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Cambalache

Enrique Santos Discépolo


Lingua: Spagnolo (Argentino)

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Da YouTube una paginata di "Cambalaches" (compreso un moderno videoclip).


L'interpretazione della grande Liuba María Hevia.


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(Luis Eduardo Aute)


[1934]
Letra y música: Enrique Santos Discépolo
Testo e musica: Enrique Santos Discépolo
Lyrica and music: Enrique Santos Discépolo

Interpretata tra gli altri da Joan Manuel Serrat, Caetano Veloso, León Gieco, Luis Eduardo Aute, Liliana Felipe e Ismael Serrano.

Enrique Santos Discépolo effigiato su un francobollo della Repubblica Argentina.
Enrique Santos Discépolo effigiato su un francobollo della Repubblica Argentina.
Durante il XX secolo l'Argentina è stata, come è noto, sottoposta ad una miriade di dittature più o meno militari. Codazzo necessario di queste dittature sono stati i censori, i "paladini del buon costume e delle belle maniere" regolarmente al servizio di chi voleva mettere a tacere la voce della gente (voce che spesso e volentieri è stata messa a tacere con mezzi ancor più brutali della censura, ad esempio facendo scomparire nel nulla qualche decina di migliaia di persone). Uno degli strumenti preferiti dai vari regimi è stata l'infame Secretaría de Prensa y Radiodifusión (SPR), "sancta sanctorum" dei peggiori lacché del potere.

Saldamente protetti dall'apparato repressivo, questi individui si dedicavano a "ripulire" il linguaggio della musica popolare bonaerense (quindi, tout court, del tango). La storia del tango è piena zeppa di episodi avvenuti durante i periodi in cui era costantemente sotto il tacco dei censori, i castratori dell'espressione sociale di una classe.

E' un comune errore supporre che i testi dei tanghi fossero scritti da illetterati o "gente della strada". Al contrario, da Pascual Contursi a Homero Manzi, gli autori più celebrati erano persone coltissime e poeti celebrati. Il fatto che scegliessero di scrivere poesia nel linguaggio della gente comune guadagnò loro il rispetto di tutti, tranne (ovviamente) che dell'elite "culturale" che appoggiava il potere dominante. Tra questi autori troviamo anche Enrique Discépolo, di cui è necessario leggere bene questo testo.

Si capirà così meglio perché, nel 1976, poco dopo il golpe militare che portò al potere la sanguinosa e rovinosa giunta di Videla, Massera e Galtieri, una "velina" impose alla radio e alla tv argentina di non trasmettere più "Cambalache". [RV]


Cambalache è un tango argentino composto nel 1934 da Enrique Santos Discépolo, che fu eseguito in pubblico alla fine dello stesso anno al Teatro Maipo di Buenos Aires. Su richiesta dello stesso Discépolo, fu cantato per la prima volta dalla cantante Sofía “La Negra” Bozán. Cambalache fu uno dei tanghi composti da Discépolo per la colonna sonora del film El Alma del Bandoneón, presentato il 20 febbraio 1935 e diretto dal regista Mario Soffici, nato a Firenze ma trapiantato in Argentina fin dall'età di nove anni. Alcuni altri tanghi presenti nel film erano stati composti assieme a Luis César Amadori, che era nato a Pescara (il padre di Enrique Discépolo, Santo Discepolo, era invece un affermato musicista napoletano); Cambalache, però, è di esclusiva composizione di Enrique Discépolo. Nel film, fu interpretato da Ernesto Famá accompagnato dall'orchestra di Francisco Lomuto.

Il tango fu originariamente composto durante il cosidetto ”Decennio Infame” della storia Argentina, che in realtà di anni ne durò circa tredici. E' il “Decennio Infame” che viene denunciato nel testo del tango di Discépolo. Ebbe inizio con il colpo di stato del 6 settembre 1930 che destituì il presidente Hipólito Yrigoyen, ed ebbe termine con l'altro colpo di stato del 4 giugno 1943, che destituì il presidente Ramón Castillo e portò praticamente al potere Juan Domingo Perón. Il “Decennio Infame” fu sinteticamente un periodo di restaurazione conservatrice, con tutti i suoi quattro presidenti che si succedettero; fu segnato anche da una pesante crisi economica, da un ristagno generalizzato della società e da campagne “moralizzatrici”. Così, i governi del Decennio Infame arrivarono a proibire qualsiasi espressione considerata “immorale” riguardo ai costumi o al paese, qualsiasi riferimento alle pratiche sessuali e all'ubriachezza, e persino il lunfardo, il linguaggio popolare bonaerense frammisto di italianismi (perlopiù liguri). La censura lavorava a pieno regime, e anche Cambalache vi ricadde con il divieto di trasmetterlo per radio.

