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Millenovantanove

Roberto Vecchioni


Lingua: Italiano


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Tema del soldato eterno e degli aironi
(Roberto Vecchioni)


dall'album Bei tempi (1985)
Roberto Vecchioni - Bei Tempi

Come in molte canzoni di Vecchioni che parlano di guerra, vedi "Waterloo" e soprattutto "Tema del soldato eterno e degli aironi", l'autore si concentra sul più macabro aspetto della guerra: in una visione assolutamente non dialettica della storia, la guerra rappresenta l'eterna prova della bassezza e vanità della condizione umana. Soprattutto nel passo "Gerusalemme la prendiamo per Dio [...]no, è perché lo voglio io" viene fuori tutta l'assurda smania di potere ed efferatezza di un uomo succube di un ideale gretto e pericoloso.

Con questi presupposti, il disertore avrà bisogno di tornare a morire a Waterloo perché distrutto e alienato da una società omologata e l'uomo diventa soldato eterno, il peggior animale esistente sul pianeta ed essere ridicolo, per esempio, di fronte al volo libero di un airone.

Anche il titolo "Millenovantanove", oltre a inquadrare il periodo storico - ma sarebbe pleonastico se fosse l'unico motivo -, rimanda a una sensazione familiare a tutte le vigilie di una guerra: "si parte, tanto questa è l'ultima".
Ed è drammatico, così, il senso generale della canzone che contrasta con la particolarità del titolo.
(Paolo Talanca)
Il male del ritorno Astolfo
È questo non trovarsi più
Percorrere gli spalti fino all'alba
Senza sonno su e giù
Non sentire una voce
Se non l'eco nella sala d'armi
E chiedersi i ritratti sul muro
Cosa avranno da guardarmi
Il male non è stare senza donne
Di puttane ne ho da non poterne più
Il male è quella finestra
Dove dietro c'è la donna che eri tu
Il giorno che mi vestivi e dicevi
La guerra non è un fatto tuo
E il giorno che mi insegnavi
Gerusalemme la prendiamo per Dio

Per Dio
Per Dio
No è perché lo voglio io
Amore amore amore amore mio
Per Dio
Per Dio
Ma la sera ti baciavo io
Amore amore amore amore mio

Se devo credere ai mercanti di Fiandra
Stai con quella che ride di più
Tiri di spada con la tua ombra
E sei felice, va bè o suppergiù
Chissà se stai scrivendo ancora poesie
Chissà con che sorriso le dici anima mia
Gaston è vecchio, Gaston è sempre bello
Beve ogni sera quanto vale il tuo cuore
Gaston ricorda tutto ogni duello
E i nemici e le tue ferite amore
E ricorda parole che il vento era una brezza
E la prima volta che ti ha dato una carezza

E Dio
E Dio
Quella tua storia insieme a Dio
Amore amore amore amore mio
E Dio
E Dio
Va bene si perfino Dio
Però la sera
Ti baciavo io

Se dormo sogno di sfidarti sempre
E farti un buco proprio dentro il cuore
Farti sentire tutto il senso
Di questo inutile avere dolore
Riempirti la pancia con la tua stessa spada
Perché tu non sei più lo stesso
E perché non ti veda

E Dio
E Dio
Ti salverebbe adesso Dio
Amore amore amore amore mio
E Dio
E Dio
Tienitelo stretto Dio
Amore amore amore amore mio

inviata da Paolo Talanca - 25/5/2007 - 08:00


Secondo me chi ha scritto il commento introduttivo non ha capito un accidente: questa è una canzone d'amore, di un amore particolare, omosessuale fra due cavalieri durante la prima crociata. La guerra semmai entra da sfondo, se vogliamo - forzando magari un po' - in un contrasto fra la cosiddetta "impresa santa" della conquista di Gerusalemme e un sentimento che - nella morale del tempo - è l'esatto opposto dell'amor cortese.
Ve bene il pacifismo, però non violentiamo le parole altrui col pretesto della non-violenza!

Timone misantropo - 4/7/2008 - 18:09


Io credo di non essere mai stato intollerante verso niente e nessuno. Confesso tuttavia che l'amore tra persone dello stesso sesso mi provocava un senso di stranezza, un non so cosa di anomalo, di fuori dall'ordinario. Quando ascoltai per la prima volta questa canzone, cambiai immediatamente idea. L'amore, l'affetto, che legano tra loro le persone sono sentimenti che hanno a che fare con la magia, tanto sono rari. Volere bene ad una persona e, nello stesso istante, sentire che quel bene è ricambiato, è di inestimabile valore, è unico. E pensare che esistono ancora oggi degli idioti che usano violenza contro queste persone, solo per mascherare le loro debolezze e la loro miseria...

Mauro Mastrangelo - 17/8/2012 - 10:04


Beh, io sono d'accordo con entrambi coloro che hanno commentato. Conoscendo, benché soltanto per aver letto o sentito dire, la cultura, le conoscenze letterarie e storiche, la sensibilità di Roberto Vecchioni verso certe tematiche, specialmente l'amore ed il dolore, non mi meraviglio affatto che abbia creato una canzone stupenda su un amore "antico", omosessuale se vogliamo, ma comunque affascinante, doloroso e poetico al massimo grado inquadrandolo in un periodo storico di conquista e di intolleranza verso gli infedeli... Una storia ed un amore senz'altro "plausibili" e facilmente immaginabili, seguendo lo svolgimento della trama della canzone... Che è stupenda, come pochi saprebbero scrivere, oltre a Vecchioni, che pur non essendo omosessuale sa rispettare le persone e cogliere gli aspetti più significativi della vita, del dolore, dell'amore, del sogno.....

Bruno Sommariva - 26/1/2014 - 18:11


Io credo che questa sia una delle più belle canzoni d'amore scritte...condivido la guerra fa solo da sfondo ad un amore difficile ...

23/4/2017 - 15:16


In realtà il testo di 1099 va ben aldilà del presunto "amore omosessuale" cantato da Vecchioni, se è vero che la guerra è un pretesto è altrettanto vero che Gaston e Astolfo sono più che un pretesto...In realtà Gaston e Astolfo non sono nient'altro che i due lati della personalità dell'autore che nella sua vita (e probabilmente anche in quella di molti altri di noi) continuano a rincorrersi fino al punto di perdersi. I tempi passati, generalmente migliori...i cosidetti "Bei tempi" che non a caso davono anche il titolo a questo disco stupendo,tanto che se ognuno di noi potesse tornare dal passato nella sua manifestazione migliore, spesso anche esaltata dal ricordo, porrebbe fine personalmente alla vita suo peggior rivale perchè non è più lo stesso e perchè nessuno lo veda.

Axl - 7/6/2017 - 19:10


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