Lingua   

Canzone di Portolongone

anonimo


Lingua: Italiano


Ti può interessare anche...

Cantu di carcirati
(Taberna Mylaensis)
Fabrizio De André: Monti di Mola
(GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG)
O Isola dell'Elba
(anonimo)


Si tratta della fusione di due canti differenti raccolti da Giovanna Marini: le prime quattro strofe derivano molto probabilmente da una canzone da cantastorie dell'Ottocento; l'ultima strofa è di origine meridionale.

Il carcere di Portolongone, adesso Porto Azzurro, all'Isola d'Elba.
Il carcere di Portolongone, adesso Porto Azzurro, all'Isola d'Elba.


Portolongone: I "passeggi".
Portolongone: I "passeggi".
IL CARCERE DI PORTOLONGONE
di Riccardo Venturi

Il carcere di Portolongone, ora Porto Azzurro, all'Isola d'Elba, si trova in un'antica fortezza retaggio della dominazione spagnola su quella parte dell'isola: la Fortezza Alarcón, o Forte di Focardo. Accanto alla funzione militare originaria, ha da sempre avuto quella di carcere; col tempo è divenuta l'unica.

Pietro Cavallero.
Pietro Cavallero.
Una lunga storia di carcere durissimo e di evasioni impossibili. Fino agli anni '60 del secolo scorso, all'ingresso della prima porta della fortezza, vi era scritta la terribile frase dantesca: Perdete ogni speranza o voi che entrate; l'edificio centrale, quello storico, veniva detto "Reclusione o Rissa". Sarebbe difficile aggiungere altro. Fino alla seconda metà degli anni '80, Portolongone (ché ancora mi ostino a chiamarlo così, non accettando l'operazione di "abbellimento onomastico" ad uso dei turisti che ha trasformato carcere e paese in "Porto Azzurro"; sappiano pure i turisti e i vacanzieri cosa c'è sulle loro teste, mentre si crogiolano al sole) è stato uno dei peggiori carceri italiani, l'ergastolo dove sono passati, tra gli altri, Pietro Cavallero, Mario Tuti, il "solista del mitra" Luciano Lutring, Graziano Mesina, Lorenzo Bozano e tanti, troppi altri meno noti. All'interno del carcere, omicidi e sequestri sono stati frequenti, accompagnati da quella che viene usualmente chiamata "necessaria durezza dei mezzi". Si è poi voluto far credere che Portolongone, soprattutto dopo la famosa rivolta del 1987 e dopo la Legge Gozzini, sia divenuto un "carcere modello", quasi una cosa di cui andare fieri. Lo si magnifica quasi fosse diventato un luogo di villeggiatura, con tutti i prigionieri che "lavorano" alacri e cui viene persino concesso di stampare un giornale, intitolato La grande promessa. Ci sono il campo di calcio, altre attrezzature sportive, il cinema, il teatro, la sala musicale, la palestra, il campo di pallavolo, persino le scuole di ogni ordine e grado; ma quando si va all'essenza delle cose, resta una galera. Una maledetta galera e nientr'altro. Un luogo dove lo stato vuole "redimere col lavoro", peraltro non precisamente supportato dai cittadini e dal forcaiolismo imperante, che invocano il ritorno ai vecchi tempi, alla "galera vera", alla "certezza della pena", al "buttare via le chiavi".

Celle della sezione mandamentale. Anni '60.
Celle della sezione mandamentale. Anni '60.
So bene che molti che leggeranno queste righe, magari frequentatori sinceri e assidui di questo sito, magari "pacifisti" o "antimilitaristi", davanti a queste considerazioni avranno qualche dubbio. Ma dico che una vera e radicale coscienza antimilitarista non può prescindere da un'altrettanto radicale opposizione alla galera, poiché essa è forma basilare dell'opposizione al sistema che la genera. Il quale è lo stesso che genera la guerra, la repressione, lo sfruttamento. Niente è slegato. Sono tutte facce della stessa medaglia.

