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D'ù qu'is sont

Simon Colliez


Lingua: Francese (Chtimi)


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[1957]
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Apprendista minatore (galibot). Hainaut, ca. 1883.
Apprendista minatore (galibot). Hainaut, ca. 1883.
La terza e ultima canzone del "tris della miniera" che oggi mi sono messo a fabbricare per questo sito è, allo stesso tempo, un riassunto delle prime due e la loro vera storia. Una canzone che, per la storia e per le lotte dei minatori del Nord (e di tutti i minatori del mondo, che ancora adesso muoiono a migliaia in condizioni spaventose –si pensi a ciò che accade nella sola Cina), può essere veramente un simbolo.

Potrebbe forse sembrare strano che a un mestiere infame come quello del minatore, ed alla vita terribile che i minatori e le loro famiglie conducevano, possano essere dedicate canzoni come questa. Canzoni che parlano di quella vita quasi con rimpianto. Ora le miniere, nel Nord della Francia come altrove, non ci sono più; e hanno lasciato il vuoto. Hanno lasciato disoccupazione e miseria che è anche e soprattutto miseria sociale. Totalmente scomparso tutto un tessuto di solidarietà operaia, di una classe lavoratrice che aveva saputo conquistarsi condizioni di vita un po' migliori a un prezzo durissimo; ciò che Zola descrive in Germinale, pur avendo vissuto l'autore assieme ai minatori per mesi e mesi, riesce a descriverlo solo in minima parte.

E' verso tutto questo che è possibile provare rimpianto. Verso una società dove davvero esisteva, come necessità primaria, il senso della collettività, il senso di reale appartenenza ad una classe. Dove non esistevano confusioni tra padroni e lavoratori: Se io sto con chi lavora, io non sto con i padroni (Ivan Della Mea). Un mondo che, attualmente, va perdendosi anche nel ricordo. Persino le parole della miniera sono oramai desemantizzate: Le Galibot, ovvero l'apprendista minatore, si chiama adesso un giornaletto di annunci economici gratuiti di Valenciennes.

Questa stupenda canzone, che riprende tra le altre cose l'antichissimo tema dell'ubi sunt, è anche un glossario. In questa sorta di Où sont les mineurs d'antan quelle parole vi sono quasi tutte. Alcune le abbiamo volute, nella traduzione, lasciare così come sono, rimandando a delle note per le necessarie spiegazioni. Ne esistevano probabilmente anche dei corrispondenti italiani, che purtroppo non conosciamo. Eppure, del mondo dei minatori ne sappiamo qualcosa anche dalle nostre parti; ne sapeva qualcosa molto bene, ad esempio, Luciano Bianciardi quando scrisse il suo memorabile e durissimo reportage sulla tragedia di Ribolla del 4 maggio 1954. Raccontando un mondo del tutto identico a quello del Nord. Basta cambiare i nomi dei padroni, da Compagnie Houillière d'Anzin a Società Montecatini. Non è neanche questione di clima, perché in fondo alla terra c'è lo stesso buio e lo stesso caldo soffocante. E la stessa morte. [RV]
D'ù qu'is sont toutes ches compagnies éd'mineurs
Qui allotent ed'sous terre faire euch'dur labeur
Au pic, à'l'riv'laine rassaquer euch'carbon
À l'abattache, au hér'ssache, d'ù qu'is sont

D'ù qu'is sont les mineurs du grand saquache
À l'bowette, à l'front ed'talle, à l'accrochache
Méneux éd'quévaux, racommodeux, porion
Nous pères, nous hardis taïons, dis d'ù qu'is sont

D'ù qu'is sont les rires éd'ches files à gaillettes
Oubliant lux peines pour eune amourette
Au moulinache, ouvrant comme ches garchons
Nous lampistes, nous taillettes d'ù qu'is sont

D'ù qu'is sont, is vous d'mind'ront un jour vous gosses
Les souvenirs éd'chez gins, qui allottent à'l'fosse
Pus d'chevalet, pus d'terril et pus d'corons
O vous lamint'rez auchi, d'ù qu'is sont

D'ù qu'is sont toutes ches compagnies éd'mineurs
Porions, galibots, calins ou ingénieurs
Lampistes, files à gaillettes, carrieux d'carbon
Nous terrils, nous mollettes, dis d'ù qu'is sont

D'ù qui sont ches bons jonnes éd'douze à treize ans
Au fond, pousseux éd'barrous aux pieds in sang
Au jour, trieux éd'cailloux et d'bon carbon
Nos vaillants tchiots galibots, dis d'ù qu'is sont

