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Georges Brassens: Supplique pour être enterré à la plage de Sète

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Lingua: Francese


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[1966]
Paroles et musique de Georges Brassens
Testo e musica di Georges Brassens
Lyrics and music by Georges Brassens
Parole e mùsia di Giòrsg' Brassàns
Album: Supplique pour être enterré à la plage de Sète

se

Ancora una volta, lo confesso, approfitto del mio "status" di amministratore per inserire quella che in realtà è una delle canzoni della mia vita. La "Supplique". Quella canzone per la quale, una volta, ho fatto una deviazione fino a Sète. Ma bisogna che ve la racconti, forse.

Sapete quelle poche canzoni nella vita che, fin dalla prima volta che si ascoltano, si pensa: Ecco, questo sono io? Così m'è accaduto quando ho ascoltato per la prima volta la "Supplique", nel 1978. Avevo quindici anni. L'anno dopo andai per la prima volta a Parigi, e trovai una cassetta stereo. Il settimo cielo; senonché, pochi anni dopo, avendola letteralmente consumata, il nastro si ruppe. Disperazione totale.

Nell'aprile del 1992, trovandomi a giro per il sud della Francia in compagnia di un vecchio amore (los viejos amores que se van...), vidi un cartello stradale: Sète. Un'inchiodata alla Ford Escort che avevo allora. E via. A Sète. E ricomprai l'album, proprio lì. Sulla Plage de la Corniche mi fu scattata una foto che mi ritraeva quasi trentenne, felice, forse addirittura bello. Anche quella foto non c'è più; è diventata solo un ricordo.

E pure quell'album fu perso di nuovo.

Ma non è andata mai persa, nella mente e nel cuore, questa canzone. Con la sua immedesimazione totale, con la sua trasposizione sulla "mia" spiaggia, Galenzana, all'Isola d'Elba, che è alla base di quella che considero la mia unica vera e propria traduzione, quella in cui ho buttato tutto me stesso. La ripropongo qui.

Senza ovviamente contare il fatto che, nell'ultima strofa, con quel "Pauvres rois, pharaons, pauvre Napoléon, pauvres grands disparus gisant au Panthéon", esiste pure qualche flebilissimo appiglio ad una tematica antimilitarista: i grandi delle battaglie e delle conquiste sono dei poveracci nei confronti di chi può "passer sa mort en vacance". Come non essere d'accordo? [RV]



Sète, Hérault [34]. La Plage de la Corniche.
Sète, Hérault [34]. La Plage de la Corniche.
La camarde, qui ne m'a jamais pardonné
D'avoir semé des fleurs dans les trous de son nez
Me poursuit d'un zèle imbécile.
Alors, cerné de près par les enterrements,
J'ai cru bon de remettre à jour mon testament,
De me payer un codicile.

Trempe, dans l'encre bleue du golfe du Lion,
Trempe, trempe ta plume, ô mon vieux tabellion,
Et, de ta plus belle écriture,
Note ce qu'il faudrait qu'il advînt de mon corps,
Lorsque mon âme et lui ne seront plus d'accord
Que sur un seul point: la rupture.

Quand mon âme aura pris son vol à l'horizon
Vers celles de Gavroche et de Mimi Pinson,
Celles des titis, des grisettes,
Que vers le sol natal mon corps soit ramené
Dans un sleeping du «Paris-Méditerranée»,
Terminus en gare de Sète.

Mon caveau de famille, hélas! n'est pas tout neuf.
Vulgairement parlant, il est plein comme un oeuf,
Et, d'ici que quelqu'un n'en sorte,
Il risque de se faire tard et je ne peux
Dire à ces braves gens «Poussez-vous donc un peu!»
Place aux jeunes en quelque sorte.

Juste au bord de la mer, à deux pas des flots bleus,
Creusez, si c'est possible, un petit trou moelleux,
Une bonne petite niche,
Auprès de mes amis d'enfance, les dauphins,
Le long de cette grève où le sable est si fin,
Sur la plage de la Corniche.

C'est une plage où, même à ses moments furieux,
Neptune ne se prend jamais trop au sérieux,
Où, quand un bateau fait naufrage,
Le capitaine crie: «Je suis le maître à bord!
Sauve qui peut! Le vin et le pastis d'abord!
Chacun sa bonbonne et courage!»

