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Sante Caserio [Antologia di canti popolari]

anonimo


Lingua: Italiano



In questa "pagina speciale" presentiamo tutta una serie di componimenti popolari incentrati sul gesto, sul processo e sull'esecuzione di Sante Caserio, che presentano indubbiamente caratteri comuni (primo fra tutti l'immancabile "Caserio fa il fornaio e non la spia") derivati in ultima analisi da Caserio passeggiava per la Francia. Concludendo qui la rassegna dei canti italiani su Caserio (ma non è escluso che ne esista qualcuno anche in lingua francese, che stiamo ricercando e che inseriremo senz'altro qualora dovesse essere reperito), inseriamo un "profilo" della sua vittima, il presidente francese Marie-François Sadi-Carnot, per meglio inquadrare il contesto storico. [RV]



Sadi Carnot.
Sadi Carnot.
SANTE CASERIO E SADI CARNOT

Il 24 giugno 1894 il presidente della Repubblica Francese Sadi Carnot arriva a Lione per visitare l'Esposizione Internazionale che ha luogo al parco della Tête d'Or e sul Quai des Enfoirés. La sera, dopo un banchetto alla Borsa di Commercio, che egli presiede, la folla, accalcata sulla Rue de Ré, tra la Place des Cordeliers e la Place de la Bourse, sta aspettando che il presidente esca per dirigersi al Grand-Théâtre per un concerto.

Nel frattempo, Sante Jeronimo Caserio, ventunenne anarchico di Motta Visconti (Milano), rifugiato in Francia per sfuggire alla prigione in Italia (dove aveva commesso il gravissimo reato di distribuire volantini antimilitaristi), è arrivato anch'egli a Lione. Viene da Sète, nel sud, la cittadina dove sarebbe nato Georges Brassens; per vivere fa il garzone di panetteria. Aveva preso molti treni fino a Vienne; da quest'ultima città era arrivato a Lione a piedi. Giunto in Place des Cordeliers, riesce ad infilarsi tra la folla piazzandosi vicino a un lampione a gas accanto alla Borsa.

A questo punto è lui stesso che ci racconta i fatti, durante la deposizione fatta al processo, riportata fedelmente dall'Almanach de Myrelingue:

"Avevano appena detto che erano le nove e cinque, e tutti cominciavano già a agitarsi. Era passata soltanto una carrozza chiusa, arrivando a gran trotto dall'Opéra alla Borsa e ripartendo poi in senso inverso. Poi si è sentita suonare la Marsigliese. Prima sono passati velocemente, per assicurarsi che la rue de la République fosse sgombra, quattro soldati a cavallo della Guardia Repubblicana. Poi sono arrivati, a piccolo passo, dei militari, sempre a cavallo, disposti in plotoni di quattro, su cinque file circa. Dopo la prima truppa è passato un trombettiere e cavallo, però senza suonare; poi un secondo plotone uguale al primo. Poi è arrivato il calesse scoperto del Presidente della Repubblica; i cavalli del tiro venivano circa tre passi dopo la coda dell'ultimo plotone di soldati.

Quando gli ultimi cavalieri della scorta mi sono passati davanti, ho aperto la giacca. Il pugnale lo tenevo, col manico in alto, nell'unica tasca interna, a destra. L'ho impugnato con la sinistra e con un solo movimento, spingendo via due ragazzi che mi stavano davanti. Mi sono diretto a buona andatura, ma senza saltare, diritto verso il presidente, seguendo una linea un po' obliqua, in senso contrario al movimento della carrozza. Sono saltato sul predellino appoggiando la mano sinistra sul bordo della vettura, e con un solo colpo, tirato leggermente dall'alto in basso e con il palmo della mano indietro, ho affondato il pugnale nel petto del presidente. Ho lasciato il pugnale conficcato; sul manico era restato un pezzo di carta di giornale.

