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Joan Manuel Serrat: Mediterráneo

GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG


Lingua: Spagnolo


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Cantares
(Joan Manuel Serrat)
Mio nonno partì per l'Ortigara
(Chiara Riondino)
Qualsevol nit pot sortir el sol
(Jaume Sisa)


[1971]
Letra y música: Joan Manuel Serrat
Parole e musica: Joan Manuel Serrat
Album: Mediterráneo

msrr


Nell'introduzione a En Méditerranée di Georges Moustaki ci eravamo ripromessi di inserire questa celeberrima canzone di Joan Manuel Serrat. Lo facciamo senz'altro, anche sulla scorta di un episodio personale.

Gibraltar


Esistono le canzoni contro la guerra, ed esistono canzoni di altra natura che, in un qualsiasi momento, possono essere scritte cantate contro la guerra, contro l'imperialismo e il colonialismo politico e culturale, contro una qualsiasi ingiustizia. Di esempi non ne mancano certamente. Così, nel 1971, Joan Manuel Serrat scrisse (in castigliano, anche se molti credono che si tratti di una canzone originariamente composta in lingua catalana) questa famosissima canzone, da molti considerata in Spagna come "la canzone del secolo". È una canzone che parla del Mediterraneo e della sua identità. Neanche un accenno possibile vi è a tematiche politiche, o di protesta, o di natura sociale; eppure deve essere, probabilmente, letta sotto le righe. 1971: il franchismo è ancora in piedi, e le canzoni di protesta, se non vogliono essere clandestine o severamente censurate, devono mascherarsi. Così, molto spesso, in quegli anni l' "identità mediterranea" è un pretesto per affermare una diversità, uno stacco deciso rispetto alla colonizzazione americana in atto. Nella Spagna franchista, stato assai ben tollerato in "funzione anticomunista", nella Grecia sotto la dittatura dei Colonnelli al soldo diretto della CIA (e divenuta centro di reclutamento e addestramento di tutto il fascismo eversivo europeo), nell'Italia delle stragi di stato e di Gladio. Scrivere e cantare una canzone come questa era una forma di protesta mascherata, ma chiarissima; e un giovane Serrat (che sulla copertina dell'omonimo album, "Mediterráneo", non dimostra neppure i suoi 28 anni di allora) lo fece da par suo.

Esiste anche un'ipotesi (però non confermata) secondo la quale la canzone fu composta da Serrat nel famoso monastero catalano di Montserrat (!), dove si era ritirato assieme ad altri giovani intellettuali catalani in segno di protesta contro il processo di Burgos e contro la pena di morte. La canzone si sarebbe intitolata originariamente Observo a los animales (Nací en el Mediterráneo).

Se vogliamo una controprova della natura simbolica di questa canzone, a distanza di qualche anno, mi sia permesso un ricordo del tutto personale. Ha a che fare con quello stesso concerto di Chiara Riondino cui ebbi modo di assistere alla casa del popolo "Raffaello Andreoni" di Coverciano, a Firenze, e durante il quale la Riondino eseguì, facendomela fissare definitivamente nella memoria, quella incredibile canzone che è Mio nonno partì per l'Ortigara. Doveva essere il periodo di poco successivo ai fatti di Sigonella. La Riondino attaccò le prime note dell'introduzione musicale alla versione italiana di "Mediterráneo", scritta da Gino Paoli, ma prima di attaccare a cantare pronunciò questa frase che, anch'essa, mi si è fissata nella memoria: "Mediterraneo. Perché noi, anche se siamo una colonia americana, siamo molto diversi dagli americani. Nonostante tutto." Scandendo e staccando bene le parole, soprattutto il "Nonostante tutto" finale. Un piccolo episodio accaduto in una casa del popolo della periferia fiorentina. Eppure, doveva essere ben chiaro alla Riondino quale valore potesse e dovesse avere questa canzone, che "offro" alle CCG anche, inutile negarlo, per la sua intrinseca e grande bellezza. [RV]
Quizá porque mi niñez
sigue jugando en tu playa,
y escondido tras las cañas

duerme mi primer amor,
llevo tu luz y tu olor
por donde quiera que vaya,

y amontonado en tu arena
guardo amor, juegos y penas.