Et c'est là que, jadis, à quinze ans révolus,
À l'âge où s'amuser tout seul ne suffit plus,
Je connus la prime amourette.
Auprès d'une sirène, une femme-poisson,
Je reçus de l'amour la première leçon,
Avalai la première arête.

Déférence gardée envers Paul Valéry,
Moi, l'humble troubadour, sur lui je renchéris,
Le bon maître me le pardonne,
Et qu'au moins, si ses vers valent mieux que les miens,
Mon cimetière soit plus marin que le sien,
Et n'en déplaise aux autochtones.

Cette tombe en sandwich, entre le ciel et l'eau,
Ne donnera pas une ombre triste au tableau,
Mais un charme indéfinissable.
Les baigneuses s'en serviront de paravent
Pour changer de tenue, et les petits enfants
Diront: «Chouette! un château de sable!»

Est-ce trop demander ... ! Sur mon petit lopin,
Plantez, je vous prie, une espèce de pin,
Pin parasol, de préférence,
Qui saura prémunir contre l'insolation
Les bons amis fair' sur ma concession
D'affectueuses révérences.

Tantôt venant d'Espagne et tantôt d'Italie,
Tout chargés de parfums, de musiques jolies,
Le mistral et la tramontane
Sur mon dernier sommeil verseront les échos,
De villanelle un jour, un jour de fandango,
De tarentelle, de sardane...

Et quand, prenant ma butte en guise d'oreiller,
Une ondine viendra gentiment sommeiller
Avec moins que rien de costume,
J'en demande pardon par avance à Jésus,
Si l'ombre de ma croix s'y couche un peu dessus
Pour un petit bonheur posthume.

Pauvres rois, pharaons! Pauvre Napoléon!
Pauvres grands disparus gisant au Panthéon!
Pauvres cendres de conséquence!
Vous envierez un peu l'éternel estivant,
Qui fait du pédalo sur la vague en rêvant,
Qui passe sa mort en vacances...

Vous envierez un peu l'éternel estivant,
Qui fait du pédalo sur la vague en rêvant,
Qui passe sa mort en vacances.

inviata da Riccardo Venturi - 20/2/2007 - 21:37




Lingua: Italiano

Trasposizione italiana (e livornese) di Riccardo Venturi
Dal newsgroup it.cultura.linguistica.francese
14 ottobre 2003

Spiaggia di Galenzana, Isola d'Elba.
Spiaggia di Galenzana, Isola d'Elba.
SUPPLICA PER ESSERE SEPOLTO SULLA SPIAGGIA DI GALENZANA

La Carogna, che non m'ha perdonato mai
Che fiori nei buchi del naso le piantai
Mi vien dietro che sembra unta.
Allora, dai funerali perseguitato
Il testamento un po' mi sono aggiornato:
Mi son concesso un'aggiunta.

Intingila nel blé fra Campo e il Formicaio,
Intìngici la penna, o mio vecchio notaio,
E, con la tua migliore scrittura:
Questo è quel che s'ha a fare delle mie ossa
Quando, oramai sul ciglio di una fossa
Loro e l'anima andranno alla rottura.

Quando la mia anima volerà all'orizzonte
tra Capo Poro e Chiessi, passando per Pomonte,
come un falco sul Volterraio
Ficcate la mia cassa tutta ammodino
su un vagonaccio del treno per Piombino,
Capolinea a Portoferraio.

Il cimitero a Campo, cazzo, 'un c'entra più uno spillo,
Ci ha pure i suoi annetti ed è pieno zipillo,
e aspettando che buttin fuori qualcuno
si rischia di far tardi, ed è un po' da cialtroni
Dire a una salma, "Dé, lèvati da' 'oglioni,
largo a' giovani!", qui 'un s'è nessuno.

Proprio in riva al mare, a du' passi dall'onde blu
Scavate, se potete, una buchetta in giù
Una fossetta molto spartana
Vicino ai miei amici d'infanzia, i delfini
Su quella sabbia piena d'aghi di pini
Sulla spiaggia di Galenzana.

