άξιζε
να ξοδέψεις για χάρη της έναν ολόκληρο αιώνα.

Σ’ εκείνη που σχεδόν τη φαντάστηκες,
τόσο γρήγορα την είδες να περνά
κρυφά από το μπαλκόνι,
και τώρα με ευχαρίστηση θυμάσαι το χαμόγελο
που δεν σου έδωσε και που της το έδωσες εσύ
σ’ ένα κενό ευτυχίας.

Στη συνταξιδιώτισσα,
που τα μάτια της ήταν το πιο όμορφο τοπίο
και κάνουν να φαίνεται συντομότερη η διαδρομή•
ίσως είσαι ο μόνος που την καταλαβαίνει
και την αφήνεις να κατέβει χωρίς να την ακολουθήσεις,
χωρίς καν να της αγγίξεις το χέρι.

Σε εκείνες που τις έχεις κιόλας πάρει
και που τώρα ζούνε ώρες απογοήτευσης
μ’ έναν άντρα που έχει πια αλλάξει τόσο πολύ.
Σε έχουν αφήσει (άσκοπη τρέλα)
ν’ αντικρίζεις το βάθος της μελαγχολίας
ενός απελπισμένου μέλλοντος.

Αγαπημένες εικόνες μιας στιγμής,
σύντομα θα γίνετε ένα απόμακρο πλήθος
ξεπερασμένο από κάποια ανάμνηση πιο κοντινή.
Και εάν ακόμη επιστρέψει η ευτυχία για λίγο,
είναι πολύ σπάνιο να θυμηθείς
επεισόδια της πορείας.

Εάν όμως η ζωή πάψει να σε βοηθά,
τότε είναι δυσκολότερο να ξεχάσεις
εκείνες τις φευγαλέες ευτυχισμένες στιγμές,
τα φιλιά που δεν τόλμησες να δώσεις,
τις ευκαιρίες που άφησες να περιμένουν,
τα μάτια που δεν ξανάδες πια.

Τότε, τις στιγμές της μοναξιάς,
όταν η μετάνοια γίνεται συνήθεια,
ένας τρόπος συμβίωσης,
θρηνούμε για τα απόντα χείλη
όλων των όμορφων περαστικών γυναικών,
που δεν κατορθώσαμε να κρατήσουμε κοντά μας.

inviata da Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 16/5/2016 - 16:32


La versione a otto strofe cantata, assieme, da Maxime Le Forestier e Georges Brassens (presentati da Lino Ventura)
La version à huit couplets chantée ensemble par Maxime Le Forestier et Georges Brassens (introduits par Lino Ventura)


Riccardo Venturi - 15/1/2013 - 16:12


La versione integrale di nove strofe cantata da Giorgio (sul modello di Richard Parreau)
La version intégrale à neuf couplets chantée par Giorgio (d'après le modèle de Richard Parreau)


Riccardo Venturi - 15/1/2013 - 16:08


La canzone interpretata da Iggy Pop
La chanson interprétée par Iggy Pop


iggypop


Nessuno forse si sarebbe mai aspettato che un'icona del rock come Iggy Pop abbia pagato questo tributo a Georges Brassens e a "Les Passantes". Eppure, nonostante la pronuncia francese di Iggy Pop sia terrificante, la sua voce e l'arrangiamento sono, a mio parere, da brividi puri (allo stacco della seconda chitarra sul verso "aux yeux qu'on n'a jamais revus" ho avuto i bordoni). Davvero una versione inattesa e bellissima.



Proviene dall'album Après, fatto uscire nel maggio 2012. Quasi interamente dedicato a riletture della canzone francese: una scelta davvero atipica e impressionante da parte di Iggy Pop che, in seguito a polemiche sorte con la Virgin-EMI (che avrebbe desiderato piuttosto una riedizione dei suoi successi punk-rock) ha deciso di rendere disponibile l'album solo su Internet (sul sito Vente Privée. Nel suo cammino di "Serial Crooner" intrapreso nel 2009, Iggy Pop ha rilasciato una dichiarazione assai significativa:

" Molte di queste canzoni sono in francese, probabilmente perché è la cultura francese che ha più ostinatamente resistito agli attacchi mortali della macchina musicale angloamericana, così ho voluto cantare alcune di queste canzoni, sperando che la mia voce susciti nei miei ascoltatori le stesse emozioni che ho provato io ascoltandole’. "

iggypopapres


A giudicare da questa versione de Les passantes, direi che l'intento di Iggy Pop abbia avuto ottimo esito.