Yo,

que en la piel tengo el sabor
amargo del llanto eterno,
que han vertido en ti cien pueblos

de Algeciras a Estambul,
para que pintes de azul
sus largas noches de invierno.

A fuerza de desventuras,
tu alma es profunda y oscura.

A tus atardeceres rojos
se acostumbraron mis ojos
como el recodo al camino...

Soy cantor, soy embustero,
me gusta el juego y el vino,
Tengo alma de marinero...

¿Qué le voy a hacer, si yo
nací en el Mediterráneo?

Y te acercas, y te vas
después de besar mi aldea.
Jugando con la marea

te vas, pensando en volver.
Eres como una mujer
perfumadita de brea

que se añora y que se quiere
que se conoce y se teme.

Ay...

si un día para mi mal
viene a buscarme la parca.
Empujad al mar mi barca

con un levante otoñal
y dejad que el temporal
desguace sus alas blancas.

Y a mí enterradme sin duelo
entre la playa y el cielo...

En la ladera de un monte,
más alto que el horizonte.
Quiero tener buena vista.

Mi cuerpo será camino,
le daré verde a los pinos
y amarillo a la genista...

Cerca del mar. Porque yo
nací en el Mediterráneo...

inviata da Riccardo Venturi - 14/1/2007 - 22:46




Lingua: Italiano

Questa la bella traduzione di Gino Paoli, di certo non letterale ma molto suggestiva come la sua interpretazione...

da Gino Paoli canta Serrat (1974)
gino paoli canta serrat 1974
MEDITERRANEO

Sono nato in riva al mare
son cresciuto sulla spiaggia
e nell'ombra di uno scoglio

dorme il mio primo amore
come una barca che dondola allo scirocco

e nascosti nella sabbia
ho lasciato sogni e giochi

io...

che trascino addosso a me
l'amaro del pianto eterno
che ha versato in te la gente

da Marsiglia ad Istanbul
per pitturare di blu
le lunghe onde d'inverno

sei pieno d'avventure,
di tesori e di sventure...

ai tuoi tramonti rosso fuoco
sono abituati gli occhi
di un bambino che correva

son cantante e son bugiardo
amo il gioco ed il buon vino
sono un uomo nato al mare

che ci posso fare se
son nato in Mediterraneo
son nato in Mediterraneo

Ti avvicini e te ne vai
come il sonno di un bambino
giocando con la marea

te ne vai ma tornerai
come una donna che profuma
di ginestre

che si ricorda e si vuole
che si conosce e si teme

voi...

se un giorno anche per me
arriverà la Signora
butterete in mar la barca

con un levante autunnale
lasciando che il temporale
apra la sua ala bianca

e non piangete io rivivo
tra la mia terra e un ulivo

lì nella stretta fascia di un monte
più alto dell'orizzonte
vedrò sotto il mio mare

il mio corpo sarà sale,
sarà il bianco di una vela,
il giallo di una ginestra

vicino al mar perché
son nato in Mediterraneo
son nato in Mediterraneo
son nato in Mediterraneo..

inviata da ninosk - 11/4/2008 - 19:38




Lingua: Italiano

La versione italiana.

puesta del sol


Si tratta di una versione decisamente particolare. E' stata preparata e cantata nel 1974 da Gino Paoli ed inserita in un album interamente dedicato a traduzioni da Serrat: "Gino Paoli canta Serrat". Tutto a posto, a parte un non trascurabile problema: il testo ERA totalmente irreperibile in rete, almeno ai miei tentativi. Nell'attesa che qualcuno più bravo di me ci riesca (Adrianaaaaaa!….. Alessandrooooo….!), mi affido almeno in parte ancora alla mia memoria; solo in parte, però, perché nonostante i miei sforzi non ce l'ho fatta a ricordarmi il testo completo. Le parti ricostruite sono quindi in caratteri normali; quelle invece che mi sono uscite dalla testa e che ho tradotto alla lettera dal testo originale spagnolo sono in corsivo.


