Lingua   

La canzone di Carlotta

Elsa Morante
Lingua: Italiano


Ti può interessare anche...

Moravo, Moravo
(Ludmila Peškařová)
La canzone degli I. M. e dei F. P.
(Elsa Morante)


[1968]
Versi di Elsa Morante, dalla raccolta “Il mondo salvato dai ragazzini e altri poemi” (parte terza - “Canzoni popolari”), Einaudi.
La musica? Beh, si tratta di una canzone...
Testo trovato su Storie dimenticate

Elsa Morante


“La canzone che chiude l’intero libro è una trasfigurazione mitico-favolosa della esperienza storica del Nazismo, la cui politica di discriminazione e di deportazione si trasforma in una paradossale e insensata violenza che incontra sin dai suoi esordi la decisa resistenza di un gruppo di fanciulli, che la neutralizzano con il loro gioco delle stelle gialle, indossate al posto degli ebrei.”

(da “Oltre la menzogna. Saggi sulla poesia di Elsa Morante”, a cura di Gandolfo Cascio, in “quaderni di poesia 3” dell'Istituto Italiano di Cultura per i Paesi Bassi, 2015)
Ecco i miei dati anagrafici
Di quand’ero femminella, e crescevo a Berlino; NOME, Carlotta. PROFESSIONE, studentessa delle medie. CITTADINANZA, berlinese. NAZIONALITA’, germanica. RAZZA, ariana.
Delle date, non me ne ricordo, perché
Non fui mai brava nella Storia. In ogni modo, qui si tratta di storia antica: il fatto risale al Secolo Ventesimo.
Re dei Tedeschi a quei tempi era un certo Hitler, del quale allora s’andava dicendo in giro che fosse un Fuehrer STORICO; però a me, veramente, pareva un vecchietto mezzo spelato, e senza nessuna specialità se non di urlare sempre dentro a tutti gli apparecchi radio.
A detta di certuni
Aveva pure quest’altra specialità: che il suo corpo era un prodigio di natura, cioè senz’ossi né interiora, fatto a sacco pneumatico, per cui campava d’aria; donde si spiegherebbe la derivazione del dubbio vocabolo Ariani da lui lanciato fra i sudditi del regno, in qualità di titolo onorifico.
Ma io, su certi problemi di paleozoologia
Non so proprio che dire.
Tutto il mondo era informato
Che il nostro re andava preparando, a quell’epoca, una superguerra gloriosissima e mondiale.
Tutti quanti gli spazi erano coperti delle sue foto, ma queste, a me, veramente, più si sprecavano a migliaia e meno mi facevano effetto, fino al punto da farmisi addirittura invisibili, come fossero réclames contro la caduta dei capelli.
Avevo altro da fare, io, a quattordici anni! Adesso, che quella Carlotta non c’è più, posso parlarne
come d’un’altrui persona… Ero sul primo sviluppo, non tanto alta ma nemmeno piccola, coi ginocchi tondi e le fossette ai gomiti, e quando ridevo io, tutti ridevano!
A scuola, fra i compagni, il mio soprannome era: die goldlottchen, cioè la Carlottina d’oro, perché avevo i riccetti color d’oro, gli occhi pure color d’oro, e sulle braccia e sull’alto delle guance una sémola dorata.
Un giorno di quelli, nel mese di aprile, per tutte le vie di Berlino, fu affisso un Avviso d’importanza, con in cima lo stemma reale (che raffigurava un doppio rampino messo per traverso)
E sotto, il seguente
Ordine:

ACHTUNG!
ARIANI! POPOLO DELGRANDE REICH!
In nome del nostro grande FUEHRER
E di tutti i ministri, sottosegretari, ss, s.a., questori
E questurini del grande REICH
E di tutti i generali ufficiali sottufficiali e truppa
Del glorioso esercito del grande REICH
E di tutte le GERARCHIE del grande Partito Nazista fino al grado K
SI ORDINA
Dentro la giornata di domani ciascun individuo di razza non ariana i.e. giudea
Deve provvedersi della stella gialla regolamentare
Da portarsi obbligatoriamente ben visibile a uso di distintivo.
Ogni giudeo
Che venisse sorpreso a circolare nella città di Berlino o dovunque si
Estende il territorio del grande Reich senza il suddetto distintivo
Sarà deferito immediatamente ai Tribunali speciali
Che agiscono senza interruzione sia di giorno che di notte.
CITTADINI! POPOLAZIONE TUTTA DEL GRANDE REICH ARIANO!
Al fine sacrosanto di salvaguardare il puro sangue ariano dall’immondo contagio giudaico
Contiamo sulla vostra ferrea vigilanza affinché
Ogni tentativo di disubbidienza da parte dei Giudei al presente ordine
Venga immediatamente
Stroncato.
EVVIVA IL NOSTRO GRANDE REICH! EVVIVA IL NOSTRO GRANDE FUEHRER!
EVVIVA LA NOSTRA GLORIOSA RAZZA ARIANA!


Siccome la gente ci si fermava, l’avviso m’aveva incuriosita; ma, a leggerlo, ci restai perplessa,
trovandoci, per mio conto, qualcosa che non tornava.
Difatti: la DISUBBIDIENZA dei giudei
Vi era prevista; ma degli ariani, no. Pareva, a crederci, che per gli ariani (qualunque cosa voglia dire
poi questo titolo oscuro) una disubbidienza fosse un caso negato senz’altro dalla logica, come d’un gatto che si mettesse a volare.
Per me, l’avviso era storto. Ho sentito un tinticarello sulle scapole, ch’è il primo segno, per me, d’una voglia di ridere: e là, repentinamente, un attacco d’allegria m’ha convinta a trasformare quell’ordinaria ubbidienza in una disubbidienza straordinaria.
Alla seguente mattina, sono uscita per le vie sfoggiando
In petto la stella gialla dei giudei
Come una rosa.

Certi attacchi d’allegria sono uguali alle note musicali.
Che non possono restare sole: d’istinto una nota s’attacca a un’altra nota
Per l’accordo; e un accordo ne vuole un altro e un altro e un altro, e vanno al tema;
e allo sviluppo; e al ritornello.
E dall’Allegro si passa all’andante Maestoso; e al Presto; e al Prestissimo finale!
E così, è nato il divertimento della stagione.
I primi ariani a imitarmi sono stati immediatamente i miei compagni più malandri, le compagnucce sfiziose.
Altri studentelli d’ogni classe li seguono: già qualche maestro
Avverte un solletico imitativo…
Piccoli falsari clandestini
Lavorano a fabbricare stelle giudie.
In quattro o cinque giorni, agli studenti s’aggiungono garzoncelli di bar, cascherini, manovaletti, e poi soldati, marinai, Herr e Von, dame, cameriere e prostitute preti e frati e monache.
Tutti vanno sfoggiando la stella gialla
Le stelle si moltiplicano a migliaia
La stella gialla è diventata la grande voga!
Qualsiasi vestito pare quasi un lutto
Senza quell’astro affascinante e impunito!
Ach! Strilla il Gauleiter, non risultava dagli Archivi Municipali che fossero tanti i giudei di Berlino!
Più di metà della popolazione è giudea?!?
Ach! Ach! Ach! Ma troppo tardi
Il sospetto dell’Autorità
Si concreta in indagine.
(E già, si capisce, perché se fossero più intelligenti
Le autorità non si adatterebbero all’estrema ridicolaggine
D’autoritare!)
Ach! Non ci si capisce più niente!
Quasi l’intera popolazione è giudea?!?
Troppo tardi, Signor Gauleiter. Troppo tardi, Fuerher.
Ormai tutto il corpo delle Autorità può andare a farsi sfottere.
Appena spunta qualche muso poliziesco
Subito lo circonda un coro di ragazzini stellati
Che ballando e saltando in cerchio intonano la canzone di successo:

Jude Jude ti voglio sposar
Non farmi sospirar
Anche se sono arian
Porto anch’io la mia stella d’or