Riccardo Venturi - 15/1/2013 - 16:19


Riedizione delle Émotions poétiques di Antoine Pol (2004)
Réédition des Émotions poétiques d'Antoine Pol (2004)


brunoantun

brunoantdeux


Tiré de / da: Les Amis de Brassens

Riccardo Venturi - 28/10/2008 - 05:02


vi ringrazio davvero affettuosamente per la storia incredibile che avete voluto raccontare, "le passanti" era una canzone di De Andrè per quanto ne sapevo fino a poco fa, impietosa ma elegantissima nella sua serenità superficiale, ora so che è anche un pezzetto di storia del genere umano che si ripete sempre uguale a sè stesso nelle sue ancestrali strutture fondanti. E non mi dispiace affatto vedere tolto per una volta a De Andrè questo merito perchè fa sempre piacere scoprire l'esistenza di altre persone capaci di una simile magia. Sono follemente curioso di vedere il video di cui si parla nella nota introduttiva e vi sarei molto grato se mi aiutaste a trovarlo in qualche modo.

Guglielmo Cervettini - 29/5/2011 - 18:38


Caro Guglielmo
grazie al tuo commento ci siamo accorti che alcuni video della canzone non sono più disponibili.
Puoi trovare il video riichiesto in questa pagina
Grazie a te!

CCG/AWS Staff - 30/5/2011 - 07:52


Ho provveduto a ripristinare il video di Alain Resnais, sia "embeddando" la versione di Daily Motion, sia reperendone un'altra copia su YouTube (con sottotitoli in spagnolo). Troppo importante e bello era quel video per rinunciarvi! Purtroppo non mi ero accorto che il video che avevo a suo tempo inserito era stato eliminato per le solite (e stupide) meschinerie di qualche non meglio precisato "conflitto"; ancora certi signori non hanno capito che hanno partita persa in partenza. Spero così che la...curiosità dell'amico Guglielmo sia appagata nel modo migliore, vale a dire con addirittura due copie del meraviglioso video de "Les Passantes" al posto della sola che era stata tolta.

Riccardo Venturi - 30/5/2011 - 22:23


ΠΕΡΑΣΤΙΚΕΣ, le "Passanti greche" di Kostas Ouranis

Kostas Ouranis (1890-1920)
Kostas Ouranis (1890-1920)


Salve a tutti, ho una questione da porre! In una raccolta di poesie di poeti greci del novecento ho trovato questa di Kostas Ouranis:

Περαστικές

Γυναίκες που σας είδα σ' ένα τραίνο
τη στιγμή που κινούσε γι άλλα μέρη'
γυναίκες που σας είδα σ' άλλου χέρι
με γέλιο να περνάτε ευτυχισμένο'
γυναίκες, σε μπαλκόνια να κοιτάτε
στο κενό μ' ένα βλέμμα ξεχασμένο,
ή από ένα πλοίο σαλπαρισμένο
μ'ένα μαντήλι αργά να χαιρετάτε:
να ξέρατε με πόση νοσταλγία,
στα δειλινά τα βροχερά και κρύα,
σας ξαναφέρνω στην αναμνησή μου,
γυναίκες, που περάσατε μιαν ώρα
απ ' τη ζωή μου μέσα -και που τώρα
κρατάτε μου στα ξένα την ψυχή μου!

La traduzione ve la copio dal mio libro:

Passanti

Donne che vidi sopra un treno appena
partito per un luogo assai lontano,
donne che vidi, mano nella mano
d'un altro, andare allegre e senza pena;
donne ai balconi, che contemplavate
il vuoto con lo sguardo spento, tetro,
o dal ponte di navi ormai salpate
col fazzoletto guardavate indietro;
se sapeste con quanta nostalgia,
le sere che la pioggia non va via,
nel freddo, vi riporto alla mia mente,
voi che passaste dentro la mia vita
per un momento, e avete ora rapita
la mia anima in un altro continente!

(da "Nostalgie", 1920)



...! molto simile!! qualcuno sa come sono andate le cose? :)


BELLISSIMO SITO, scopro sempre cose interessanti!!

Alice

Alice L - 15/1/2013 - 12:32


Cara Alice, ho letto la poesia di Ouranis (poeta che, fra l'altro, conoscevo seppur abbastanza vagamente). L'ho letta e e mi sono davvero meravigliato: in effetti, sembra davvero un'edizione greca delle "Passanti".