È una spiaggia dove, anche quand'è infuriato
Nettuno non esce mai fuori dal seminato,
Dove, quando una barca va a fondo
Il capitano grida: "E qui comando io!
Pensate alla pellaccia, al vino ci penso io,
ognuno una damigiana, porco mondo."

Ed è lì che una volta, a quindici anni fatti,
Quando non basta più correre dietro ai gatti
Ho conosciuto il mio primo amore,
E una sirena che passava un po' di là
m'ha preso e m'ha insegnato come si fa,
m'ha insegnato il rimpianto e il dolore.

Rendo i dovuti onori a Paolo Valéry
Ma io, lo scribacchino, farò più di così,
je ne suis pas un grand poète...
Paolino, dé, la gloria ce l'hai tutta te
ma io ci ho un cimitero più marino di te
E vado in culo pure a Sète.

Questa tomba, incastrata tra il cielo e il mare
della tristezza non vuole sentir parlare
Di gioia e bellezza la voglio piena:
Le bagnanti in topless vi si stenderanno
tutte abbronzate, e i bambini diranno:
"Che bello! Un castello di rena!"

Chiedo troppo? Sul quel mio pezzettino
Piantateci, vi prego, una specie di pino,
Pino ombrellaio, se non vi scoccia...
Così potrà far ombra, ché qui picchia forte,
Agli amici che verranno dopo la mia morte
A salutarmi e a far bisboccia.

Ed ora dalla Corsica, ora dal Continente
arrivan lo scirocco, il libeccio e il ponente
pieni di odori e di suoni
E verseranno gli echi sul mio sonno eterno
di musiche e ballate, d'estate e d'inverno,
di note, musica e canzoni.

E se, scambiando la mia tomba per un cuscino
verrà una francesina a fare un pisolino
Con addosso meno che nulla
Chiedo perdono già da ora a Manitù
Se un'ombra strana un po' si rizzerà all'insù,
è il Venturi che si trastulla.

Poveri re, faraoni! Povero Napoleone!
Povere illustri salme dentro al Pantheon!
Povere ceneri di grande importanza!
L'eterno villeggiante invidierete un po'
che coi suoi sogni naviga su un pedalò,
Che passa la sua morte in vacanza,

L'eterno villeggiante invidierete un po'
che coi suoi sogni naviga su un pedalò,
che passa la sua morte in vacanza.

20/2/2007 - 21:57




Lingua: Italiano

Versione italiana di Betto Balon e Salvo Lo Galbo dal sito Le altre canzoni di Brassens in italiano

(MP3 scaricabile)
(Video)
SUPPLICA PER ESSER SEPOLTO NELLA SPIAGGIA DI SÈTE

Io e la Morte no, non siamo buoni amici,
dacchè le seminai fiori nelle narici:
mi sta inseguendo a capofitto!
Siccome può trovarmi in qualsiasi momento,
io lo compilo adesso questo mio testamento,
e mi concedo un poscritto.

Nel calamaio blu del golfo di Lione,
tuffa la penna tu, notaio birbaccione
e scrivi bene, nel tuo studio
che ne sarà di me, quando entreranno in crisi
l'anima e il corpo che volendosi divisi,
divorzieranno con ripudio.

Quando l'anima andrà a posarsi volentieri
con le donzelle, coi dolci barricadieri,
con le commesse e i galeotti,
chiedo che gli ossi miei, già sgangherati e grigi,
nel mio vagone letto, passante per Parigi,
a Sète vengano condotti.

Anche perchè il mio sepolcro familiare,
affollato com'è, potrebbe anche scoppiare!
Non posso avere la pazienza
di attender che da lì qualche decano esca,
e il fatto che la mia carcassa sia più fresca
mica le da la precedenza.

In riva al mare voi scavatemi la fossa,
così che i flutti blu mi bagneran le ossa;
un soffice e accogliente nido!
Farete in modo che qualche allegro delfino,
fedele compagnia di quand'ero bambino,
mi riconosca dal mio lido.

Conosco un posto in cui, se c'è una baraonda,
Nettuno non avrà mai l'aria furibonda.
E a chi ha un naufragio imprevisto
il Capitano fa: "Comando io la truppa!
Minuite di champagne e vino la scialuppa,
e chi s'è visto, si è visto!"