D'ù qu'is sont, les Sainte Barbe et les ducasses
Les fêtes éd'familes, les guinches et les fricasses
Loin eud'ches grêves et d'ches accidints du fond
Eul'tarte à gros bords, les canchons, d'ù qu'is sont

D'ù qu'is sont les vieux corons éd'ches mineurs
D'ù qu'in partageot insemble les bonheurs
L'amitié, i's'trouvot su'l'seuil d'ches maisons
Les bons momints à'ch'pignon, dis d'ù qui sont

D'ù qu'is sont, is vous d'mind'ront un jour vous gosses
Les souvenirs éd'chez gins, qui allottent à'l'fosse
Pus d'chevalet, pus d'terril et pus d'corons
O vous lamint'rez auchi, d'ù qu'is sont

D'ù qu'is sont toutes ches compagnies éd'mineurs
Porions, galibots, calins ou ingénieurs
Lampistes, files à gaillettes, carrieux d'carbon
Nous terrils, nous mollettes, dis d'ù qu'is sont

Is sont intrés dins léginde ed'no siècle
À'l'fosse nous pères ont soufferts, ont péri
Leur dure misère mérite qu'in les respecte
Conservons leurs chevalets et leurs terrils.

inviata da Ech' Richard le galibot - 5/11/2007 - 14:18



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
5 novembre 2007
Si vedano le note alla traduzione
DOVE SONO

Dove sono tutte quelle bande di minatori
che andavano sotto terra a fare un duro lavoro
col piccone e la trivella a cavare il carbone,
all'estrazione[1], alla drizzatura[2], dove sono

Dove sono i minatori dello sgobbo duro[3],
in galleria[4], al fronte di taglio[5], all'aggancio[5]
cavallai[6], racommodeux[7], il porion[8],
i nostri padri, i nostri nonni coraggiosi, dove sono

Dove sono le risate delle filles à gaillettes[9]
che scordavano le loro pene per un piccolo amore
giù nei pozzi a lavorare come i ragazzi,
i nostri lampisti[10], le nostre targhette[11], dove sono

Dove sono, vi chiederanno un giorno i vostri figli,
i ricordi di quella gente che scendeva giù nei pozzi,
niente più castelletti[12], e né terrils, e né corons,
anche voi ve ne dorrete di dove sono

Dove sono tutte quelle bande di minatori,
porions, galibots[13], calins[14] o tecnici[15],
lampisti, filles à gaillettes, portatori,
i nostri terrils, le nostre mollettes[16], dove sono

Dove sono quei bravi ragazzi di dodici o tredici anni
che nei pozzi spingevano i carrelli coi piedi insanguinati
e che all'aperto separavano i ciottoli dal carbone buono,
i nostri coraggiosi piccoli galibots, dove sono

Dove sono le Sainte Barbe[17] e le ducasses[18],
le feste di famiglia, le sbronze, le uova al lardo[19],
lontani dagli scioperi e dagli incidenti in miniera,
la torta dai bordi spessi, le canzoni, dove sono

Dove sono i vecchi corons dei minatori
dove si condividevano le gioie,
l'amicizia stava sulla soglia delle case,
i bei momenti sugli scalini, dove sono

Dove sono, vi chiederanno un giorno i vostri figli,
i ricordi di quella gente che scendeva giù nei pozzi,
niente più castelletti, e né terrils, e né corons,
anche voi ve ne dorrete di dove sono

Dove sono tutte quelle bande di minatori,
porions, galibots, calins o tecnici,
lampisti, filles à gaillettes, portatori,
i nostri terrils, le nostre mollettes, dove sono

Sono entrati nella leggenda del nostro secolo,
in miniera i nostri padri hanno sofferto e sono morti
la loro dura miseria merita che li si rispetti,
serbiamo i loro castelletti e i loro terrils.
NOTE alla traduzione

Tra parentesi quadre il corrispondente in francese standard del termine dialettale chtimi.

[1] Abattache [Abattage]: L'estrazione del carbone.

[2] Hérissache [Hérissage]: la "drizzatura", ovvero la fabbricazione delle incastellature in legno delle gallerie. Detta anche boisage.

[3] Daler à ch'grand saquache: Andare a lavorare duro, sgobbare. Espressione totalmente dialettale senza corrispondente in francese standard. Propriamente il saquache [sacquage] è l'azione di tirare qualcosa.

[4] Bowette (o boïette). Termine dialettale per "galleria di una miniera".

[5] Front ed'talle [Front de taille]: è il fronte della vena di carbone in una galleria.