MEDITERRANEO

Forse perché la mia infanzia
ancora gioca sul mare
e nascosto tra i canneti

dorme il mio primo amore,
porto il sapore e l'odore
per ogni dove io vada,

sdraiato sulla tua rena
guardo amore, giochi e pena.

Io,

che nella pelle ho il sapore
amaro del pianto eterno,
che han versato in te a migliaia

da Algeciras a Istanbul
per colorare d'azzurro
le lunghe notti d'inverno.

A forza di sventure
l'anima è fonda e scura.

Ai tuoi tramonti più rossi
si adattarono i miei occhi
come la curva alla strada…

Sono cantore, son mercante
mi piace il gioco e il vino
ho un cuore da marinaio…

E tutto questo perché
sono del Mediterraneo.

E ti avvicini e te ne vai
baciando il mio paese.
Giocando con la marea

te ne vai pensando al ritorno,
Sei come una donna
che profuma tutta di catrame

che si rimpiange e si ama

che si conosce e si teme.

Se…

Se un giorno per mia sventura
verrà la Bianca Signora,
spingete in mare la barca

con un levante autunnale
e lasciate che il temporale
apra le sue ali bianche.

E seppellitemi senza lutto
là tra la spiaggia e il cielo…

Sul declivio di un monte,
più in alto dell'orizzonte
voglio avere buona vista.

Il mio corpo sarà sentiero,
darò il verde ai pini
e il giallo alla ginestra…


Vicino al mare, perché
sono del Mediterraneo…

14/1/2007 - 22:48




Lingua: Italiano

La seguente versione letterale proviene invece (sic) dal "Blog dei blog", quello di Beppe Grillo

Niños en el mar (playa de Valencia), 1908, Joaquín Sorolla
Niños en el mar (playa de Valencia), 1908, Joaquín Sorolla
MEDITERRANEO

Forse perché la mia infanzia
gioca ancora sulla tua spiaggia
e nascosto fra le canne

dorme il mio primo amore,
porto la tua luce e il tuo odore
dovunque io vada,

e ammucchiati sulla tua sabbia
conservo amori, giochi e tristezza

Io,

che sulla pelle ho il sapore
amaro del pianto eterno
versato in te da cento popoli

da Algeciras a Istanbul,
perché tu dipinga di azzurro
le loro lunghe notti d'inverno

A forza di disavventure
la tua anima è profonda e scura

Ai tuoi tramonti rossi
i miei occhi si sono abituati
come il cammino al deviare..

Sono un cantore, un incantatore
mi piacciono il gioco e il vino,
ho l'anima del marinaio..

Che ci posso fare, se
sono nato sul Mediterraneo??

E ti avvicini e te ne vai
dopo aver baciato il mio villaggio
Giocando con la marea

te ne vai, pensando già a tornare
Sei come una donna
tutta profumata di resina

che ci manca e che si ama
che conosciamo e ci inquieta

Ah..

se un giorno, per disgrazia
la parca venisse a prendermi,
spingete al largo la mia barca

con vento di levante autunnale
e lasciate che il temporale
disfaccia le sue ali bianche

E a me inumatemi senza lutto
fra la spiaggia ed il cielo

sulla falda di un monte
più alto dell'orizzonte
Voglio avere una bella vista

Il mio corpo sarà cammino,
darò verde a dei pini
e darò il giallo alla ginestra.

Vicino al mare, perché io
sono nato sul Mediterraneo.

inviata da Riccardo Venturi - 19/1/2007 - 11:52




Lingua: Catalano

La versione catalana di Llorenç de Santamaria

Album: "Entre cella i cella" (Entre ceja y ceja) (1985)
MEDITERRANI

Pot esser la meva infància
joguinejant per la platja
i amagat rere canyes
dorm el meu primer amor
duc aquell llum i el colora
qualsevol lloc que vaja
i acaramull l'arena
on guard amor, jocs i penes…

Jo….
que a la pell tinc aquell gust amargant
dels plors eterns
que han deixat en tu cent pobles
d'Algesíres a Istanbul
perquè hi pintis de blau
les llargues nits dels hiverns...