Nel 1949, quando Perón era già saldamente al potere e capo del governo, gli amministratori della SADAIC, la SIAE argentina, richiesero al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni che le restrizioni su Cambalache fossero annullate, senza alcun risultato. Il 25 marzo 1949 vi fu un incontro diretto con Perón, durante il quale il primo ministro affermò di ignorare l'esistenza di tali direttive censorie, che rimosse. Sebbene la canzone avesse avuto un'origine contestualizzata, la denuncia che contiene dei mali della società ha assunto realmente un carattere universale e applicabile ad ogni paese del mondo. Cambalache non è un termine esclusivamente argentino: si usa anche in Bolivia, in Cile, in Paraguay e in Uruguay, e, come il rispettivo verbo cambalachar è di lontana origine portoghese (cambar “scambiare”). In genere indica un “robivecchi”, un “rigattiere”, ma si usa anche per indicare un luogo o una situazione dove predominano il disordine e il rumore. [RV, 10.12.17]

Que el mundo fue y será una porquería, ya lo sé,
en el quinientos seis y en el dos mil también;
que siempre ha habido chorros,
maquiavelos y estafaos,
contentos y amargaos, valores y dublés.
Pero que el siglo veinte es un despliegue
de malda insolente ya no hay quien lo niegue,
vivimos revolcaos en un merengue
y en el mismo lodo todos manoseaos.

Hoy resulta que es lo mismo ser derecho que traidor,
ignorante, sabio, chorro, generoso, estafador.
¡Todo es igual, nada es mejor,
lo mismo un burro que un gran profesor!
No hay aplazaos ni escalafón,
los inmorales nos han igualao...
Si uno vive en la impostura
y otro afana en su ambición,
da lo mismo que sea cura,
colchonero, rey de bastos,
caradura o polizón.

¡Qué falta de respeto, qué atropello a la razón!
¡Cualquiera es un señor, cualquiera es un ladrón!
Mezclaos con Stavisky van don Bosco y la Mignon,
don Chicho y Napoleón, Carnera y San Martin.
Igual que en la vidriera irrespetuosa
de los cambalaches se ha mezclao la vida,
y herida por un sable sin remache
ves llorar la Biblia contra un calefón.

Siglo veinte, cambalache, problematico y febril,
el que no llora no mama y el que no afana es un gil.
¡Dale nomas, dale que va,
que alla en el horno te vamo a encontrar!
¡No pienses mas, tirate a un lao,
que a nadie importa si naciste honrao!
Si es lo mismo el que labura
noche y dia como un buey
que el que vive de las minas,
que el que mata o el que cura
o está fuera de la ley.

inviata da Riccardo Venturi - 23/3/2007 - 13:56




Lingua: Italiano

Versione italiana
ROBIVECCHI

Che il mondo sia stato è sarà una porcheria lo so bene…
Nel cinquecentosei e anche nel Duemila.
Che sempre ci siano stati ladri,
ingannatori e truffati,
contenti e avviliti, valori e imitazioni…
Ma che il secolo venti sia un orizzonte
di male insolente, non c’è più nessuno che lo neghi.
Viviamo travolti in una baraonda
e in ugual fango tutti impastati…

Ed è lo stesso oggi esser retto o traditore !…
Ignorante, saggio, ladro, generoso o truffatore !
E’ tutto uguale ! Niente è migliore !
Lo stesso un asino che un grande professore !
Non ci sono bocciati ne’ graduatoria,
gli immorali ci hanno uguagliato.
Se uno vive nell’impostura
e un altro ruba per ambizione,
è lo stesso che sia prete,
materassaio, re di bastoni,
imprudente o clandestino !…

Che mancanza di rispetto, che assalto alla ragione!
Chiunque è un signore ! Chiunque è un ladro !
Va Don Bosco con Stavisky e “La Mignon”,
Don Chicho e Napoleone, Carnera e San Martìn…
Come la vetrina irrispettosa
dei robivecchi si mischia la vita
e ferita da una lama senza filo
vedi piangere la Bibbia accanto allo scaldabagno…

Secolo ventesimo disordinato problematico e febbrile!…
Chi non piange non poppa e chi non ruba è un fesso !
Dacci dentro dai ! Dai che tutto va bene !
Che tanto ci incontreremo laggiù all’inferno !
Non pensarci su, stattene da parte,
che a nessuno importa se sei un uomo d’onore !
Lo stesso chi fatica notte e giorno, come un bue,
e chi vive degli altri, chi uccide, chi guarisce
o sta fuori della legge…

inviata da Fabrizio Pasetti - 27/3/2011 - 22:58


NOTE SUI PERSONAGGI CITATI
a cura di Marcia Rosati

  • Alexander Stavisky
    Truffatore internazionale morto suicida in un carcere di Baiona (Bayonne, in Francia) nel 1934.

