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La rue des Rosiers

Pia Colombo
Lingua: Francese

Lista delle versioni e commenti


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‎25 febbraio 1944‎
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[1965 o 1966]
Scritta da Silvain Reiner (1921-2002) e Joël Holmès (1928-2009)
Interpretata per prima da Pia Colombo nel 1967.
Incisa prima nel suo EP intitolato “Arrète-toi” e poi nel disco dal vivo “A L'Olympia” dell’anno seguente.

Arrète-toi
A L'Olympia

Questa è una canzone fantasma, scritta da due fantasmi, interpretata da un fantasma. E parla di fantasmi.



Silvain Reiner era nato a Bucarest in una famiglia ebrea aschenazita. Emigrarono in Francia per fame, intorno al 1929, l’anno in cui cominciò la grande crisi.
Joël Holmès faceva di cognome Covrigaru, anche lui romeno (la famiglia era della Bessarabia), anche lui ebreo. Anche lui si ritrovò in Francia per fame, nel 1934.
Rue des Rosiers è il nome della strada più importante del quartiere ebraico a Parigi, chiamato in yiddish “Pletzl”, la petite place.




Tra il 16 ed il 17 luglio del 1942, gli occupanti tedeschi e collaborazionisti di Vichy svuotarono Rue des Rosiers, tutto il Pletzl, tutta Parigi e la sua banlieu dei suoi abitanti ebrei, che furono deportati nei campi di concentramento nazisti. Fu la “rafle du Vélodrome d'Hiver”, più brevemente ‎conosciuta come “rafle du Vel' d'Hiv” (si vedano La Rafle e Oh! Bravo). La vitalissima Rue des Rosiers divenne improvvisamente una strada fantasma, e così tutto il quartiere. Anche le famiglie Reiner e Covrigaru furono internate e annientate. Silvain e Joël sopravvissero e si conobbero nel 1948 in una colonia per orfani di guerra. Non parlavano mai tra di loro e con gli altri della tragedia che avevano vissuto. Erano scampati al Male più grande del 900 e si consideravano loro stessi dei morti viventi, dei fantasmi. Come si poteva raccontare tutto quel Male?!? Silvain Reiner divenne poi scrittore, Joël Holmès (il nome adottato glielo diede proprio l’amico Silvain) cantante, compositore ed autore.
Negli anni seguenti i due non si frequentarono più ma si rincontrarono nel 1965 e Silvain propose a Joël di fare un disco insieme, un disco di canzoni d’amore. C’erano quasi riusciti quando Joël si ammalò, un male psichico, e rinunciò al progetto con l’amico. Ma qualche mese più tardi Joël invitò Silvain per una bevuta, per fare quattro chiacchiere. E fu in quell’occasione che, all’improvviso, i due amici, i due fantasmi, tirarono finalmente fuori tutto il dolore che avevano tenuto dentro fino ad allora: « Il n’y a plus de roses dans la Rue des Rosiers... ». Le parole, mai scritte prima, e la musica vennero da sole, completamente improvvisate, in una situazione che Silvain Reiner descrisse come di alterazione psicologica, anzi, “patologica”… Poi Joël si offrì di riaccompagnare a casa Silvain e si mise al volante guidando come un pazzo, tanto che l’amico pensò che volesse deliberatamente sfracellarsi per uccidersi insieme… “Hai paura?”, chiese Joël a Silvain… Ma anche quella volta sopravvissero, ed erano diventati più amici e meno fantasmi.



Nel 1967 Joël Holmès regalò la canzone, senza nemmeno depositarla, ad una straordinaria e oggi misconosciuta cantante ed attrice di teatro, Pia Colombo (1934-1986). Anche sulle CCG/AWS, fino ad oggi, c’erano solo flebili tracce di questa grande artista che cantò Ferré, Brecht, Moustaki, Aznavour e tanti altri e che è morta così prematuramente. Un fantasma, pure lei… Il suo compagno, Maurice Fanon, le dedicò una bellissima poesia, La ultima canzone, interpretata splendidamente da Francesca Solleville.

“Ecco com’è andata. È così che questa canzone è nata nella mia vita. Non mi rendo nemmeno conto di averla fatta io. E’ venuta fuori da sola, vent’anni dopo la guerra... E’ stata un’alchimia. Il frutto di una reazione chimica, ma costituita da elementi abbastanza terribili.