Però ritengo che qui sia necessario fermarsi ad aspettare. Nel senso: le reciproche influenze tra poeti sono sempre possibili, ma troppo evanescenti. Un poeta è qualcuno che è capace di esprimere delle sensazioni con delle parole, e la gamma delle sensazioni umane è infinita; chi di noi, trovandosi ad esempio a viaggiare su un treno, non ha mai pensato alle persone che, in quel momento, si trovano con lui o con lei, delle quali non sa niente e non saprà mai niente? Chi di noi non ha mai immaginato una storia dietro a quegli sconosciuti? Chi di noi non si è mai innamorato per cinque minuti, sognando di scappare via con la bella sconosciuta che ti siede là davanti mentre legge un libro o fa le parole crociate?

Per dirti, Alice, che può trattarsi benissimo della stessa sensazione che ha colto il poeta Antoine Pol verso il 1918 e, circa un paio d'anni dopo, anche il poeta Kostas Ouranis. Non deve stupire neppure l'identità del titolo: di fronte ad una sensazione del genere, è facile che venga in mente l'idea delle "Passanti".

Poi, naturalmente, non si può mai escludere nulla a priori. Non si può escludere che qualche capriccio del destino abbia messo in mano ad un poeta greco (che comunque visse per qualche tempo a Parigi) la raccolta di un poeta semisconosciuto, così come la mise in mano a Georges Brassens. E non penso che non lo potremo mai sapere, a meno di non ritrovare qualche documento personale che lo attesti.

Resta quindi la libertà di immaginare, che in fondo è la cosa migliore e più bella. Io credo che a questa dobbiamo ricorrere anche in questo caso, senza naturalmente sminuire il tuo reperimento delle "Passanti greche"; ti ringrazio anzi personalmente di avercene voluto rendere partecipi, perché non credo che si tratti di una cosa mai fatta presente altrove. Io stesso non avrei mai immaginato una cosa del genere.

Saluti carissimi e grazie di tutto, anche per le tue parole a proposito del nostro sito!

Riccardo Venturi - 15/1/2013 - 15:42


Caro Riccardo, certo, capisco e condivido ciò che dici. Non volevo aprire un processo su "chi ha copiato chi", forse la mia domanda sembrava troppo diretta...
Volevo prima di tutto condividere la poesia e la sorpresa della scoperta e poi sapere se la somiglianza tra le due poesie era cosa risaputa oppure no e se qualcuno sapeva qualcosa a riguardo, SE esisteva qualche fatto...sennò meglio, largo spazio all'infinito mondo delle possibilità!
Comunque non si può escludere neanche che in un pomeriggio parigino al signor Pol siano capitati tra le mani alcuni scritti di un greco sconosciuto, no? :) Io come al solito sono di parte e tifo per i greci! ;)
Buona musica e buone riflessioni a tutti!

Alice

Alice L - 15/1/2013 - 16:50


Per carità, Alice, proprio non ho pensato minimamente che tu volessi "aprire un processo", davvero. Magari, forse, ho manifestato non molta sorpresa perché non è il primo caso del genere che mi capita (un esempio: Le soldat de Marsala e La guerra di Piero). Comunque, posso risponderti per ora solo personalmente, in attesa dell'intervento degli altri grecisti del sito (Gian Piero Testa in primis): io non ne sapevo assolutamente nulla. A rigore, la tua potrebbe essere una scoperta piuttosto clamorosa, dato che Les passantes è certamente una canzone, a mio parere, tra le maggiori del XX secolo e non ho nessun timore di esagerare. Apprezzo comunque oltremodo la tua squisita parzialità per i greci, che condivido appieno! ;) Penso altresì che queste riflessioni non avranno certamente fine qua. Ancora saluti cari !

Riccardo Venturi - 16/1/2013 - 00:25


Ancora per Alice.

Il tuo intervento ha davvero "smosso" questa pagina, devo dirtelo con molto piacere; sono quasi le tre di notte e ancora non so staccarmene. Naturalmente ho provveduto a mettere un po' più in risalto il tuo intervento, ma la cosa non si è limitata a questo e si è innescato una specie di "effetto domino": prima le versioni cantate a otto e nove strofe, poi la stupefacente (e recente) cover di Iggy Pop e, infine, qualche notizia in più su Antoine Pol (ivi compresa una bella foto che non avevo mai visto).