  • Don Bosco
    Fondatore dell'ordine dei Salesiani, canonizzato da Pio XI nello stesso anno. Qui citato ad emblema della santità e di una esistenza votata all'altruismo.

  • Don Chicho
    Nomignolo di Juan Galiffi, capo della mafia argentina,arrestato e processato nel 1932.

  • Primo Carnera
    Pugile italiano campione mondiale dei pesi massimi nel 1933.

  • ..maquiavelos
    Nel contesto colloquiale del testo si riferisce non tanto al Niccolò Machiavelli letterato e funzionario cinquecentesco (Il Principe) quanto alla accezione più consuetamente popolare di: "persona furba e calcolatrice".

  • La Mignón
    Dal francese "mignonne", che significa graziosa, amata, prediletta ma anche "amante". E' con quest'ultimo significato che qui Discépolo usa il termine: come sinonimo di "mantenuta" appunto.

  • San Martín
    José de San Martín, generale e politico argentino che concepì e mise in atto il piano dell'indipendenza dell'Argentina, del Cile e del Perù, nel quadro dell'emancipazione del continente sudamericano.

  • Napoleón
    Insieme a San Martín, questo personaggio storico universalmente conosciuto per le sue imprese militari viene intenzionalmente mescolato da Discépolo agli altri più effimeri "eroi" da rotocalco sportivo o sensazionalista.
  • marcia - 20/7/2007 - 11:21




    Lingua: Inglese

    Versione inglese da Planet Tango
    English translation from Planet Tango
    [BAZAAR]

    That the world was and it will be filth,
    I already know...
    In the year five hundred and six
    and in the year two thousand too!
    There always have been thieves,
    traitors and victims of fraud,
    happy and bitter people,
    valuables and imitations
    But, that the twentieth century
    is a display
    of insolent malice,
    nobody can deny it anymore.
    We lived sunk in a fuzz
    and in the same mud
    all well-worn...

    Today it happens it is the same
    to be decent or a traitor!
    To be an ignorant, a genius, a pickpocket,
    a generous person or a swindler!
    All is the same! Nothing is better!
    They are the same, an idiot ass
    and a great professor!
    There are no failing grades or merit valuations,
    the immoral have caught up with us.
    If one lives in a pose
    and another, in his ambition, steals,
    it's the same if it's a priest,
    a mattress maker, a king of clubs,
    a cad or a tramp.

    What a lack of respect,
    what a way to run over reason!
    Anybody is a gentleman!
    Anybody is a thief!
    Mixed with Stavinsky, you have Don Bosco
    and La Mignon
    don Chicho and Napoleon,
    Carnera and San Martin.
    Like in the disrespectful window
    of the bazaars,
    life is mixed up,
    and wounded by a sword without rivets
    you can see a Bible crying
    next to a water heater.

    Twentieth century, bazaar
    problematic and feverish!
    If you don't cry you don't get fed
    and if you don't steal you're a stupid.
    Go ahead! Keep it up!
    That there, in hell
    we're gonna reunite.
    Don't think anymore,
    move out of the way.
    Nobody seems to care
    if you were born honest.
    It's the same the one who works,
    day and night like an ox,
    than the one who lives from the others,
    than the one that kills or heals
    or than the one who lives outside the law.

    inviata da Riccardo Venturi - 23/3/2007 - 14:27




    Lingua: Neerlandese

    Versione neerlandese (olandese/fiamminga) anonima
    CAMBALACHE

    Dat de wereld een zwijnerij
    was en zal zijn, dat weet ik al
    In het jaar 506
    en in 2000 ook
    Er waren altijd dieven
    intriganten en oplichters
    tevredenen en verbitterden
    edelmannen en klatergoud.
    Maar dat de twintigste eeuw
    een uitstalraam is
    van brutale boosaardigheid
    wordt door niemand ontkend.
    We leven wentelend in de wanorde
    allemaal ploeterend
    in de zelfde modder.

    Vandaag maakt het niet uit
    oprecht te zijn, of verrader
    onwetend, geleerde of dief
    edelmoedig of oplichter
    Alles om het even, niets is beter
    Een ezel of een grote geleerde,
    geen verschil
    Niemand wordt gebuisd,
    niemand krijgt onderscheiding
    De immorelen scheren ons over dezelfde kam
    Als de ene van bedrog leeft
    en de andere rooft uit ambitie
    dan blijft het gelijk pastoor te zijn
    of matrassenmaker, of klaverenheer,
    schaamteloos of gemeen.

    Wat een gebrek aan respect
    welke belediging van het verstand
    iedereen is een heer
    iedereen is een dief
    Alles door elkaar : Stavisky
    Don Bosco en "La Mignón"
    Don Chicho en Napoleon
    Carnera en San Martín
    Zoals in het oneerbiedige uitstalraam
    van de brolwinkels,
    het leven op een hoop,
    en, gewond door een sabel
    zie je de bijbel huilen
    naast de radiator.