Tirando il colpo ho gridato, non so dire se forte o meno: "Viva la Rivoluzione". Una volta tirato il colpo mi sono gettato all'indeitro; vedendo poi che non mi avevano arrestato subito e che nessuno sembrava avere capito quel che avevo fatto, mi sono messo a correre superando la carrozza e passando a fianco dei cavalli presidenziali. E' stato allora che ho gridato "Viva l'Anarchia!", grido che i poliziotti hanno ben capito. Poi sono passato davanti ai cavalli, dietro la scorta, andando di sbieco sulla destra per cercare di entrare nella folla e sparire. Delle donne e degli uomini non mi hanno lasciato passare, poi dietro di me ho sentito un grido: "Arrestatelo!". Un gendarme, di nome Nicolas Pietri, mi ha preso per il colletto della giacca e poi un'altra ventina di persone mi hanno bloccato."

Ma perché questo gesto?
All'indomani, la vedova di Sadi Carnot riceve per posta una fotografia di Ravachol, spedita da Caserio, con queste semplici parole: "È vendicato".
Ravachol, il cui vero nome era François Koenigstein, un tintore di 33 anni, era stato ghigliottinato a Montbrison l'11 luglio 1892 in seguito ad una serie di attentati. Durante il suo processo aveva dichiarato: "Ecco perché ho commesso gli atti che mi vengono addebitato, i quali non sono che la logica conseguenza delle barbare condizioni di una società che accresce sempre il numero delle sue vittime per mezzo di leggi rigorose che colpiscono crudelmente gli effetti senza mai toccarne le cause."

Auguste Vaillant alla ghigliottina. Disegno da foto.
Auguste Vaillant alla ghigliottina. Disegno da foto.
Prima del suo esilio francese, Caserio era stato in prigione in Italia soltanto per aver distribuito dei volantini e degli opuscoli antimilitaristi. Il contesto del momento è importante. Infatti, poco prima che Caserio pugnalasse a morte il presidente della Repubblica, i governi che si erano succeduti avevano letteralmente terrorizzato il popolo, criminalizzando l'opposizione sociale e i militanti antiautoritari. Tra il 1892 e il 1894 vengono arrestati dalla polizia francese oltre 400 anarchici; è il periodo in cui il parlamento parigino vota le Lois Scélérates, destinate a reprimere l'attività anarchica dopo che Auguste Vaillant, il 9 dicembre 1893, aveva lanciato una bomba nella tribuna della Camera dei Deputati, per protestare contro la politica repressiva del governo Casimir-Perier. Nessun deputato rimase ucciso e si ebbero solo pochi feriti lievi; ma Auguste Vaillant, figlio di contadini che aveva fatto oltre venti mestieri, era stato condannato a morte e ghigliottinato il 3 febbraio 1894. Il presidente Sadi Carnot gli aveva rifiutato la grazia, così come aveva fatto con Émile Henry, anch'egli anarchico, ghigliottinato il 21 maggio 1894.
Prima di morire, Vaillant aveva gridato: "Viva l'Anarchia! La mia morte sarà vendicata!"

François Koenigstein, detto Ravachol. E' la foto che Sante Caserio inviò alla di lì a poco vedova di Sadi Carnot con la dicitura: Il est bien vengé.
François Koenigstein, detto Ravachol. E' la foto che Sante Caserio inviò alla di lì a poco vedova di Sadi Carnot con la dicitura: Il est bien vengé.
Il presidente Carnot, colpito in pieno fegato, viene trasportato agonizzante alla prefettura del Dipartimento del Rodano; vi muore tre ore più tardi, durante la notte. Al capezzale del presidente morente si svolge un grottesco balletto di medici e specialisti lionesi, che si disputanto l' "onore" di essere presenti al momento dell'autopsia, praticata in fretta e furia per constatare la ferita e la doppia rescissione della vena porta. Si tratta di Alexandre Lacassagne, Henry Coutagne, Antonin Poncet, Louis Ollier, Jean Lépine, Fleury Rebatel, Michel Gangolphe, Léon Fabre. Tra coloro che assistono all'agonia e all'autopsia del presidente vi è anche un giovane di 21 anni, Alexis Carrel: diverrà certamente un grande medico, premio Nobel per la medicina nel 1912, ma anche uno dei più luridi sostenitori del razzismo biologico e collaborazionista durante l'occupazione nazista. Tra le sue affermazioni più celebri ricordiamo questa: "«Criminali e malati di mente devono essere umanamente ed economicamente eliminati in piccoli istituti per l'eutanasia, forniti di gas adatti. L'eugenetica è indispensabile per perpetuare la forza. Una grande razza deve propagare i suoi migliori elementi; le donne si deteriorano volontariamente attraverso alcool e tabacco. D'altro canto rifiutano d'avere figli grazie alla loro educazione, al progredire del femminismo, alla crescita d'una miope autoaffermazione. L'eugenetica può esercitare una grande influenza sul destino delle razze civilizzate; l'espandersi di pazzi e deboli di mente deve essere prevenuta perché è peggiore di qualsiasi fattore criminale. L'eugenetica chiede il sacrificio di molti singoli esseri umani.». Ciò non gli impedì di essere nominato membro della Pontificia Accademia delle Scienze; in suo onore, un cratere lunare è stato battezzato "Cratere Carrel".