Sono rinchiusi a Portolongone, attualmente, circa 400 detenuti nelle varie sezioni; una cinquantina di loro hanno scritto sul dossier il "fine pena 99/99/9999", che con sarcasmo ha sostituito la classica dicitura "fine pena mai"

Portolongone fu fatto costruire nel 1602 da Filippo III di Spagna, allora in guerra coi francesi. Fu l'amministrazione comunale del paese che, nel 1873, richiese essa stessa che il forte fosse definitivamente trasformato in galera. Questo per una crisi economica enorme che attanagliava il paese e tutta l'isola d'Elba postunitaria, i cui abitanti stavano emigrando oramai a frotte. Il sindaco di allora, Domenico D'Apollo, propose al Ministero dell'Interno di trasformare e ampliare la fortezza, già ampiamente sperimentata come carcere, ravvisando in questo una "fonte di benessere e prosperità per le finanze comunali". Come dire: si campa sulla galera. Non è, questa, una cosa affatto passata di moda. In tutto il mondo l'industria della galera è fiorentissima e genera un indotto notevolissimo. Nella fattispecie di Portolongone, proseguiva il sindaco D'Apollo che "un aumento di reclusi produrrà un notevole consumo di generi sottoposti a dazio, per non parlare della presenza di funzionari, militari e addetti al penitenziario". Dopo lunghe trattative, l'accordo fu raggiunto nel 1890; da lì nacque quella che sarebbe presto stata definita, e non solo in Italia, la "Cajenna del Mediterraneo". Cominciarono ad affluire imbarcazioni piene di uomini in catene. Durante il fascismo "ospitò" un discreto numero di prigionieri politici. Ancora nel 1960 vi erano celle senza finestre e senza nessuna possibilità di passeggio all'aria. Non esistevano i bagni, sostituiti da buglioli al cui svuotamento dovevano provvedere i detenuti stessi. Ogni cella aveva occhielli di ferro per le catene.
Avevo quindici anni, ero bambino,
m'innamorai di quella bambinella;
l'amor cominciò lì
e lei mi disse sì
e incominciò a tradirmi la mia stella.

A piazza Margellin, Castelammare,
avevo appuntamento quella sera
e mi girai di qua
e mi girai di là:
la vidi accompagnata da un signore.

Io ti perdono, per la prima volta,
io ti perdono perché sei bambina,
ma ho detto, e lo farò,
che il sangue tuo berrò;
delle parole mie farò dottrina.

Sappi ch'io son nativo parmigiano,
il capo sono della malavita
e giro notte e dì
armato di pugnal
per toglierti la vita, scellerata.

Sona sona la campana, la campana
la campana di Portolongone,
la campana della reclusione;
in prigione mi voglion portar.

inviata da Riccardo Venturi - 3/4/2007 - 15:43


PORTOLONGONE
ancora di Riccardo Venturi.

Avevo sì e no dodici anni quando, una volta, mi capitò sull'Aethalia, il vecchio traghetto della Navigazione Toscana che faceva servizio tra Piombino e Portoferraio, di assistere a una cosa. C'era un vecchio, appoggiato alla ringhiera della nave, prima ancora che salpasse dall'Elba verso il continente; attorno a lui della gente in divisa che lo salutava, che lo abbracciava, che gli diceva di scrivere. Ci sono dei particolari che non si dimenticano mai; mi colpì subito il fatto che teneva, nell'appoggiarsi, le spalle rivolte al porto. Il ponte era pieno di gente che tornava a casa dalle vacanze, e che cercava di dare un ultima occhiata all'isola che presto si sarebbe allontanata; quel vecchio no.