Proprio dalla pagina dalla quale ho ripreso la foto, ho tratto la notizia (secondo le parole dell'autore stesso) che Les passantes sarebbe stata scritta nel 1911; tale anno; poiché fu pubblicata per la prima volta nel 1918 e la raccolta di Ouranis, Νοσταλγίες, è del 1920, chissà che, davvero, il poeta greco non ne sia in qualche strano modo venuto a conoscenza (e dovrebbe essere stato strano per davvero, dato che delle Émotions Poétiques di Antoine Pol non furono stampate che 110 copie; e già il fatto che una sia arrivata in mano a Brassens venticinque anni dopo è miracolosa).

Poiché su questo sito, però, siamo ragazzi curiosi quanto cocciuti, e una volta messaci la pulce nell'orecchio diventiamo dei caterpillar, devi sapere che ho appena scritto al signor Bruno Antoine Pol, il nipote del poeta al quale il nonno, in punto di morte, disse di "imparare a memoria la canzone" e che ha fatto ripubblicare le "Émotions Poétiques" nel 2004. Gli ho chiesto se, per caso, suo nonno non gli avesse mai detto qualcosa di un poeta greco che aveva scritto pure di passanti, e gli ho spedito il testo della poesia di Ouranis da me tradotto in francese. Spero che mi risponda, anche perché, sfacciato come un cane quale sono, gli ho chiesto pure se mi manda una copia delle Émotions Poétiques...

Naturalmente terrò aggiornata la pagina con le eventuali notizie che riceverò.

Detto questo, ora mi corre l'obbligo di segnalare anch'io qualche possibile filiazione, o influenza poetica. Naturalmente senza mettere minimamente in dubbio le affermazioni di Antoine Pol riguardo all'ispirazione venutagli per scrivere la sua poesia. Qui, però, bisogna andare a trovare nientemeno che Charles Baudelaire.

Baudelaire, nelle Fleurs du mal, ci dice qualcosa, e da par suo, a proposito di una passante:

À une passante

La rue assourdissante autour de moi hurlait.
Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,
Une femme passa, d'une main fastueuse.
Soulevant, balançant le feston et 1'ourlet;

Agile et noble, avec sa jambe de statue.
Moi, je buvais, crispé comme un extravagant,
Dans son oeil, ciel livide où germe l'ouràgan,
La douceur qui fascine et le plaisir qui tue.

Un éclair... puis la nuit! - Fugitive beauté
Dont le regard m'a fait soudainement renaître,
Ne te verrai-je plus que dans 1'éternité?

Ailleurs, bien loin d'ici! trop tard jamais peut-être!
çar j'ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,
Ô toi que j'eusse aimée, ô toi qui le savais!

A una passante

Assordante la strada intorno a me ruggiva.
Esile e alta, in lutto, maestà di dolore,
una donna è passata. Con un gesto sovrano
l'orlo della sua veste sollevò con la mano.

Era agile e fiera, le sue gambe eran quelle
d'una scultura antica. Istupidito
bevevo nei suoi occhi vividi di tempesta
la dolcezza che incanta e il piacere che uccide.

Un lampo ... e poi il buio ! - Bellezza fuggitiva
che con un solo sguardo mi hai chiamato da morte,
non ti vedrò più dunque che al di là della vita,

che altrove, là, lontano - E tardi e forse mai ?
Tu ignori dove vado, io dove sei sparita;
So che t'avrei amata, e so che tu lo sai !


Secondo me, Antoine Pol questa poesia la conosceva parecchio bene. Non è certamente "la stessa cosa" delle sue Passantes, sotto qualsiasi aspetto; ma ne è una specie di emissario che va in altra direzione.

Saluti ancora, e a presto!

Riccardo Venturi - 16/1/2013 - 03:18


In tema, e chiaramente influenzata dal suo amato Baudelaire, si può leggere anche questa del "marinaio" Nikos Kavvadias, dalla sua prima raccolta "Marabù". Tra l'altro è diventata pure una canzone, anzi due (Dei Xémbarki e di Mikroútsikos )

Nikos Kavvadias.
Nikos Kavvadias.