Incominciano a darsi fenomeni strani: per esempio mi è capitato che la stessa polizia circondata dal coro, cadesse in uno stato ipnotico mettendosi imbambolata a cantare la canzone “Stella d’or”.
Infine, il miracolo inevitabile esplode!
Una mattina, nel tempo d’un attimo
Quelle miriadi di stelle gialle tutte insieme
Si son viste diventare d’oroo autentico zecchino!
L’Unter den Linden affollato pare un firmamento
Di pieno giorno!
E dal fondo pulviscolo del cielo s’avanza
Un volo d’uccelli – almeno così pareva da lontano – Storni? Rondini?
Cicogne?… Ma no… NOOO!
Sono le squadre angeliche al completo!
Angeli, Arcangeli e Principati,
Potestà, Virtù e Dominazioni,
Troni, Cherubini e Serafini,
Tutti ragazzetti (o ragazzette?) di bellezze stupende
E assai variate: vicino a un Arcangelo
Biondo girasole, che nelle carni ha i colori d’un’aurora marina, c’è un altro arcangelo di pallore bruno siciliano, con una testi di boccoli che pare un canestrino d’uva nera.
Un pigmeo di sublime grazia cherubica
Fa una gara di volo con un cherubino cinese
Simile a un uccello del Paradiso. Un Trono indiano
Dalla statura regale, dà la mano sorridendo
A un angioletto semita, capolavoro
Di statuina scolpita in avorio delicato.
Ma forse la bellezza suprema
È una Dominazione negra, che sola precede le squadre, provando il suo saxofono tenore d’oro rosso.
Tutti quanti hanno armature d’oro
Doppie ali d’oro (le prime due, grandissime, spiegate all’aria, e le altre due, meno grandi, rinchiuse sul ventre, come due foglie d’un vegetale meraviglioso e pudico) e tutti hanno trombe, e flauti, e tube, e saxofoni ecc. d’oro.
Sempre librati nell’aria
Assieme in cerchio circondano il Reichstag: e la Dominazione negra soffia per prima nel suo strumento le note della levata
(Sveglia, sveglia, Cappellon!)
Subito seguita dall’intera orchestra che si scatena all’unisono.
All’immenso effetto musicale
L’edificio governativo sobbalza come al passaggio
Di venticinque reattori supersonici
E da tre finestre dei piani superiori quasi contemporaneamente s’affacciano
Hitler Adolfo, inteso fra i ragazzini col nomignolo di Monobaffo o anche di Vaffàn,
Goering Hermann, detto il Ciccione o il Panzone, e Goebbels Paul Joseph, soprannominato Itterizia.
Le loro tre facce maniache
Guardano in su, stravolte da un orrore così nudo
Da parere un’indecenza.
Niente davvero è più tragico
Della pazzia
In forme indecenti: e riderne, certo, non sarebbe giusto. Ma gli angeli, dopo tutto, sono pure dei ragazzetti
Anzi, più allegri, in quanto angeli, di tutti i ragazzetti possibili
E al vedere l’espressione alienata di quei tre personaggi, come davanti a uno spettacolo buffo si danno liberamente a un’ilarità indescrivibile quasi sfiatandosi dal gran ridere e ballando per più di mezzo minuto là sospesi nel cielo.
Finalmente in quelle impazienti file una certa quiete ritorna.
E viene spinto avanti il cherubino cinese, il quale, parlando a nome dell’intera compagnia, rivolto a quei tre mascheroni, esclama con una voce femminile da usignolo:

Perché fate quelle smorfie da matti?
Noi siamo qua solo per annunciarvi
Che la vostra guerra
È finita
Prima ancora dell’inizio.
Ma non dovete prendervela troppo.
Un giorno, invero assai lontano per voi (ma per noi no)
Voi pure, poveri diavoli assassini e magnacci
Dovrete inevitabilmente ritornare
Al Paradiso.
E là noi quel giorno vi spiegheremo perché
La vostra guerra
Pure quella
Comunque vi andasse, vittoriosa o persa, e per quanto lugubre, oscena e feroce vi riuscisse
ALLA FINE
IN SOSTANZA E VERITA’
NON POTEVA ESSERE STATA MAI, PURE QUELLA,
NIENT’ALTRO CHE
UN GIOCO.

inviata da Bernart Bartleby - 17/11/2016 - 22:46


Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org