La morte di Carnot produsse un'emozione immensa in Francia, facendo peraltro la fortuna degli allora diffusissimi supplementi illustrati dei quotidiani. Si venne a creare anche un notevole "business" fatto di ritratti, biografie, riproduzioni, immagini ed altra oggettistica legata al defunto Président; si ebbe anche la composizione di alcune canzoni popolari nella tradizionale forma della complainte. Conseguenze molto gravi, alimentate dal razzismo sciovinista, si ebbero nei confronti degli immigrati italiani in Francia, a Lione (dove fu assaltato il consolato italiano in Rue de la Barre, nonché molti negozi il cui nome avesse una pur minima assonanza italiana), ed anche altrove. Non bisogna dimenticare che solo un anno prima, nell'agosto del 1893, si erano avuti nella Camargue, ad Aigues-Mortes, gravissimi episodi di intolleranza razziale nei confronti dei lavoratori italiani, che avevano prodotto nove morti e un centinaio di feriti. Quando gli albanesi eravamo noi.

Ad ogni modo, dovette intervenire il sindaco di Lione, il dottor Gailleton, per fare cessare almeno nella città gli episodi anti-italiani. La salma di Sadi Carnot fu riportata poi a Parigi per i solenni funerali di stato, celebrati nella cattedrale di Notre-Dame. Il presidente fu sepolto nel Panthéon il 1° luglio 1894 a fianco del nonno, Lazare Carnot.

Ma chi era in realtà Marie-François Sadi Carnot?
Era nato a Limoges l'11 agosto 1837, figlio di Hyppolite Carnot (ministro della pubblica istruzione nel 1848) e nipote di Lazare Carnot, il "grande Carnot" organizzatore della vittoria francese nella guerra del 1793. Era nipote anche dell'altro Sadi Carnot, Nicolas Léonard Sadi Carnot, sommo fisico e inventore della termodinamica. Come si può vedere, proveniva da una delle famiglie più in vista dell'intera Francia. Fu deputato, ministro e, dal 1887, presidente della Repubblica Francese.

Dopo aver studiato alla prestigiosa École Polytechnique, che peraltro era stata creata proprio da suo nonno, proseguirà gli studi tecnici alla École des Ponts et Chaussées, presso la quale si diplomerà nel 1863 (tale diploma è equiparabile a una laurea in ingegneria civile). E' dapprima segretario aggiunto presso il Conseil supérieur des Ponts-et-Chaussées, per essere poi nominato ingegnere capo del dipartimento dell'Alta Savoia. Nel 1874 progetta e fa costruire il famoso sistema di regolazione delle acque in uscita dal lago di Annecy, chiamato ancora oggi "Le chiuse del Thiou", considerato un gioiello tecnico e architettonico.