Fu a quindici anni che io mi recai laggiù
(da solo, a quell'età, non ti diverti più).
Conobbi lì il primo amorazzo:
una Sirena lei, tutt'altro che maldestra
e fu d'amor la mia primissima maestra,
tra i singulti e l'imbarazzo.

Mi volgo a Valéry, con tanto di cappello:
non farò come lui, io, insulso menestrello;
Maestro non la prenda a male,
ma se il suo verso è del mio più altisonante,
il mio giaciglio sia del suo più stimolante,
per chi vi ha il suolo natale.

Io voglio che la mia tomba tra cielo e mare,
sia sempre in grado di stupire e innamorare
e non che sembri la mia gabbia.
Ma serva, casomai, alle donne in bikini,
per denudarsi e faccia dire ai bambini:
"Che bello è quel castel di sabbia!"

Sul mio avello, o sennò, almeno lì vicino
è mia volontà che ci piantate un pino,
come un ombrello naturale.
Così difenderà da ogni insolazione
l'amico che mi fa sincera concessione
di un omaggio floreale.

E dalla Spagna a me, e anche dall'Italia,
piene d'odori e di una musica che ammalia,
venti maestrali e tramontane
porteran sulla mia ultima pennichella
la lieta melodia che fa la tarantella
che fa il fandango e la sardana.

E se qualcuna poi l'userà come un letto,
e si addormenterà sopra il mio cataletto,
senza costume nè parei,
perdonami Gesù, e te lo chiedo già,
se l'ombra della mia croce si stenderà,
concupisciente, su di lei.

Povere voi, Maestà, e tu Napoleòn,
e le celebrità sepolte al Panteòn,
povera illustre rinomanza!
Che invidia avrete voi di questo villeggiante
che col suo pedalò, sulla marea montante,
passa la morte in vacanza.

Che invidia avrete voi di questo villeggiante
che col suo pedalò, sulla marea montante,
passa la morte in vacanza.

inviata da daniela -k.d.- - 22/9/2008 - 14:33




Lingua: Italiano

Versione in italiano di Andrea BURIANI.

E' una versione che può essere cantata, quindi non si tratta di una traduzione letterale, bensì di una versione in cui si è cercato di rispettare il ritmo, la rima e soprattutto il contenuto poetico dell'originale.
LA SPIAGGIA

Quella carogna che non mi ha perdonato
d'aver dei fiori nel suo naso piantato
è divenuta il mio tormento.
Se dai becchini ora sono pressato,
io la vendetta ho già meditato:
è una postilla nel mio bel testamento.

Prendi penna, carta e calamaio,
annota bene, mio buon notaio
e scrivi in bella calligrafia
quel che sarà di questo corpo
quando con l'anima non ci sarà accordo
e allora senza un rimpianto lei volerà via.

Quando lei sarà ormai già lontana,
sulle orme di Fata Morgana,
ben oltre i tetti di Normandia,
che sia portato il mio corpo
su "vagon-lit" al suo ultimo porto
sull'arenile di Sète, la mia terra natia.

Al cimitero il posto a me destinato
da molto tempo è già stato occupato:
colma è la tomba di famiglia.
Dire a qualcuno :"Fatemi posto"
o "Largo ai giovani" non sembra onesto,
e aspettar che uno esca di là non posso.

Vicino ai flutti, proprio sul lungomare
laggiù una fossa allora fate scavare
e che sia una nicchia ben accogliente.
Con i delfini, d'infanzia miei amici,
dove ho trascorso i miei giorni felici,
dove io possa sentirmi ancora in mezzo alla gente.

Su quelle onde anche se infuria "Nettuno"
non lo prende mai sul serio nessuno
e se vi naufragia anche un battello
"Io sono il maitre-dice il capitano-
ciascuno salvi il suo fiasco di vino,
coraggio, amici, che ora viene proprio il più bello.

A qundici anni fu proprio laggiù
quando da solo ormai non ti basti più
che ho conosciuto il mio primo amore.
Fu una sirena e una donna-pesce
mi insegnò come presto si cresce
quando ingoi quella spina che chiaman dolore.