Sono stato in Rue des Rosiers subito dopo la guerra. Era totalmente vuota. Di allora c’è ancora un piccolo bistrot in rue des Écouffes. La rue des Rosiers era una strada non morta ma qualcos'altro: una strada museo, come una farfalla trafitta in una collezione entomologica. Una strada dove nulla vibrava. Se non l'incubo, chiuso in se stesso, circondato. Ho ripassato i ricordi con la mente. Cercavo i nomi, guardavo le targhe... È stato il periodo in cui sono sopravvissuto da vagabondo, quello che ho raccontato nel mio libro “Le survivant malgré lui”. Per me, era quello il mistero di questa strada, che avevo conosciuto nel 1939 con i miei genitori.

In questa canzone, non mostriamo odio nei confronti dei tedeschi o dei collaborazionisti. C'è una certa inevitabilità ("Peut-être une malchance..."). Non ne vogliamo a nessuno, non ce la prendiamo con nessuno.

Questo è il commento che mi è stato fatto anche per il libro. Per me, vita, creazione, scrittura, sono una storia d'amore. Non vedo come una storia d'amore possa sopravvivere se vi inoculate del veleno. Questa canzone è stata una dichiarazione d'amore alla mia famiglia e alla Rue des Rosiers. E a un popolo, come ho scritto. Non credo nel rancore. Ciò non significa che io sia indifferente, tutt'altro. Ma non è il mio modo di raccontare. Non è la mia filosofia di scrittore e di uomo.

C'è un bel po’ di silenzio in questa canzone e questo, penso, è interessante. Ricordo che abbiamo cambiato un poco un verso che non piaceva a Joël. Io avevo proposto: "Non ci sono più rose / E la terra è sporca". Non gli è piaciuto. Abbiamo cambiato in "Non ci sono più rose / Sono morte un'estate".

L'unica volta che l'ho sentita, la cantava Francesca Solleville, in uno spettacolo di Pascal Sevran. Non avevo niente a che fare con quel contesto. Questa canzone non mi ha mai portato un soldo. Non so nemmeno quale impatto abbia avuto, chi la conosca. Ma mi piacerebbe davvero che fosse ripresa. Potrebbe forse meritare di essere conosciuta. Dico "forse" per falsa modestia. Dovrei dire: lei merita certamente di essere conosciuta, di essere nuovamente registrata. Da una donna, perché non la immagino interpretata da un uomo. Solo Joël avrebbe potuto cantarla. Mi piacerebbe vederla riprendere vita, così che ritorni di nuovo ad un disco, finalmente viva, che la si possa risentire in radio, perché questa canzone ha il peso delle lacrime. Ora lo posso ammettere, dopo tanto tempo.”

( Silvain Reiner intervistato da Raoul Bellaïche e Colette Fillon, 12 maggio 1992, su Je Chante Magazine. Maldestro tentativo di traduzione italiana di Bernart Bartleby)
Il n'y a plus de roses
Dans la rue des Rosiers
Il n'y a plus de roses
Elles sont mortes en été.

C'était en plein marais
Une rue où grouillait
La vie belle et sa rage
Une rue qui sentait
Le hareng qu'on fumait
Et la folie des sages

Un bonjour se chantait,
Se riait, se criait,
Bonjour à la française
Un beau jour une affaire
Un beau jour une misère
Doux comme un lit de fraises

La rue des oubliés
La rue des émigrés
La rue des retrouvailles
Du Polac au roumain
Tous l'aiguille à la main
Trimaient pour leur marmaille

Il faut être malin
Pour garnir de cumin
Le pain noir, la volaille
Encore un bel été
Un mois de liberté
Avant que ça déraille.

Il n'y a plus de roses
Dans la rue des Rosiers
Il n'y a plus de roses
Elles sont mortes en été.

Une étoile au veston
Ce n'est pas une prison
Peut-être une malchance.
Il faut être logique
L'allemand c'est la musique
C'est la dernière chance.

Quand vient le grand matin
Il n'y a pas de tocsin
On frappe à votre porte
Dans la rue des camions
Serrés comme des lampions
Les étoiles se les portent

Un peu plus chaque nuit
D'autres vies qui s'enfuient
Ouvraient toutes les portes.
Quel est donc en plein jour
Ce désert sans contour
Qu'elle est cette rue morte ?

C'était en plein marais
Un peuple qui grouillait
Un peuple d'enfants sages
Une rue qui grondait
Une rue qui chantait
L'espoir comme l'orage.

Il n'y a plus de roses
Dans la rue des Rosiers
Il n'y a plus de roses
Elles sont mortes en été.

Que reviennent les roses
Dans la rue des Rosiers,
Que fleurissent les roses
Sur les anciens rosiers !

inviata da Bernart Bartleby - 22/5/2018 - 11:10


Le canzoni interpretate da Pia Colombo parlavano spesso di fantasmi, come questa. Mi riprometto di contribuirne alcune altre.

B.B. - 22/5/2018 - 13:10



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