À bord de l'Aspasia

Ταξίδευες κυνηγημένη από τη μοίρα σου
για την κατάλευκη μα πένθιμη Ελβετία
πάντα στο ντεκ σε μια σεζ λονγκ πεσμένη κάτωχρη
απ’ τη γνωστή και θλιβερότατην αιτία

Πάντοτε ανήσυχα οι δικοί σου σε τριγύριζαν
μα εσύ κοιτάζοντας τα μάκρη αδιαφορούσες
σ’ ό,τι σου λέγαν πικρογέλαγες γιατί ένιωθες
πως για τη χώρα του θανάτου οδοιπορούσες

Κάποια βραδιά που από το Στρόμπολι περνούσαμε
είπες σε κάποιο γελαστή σε τόνο αστείου:
"Πώς μοιάζει τ’ άρρωστο κορμί μου καθώς καίγεται,
με την κορφή τη φλεγομένη του ηφαιστείου!"

Ύστερα σ’ είδα στη Μαρσίλια σαν εχάθηκες
μέσα στο θόρυβο χωρίς να στρέψεις πίσω
Κι εγώ που μόνο την υγρήν έκταση αγάπησα,
λέω πως εσένα θα μπορούσα ν’ αγαπήσω


Stavi viaggiando, ma la tua sorte t'inseguiva,
verso la Svizzera candidissima e luttuosa,
sul ponte di coperta in chaise-longue sempre accasciata,
pallida per la nota e tristissima ragione.

Sempre i tuoi cari d'ansiose cure ti cingevano,
ma tu guardavi lontano e stavi indifferente.
Parlavano e amara sorridevi, lo sentivi
d'essere in cammino per i luoghi della morte.

Una sera, che stavamo costeggiando Stromboli,
come per celia, a uno dicesti sorridendo:
« Quanto somiglia il corpo mio malato, ardendo,
al colmo che sempre è in fiamme di quel vulcano ! »

Poi ti rividi a Marsiglia prima che sparissi
mescolata al frastuono senza voltarti indietro.
Ed io, che solamente amai le umide distese,
or dico che proprio te avrei potuto amare.

Gian Piero Testa - 16/1/2013 - 04:38


Di Kostas Uranìs non so quasi nulla di più di quanto scrivono o Nicola Crocetti o Filippomaria Pontani nel relativo profilo pubblicato nei Poeti Greci del Novecento dei Meridiani di Mondadori (2011), dove è collocato accanto a Maria Polidouri e Tellos Agras sotto l'etichetta di "crepuscolare". Nato a Costantinopoli nel 1890, morì a Melissia d'Attica nel 1953. Viaggiò molto, anche grazie a incarichi diplomatici e nonostante la tisi di cui era afflitto e che lo costrinse a un ricovero nel sanatorio svizzero di Davos. Risiedette, oltre che ad Atene, anche a Lisbona come console, e più volte a Parigi, e la sua poesia cosmopolitica riflette la familiarità con quella europea, in ispecie dei simbolisti e post-simbolisti francesi. Come prosatore e pubblicista rese diverse impressioni dei suoi viaggi in Italia, Spagna, mari del Nord, Atlantico e Mar Nero. Scrisse nel 1918 anche un saggio critico su Baudelaire. Già dai titoli delle sue sillogi poetiche - costituite soprattutto da tradizionali sonetti - si rileva la sua inclinazione per le atmosfere "statiche, tristi e nostalgiche": "Come sogni" (1909, "Spleen" (1912), "Nostalgie" (1920). Nella raccolta complessiva, postuma, curata dalla moglie, "Poesie" (1953), appare per la prima volta quella di "Partenze".
Il suo poetare fu ben presente al Nikos Kavvadias di "Marabù" ("Nostalgie" gli potrebbe essere tranquillamente attribuito...) e Kavvadias a Uranìs dedicò il suo "Capitan Fletscher".

Gian Piero Testa - 16/1/2013 - 10:45


Wow, che belli i collegamenti e le cose che si rincorrono!
Comunque a quanto pare diversi greci hanno musicato la poesia di ouranis... Questa è una versione, non so se è pertinente alla pagina, potete anche non pubblicarlo volevo solo condividere la canzone:
Forse la musica non esalta particolarmente il testo ... ma a me piace! buon ascolto!