La mia tomba, tra la terra e il cielo
un'ombra triste non farà davvero,
ma la più "charmant" da lì all'orizzonte,
un paravento sarà a voi bagnanti
e al mio castello non sarete distanti
se di un bambino felice seguirete le impronte.

Forse troppo ora è domandare
che sul mio campo vogliate piantare
un pino ad ombrello di preferenza,
per evitare le insolazioni
alle coppiette di buone intenzioni
che si ameranno all'ombra della mia accoglienza.

Quando "Mistral" e "Tramontana",
ora di Spagna, ora d'Italia lontana
musiche e odori mi porteranno,
voci lontane di villanelle
e dolci suoni di "tarantelle",
di "fandabgo" e "sardane" mi culleranno.

E quando un'onda dall'aspetto gentile
per il suo letto scambierà il mio arenile,
dormendo, nuda, di un sonno profondo,
se un'ombra a croce la sfiorerà,
chiedo perdono a chi lo giudicherà
un non dovuto piacer per chi non è in questo mondo.

Poveri Cesari, Re e Napoleon,
poveri resti che, seppur nel Pantheon,
condividete una sola stanza,
invidierete quel villeggiante
che in pedalò, dalla riva distante,
passa la morte sua in vacanza;
invidierete quel villeggiante
che in pedalò, dalla riva distante,
vive la sua morte in vacanza.

inviata da Andrea BURIANI - 24/1/2009 - 16:32




Lingua: Italiano

Traduzione letterale. Pedissequa, ma traduce esattamente lo spirito di Brassens
SUPPLICA PER ESSERE SEPOLTO NELLA SPIAGGIA DI SÈTE

La Commare secca (1), che non mi ha mai perdonato
di aver seminato dei fiori nei buchi del suo naso,
mi perseguita con un zelo imbecille.
Allora, circondato da vicino dalle sepolture
ho pensato bene di aggiornare il mio testamento,
di pagarmi un codicillo.

Intingi nell’inchiostro blu del Golfo del Leone,
intingi, intingi la tua penna, o mio vecchio scribacchino
e con la tua più bella calligrafia,
annota quello dovrebbe accadere al mio corpo
quando la mia anima e lui non andranno più d’accordo
che su un solo punto: la rottura.

Quando la mia anima avrà preso il volo all’orizzonte
verso quella di Gavroche (2) e di Mimì Pinson (3)
quelle delle ragazzacce, delle donnine allegre,
che il mio corpo sia riportato verso il suolo natale,
in una carrozza letto del “Parigi-Mediterraneo”
ultima stazione: Sète.

La mia tomba di famiglia, purtroppo, non è proprio nuovissima,
volgarmente parlando, è piena come un uovo
e se aspetto che qualcuno ne esca
si rischia di fare tardi, e io non posso
dire a quei poveretti: allora, stringetevi un po’,
largo ai giovani in qualche modo.

Proprio al bordo del mare, a due passi dalle onde blu
scavate se possibile una piccola buca morbida,
una graziosa piccola nicchia.
Vicino ai miei amici d’infanzia, i delfini,
lungo la riva, dove la sabbia è così bella
sulla spiaggia della Corniche.

E’ una spiaggia in cui anche nei suoi momenti peggiori
Nettuno non si prende mai troppo sul serio,
o quando una nave fa naufragio
il capitano grida: ”Sono il comandante!
si salvi chi può, prima il vino ed il pastis,
ognuno la sua bottiglia, e coraggio”,

Ed è lì che una volta a quindici anni suonati,
l’età in cui divertirsi da soli non basta più,
ho avuto la mia prima storia d’amore.
Accanto ad una sirena, una donna pesce
ho ricevuto la mia prima lezione d’amore,
ho ingoiato la prima spina.

Resi i dovuti onori a Paul Valéry,
io, umile menestrello, rincaro la dose,
il buon maestro me lo perdoni.
Ma almeno, se i suoi versi valgono più dei miei,
che il mio cimitero sia più marino (4) del suo,
e non me ne vogliano gli autoctoni.

Questa tomba a panino, tra il cielo e l’acqua
non darà un aspetto triste al quadretto
ma un fascino indefinibile.
Le bagnanti se ne serviranno da paravento
per cambiarsi d’abito, e i bambini
diranno: “carino! un castello di sabbia!”

