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Una canzone di notte

Pippo Pollina
Language: Italian


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dal primo disco di Pippo Pollina, "Aspettando che sia mattino" (1986)

Una canzone di notte, gucciniana fin dal titolo, che - anche se non esplicitamente contro la guerra - coglie molto bene uno stato d'animo, quando sembra di non stare facendo abbastanza o che siamo circondati da troppe persone indifferenti. O che anche noi siamo indifferenti.
Pensieri che arrivano con la notte
(Lorenzo Masetti)
Son le quattro per davvero
ma stanotte non ho sonno
non ho voglia di tornare da Morfeo
che mi aspetta a braccia aperte
tra il lenzuolo ed il cuscino
per sognare che domani è un altro giorno

Ed allora, cari amici,
permettetemi una volta
di fare come fece quel poeta
permettete che vi canti
questa canzone di notte
permettete, permettetelo anche a me.

Fossi così stronzo,
se non fossi cosi affetto
da quella strana malattia
che si chiama nostalgia
forse non starei a menarmi
sul tempo che mi sfugge,
sui ricordi e la memoria
sulle immagini distrutte.

Certe volte mi ritrovo
a discutere per ore
della pace, di antimafia
della gente che poi muore
per poi tornare a casa
e sentirmi bastonato
come un cane che non riesce
a ritrovare il suo padrone

Guardo Pietro e poi capisco
che un buon rivoluzionario
sa nascondere le sue rughe,
le sue debolezze
E se Antonio a quarant'anni
ha gettato la cravatta,
donerò il mio orgoglio al primo
che passa

Ce ne sono tanti in giro
quegli artisti da due soldi
che ti snobbano e si credono
di essere arrivati
per poi sfotterti dietro
e dire "ma chi è stato
quel pazzo, quel cretino
che lo ha messo su quel palco?"

Ma per fortuna a volte
tra le chiese ed i partiti
si organizza una marcia
per farci ricordare
che di mamma ce n'è una
che siamo tutti fratelli
tutti uniti per un unico ideale...

Ma se per una fiaccolata
sono scesi in trentamila
la mafia, dico, chi l'avrà inventata?
A Palermo non esiste,
chissà forse a Copenaghen
sarà stata fantasia
di un giornalista...

Sarà meglio, garantisco,
di sorridere perché
non aveva tanto torto
quel cantore a ricordare
che da noi si campa d'aria
ed, aggiungo, di pallone
visto che durante il giorno
non si riesce a dir di altro

"Quanto hai fatto alla schedina?"
"forza Juve", "forza Rossi",
nelle fabriche, nelle scuole,
nelle case, lì, all'inferno
mentre il freddo della notte
si assopisce sulla pelle
ricordandomi che tra poco
sarà di nuovo inverno

E mio padre che ripete
son sicuro morirai
sulle strade di un sogno
senza colori
guardo fuori tutta la gente
pensa alla propria carretta
e la tira senza guardare
i buoi

La città mi sputa in faccia
l'eco dei miei versi stanchi
come disse già qualcuno
anche per oggi non si vola.
Cercherò di camminare
per far rider la chitarra
che ha bisogno di altre piazze
per suonare.

Ecco, adesso va un po' meglio
mi si annebbia anche la vista
cos'ho fatto? ho delirato per un'ora
e vogliatemi scusare,
certe volte non ragiono
spero solo che ci sia il vostro perdono

E se a volte mi vien voglia
di fuggire per davvero
penso agli occhi di mia madre,
alle mani degli amici
alle stelle, al nostro cielo
ad il mare che mi fotte
che mi spinge poco dopo
a ritornare

Cari amici, son sicuro,
tra di voi c'è chi già pensa
che di queste cose ne ha sentite tante.
Testi e note son scontate
com'è vero che domani
il nostro giorno cambia poco
i suoi connotati
e per concludere io canto
senza verità da imporre
a qualcuno che porta
i tappi di cerume.
Senza fronzoli e pretese,
ma conservando quella voglia
di sputar via ciò che ho dentro
senza paura.

Contributed by Lorenzo Masetti - 2007/2/28 - 18:39



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