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Don't Beat the Girl Out of My Boy

Anna Calvi
Lingua: Inglese


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(2018)
Album: Hunter
Anna Calvi Hunter

«Ci hanno cresciuti con l’idea che ognuno di noi abbia un’identità sessuale ben definita, mentre io non voglio scegliere tra il maschile e il femminile che è in me», osserva la cantante e chitarrista 37enne, apprezzata anche per i suoi look in cui un’eleganza estremamente raffinata si fonde con dettagli dal gusto rock. E prosegue: «Nel processo educativo l’identità di genere viene fatta coincidere con un determinato ruolo nella società o con comportamenti specifici. Credo che se ci liberassimo di tutto ciò potremmo tutti vivere una versione più autentica di noi stessi».

Per questo ha intitolato l’album Hunter?
Mi stuzzicava l’idea di parlare di me stessa come di una cacciatrice, dato che solitamente le donne sono descritte come prede. È stato galvanizzante.


Ha detto che il disco «esplora una sessualità sovversiva, che va oltre a ciò che ci si aspetta da una donna in questa società patriarcale». La sua idea è che dovremmo liberarci di certi stereotipi legati alla differenza tra uomini e donne e all’identità sessuale di ciascuno di noi: crede davvero sia possibile?
Non so, ma se la politica in molti Paesi è ancora indietro, oggi i ragazzi concepiscono la loro sessualità e tutto quel che ne deriva in modo molto più fluido di noi adulti. È in corso già da tempo un cambio di mentalità che va nella direzione opposta rispetto alle istanze di Donald Trump e di molti altri politici. Insomma, quel che sto cercando di dire è che la società è più avanti della politica, il che è folle.

Lei ha dichiarato di aver provato, da bambina, il desiderio di essere un maschio.
Il fatto è che mi sentivo a mio agio nel mio corpo femminile, ma non riuscivo a vedermi simile alle donne che vedevo attorno a me.

Dopo non ha mai nascosto di essere lesbica: non intende più definirsi così?
Non è che non voglia definirmi così, ma come considero limitanti le etichette “uomo” e “donna” e il modo in cui a quelle etichette viene associata una serie di caratteristiche – basti pensare che agli uomini viene insegnato che piangere e mostrare le proprie fragilità è roba da femminucce -, alla stessa maniera trovo frustante essere chiamata “lesbica”. La mia persona non si riduce al fatto che io ami le donne. Detto ciò, questa è solo la mia prospettiva, so che per altre persone una definizione netta della propria identità sessuale è fondamentale per definire se stesse. Per me non lo è.

Don't Beat the Girl Out of My Boy


Non pensa che parlare apertamente della propria identità sessuale sia utile alla battaglia per i diritti civili dei gay e per una maggiore libertà delle generazioni a venire?
Ma non sto cercando di nascondere nulla, né sto fingendo di essere ciò che non sono. Parlo per me: alla parola “lesbica” preferisco il termine “queer”, mi sembra dia possibilità di descrizione più ampie, e non contrasta con la consapevolezza che ci sono ancora tante battaglie sociali e politiche da combattere. Battaglie che possono essere portate avanti da più prospettive, appunto; Hunter parla anche di questo.

Nel disco, anticipato dal singolo Don’t Beat The Girl Out Of My Boy, si passa da momenti delicati ad altri caratterizzati da arrangiamenti sontuosi, magniloquenti.
Il suono rispecchia il tema delle canzoni, ossia la ricerca di una crescente libertà. La stessa che ho voluto dare alle chitarre e alla mia voce, che ho usato senza restrizioni, in una maniera a tratti selvaggia. In effetti Hunter è un album di contrasti: ci sono passaggi che comunicano vulnerabilità e altri più incentrati sulla potenza. E la chitarra ha un ruolo centrale: mi premeva darle un ruolo da coprotagonista.

intervista da "Io Donna"


Anna CalviI'm hunting for something - I want experiences, I want agency, I want sexual freedom, I want intimacy, I want to feel strong, I want to feel protected and I want to find something beautiful in all the mess.
I want to go beyond gender. I don’t want to have to chose between the male and female in me.
I’m fighting against feeling an outsider and trying to find a place that feels like home.

I believe that gender is a spectrum. I believe that if we were allowed to be somewhere in the middle, not pushed to the extremes of performed masculinity and femininity, we would all be more free. I want to explore how to be something other than just what I've been assigned to be. I want to explore a more subversive sexuality, which goes further than what is expected of a woman in our patriarchal heteronormative society. I want to repeat the words “girl boy, woman man", over and over, to find the limits of these words, against vastness of human experience.

I believe in the female protagonist, who isn’t simply responding to a man’s story. I go out into the world and see it as mine - I want something from it, rather than just being a passive product of it. I'm hungry for experiences. Sometimes things seem clear, and other times I feel lost. I feel strong and yet vulnerable; I wear my body and my art as an armour, but I also know that to be true to myself is to be open to being hurt.
The intent of this record is to be primal and beautiful, vulnerable and strong, to be the hunter and the hunted.

- Anna
Don't beat the girl out of my boy
Don't beat the girl out of my boy
Stare in the light, pale green eyes
Don't beat the girl out of my boy

You're so fine
With your heavy diamond eyes
You're so fine
Keep me steady as we rise

Don't beat the girl out of my boy
Don't beat the girl out of my boy
Stare in the light, pale green eyes
Don't beat the girl out of my boy

So fine
In our wanderlust we ride
So wild
Like the darkest waves at night

So fine
There's no words, just you and I
So wild
Like the darkest waves at night
I shout out
Let us, be us

6/9/2018 - 23:25



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