E’ troppo chiedere… sul mio piccolo appezzamento,
piantate, vi prego, una specie di pino,
possibilmente un pino ad ombrello.
Che saprà difendere dall’insolazione
i cari amici venuti a fare sulla mia concessione
delle affettuose riverenze

A volte provenienti dalla Spagna, a volte dall’Italia
stracarichi di profumi e di belle musiche,
il Mistral e la Tramontana,
sul mio ultimo sonno verseranno gli echi
di Villanella un giorno, un giorno di Fandango,
di Tarantella, di Sardana.

E quando, usando il mio tumulo come un cuscino,
una ondina verrà gentilmente a sonnecchiare
con poco o di niente per costume,
io chiedo perdono in anticipo a Gesù
se l’ombra della mia croce ci si inchina un poco sopra
per una piccola gioia postuma.

Poveri re, faraoni, povero Napoleone
poveri illustri defunti che giacete nel Pantheon,
povere ceneri di conseguenza
voi invidierete un poco l’eterno villeggiante
che va in pedalò sull’onda sognando
che passa la sua morte in vacanza,

voi invidierete un poco l’eterno villeggiante
che va in pedalò sull’onda sognando
che passa la sua morte in vacanza
(1) La Camarde (qui tradotto per analogia con il romanesco “Commare secca” del Belli) è una figura allegorica della morte, che viene rappresentata di solito con l’aspetto di uno scheletro. Il nome deriva dall’aggettivo “camard” che vuol dire “con il naso piatto”. La Camarde era dunque la rappresentazione scheletrica della morte poiché il cranio non possiede naso.

(2) Gavroche è un personaggio del romanzo I Miserabili di Victor Hugo. È un monello di strada, molto giovane ma furbo e smaliziato, perfettamente a suo agio nei bassifondi parigini che ha eletto a sua dimora.

(3) Mimì Pinson è la sartina povera ma allegra e felice di un racconto di Alfred De Musset, figura ripresa poi da diversi autori e anche nel cinema

(4) Paul Valéry, nato a Sète come Brassens, è autore di una celebre poesia "Le cimetière marin".

inviata da Bruno Puglielli - 29/1/2013 - 17:20




Lingua: Portoghese

Traduzione portoghese di Jorge Stolfi, professore d’informatica all’Università di Campinas, São Paulo, Brasile.
SÚPLICA PARA SER ENTERRADO NA PRAIA DE SÈTE

A turma que
jamais me perdoou
por ter semeado flores
nas suas narinas,
me persegue com zelo imbecil.
Então, encurralado de perto
pelos funerais,
decidi que convinha
atualizar meu testamento,
de providenciar um adendo.

Mergulhe na tinta azul
do Golfo de Lyon,
mergulhe, mergulhe sua pena
ó meu velho tabelião,
e com sua mais linda letra
anote o que é preciso
fazer com meu corpo,
quando minha alma e ele
não estarão mais de acordo
exceto em um ponto: a ruptura.

Quando minha alma tiver alçado
seu voo ao horizonte,
para as de Gavroche
e de Mimi Pinson,
as dos manos, das garotas;
que para o solo natal
meu corposeja levado
num vagão-leito
da Paris-Méditerranée,
parando na estação de Sète.

Meu jazigo de família,
infelizmente, não é nada novo,
como o vulgo diria,
está cheio como um ovo;
e até que alguém daí saia
periga de demorar,
e eu não posso
dizer a essas boas pessoas:
"Espremam-se um pouco, vai,
arrumem lugar pros jovens."

Bem à beira do mar,
a dois passos das ondas azuis,
cavem se puderem
uma pequena cova macia,
um belo nichozinho;
junto aos meus amigos
de infância, os golfinhos,
ao longo dessa orla
onde a areia é tão fina,
na praia da Moldura.

É uma praia onde, mesmo
nos seus momentos furiosos,
Netuno não se leva
nunca muito a sério;
onde quando um navio naufraga
o capitão grita:
"Eu sou o chefe a bordo!
Salve-se quem puder, o vinho
e a cachaça primeiro,
cada um com seu garrafão e coragem!"