Curioso come tutti i ragazzini, specie quelli sfuggiti per un momento al controllo dei genitori, mi misi un po' a ascoltare quel che si dicevano. "Finalmente te l'hanno data", diceva uno di quelli in divisa; "ma quanto ci sei rimasto?" "Trentadue anni." "E dove vai ora?" "A Roma. Vado a Roma." Poi stette zitto. Ancora degli abbracci; poi gli uomini in divisa si allontanarono e scesero dalla nave. Erano guardie carcerarie; avendoci uno zio che faceva il medesimo lavoro, la conoscevo bene quell'uniforme. E quello era un ergastolano. "Te l'hanno data" voleva dire la grazia. Tornai dentro per raccontare la cosa a mio padre e a mia madre; ogni tanto tornavo fuori, sul ponte, e era sempre lì. Appoggiato, senza fare nulla, e con le spalle rivolte all'isola. Andava a Roma.

Mi è ritornata a mente qualche giorno fa, questa storia sepolta da qualche parte dentro me stesso. Curiosamente, dev'essere accaduta proprio trentadue anni fa; trentadue come gli anni che quell'uomo aveva passati in galera. A Portolongone. Mi è ritornata a mente perché ho avuto a che fare con una cosa scritta da non dirò chi, dove, proprio all'inizio, si nomina Portolongone, ed anche il fatto che, nell'immediato dopoguerra, al paese che così si chiamava fu cambiato il nome. Da Portolongone si chiamò Porto Azzurro, che è un nome cretino. Si disse che il vecchio nome suscitava associazioni sinistre, particolarmente per i turisti che cominciavano a affluire; ma la galera rimase. C'è ancora. Galere e isole. Isole e galere. Tutta una sequela di isole penitenziarie. Pianosa, Gorgona, Capraia, Asinara. Il più delle volte isole piccole, dove basta il nome a evocare la galera, e solo quella, e anche ora che in alcune l'hanno levata.

A Portolongone, perché gli elbani vecchi continuano ancora a chiamarlo così, il loro paese, non c'è verso di sfuggire. La galera è nel punto più alto del paese, su una collina che lo domina. Una fortezza spagnola del '600, la fortezza Alarcòn, riadattata a ergastolo. Il paese è bellino, c'è il mercatino, ci sono i vicoletti pittoreschi, c'è la passeggiata a mare, c'è una spiaggetta, ci hanno fatto un paio d'anni fa la diretta delle "Velone" con Teo Mammucari. All'ombra della galera che sta lassù. All'ombra di chi ci sta dentro.

Mi ricordo di aver letto, anni fa, una riflessione di Adriano Sofri quando stava dentro in carcere a Pisa. Era una riflessione singolare: Sofri si era fatto una domanda semplicissima. "Sono a Pisa?", si era chiesto; da qui tutta una serie di considerazioni. Era in un luogo sistemato fisicamente dentro la città di Pisa, il carcere Don Bosco (e chissà come l'avrebbe presa quel sant'uomo, se avesse immaginato che il suo nome sarebbe stato utilizzato per una galera), quindi "era a Pisa"; ma, nel contempo, era in un mondo diverso, slegato dall'ubicazione. In un mondo a parte che è a Pisa, a Portolongone, a Viterbo, a Sollicciano, a Voghera e in non so quant'altri posti. Una rete di mondi a parte che dell'essere da qualche parte hanno solo l'apparenza, e che partecipano piuttosto del non essere. Luoghi dove si rinchiude, dove si elimina. Una rete che si vuole ampliata; "mancano posti in galera!". Se ne parla come fosse una mancanza, come quella di letti d'ospedale, come quella di posti di lavoro. Una struttura basilare che provoca appelli alla proliferazione, che fonda un'intera industria edilizia specializzata, che stabilisce un indotto.

Mi accingo a mandare in giro questa cosa per i miei soliti due o tre poveri canali telematici, un newsgroup, un paio di mailing list. Esponendola comunque ai possibili ed altrettanto soliti mentecatti, anonimi o meno, che magari avranno da dire la loro, che magari avranno da far professione di sublimi ironie, che magari avranno da spalmare a piene mani quel loro buon senso da formichine di questi anni di stronzio. La espongo agli occhi del demente che esulta perché hanno arrestato il "terrorista", ma fin qui non c'è nulla di strano, e nulla di cui preoccuparsi. Sono cose normali. A costoro non posso che riservare indifferenza, avendo esaurito anche il disprezzo. Ma la espongo anche ai dubbiosi, a quelli che condividono interamente a metà, a quelli che diranno che "purtroppo non c'è alternativa", a quelli che vorrei vedere che diresti se t'ammazzassero il babbo ti stuprassero la fidanzata ti inculassero il bambino ti rubassero la pensione ti rigassero la Grande Punto.