Alice L - 16/1/2013 - 11:41


In stixoi.info trovo 11 testi di Kostas Ouranìs, di cui sette musicati ed eseguiti. I titoli dei sette sono i seguenti (seguiti dal nome del compositore e dall'interprete):
Αν νοσταλγώ: Δημήτρης Μητσοτάκης, Ενδελέχεια
Εμπρός ν΄ ανοίξουμε πανιά: Δημήτρης Παπαδημητρίου, Φωτεινή Δάρρα
Θα πεθάνω ένα πένθιμο του φθινοπώρου δείλι: Διάφανα Κρίνα, Διάφανα Κρίνα
Οι νέες των επαρχιών: Γιάννης Γλέζος, Αρλέτα
Οι περαστικές: Παύλος Παυλίδης, Παύλος Παυλίδης
Όνειρο μέσα σ΄ όνειρο: Διάφανα Κρίνα, Διάφανα Κρίνα
Τα φορτηγά καράβια: Γιάννης Γλέζος, Γιάννης Πουλόπουλος

Gian Piero Testa - 17/1/2013 - 05:16


Ecco, Gian Piero, dopo aver letto i tuoi 11 testi di Kostas Ouranis, sono finalmente riuscito a dare un nome adeguato alla Compagna di viaggio i cui occhi erano il più bel paesaggio: si chiamava, per forza, Diafana Krina. Che meraviglia i nomi femminili greci...

Riccardo Venturi - 17/1/2013 - 10:44


Non una donna, ma sono o, meglio, erano un gruppo rock. Non li conoscevo prima d'ora. "Gigli trasparenti"... come i nostri governanti. Ecco i loro nomi: Τα Διάφανα Κρίνα ήταν ένα ελληνικό ροκ συγκρότημα. Αποτελείτο από τους Θάνο Ανεστόπουλο (φωνή/ ακουστική κιθάρα/ φυσαρμόνικα/ πιάνο/ όργανο), Νίκο Μπαρδή (κιθάρες/ τρομπέτα/ κρουστά/ συνθετητές/ μεταλλόφωνο), Κυριάκο Τσουκαλά (κιθάρες/ πλήκτρα/ κρουστά/ γεννήτρια ήχων), Παντελή Ροδοστόγλου (ηλεκτρικό μπάσσο), Τάσο Μαχά (τύμπανα/ κρουστά)και τον Παναγιώτη Μπερλή (φωνή, πλήκτρα,σύνθεση/ενορχήστρωση, 1995-2000).

Gian Piero Testa - 17/1/2013 - 14:15


Ciononostante, ormai la "Compagnia di viaggio" si chiama Diafana Krina; se poi son "gigli trasparenti"...meglio ancora! :-P

Riccardo Venturi - 17/1/2013 - 17:15


La persona che appare nel video dovrebbe essere P.Louki, non Onteniente. Vedi il video tratto dalla stessa emissione da altra angolazione. Questo è P. Onteniente (con Louki..). Saluti

P.C.Bruno - 31/3/2013 - 18:49


Buongiorno, sono capitato in questo sito circa due giorni fa perché cercavo notizie (solo per mio interesse personale) sulla canzone "Amara terra mia" di Modugno. Ero rimasto sorpreso di constatare che altri avevano lo stesso mio interesse per questa canzone. Ho creduto quindi di lasciare un mio modesto contributo a quella conversazione.

A distanza di due giorni mi sono imbattuto di nuovo in questo sito cercando la canzone "Les passantes" del grande Georges Brassens (tradotta in "Le passanti" dal grande Fabrizio De André). Me ne ero già occupato, di questa e di altre canzoni di Brassens, nel 1999 quando in occasione della morte del mio concittadino Fabrizio feci, in suo ricordo, uno dei miei primi siti usando esclusivamente il linguaggio html (all'epoca non esistevano ancora o erano poco conosciuti i CMS (Content Management System), il cui indirizzo è il seguente: http://deandre.altervista.org/ . In quell'occasione scrissi, tra l'altro, anche un pensiero sulla canzone "Le passanti" che vi riporto qui e che potrete trovare nella pagina seguente: http://deandre.altervista.org/index-3.html :