E foi lá que outrora
aos quinze anos passados,
na idade em que se divertir
sozinho não basta mais,
eu conheci minha primeira namorada.
Ao lado de uma sereia,
uma mulher-peixe,
recebi do amor
a primeira lição,
e engoli a primeira espinha.

Respeitando a diferença
de Paul Valéry,
este humilde trovador
pretende ultrapassá-lo;
o bom mestre que me perdoe.
E ainda que seus versos
valham mais que os meus,
meu cimitério é
mais marinho que o dele,
e não desagrada aos locais.

Esse túmulo em sanduíche
entre o céu e a água,
não dará uma sombra
triste ao quadro,
mas um charme indefinível.
As banhistas o usarão
como biombo
para trocar de roupa,
et e as criancinhas dirão
"Legal, um castelo de areia!"

Será demais pedir:
no meu pequeno terreno,
plantar, eu lhes peço,
algum tipo de pinheiro,
pinho sombreiro de preferência;
que possa prevenir
contra a insolação
os bons amigos que vierem fazer,
na minha concessão,
afetuosas reverências.

Quer venham da Espanha
quer da Itália,
todos carregados de perfumes,
de músicas alegres,
o Mistral e a Tramontana,
no meu último sono
derramarão os ecos
da villanella, um dia,
um dia de fandango,
da tarantella, da sardana.

E quando a usar minha colina,
como travesseiro,
uma ninfa vier
gentilmente dormir,
com menos que nada de roupa,
eu já peço perdão
adiantado a Jesus,
se a sombra de minha cruz
se deitar um pouco sobre ela,
para um pouco de alegria póstuma.

Pobres reis, faraós,
pobre Napoleão,
pobres grandes finados
que jazem no Panteão;
pobres cinzas de importância,
vocês invejarão um pouco
o eterno turista,
que passeia de pedalinho
na onda a sonhar,
que passa sua morte de férias.

vocês invejarão um pouco
o eterno turista,
que passeia de pedalinho
na onda a sonhar,
que passa sua morte de férias...

inviata da Bernart Bartleby - 6/10/2015 - 08:46


Grande! Anche io una volta ho diretto la mia macchina (r4) verso Sete per questa canzone!!!

13/4/2013 - 11:18


Eheheheh! :-PP E mi fa un piacere doppio, caro anonimo/a, sia per la cosa in sé, sia per la r4. E non credo nemmeno che siamo gli unici ad aver fatto questa cosa, credo che non pochi che si son trovati vicini alla "ville qui s'appelait comme un pronom démonstratif" (quando Brassens vi era nato, si chiamava ancora "Cette"...) ci siano andati a fare un giro proprio a causa di Brassens e della sua canzone. E dico anche che, se qualcuno o qualcosa mi costringesse a buttare via tutte le traduzioni e trasposizioni che ho fatto in questo sito o altrove, tranne una sola, sceglierei questa.

Riccardo Venturi - 13/4/2013 - 14:59


Concernant la photo de la plage de Sète, je voudrais juste rectifier le numéro départemental de l'Hérault qui est le 34.
Le département portant le numéro 30 est le département voisin du Gard.

Lucien Lane

Lucien Lane - 13/4/2013 - 16:44


Pin parasol, de préférence...

brasstom


Non siamo soliti, in questo sito, pubblicare foto di tombe a meno che non siano di soldati mandati a morire in qualche guerra; ma per Tonton Georges si può fare un'eccezione. Aveva detto che se "si è più di quattro, non si è che una banda di stronzi", ed infatti nella semplice tomba nel cimitero Le Py, a Sète, ci stanno giusto in quattro: lui, la sua compagna Joha Heiman detta "Püppchen", la sorellastra e il marito di lei. In un certo senso, il desiderio espresso da Brassens nella Supplique è stato esaudito: il cimitero Le Py, infatti, è il "cimitero basso" della città di Sète, quasi in riva al mare (mentre il "Cimitero Marino" dove è sepolto Paul Valéry si trova più in alto). A proposito della Supplique: guardate che cosa si trova esattamente accanto alla tomba di Brassens..

brasstom part

Riccardo Venturi - 26/10/2015 - 00:32


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