Perché, effettivamente, la galera è una struttura di base nella società che ha come dio intoccabile il lavoro. Lavoro e galera sono fratelli gemelli. In galera si "redime col lavoro" (ed è noto che "essere ammessi al lavoro" è un privilegio e finanche un premio), fuori invece si lavora con la galera. Non starò qui a fare la consueta pappardella linguistico-terminologica. Che nella parola "ergastolo" c'è la radice "erg-" del lavoro lo vede anche chi non sa l'etimologia. Essere contro la galera è come essere contro il lavoro: non si può. E' una cosa che qualifica automaticamente o come individuo pronto per la galera, o come individuo che c'è stato (o che c'è). Si attaccano i pilastri. Tutto questo mentre nella galera/lavoro ci viviamo quotidianamente, e tutti quanti. Nella galera di un sistema e dei suoi schemi che crediamo essere del tutto ineluttabili e "logici" (non sono una mente matematica, ma mi piacerebbe davvero sapere se qualche matematico ha mai parlato dell'illogica della logica; mi ricordo però a livello del tutto nozionistico di certo teorema di Burali-Forti, il cui enunciato dovrebbe essere: se è, non è; se non è, è).

Sfuggire alle galere dovrebbe essere un dovere. Evadere dovrebbe essere una condizione semplicemente naturale. Non porsi automaticamente, perché "buonsenso" vuole, dalla parte di chi bracca e rinchiude. Poi, magari, gli stessi che applaudono a sbirri, carcerieri e giudici (magari "resistenti") si sdiliquiscono col De André "poeta" che canta d'andare in direzione ostinata e contraria. Quando poi si trovano di fronte a qualcuno che ci va sul serio, invocano l'intervento dell'ordine costituito, e si ritrovano ad accompagnare Bocca di Rosa alla stazione, in alta uniforme.

Ripenso a quel vecchio sul traghetto. A salutarlo e ad abbracciarlo, a dirgli di scrivere, c'erano i suoi carcerieri. Tutto l'universo-galera. Ma alla galera lui voltava le spalle. Non salutava l'isola. Non le rivolgeva un ultimo sguardo. Guardava dall'altra parte. Andava a Roma. Ma Portolongone è dovunque. Portolongone è, sovente, dentro noi stessi; dovere evadervi. Sempre. Non è facile.

Dietro alle spalle, Portolongone. E, forse, anche un pescatore.

3/4/2007 - 17:21


molto bello l'articolo su Portolongone, solo una precisazione: fortunatamente il carcere di Capraia è stato chiuso nel 1986, quello di Pianosa nel '96 e quello dell'Asinara nel '97.

Silva - 4/4/2007 - 15:15


Ciao Sig. Venturi, grazie per la lettura delle sue belle pagine; mi interessa il canto da lei riportato che è diverso da quello che conosco di Dodi Moscati, parla di Napoli e non di Piazza Piattellina a Firenze; l'ultima strofa, come nella versione di Giovanna Marini, stacca nettamente dal resto del canto, che conoscevo perché cantato da mia madre (classe 1911, provenienza Casentino). Dilemma: il canto è di provenienza fiorentina o napoletana?
La ringrazio per una cortese risposta, Alessandro Bencistà, Presidente del Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane e direttore della rivista TOSCANA FOLK.