I a força de desventures,
tinc l'ànima fonda i obscura

A les hores baixes roges
s'avesaren mos ulls
com el revolt al camí.
Sóc cantant, sóc mentider,
m'agrada el joc i el avi,
tinc l'ànima marinera.

Què li podem fer si jo
vaig néixer en el Mediterrani
vaig néixer en el Mediterrani....

I t'atansés i te'n vas
després de besar ma costa,
jugant amb les ones blanques
te'n vas pensant a tornar,
ets talment una dona
amb perfums de mar embreada,
que s'enyora i que s'estima,
que se coneix i que es tem.
ai,

si un dia pel meu mal
ve a cercar-me la parca,
espitjau al mar ma barca
amb un llevant tardorenc,
deixau que el temporal
desfaci ses ales balques,

i a mi
enterrau-me sens dol
entre la platja i el cel

allà a la falda d'un puig
més alt que el bell horitzó.
Vull tenir una bona vista,
mon cos serà el camí
donaré verd als pins
i aquell groc a la ginesta.

Ran de la mar perquè jo
vaig néixer en el Mediterrani
vaig néixer en el Mediterrani

6/5/2012 - 17:20




Lingua: Francese

Version française – MÉDITERRANÉE – Marco Valdo M.I. – 2012
Chanson espagnole – Mediterráneo – Joan Manuel Serrat – 1971

cap formentor


Les chansons contre la guerre existent et il existe des chansons d'autres natures qui, à un certain moment, peuvent être écrites contre la guerre, contre l'impérialisme et le colonialisme politique et culturel, contre une injustice quelconque. Des exemples, il n'en manque certainement pas. Ainsi, en 1971, Joan Manuel Serrat écrivit, en castillan, même si beaucoup croient qu'il s'agit d'une chanson originairement composée en langue catalane, cette chanson célèbre, considérée en Espagne comme "la chanson du siècle." C'est une chanson qui parle de la Méditerranée et de son identité. On n'y trouve pas une allusion à un thème politique, ou de protestation, ou de nature sociale; pourtant, elle doit être, probablement lue entre les lignes. 1971: le franquisme est encore debout, et les chansons de protestation, si elles ne veulent pas être clandestines ou sévèrement censurées doivent se masquer. Ainsi, très souvent, dans ces années, l' "identité méditerranéenne" est un prétexte pour affirmer une diversité, un écart net par apport à la colonisation américaine en pleine action. Dans l'Espagne franquiste, très bien tolérée dans sa "fonction anticommuniste", dans la Grèce sous la dictature des Colonels à la solde directe de la CIA, et devenue centre de recrutement et formation de tout le fascisme subversif européen, dans l'Italie des massacres d'État et de Gladio, écrire et chanter une chanson comme celle-là était une forme de protestation masquée, mais très claire; et le jeune Serrat, (qui sur la petite couverture de l'album homonyme, "Mediterráneo" ne montre pas non plus ses 28 ans de l'époque) le fit de son côté.

Existe aussi une hypothèse , (mais pas confirmée) selon laquelle elle fut composée par Serrat dans le célèbre monastère catalan de Montserrat (!), où il s'était retiré en compagnie d'autres jeunes intellectuels catalans en signe de protestation contre le procès de Burgos et contre la peine de mort. La chanson se serait originairement intitulée Observo a los animales (Nací en el Mediterráneo).

