Lingua   

Requiem

Claudio Baglioni


Lingua: Italiano


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(2003)
Dall'album "Sono io"
sono io baglioni

Non è che ci si aspettava da un cantante come Baglioni qualcosa contro la guerra, cosi esplicitamente contro la guerra, ma così è stato. ma come dire "l'urgenza delle cose lo esige". ognuno di noi viene trafitto, non resta insensibile, ma solo gli artisti riescono a esplodere, per dire no, noi restiamo spettatori, facciamo nostri questi inni e leviamo le braccia al cielo per dire no.
Per chi la conosce sa, per chi non la conosce una sventaglia di mitra finale ti riporta a questa tragica realtà.
Buona lettura
Lassù cantano le colombe
della guerra
mentre quaggiù
urlano ai crocevia le trombe
tutti a terra, giù.

E ancora non fa giorno su questa via
e il gelo tutt'intorno va come una spia
negli occhi di chi piange poesia
e come te sta lì
tu e il tuo strumento che non ha suonato più.

E allora fatti avanti, mettiti là
non siamo così tanti ma se accordi un la
ci diamo un avvio sperduti già
in mezzo al crepitio
qua come una supplica che cerca un dio.

Lassù rullano sorde bombe
come squassi
mentre quaggiù
le mine sono mute tombe
sotto i passi e giù.

E ancora pioggia scura come caffè
che inzuppa di paura e dietro di sé
trascina follia sopra il pavé
di un mondo in agonia
che alza un lamento sulla scia di un lungo requiem.

E allora suona forte
più di così, di più e più che puoi
più forte della morte che è fuori di qui
e dentro di noi
più in alto, sì, di tutto quanto poi
ché qui è la musica che mai morì.

inviata da corinna - mialiberta@supereva.it


Non c'è un filo di retorica in questa umanissima e scabra descrizione di desolati panorami bellici, contro i quali si staglia - impotente eppure maestosa - la forza della musica.

In particolare quella "pioggia scura come caffé" sembra richiamare alla mente le immagini - apocalittiche - dei pozzi petroliferi dati alle fiamme a conclusione della prima guerra del Golfo nel 1991 ... e del resto lo stesso Claudio Baglioni, nel commentarne l'inserimento all'interno dell'album da studio "Sono Io" (2003), ha escluso trattarsi di una canzone ancorata a fatti di stretta attualità, dichiarando di averla scritta prima che il secondo intervento bellico in Iraq, ossia quello tuttora in corso, avesse inizio.

È, in ogni caso, una descrizione che riesce ad essere più evocativa e sconquassante - per la coscienza di chi l'ascolti - rispetto ai mille telegiornali che ci vengono ammanniti stancamente a pranzo e cena ... e quelle percussioni finali, come raffiche di mitraglia, prendono veramente al cuore, ogni volta.

Alberta Beccaro - Venezia - 13/11/2005 - 00:03




Lingua: Inglese

Versione inglese di Alberta Beccaro
REQUIEM

Up there are singing the doves
of war
while down here
are yelling at the crossroads the trumpets
Let's go down, everyone ... down

And still daylight hasn't come on this road
and the ice all around goes like a spy
in the eyes of those who cry poetry
and, like you, stay there
you and your instrument which never has played again

And so, please step ahead, go there
we're not so many but if you begin a note
we give each other a start, already lost
amid the crackling
here like a prayer which looks for a God

Up there the thuds of bombs are rolling
like earthquakes
while down here
mines are mute graves
under the steps ... and down

And still a rain as dark as coffee
which drenches things in fear and behind
it's dragging craziness across the pavement
of an agonizing world
which emits a moan on the trail of a long requiem

And so, please play hard
more than that
more and more than you can
harder than death, which is out here
and inside ourselves
higher, yes, than everything else
'cause here is the music, which never died

inviata da Alberta Beccaro - Venezia - 12/1/2008 - 22:15




Lingua: Spagnolo

Questa traduzione in lingua castigliana di "Requiem" è stata curata dal sito non ufficiale spagnolo SoloClaudio:

http://www.soloclaudio.com/sonoio03-letras.htm#17
RÉQUIEM

Allá,
cantan las palomas
de la guerra
mientras acá
gritan en las encrucijadas las trombas
todos a tierra
abajo

Y todavía no se hace el día
en este camino
y el hielo alrededor
va como un espía
en los ojos de quien
llora poesía
y como tú está allí
tú y el instrumento que no
ha sonado ya.

Y entonces, échate adelante
ponte allá
no somos en verdad tantos
pero si afinas un lá
nos damos una señal
solitarios ya
en mitad del chisporroteo
acá, como una súplica que
busca un dios
Allá,
Redoblan sordas bombas
como sacudidas
mientras aquí
las minas son mudas tumbas
bajo los pasos
abajo

Y todavía lluvia oscura
como café
que moja de miedo
y detrás de sí
arrastra algo allá
sobre el pavimento
de un mundo en agonía
que alza un lamento sobre
la estela de un largo réquiem

Y entonces toca fuerte
más que así
lo más y más que puedas,
más fuerte que la muerte
que está fuera de aquí
y dentro de nosotros
más alto, sí,
de cuanto puedas pues

Y aquí está la música que nunca
ha muerto.

inviata da Alberta Beccaro - Venezia - 12/1/2008 - 23:18



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