Alessandro Bencistà - 16/6/2008 - 22:46


Carcere duro... chissà se i "galeotti" riflettono sul male che hanno fatto. Se inculano bambini cosa pretendono, il premio? Una pensione statale? "Sfuggire alle galere dovrebbe essere un dovere". Certo, ragionerei anch' io cosi se mi prendessero. Ma siccome non inculo bambini, non finisco dentro. Se poi qualcuno inculasse la mia bambina, lo lavorerei bene bene col coltello, altro che fortezza spagnola, pezzi di merda, coltivate pomodori stronzi che vi và bene.. vi farei scavare le gallerie dell' alta velocità a picconate

rocco - 28/8/2011 - 18:52


Ma guarda un po' che bella cosina; riaccedo a questa pagina dopo parecchio tempo, per stabilire un link, e cosa ti trovo? Il commento del più classico dei forcaioli in italica salsa, con tanti di "bambini inculati". Vista la frequenza di tale paragone, ci sarebbe quasi da sospettare che inculare i bambini sia una specie di "sogno proibito" per tutti questi ridicoli giustizieri cui andrebbe ricordato che, in Italia, si finisce dentro spesso e volentieri avendo fatto poco o nulla. Stia quindi bene attento, il "Rocco giustiziere" che ha lasciato il suo geniale commento il 28 agosto 2011; in questo paese non è così automatico che non si finisca in galera senza aver fatto niente. Ripensando poi a quante bambine, in Italia, vengono violentate e ammazzate da fior di paparini amorevoli, sarà bene non prestare mai troppo ascolto a chi ostenta la propria voglia di farsi "giustizia" da solo, con tanto di "gallerie dell'alta velocità". L'unica cosa per la quale mi prende in questo momento, leggendo idiozie del genere, un'insopprimibile voglia di "alta velocità", e di mandare certa gente affanculo ad una velocità rapidissima. Purtroppo non me ne ero accorto, e lo posso fare solo un anno e qualche mese dopo.

Riccardo Venturi - 26/12/2012 - 17:03


Falsa Riforma della Giustizia; Guvern lader, ’nduma a Ccà !!! — Miracolo, MIRACOLO; Deo gratias, "forse" questa è l’ennesima volta buona che il Vile e VOMITEVOLE GIUDICIUME dei pm Mascalzoni sembra che smetterà di esistere e così la finirà di Calunniare copiosamente; e IMPUNEMENTE, di Sequestrare tanti poveri Cristi che hanno il solo torto di non gradire il loro modo di fare, di questi Degenerati Delinquenti; e speriamo che quei turpi Cialtroni dei "magistrati" SOVVERSIVI non facciano anche al pregiudicato De Luca il solito favore; riservato ai propri Compari e alla faccia dell'iniqua Legge Severino, che "condanna" Berlusconi e "assolve" De Magistris, degno socio dell'ignobile Di Pietro.
---
Questi famigerati e Turpi Masnadieri: Woodcock, Boccassini, Esposito, Ingroia, Di Pietro, coi (passati ?) Pagliacci e Criminali "Torinesi" degli anni 80 e via dicendo, insieme ai loro associati Cialtroni del Giudiciume e della sporca Politica, hanno Avvelenato e DISSANGUATO questa sfortunata Nazione. L’Oltraggiato, Vilipeso e SEQUESTRATO Vittorio Emanuele di Savoja ha avuto solo 40.000 Euro di indennizzo, che sono una miseria, rispetto ai soliti 500.000 Euro che pretendono per Lesa maestà, certi magistrati Gaglioffi ogni volta che "si sentono offesi" per qualche parola non gradita nei loro confronti che compare sui SERI Giornali del Cavaliere. Comunque lo Sventurato PRINCIPE nell’accontentarsi, ha dimostrato di non serbare rancore per il cervellotico Trappolone di cui è stato Vittima e per gli incommensurabili danni subìti, per essere stato messo 7 giorni in GALERA da INNOCENTE e che per la nota Bontà della Dinastia, ora devolverà in Beneficenza.
---
Questa è un altra acclarata Responsabilità di quello sciaguratissimo Woodcock e di chi dovrebbe controllarlo e Tenerlo a FRENO moralmente e Penalmente, affinchè il SANGUE del Popolo non venga più succhiato e sprecato per Demenziali "Spese di Giustizia"; e pensare che questo estroso e Pericoloso pm "indaga ..." pure sul Probo e PERSEGUITATO Cavaliere (del LAVORO ...) Silvio Berlusconi. Ma quanti stupidi e Scellerati CAPORALI ci sono in questa immonda, deviata e Sovversiva magistratura Politica, sempre pronti a compiere scemenze o Carognate, per invidia o per innato Sadismo; tanto per quello che costa a questi incoscienti e Temerari BRIGANTI... Comunque Le nobili parole di sua Altezza Reale il PRINCIPE di Napoli, danno l’idea del baratro che passa fra Lui e questa manica di Fetenti del Giudiciume e dei loro ignobili Compari Politici; che fanno di tutto per Assassinare il POPOLO.
---
Woodcock, soliti ABUSI. Il fango gettato su Finmeccanica ci è costato 5 miliardi. Crolla il teorema dei pm. Anche Scajola PROSCIOLTO; niente mazzette per le fregate in Brasile. Ma l’affare, purtoppo è andato in fumo. Anche il povero Cristo Michele FERRERO (che era stato socio del Cavaliere ...) ebbe la Sventura di conoscere l’immondo Giudiciume POLITICO. Ci fu un infido e ignorantissimo pm (ora a capo di qualche Antimafia ...), Usurpatore di grandi carriere (grazie ai suoi Compari "magistrati" e SOVVERSIVI ) il tronfio Patrono, Pubblico MALFATTORE dell’Alta Scuola di TORINO, all’epoca molto Rinomata in Turpitudini e immani Scelleratezze, che nell’ìgnobile e Disgustante processo a carico dell’illustre e compianto Rè della Cioccolata, ritenendosi sopra la Legge e sopra Dio, osò attaccare ed infangare con squallide Scemenze e con CALUNNIOSE Farneticazioni Demenziali anche la memoria della MADRE, che era morta da diversi anni, in odore di Santità.
— A. V. G. — (Associazione Vittime del Giudiciume) — (ruotologiu@libero.it)