    Twintigste eeuw, brolwinkel
    dubieus en koortsachtig
    Wie aandringt kan alles verkrijgen
    en wie niet oplicht is een idioot
    Genoeg ! Weg ermee !
    We zien elkaar terug in de hel
    Denk niet meer na, ga aan de kant staan.
    Niemand geeft er om
    dat je fatsoenlijk bent geboren
    Allemaal om het even, hij die zwoegt
    als een paard, dag en nacht,
    hij die leeft van de anderen
    hij die doodt, hij die geneest
    of buiten de wet leeft.

    inviata da Marcia - 3/7/2008 - 13:44




    Lingua: Italiano

    Cari amici, stavo per mandarvi questa canzone non sapendo che c'era già. Io l'ho appena sentita nella versione che ne ha fatto Caetano Veloso nel 1969; ha il testo leggermente diverso.
    Que el mundo fue y será
    una porquería, ya lo sé.
    En el quinientos seis
    y en el dos mil, también.
    Que siempre ha habido chorros,
    maquiavelos y estafaos,
    contentos y amargaos,
    varones y dublés.
    Pero que el siglo veinte
    es un despliegue
    de maldá insolente,
    ya no hay quien lo niegue.
    Vivimos revolcaos en un merengue
    y en el mismo lodo
    todos manoseaos.

    Hoy resulta que es lo mismo
    ser derecho que traidor,
    ignorante, sabio, chorro,
    pretensioso o estafador...
    ¡Todo es igual!
    ¡Nada es mejor!
    Lo mismo un burro
    que un gran profesor.
    No hay aplazaos ni escalafón,
    los inmoraleses nos han igualao.
    Si uno vive en la impostura
    y otro roba en su ambición,
    da lo mismo que sea cura,
    colchonero, Rey de Bastos,
    caradura o polizón.

    ¡Qué falta de respeto,
    qué atropello a la razón!
    Cualquiera es un señor,
    cualquiera es un ladrón...
    Mezclao con Toscanini
    Ringo Starr y Napoleón
    Don Bosco y La Mignon,
    John Lennon y San Martín...
    Igual que en la vidriera
    irrespetuosa
    de los cambalaches
    se ha mezclao la vida,
    y herida por un sable sin remache
    ves llorar La Biblia
    junto a un calefón.

    Siglo veinte, cambalache
    problemático y febril...
    El que no llora no mama
    y el que no afana es un gil.
    ¡Dale, nomás...!
    ¡Dale, que va...!
    ¡Que allá en el Horno
    se vamo' a encontrar...!
    No pienses más; sentate a un lao,
    que a nadie importa si naciste honrao...
    Es lo mismo el que labura
    noche y día como un buey,
    que el que vive de las minas,
    que el que mata, que el que cura,
    o está fuera de la ley...

    inviata da Renato Stecca - 11/9/2010 - 19:11


    Leggo quanto segue sul sito Bossa Nova Clube, nell’articolo Carlos Gardel. El mito del tango:

    ”... Carlos Gardel nunca cantó la canción Cambalache, por estar cronológicamente terminada, sólo unos meses después de su trágico accidente (24 junio 1935)....”

    Il paio di video presenti su YouTube in cui si associano Gardel e Cambalache non riportano in realtà versioni di Gardel.

    Nella ricca pagina su es.wikipedia dedicata a “Cambalache” non c’è alcun cenno a Gardel.

    Credo che il brano vada assegnato al suo autore, Enrique Santos Discépolo, che lo scrisse per il film “El Alma Del Bandoneón” del 1935, nella quale era interpretato da Ernesto Famá con l’orchestra di Francisco Lomuto.

    “Cambalache” racconta in particolare della cosiddetta “Década Infame”, il periodo dittatoriale iniziato nel 1930 con il golpe contro il presidente legittimo Hipólito Yrigoyen e (non) finito nel 1943. Ho scritto non perchè il realtà i regimi militari ed autoritari in Argentina si susseguirono, con la loro ininterrotta striscia di sangue, per oltre mezzo secolo, fino al 1983, quando terminò (ma con un lungo strascico successivo) la più feroce di tutte le dittature, quella di Videla, Massera e soci.

    Bernart Bartleby - 22/3/2016 - 11:47


    Bisognerebbe risistemare l'introduzione dato che la canzone non è mai stata cantata da Gardel

    Lorenzo - 10/12/2017 - 00:35


    Fatto, con la rimozione di qualsiasi riferimento a Carlos Gardel e un'ampliamento dell'introduzione. Salud!

    Riccardo Venturi - 10/12/2017 - 22:34



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