E' prefetto del dipartimento della Seine-Inférieure (l'attuale Seine-et-Marne) dopo la caduta del II Impero, ed è eletto deputato della Côte d'Or nel 1871. Diviene poi sottosegretario di stato ai Lavori Pubblici, poi ministro presso lo stesso dicastero e, infine, ministro delle Finanze nel 1886. In seguito alle dimissioni del presidente Jules Grévy, pesantemente coinvolto nello "Scandalo delle Decorazioni", Sadi Carnot fu eletto presidente della Repubblica il 3 dicembre 1887. L'inizio del suo mandato fu segnato dall'agitazione bulangista (fu lui a firmare il decreto di pensionamento d'ufficio per il generale Boulanger, ed è quindi ironia della sorte che sia morto per mano di un fornaio –in francese boulanger). Nel 1889 fu lui ad inaugurare la famosa Esposizione Universale e l'ancor più famoso suo simbolo, la Torre Eiffel. Nel 1892 rimase coinvolto nello "Scandalo di Panama". Nel 1893 nominò primo ministro il famigerato Casimir-Perier, il quale mise immediatamente in atto le cosiddette "Leggi Scellerate" tese alla più dura repressione nei confronti del sindacalismo e dell'anarchismo; rifiutando di graziare Ravachol, Sadi Carnot firmò anche la propria condanna a morte. Da dire anche che, dopo l'attentato di Lione, il governo Casimir-Perier fece votare leggi ancor più repressive, rendendo di fatto impossibile ogni forma di opposizione e di contestazione verso il potere centrale. La Francia di quegli anni diviene così una dittatura mascherata da democrazia.

Sante Caserio. Illustrazione di Costantini.
Sante Caserio. Illustrazione di Costantini.
Sante Jeronimo (o Geronimo) Caserio era invece nato l'8 settembre 1873 a Motta Visconti, in Lombardia. Era figlio di un battelliere, che gli aveva dato il secondo nome in onore alle gesta del capo Apache, riportate allora anche dai giornali popolari italiani. Sante Caserio ha dunque 21 anni al momento della sua esecuzione. A partire dall'età di 12 anni è apprendista fornaio a Milano e lascia la famiglia. Diviene anarchico in un momento in cui l'anarchismo è al proprio apogeo, coi processi di Roma del 1891. Nel 1892 è condannato a otto mesi di carcere a Milano per distribuzione di volantini e opuscoli antimiltaristi; si trova quindi costretto a fuggire in Francia, all'età di diciotto anni. Dichiarato disertore, si reca prima in Svizzera, a Lugano; arriva a Lione il 21 luglio 1893, dove fa anche il fattorino. Riprende il mestiere di fornaio a Vienne, poi a Sète presso la Boulangerie Viala; è proprio a Sète che medita il suo gesto.

Arrestato immediatamente dopo l'assassinio di Sadi Carnot, viene sottoposto a un'istruttoria rapidissima e sommaria, durata solo 22 giorni. Il processo, svoltosi il 3 agosto 1894, dura soltanto dodici ore. Dopo una camera di consiglio durata pochi minuti, Caserio è condannato a morte. Nonostante tutto questo, durante il brevissimo processo Caserio ha prima il tempo di rifiutare categoricamente ogni tipo di influente appoggio che pure in Francia qualcuno avrebbe potuto prestargli, e poi di riprendere durissimamente il proprio avvocato d'ufficio, m. Dubreuil, che aveva cominciato a raffigurare la sua vita con accenti pietistici e di "squilibrio mentale"; è in questa occasione che, alla domanda se avesse avuto dei complici, Caserio pronuncia il celeberrimo "Caserio fa il fornaio e non la spia", ripreso da quasi tutte le canzoni dedicategli. Accoglie la propria condanna a morte gridando "Viva la rivoluzione sociale!", e scrive poi una lettera alla madre che trascriviamo qui fedelmente:

"Lione 3 agosto1894
Cara madre, vi scrivo queste poche righe per farvi sapere che la mia condanna è la pena di morte.
Non pensate [male] o mia cara madre di me? Ma pensate che se io comessi questo fatto non è che sono divenuto [un delinquente] e pure molto vi dirano che sono un assassino un malfattore. No, perché voi conosciete il mio buon quore, la mia dolcezza, che avevo quando mi trovavo presso di voi? Ebbene anche oggi è il medesimo quore: se ò comesso questo mio fatto è precisamente perché ero stanco di vedere un mondo così infame.
Ringrassio il signor Alessandro che è venuto a trovarmi ma io non voglio confessarmi.
Addio cara mamma e abbiate un buon ricordo del vostro Sante che vi ha sempre amato."