Zione - 3/3/2015 - 23:57


A proposito dell'infame Persecuzione che si accanisce sull'illustre mecenate Dott. Silvio Berlusconi (Legittimo ...)Presidente del Consiglio e Cavaliere del LAVORO. Ecco la Vera e più Scellerata MAFIA: quella vigliacca, distruttiva e Letale per il Popolo e le Istituzioni; in primis l'Erario dello STATO. Essa agisce tramite una Criminale e recondita Confraternita di Usurpatori e FALSI magistrati, abituata ad essere Usata da squallidi "Pentiti"; e da troppo lungo tempo si sollazza a fare il proprio Porco Comodo, con immorale e Temeraria Superbia, per mezzo di ignobili giudici SOVVERSIVI.
---
Costoro gagliardamente, tutti i giorni IMPESTANO dovunque razzolano, Trafficano, CONGIURANO e molto Impunemente, Calunniano e Macellano le Persone che non gradiscono; a cominciare dai loro "NEMICI Politici" per finire con tutti quelli che per loro (Emeriti (e conclamati) Ignoranti) "Puzzano di CULTURA" oltre ai Coscienziosi, ONESTI e intemerati Magistrati, che pensano solo a LAVORARE Seriamente e a tutti quei SVENTURATI e Poveri Cristi, che al cospetto di questi "Mandrogneschi" e Mortiferi CRIMINALI, Osano non inchinarsi per tempo. Vade retro, SATANA !!!
---
A.V.G. (Associazione VITTIME del GIUDICIUME) (ruotologiu@libero.it).

Zione - 15/4/2015 - 22:11


Negli anni cinquanta una variante di "La campana di Portolongone"era arrivata fino a Trieste. Mia sorella cantava:

T'ho perdonato per la prima volta,
t'ho perdonato perch'eri bambina,
ma un'altra volta no,
io t'ucciderò
a colpi di pugnal!
Suona suona la campana,
la campana della prigione,
carcerati di Portolongone
In prigione dovete morir!

Enrico Franzil - 12/1/2016 - 17:15



Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org