Si on veut une preuve de la nature symbolique de cette chanson, il y a un an, qu'il me soit permis un souvenir tout personnel, qui se rapporte au même concert de Chiara Riondino auquel j'eus l'occasion d'assister à la maison du peuple "Raffaello Andreoni" de Coverciano, à Florence, et durant lequel Riondino interpréta, en me la fixant définitivement dans la mémoire, cette chanson incroyable qu'est « Mon grand-père partit pour l'Ortigara ». Ce devait être la période suivant de peu les faits de Sigonella. Riondino attaqua les premières notes de l'introduction musicale à la version italienne de "Mediterráneo", écrite par Gino Paoli, mais avant de commencer à chanter prononça cette phrase qui, elle aussi, s'est instillée dans la mémoire: "Méditerranée. Parce que nous, même si nous sommes une colonie américaine, nous sommes très différents des Américains. Malgré tout." En scandant et en détachant bien les mots, surtout le "Malgré tout." Un petit épisode arrivé dans une maison du peuple de la banlieue florentine. Pourtant, il devait être bien clair à Riondino quelle valeur put et dut avoir cette chanson, que j'offre aux CCG aussi, inutile le nier, pour sa grande beauté intrinsèque. [RV]
MÉDITERRANÉE

Peut-être car mon enfance
Continue à jouer sur ta plage,
Et caché dans les cannaies

Dort mon premier amour,
J'emporte ta lumière et ton odeur
Partout où je vais.

Et à l'abri sous ton sable,
Je garde amour, jeux et peines.

Moi,

Qui sur ma peau retient le goût
Amer de ce pleur éternel,
Que cent peuples ont versé en toi,

D'Algésiras à Stamboul,
Pour peindre d'azur
Leurs longues nuits de l'hiver.

À force de mésaventures,
Ton âme est profonde et obscure,

À tes crépuscules rouges
Mes yeux se sont accoutumés
Comme le chemin au détour...

Je suis chanteur, je suis menteur,
J'aime le jeu et le vin
J'ai une âme de marin...

Que voulez-vous que j'y fasse si je suis né
Sur une rive de Méditerranée ?

Tu vas et tu viens
Embrasser mon village
En jouant à la marée

Tu pars, en pensant revenir.
Tu es comme une femme
Parfumée de brai

Qui se lamente et qui se tourmente
Qui se connaît et qui se craint

Ah !

Si un jour pour mon malheur
Vient me chercher la Parque
Mettez à la mer ma barque

Au levant automnal
Et attendez que la tempête
Déchire ses ailes blanches.

Et enterrez-moi sans deuil
Entre la plage et le ciel...

Sur le flanc d'un mont,
Plus haut que l'horizon.
Je veux avoir une belle vue.

Mon corps sera chemin,
Je donnerai le vert aux pins
Et le jaune aux genêts...

Au bord de la mer, car moi, je suis né
Sur une rive de Méditerranée.

inviata da Marco Valdo M.I. - 13/5/2012 - 21:59




Lingua: Esperanto

Versione in esperanto di Antonio Valen
Tradukis esperanten Antonio Valen

Fuente Joan M. Serrat. Mediterráneo. Trad. Antonio Valen. "Boletín de la Federación Española de Esperanto", 299.

«Mediterráneo» se ha convertido en un tema de referencia de la canción de autor española y ha sido, hasta ahora, la más expresiva reivindicación de un mar que lentamente se está convirtiendo en el sumidero de Europa. En 1991 Antonio Valen, en un nuevo intento de llamar la atención sobre este problema, la tradujo -admirablemente- a la lengua esperanto.

jmserrat.com
MEDITERANEO

Eble ĉar infana mi
daŭre viastrande ludas,
eble ĉar la am' unua
en kanejo dormas nun,
tial do via parfum'
min akompanas alglua,
tial do ĉe via bordo
restas ludo, am' kaj zorgo.

Mi,
kies haŭto gustas jam
l' akran ploron enverŝitan
de popoloj cent en maron
-Ĝibraltar' ĝis Istambul'-
por ke venku la lazur'
la vintro-noktan vualon.
Ofta misfortun' dolora
igis vin profundakora.

Alkutimiĝi l' okuloj
al ruĝaj krepusko-luloj
samkiel lontan' al disto.
Kantas mi se l' vino bonas,
ludemas kaj fanfaronas
kun koro de navigisto.
Sed ĉe la mar', ĉar min,
min lulis Mediteraneo
min lulis Mediteraneo.