Nuovo presidente della Repubblica viene nominato proprio il famigerato Jean Paul Casimir-Perier delle "Leggi Scellerate", che assume peraltro la carica assai di malavoglia temendo per la propria vita. Assume la carica il 27 giugno 1894, ma resterà al potere per pochissimo tempo. Il 16 gennaio 1895 si dimette.

Le "Leggi scellerate", votate tra il 1892 e il 1894 per reprimere l'attività anarchica in Francia, vengono abolite nominalmente soltanto nel 1992 dal parlamento francese. Rimangono quindi in vigore esattamente un secolo.

Caserio sale alla ghigliottina drizzata presso la prigione lionese dov'era rinchiuso, la prigione Saint-Paul all'angolo tra la Rue Smith e il Cours Suchet. Sono le quattro e mezzo del mattino del 16 agosto 1894. La folla assiste da lontano all'esecuzione manifestando scene di giubilo.

Pur essendo chiaramente di origine religiosa, il nome "Sante" viene da allora dato in Italia, ed anche all'estero, a molti figli di anarchici. [RV]
1. E alla mattina presto suonan le campane

Registrazione di Cesare Bermani, Milano 1964, da Paolo Castagnino detto "Saetta".

E alla mattina presto suonan le campane
ora è giunta l'ora dell'esecuzione
e tutte le vie sono parate in nero
la morte di Caserio sarà davvero.

E il presidente allor chiese a Caserio
Or dimmi se tu conosci i tuoi compagni
Sì, sì, ch'io li conosco ma non vi dirò chi sia
presidente faccio il fornaio e non la spia.

Il presidente allor chiese a Caserio
O dimmi se tu conosci questo pugnale
Sì, sì, ch'io lo conosco ha il manico dorato
nel cuore di Carnot è penetrato.

inviata da Riccardo Venturi - 20/5/2007 - 12:34




Lingua: Italiano

2. E si alza poi in piedi il presidente

Registrazione di Cesare Bermani, Novara 1963, da Celeste Cascini, operaio tipografo in pensione, ex anarchico poi iscritto al PCI. In questa versione, Caserio risponde curiosamente e significativamente di chiamarsi "Gaetano", il che è un indice della (voluta?) confusione tra i due tirannicidi anarchici, Sante Caserio e Gaetano Bresci.
E si alza poi in piedi il presidente
per domandare a Caserio il suo nome
Caserio gli risponde «Il mio nome è Gaetano
mi par d'esser di fronte ad un ruffiano».

Si alza poi in piedi l'avvocato
per domandar Caserio dov'era stato
Caserio gli risponde «Ero coi compagni
ma nel colpo fatale ero solo».

Si alza allora in piedi il presidente
per domandar a Caserio se tiene complici
Caserio «Sì che ne tengo complici ma non dirò chi sia
io faccio il fornaio e non la spia».

20/5/2007 - 12:37




Lingua: Italiano

3. Il Caserio lui davanti al tribunale

Registrazione di Cesare Bermani, Milano 1964, da Lucia Caprara.
Il Caserio lui davanti al tribunale
le dice se conosci questo pugnale
e sì e sì che lo conosco
ha il manico rotondo
nel cuore di Carnot lo gettai profondo.

Il Caserio lui davanti al tribunale
le dice se conosci i suoi compagni
e sì e sì che li conosco
e ma non dirò mai chi sia
io faccio il fornaio e non la spia.

Il Caserio lui davanti al tribunale
le dice sei pentito del tuo reato
se dieci minuti ancora
m'avesser dato
secondo dei presidenti ne avrei ammazzato.

20/5/2007 - 12:39




Lingua: Italiano

4. L'interrogatorio di Caserio

Registrazione di Caterina Bueno a Firenze nel 1962, da Stefano Arcidiacono, fiaccheraio (conduttore di fiàcchere, ovvero di fiacre, carrozze a cavallo scoperte pubbliche). A Firenze esistono tuttora alcuni conduttori di tali mezzi, ad uso esclusivo dei turisti. Inciso da Caterina Bueno in Eran tre falciatori e dal Canzoniere Internazionale ne Gli Anarchici.
Entra la corte
esamina il Caserio
e gli domanda
se si era pentito.
«Cinque minuti m'avessero dato
un altro presidente avrei ammazzato».