"IN QUEGLI ANNI...
In quegli anni in Italia conoscevamo il mitico Gilbert Becaud, la mitica Edith Piaff, il mitico Yves Montand e pochi altri. C'era già qualche palato fine che già, però, era in grado di "gustare" musica non altrettanto popolare da noi, ma non per questo di minore qualità. La Francia può vantare, credo, di aver dato i natali ad una categoria di artisti che non trova eguali nelle altre parti del mondo... vuoi per la lingua, vuoi per l'ironia, per le voci o forse anche per "l'aria di Parigi". Naturalmente sto parlando degli "chansonniers": un meraviglioso impasto di musica spesso fatta di melodie molto semplici e ripetitive e quindi non artificiali, di sferzante ironia a volte, di autentica poesia spesso, di piccole cose semplici del vivere quotidiano... Mi sento molto tranquillo nel dire che gli chansonniers francesi sono i padri dei nostri cantautori italiani. In quel tempo De Andrè iniziava il suo percorso artistico e spesso si ispirava a questi uomini. Avete presente "Le Passanti"? E' una stupenda canzone di uno di questi artisti: "Les Passantes" di Georges Brassens, che a sua volta la mise in musica prendendola da una poesia di Antoine Pol che a sua volta aveva ripreso un pensiero poetico già espresso da Baudelaire. Secondo il mio parere è una bellissima descrizione del rapporto uomo - donna e ogni volta leggere quel testo e cantarlo mi emoziona, e la melodia semplice che l'accompagna lo rende sublime. Avete mai ascoltato "Morire per delle idee"? E' un'altra canzone di Brassens, e "La marcia nuziale"? altrettanto! Nella serie di "link" che vi propongo in questo sito troverete tutti questi brani con i relativi testi e per questo devo ringraziare l'impegno degli autori dei siti in questione. Vi dicevo della melodia, mai complicata, ma spesso composta da pochi accordi e qualche "trovata" musicale che rende ancora meglio l'ironia o la poesia o certe "frasi" della nostra vita. Quando conducevo un programma radiofonico usavo definire le melodie delle canzoni di De Andrè: "universali" non trovando altro termine per definire l'ovvietà di quella musica per quel testo, naturalmente in senso positivo (forse è la prima volta che si sente usare il termine "ovvio" in senso positivo). Intendevo dire che sono melodie già esistenti nella "matassa" (passatemi il termine) dell'universo e che lui coglieva come un filo di lana si può cogliere da una matassa, delicatamente, cercando di non scomporne la delicatezza e la morbidezza e lasciandola quindi pressochè intatta e pronta per un'altra operazione dello stesso tipo. Oppure, per spiegarmi meglio, no... non serve!... Avete presente "Bocca di rosa"?".


Ripresi il discorso dell'emozione che questa canzone mi procurava in un passaggio di un mio concerto-tributo a De André a agli chansonniers che lo avevano ispirato nei primi anni, con la seguente frase che potete trovare al seguente link sempre dello stesso sito :

"Dario ci sarà senz'altro, lo avevo conquistato quando nel pomeriggio durante la prova di una canzone mi ero alzato di scatto ed ero scappato via per non fare vedere che mi ero commosso, con quella canzone mi è capitato sempre! Lui se ne era accorto e la cosa gli aveva fatto pensare che "il concerto" della sera non doveva perderselo. Mi aveva anche detto: "Ho capito che sei francese perchè lo parli troppo bene, ma non capisco perchè quando parli in italiano non hai nessuna inflessione francese... come può essere?" io gli avevo risposto con una spudorata menzogna.. : "sono di padre russo e madre francese... e ho vissuto metà della mia vita in Francia e l'altra in Italia..."


Tutto questo solo per dire che è bello incontrare inaspettatamente nel web altre persone che provano le stesse tue emozioni per le stesse cose. In questo caso credo che si possa dire indiscutibilmente che "il bello" non è soggettivo, bensì oggettivo.

Scusate se ho fatto delle autocitazioni che potrebbero stonare, ne sono conscio, con lo spirito di questo ottimo sito, le ho fatte semplicemente per ricordare e documentare il mio rapporto con questa grande canzone e con la musica in generale.
Naturalmente lascio indiscutibilmente al moderatore del sito la facoltà di postare o no questo mio commento, e anche quella di tagliarlo nei punti che non ritenesse indispensabili per la conversazione in corso.
Grazie per l'ospitalità. Cordiali saluti a tutti.
Gaetano Rizza.
P. S. Aggiungo

- link mie foto sulla tomba di Brassens
- Mia traduzione di un testo sottopostomi da un sito francese su Brassens

gaetano rizza (libri-narrativa.it) - 11/10/2015 - 15:04


La versione di Iggy Pop e il video su immagini di Karl Lagerfeld.
Iggy Pop's version and the video based on fashion pictures by Karl Lagerfeld
La version d'Iggy Pop et le vidéo sur des images de Karl Lagerfeld