Vi alvenas kun petol'
la vilaĝon flirte kisi,
sed vi, post momenta kuno,
ludas re kaj re sen fin'
kvazaŭ estus vi virin'
en rava gudra parfumo
kaj alloga kaj amika
kaj ĉiama kaj timiga.
Ve!

Kiam tagon de fatal'
venos preni min la Morto,
fratoj, ĉe aŭtune vento
tranĉu ŝnuron sen dolor',
ke disrompu kun sonor'
mian boaton tempesto
kaj sepultu min fidele
apud-mare al-ĉiele.

En dekliv' de spino-monto,
pli alte ol horizonto
por vidi la mar-ebenon.
Korpo ludos sinfonion:
verdigos mi la pinon,
bluigos la rosmarenon.
Ĉiam ĉe l' mar', ĉar min,
min lulis Mediteraneo,
min lulis Mediteraneo,
min lulis Mediteraneo.
Lajlajla..

6/5/2012 - 17:23


Mediterraneo è decisamente una delle più belle poesie di Serrat - stante il nobile scopo, ascoltarla (soprattutto nella versione duettata con Ana Belén) solcando le onde del Mare Nostrum, entrando dalla e Colonne d'Ercole (Algeciras) e proseguendo fino al Mar Nero (Istanbul) è una sensazione di libertà e non solo spaziale.
Ironia della sorte: ho ascoltato per puro caso questa canzone per la prima volta nel 1990, avevo dimenticato le cuffie alle orecchie addomertandomi quando mi sono risvegliato al suono dolce di questa canzone, costeggiavamo la costa del Sol diretti oltre Algeciras...

Pasquale G. (grazie a T.R.W.) - 1/4/2007 - 21:46


salve... amo molto mediterraneo di serrat. Grazie per avermi fornito le traduzioni di questa splendida splendida canzone piena di suggestione come solo la poesia sa essere.

carla conti poeta - 5/12/2008 - 19:54


C'è una specie di mistero su questa canzone. La traduzione "a memoria" che avevo inviato credendola di Gino Paoli è invece diversa da quella effettiva, che poi è stata inviata da Ninosk. Non riprendevo più da tempo questa pagina e quindi me ne sono accorto solo ora. Poiché delle parti a memoria sono certo, devo dire che in realtà la avevo ascoltata (alla casa del popolo "Andreoni" di Coverciano, Firenze) molti anni fa da Chiara Riondino; devo quindi dedurne che la traduzione è di Chiara Riondino stessa, anche se in qualche punto sembra riprendere quella di Paoli. Correggo comunque l'attribuzione in tale senso.

Riccardo Venturi - 7/5/2012 - 22:50


Credo (senza esserne affatto sicuro) che Paoli abbia tradotto En Méditerranée di Moustakì.

Gian Piero Testa - 12/5/2012 - 08:52


Serrat presenta per la prima volta un nuovo videoclip di 'Mediterráneo' in appoggio ai rifugiati

Il cantautore catalano Joan Manuel Serrat ha presentato il nuovo videoclip della sua canzone "Mediterraneo" per sostenere la campagna "Casa Nostra Casa Vostra" che aiuta i rifugiati. A 45 anni di distanza dalla prima incisione della canzone, Serrat ha inciso una nuova versione che conta sulla participazione di vari artisti tra cui Judit Neddermann, Sidonie, Manolo Garcia, Ismael Serrano, Gemma Humet, Gossos, Els Amics de les Arts, Jofre Bardagí, Antonio Orozco, Pablo López, Joana Serrat, Shuarma, Elèctrica Dharma, Santi Balmes, Marina Rossell, Estopa, Manu Guix e Feras Almalat.

Europapress.

Alla fine del video appare il seguente commento (in catalano)

Più di 5000 persone hanno perso la vita tentando di attraversare il Mediterraneo nel 2016.

Tra qualche anno ci chiederanno perché non abbiamo fatto niente per evitarlo.

Il momento è ora.


20/1/2017 - 00:25


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