«Lo conoscete voi
questo pugnale?»
«Sì, lo conosco,
ci ha il manico arrotondo:
nel cuore di Carnot
l'ho penetrato a fondo».

«Li conoscete voi
i vostri compagni?»
«Sì, li conosco,
io son dell'anarchia:
Caserio fa i' fornaio
e non la spia».

20/5/2007 - 12:43




Lingua: Inglese

Versione inglese reperita in questo sito
THE INTERROGATION OF SANTE CASERIO

The court enters, they examine Caserio,
and they ask him whether he had repented.

"Five minutes had they given me
I would have killed another president."

"Do you know this dagger?"
"I sure know it, it has a round handle,
into Carnot's heart I thrust it deeply."

"Do you know your comrades?"
"I sure know them, I belong to anarchy,
Caserio is a baker, not a spy."

inviata da adriana - 21/5/2007 - 19:04




Lingua: Italiano

5. Pugnale, pugnaletto

Registrazione di Tiziano Zubani nel 1974 a Brescia, da Luigi Micheletti. Il canto si presenta come un vero e proprio "centone", con l'ultima strofa che riproduce quella iniziale de Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio [Il sedici di agosto]. Da notare anche che Carnot diventa qui "Canova" (cognome tipico bresciano).
Pugnale, pugnaletto
tu devi far la mossa
e uccidere Canova nella carrozza

E appena l'ebbi ucciso
venni arrestato
nel carcere di Lione fui trascinato

Mi si presenta un giudice istruttore
dicendo «mio giovanotto il vostro nome»

«Di nome e di cognome
mi chiamo sì Caserio
e so d'esser davanti a un mascalzone»

Mi si presenta un giudice ancor più serio
dicendo «mio giovanotto il nome dei compagni»

«Il nome dei compagni
si chiama l'anarchia
io faccio il panettiere e non la spia»

Ma il sedici d'agosto
sul far della mattina
il boia avea disposto
l'orrenda ghigliottina
mentre Caserio dormiva ancor
senza pensare al triste orror.

20/5/2007 - 12:46




Lingua: Italiano

6. Stornelli su Caserio

Registrazione di Cesare Bermani, Milano 1964, da Paolo Castagnino detto "Saetta".
Quando Caserio fu tolto dalla prigione
e fu condotto davanti al tribunale
lo comincian a interrogare
Ditemi Caserio è questo il vostro pugnale?

Pugnale o mio bel pugnale ài fatto una gran cosa
ài messo il presidente dentro la fossa
di questi pugnali ne vorrei una schiera
gridando viva l'anarchia e la bandiera.

Si alza il presidente tutto arrabbiato
Ditemi Caserio chi sono i vostri compagni.
Il primo sono io e gli altri sono l'anarchia
Caserio fa il fornaio e non la spia.

Madonna Madonna gridava ad alta voce
quando sono morto me non voglio croce
non voglio preti che han la coscienza nera
ma voglio i miei compagni e la bandiera.

Prendete la mia testa se la volete
e fatela rigirar per tutta Francia
per tutta Francia e ancor per tutto il mondo
e dite che il pugnale di Caserio è andato a fondo.

20/5/2007 - 12:47




Lingua: Spagnolo

Traducción al castellano de Gustavo Sierra.
He preferido hacer una versión literal, lo cual no supone demasiado problema con la métrica. La publiqué junto a otra aquí
EL INTERROGATORIO DE CASERIO

Entra el tribunal
examina a Caserio
y le preguntan
si se ha arrepentido.
“Cinco minutos me fueran dados
a otro presidente habré asesinado”.

“¿Conoce usted
este puñal?”
“Sí, lo conozco,
tiene la empuñadura redonda:
en el corazón de Carnot
lo he clavado a fondo”.

“¿Conoce usted/ a sus compañeros?”
“Sí, los conozco,
yo soy de la anarquía (Alt. Soy anaraquista):
Caserio es panadero
y no un espía”.

inviata da Gustavo Sierra - 16/7/2011 - 13:18


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