Carissimo Antoine Pol,

Ma te lo saresti mai aspettato che la tua poesia, quella delle tue Émotions poétiques poi messa in musica e cantata da Brassens, sarebbe un giorno finita in un video a base di immagini di uno dei più famosi sarti (ora si dice "stilisti", ndr) e fotografi/registi di moda? E che la tua passante sarebbe stata interpretata da una bellissima fotomodella (ora si dice "top model", ndr; è la polacca Beata-Katarzyna Przybyło) con addosso abiti presumibilmente costosissimi? Ti era mai capitato di incontrare una donna del genere, tra le tue passanti, caro Antoine Pol...? Chi lo sa. Eppure...pensa a che cosa hai fatto con la tua poesia, e che cammino ha fatto...

L'Anonimo Toscano del XXI Secolo - 13/1/2017 - 21:25


Si segnala ulteriormente che, a seguito di ulteriori notizie (e conferme di notizie) apprese sulla storia di questa poesia e canzone, sono state apportate alcune modifiche all'introduzione (anche con l'inserimento della primitiva versione inedita con la melodia originale di Jean Bertola). Un ulteriore inserimento è il video dell'eccellente versione inglese di Graeme Allwright.

CCG/AWS Staff - 14/1/2017 - 09:39


ANTOINE POL E GEORGES BRASSENS: STORIA DI UN INCONTRO MANCATO

Tale storia va a complemento dell'introduzione. E' stata ripresa da L'Amandier (Il Mandorlo), sito di un'associazione dedicata all'opera e alla memoria di Georges Brassens. Certamente, aggiunge qualcosa di ancor più particolare alla storia già di per sé incredibile di questa canzone.

Nel 1970, una volta incisa la versione "primitiva" de Les Passantes, Georges Brassens contatta Antoine Pol per chiedere i permessi di utilizzo. Antoine Pol gli risponde con una lettera datata 2 dicembre 1970:

polsettanta


Nella lettera, Antoine Pol racconta a Brassens la storia delle sue Émotions Poétiques, aggiungendo però un particolare del tutto ignoto a Brassens.

Antoine Pol sarà stato sì un poeta sconosciuto, ma non del tutto. Ad esempio, conosceva un poeta sì ben noto e tra i grandi della letteratura francese: Paul Fort. Paul Fort apprezzava Antoine Pol, e nello stesso 1943 in cui il giovane Brassens scovava le "Emozioni Poetiche" sulla bancarella della Porte de Vanves, lo aveva incoraggiato e addirittura aiutato finanziariamente, dichiarandogli la sua amicizia per iscritto:

polfort


Si dà il caso che nel frattempo, Brassens, diventato oramai Brassens, avesse non soltanto messo in musica alcune poesie di Paul Fort, ma anche (caso unico) ne avesse recitate alcune, incidendole in album (come L'Enterrement de Verlaine e A Mireille, dite "Petit Verglas").

Paul Fort morì nel 1960. Al suo funerale, tenutosi a Montlhéry, si produsse la seguente cosa: Georges Brassens era presente, ed era presente anche Antoine Pol.

Georges Brassens non aveva mai visto Antoine Pol di persona, e non poteva quindi riconoscerlo. Antoine Pol, di converso, scorse Georges Brassens, figura già conosciutissima, ma non gli si rivolse dato che non immaginava assolutamente che Brassens conoscesse le sue poesie.

Un incontro mancato tra due poeti al funerale di un (grandissimo) poeta. Un incontro che non riuscì ad aversi neppure all'estremo: intervenne la morte di Antoine Pol, il 21 giugno 1972. Ma l'incontro è avvenuto grazie alle Passanti.

L'Anonimo Toscano del XXI Secolo - 14/1/2017 - 11:02


Non per spegnere i vostri entusiasmi sul video del fotografo modaiolo, ma vorrei farvi notare che non è che il video sia girato da Karl Lagerfeld in persona. Semplicemente qualcuno ha preso delle foto di moda scattate da lui e le ha messe in un video con la canzone di Brassens interpretata da Iggy Pop!

Leonardo - 14/1/2017 - 12:25


Grazie per la specificazione, Leonardo: non ce ne eravamo in effetti accorti, e andiamo a correggere immediatamente. Ad ogni modo, non eravamo propriamente "entusiasti" della cosa...

CCG/AWS Staff - 14/1/2017 - 12:32


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