[6] Méneux ed'quévaux [Méneurs de chevaux]: sono i "cavallai" (termine delle miniere maremmane), gli addetti ai cavalli da tiro che tiravano i carrelli nelle gallerie. I cavalli che venivano fatti scendere in miniera vi rimanevano per tutta la loro vita; generalmente, abituandosi al buio del fondo, diventavano completamente ciechi. Non rivedevano più la luce del giorno. Anche loro sono morti a migliaia in fondo ai pozzi, assieme ai minatori.

[7] Racommodeux [Raccommodeurs]: gli "aggiustatori", i "raccomodatori", ovvero gli addetti alla riparazione delle incastellature delle gallerie tirate su con la drizzatura. Era considerata l'attività più pericolosa in miniera: le incastellature spesso crollavano seppellendo gli sventurati racommodeux. Tra le principali cause di lotta dei minatori c'era la consuetudine di non dare un salario supplementare per i lavori di drizzatura: è esattamente questa la causa scatenante negli scioperi di Germinale.

[8] Porion: Così si chiamava il caposquadra di un gruppo di minatori, o il "capogalleria". Generalmente, e per ovvi motivi, era un lavoratore anziano. Il termine non ha corrispondente in francese standard, ma è passato nella lingua letteraria dal dialetto del Nord. Il termine sembra essere di origine italiana, probabilmente dovuto ai tanti italiani che fin da tempi antichi erano andati a lavorare nelle miniere del Nord: deriverebbe infatti da caporione con aferesi della sillaba iniziale. Un'altra etimologia lo vuole però derivato, come accrescitivo, da poireau "porro", nel senso di "capoccia" (i porri hanno una grossa testa!). Curiosamente, proprio porioni si chiamano all'Isola d'Elba i porri di grosse dimensioni, e porione veniva chiamato negli anni '70 il capo delle guardie comunali di Marina di Campo. Senza dimenticare che anche l'Elba è terra di miniere, da antichissimo tempo.

[9] Filles à gaillettes: così venivano chiamate le giovani minatrici che scendevano in miniera assieme agli uomini (la gaillette è il pezzo di carbone). Non bisogna dimenticare che anche le donne scendevano a scavare, e molto spesso. Ovviamente la chiesa le considerava "ragazze perdute". In fondo ai pozzi non vigeva la morale cattolica.

[10] Lampiste: i lampisti erano gli addetti alla conservazione, alla distribuzione e alla manutenzione dei caschi con le lampade, che venivano consegnati ai minatori prima della discesa e che dovevano essere riconsegnati alla risalita.

[11] Taillette: era la targhetta personale di ogni minatore, con il suo numero di matricola. Per ricevere il casco con la lampada, il minatore doveva prima consegnare al lampista la sua targhetta (che gli veniva restituita alla riconsegna del casco).

[12] Chevalet: il "castelletto", ovvero l'incastellatura di un pozzo completa. Alle incastellature dei pozzi era riservato legno di pessima qualità: da qui i frequenti crolli.

[13] Galibot: era l'apprendista minatore. In miniera si scendeva a 12 o 13 anni. I galibots, teoricamente, dovevano imparare il mestiere e non dovevano svolgere lavori eccessivamente pericolosi: si faceva loro spingere i carrelli a mano nei punti dove i cavalli non entravano, oppure, all'aperto, erano addetti alla separazione dei ciottoli. In realtà, per le loro dimensioni ridotte, i galibots venivano spesso fatti infilare, durante gli scavi, in cunicoli strettissimi. Così ne sono morti a centinaia.
Il termine deriva dal piccardo galibier, a sua volta alterazione di galaubier, "monello, piccola peste".

[14] Calins: erano i galibots leggermente più grandi (15, 16 anni). A 17 anni si passava minatore.

[15] Ingénieurs: gli "ingegneri" delle miniere non erano laureati, almeno nella maggior parte dei casi. Erano semplici tecnici, spesso senza nessun diploma ma con una vita di esperienza.

[16] Mollettes: specificamente sarebbero i rulli di estrazione, ma con questo termine si indicava qualsiasi tipo di attrezzo.

[17] Sainte Barbe: Santa Barbara. Santa veneratissima nel Nord, in quanto protettrice dei minatori (e non solo degli artificieri; ma la dinamite si usava a tonnellate, ovviamente). Le feste di Santa Barbara erano le più sentite in tutto il bacino minerario.

[18] Ducasses: sono le sagre popolari tipiche del bacino minerario del Nord. Si svolgono tuttora in ogni paese della zona.

[19] Nel nord la fricassée non è la nostra "fricassea", ma un piatto di uova fritte al lardo.

5/11/2007 - 15:59


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