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Le petit cheval

Georges Brassens


Lingua: Francese


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(Georges Brassens)


brasschat
[1952]
Da una poesia di Paul Fort
Complainte du petit cheval blanc (1921)
Tirée d'un poème de Paul Fort
Complainte du petit cheval blanc (1921)
Musica di Georges Brassens
Musique de Georges Brassens
Album: La mauvaise réputation

chevalblanc


Si dice che Paul Fort, il “Principe dei Poeti”, avesse scritto la Complainte du petit cheval blanc in una circostanza decisamente terra-terra: stava piovendo da giorni. Di umore non propriamente allegro, aveva immaginato un cavallino bianco che tirava il carretto sotto la pioggia; e ne venne fuori questo piccolo, semplicissimo capolavoro poiché i poeti, come si sa, sono strane creature. Ci sarebbe, credo, da fare un elenco lungo come la muraglia cinese, se si andassero a vedere tutte le grandi poesie o canzoni nate dalle circostanze più banali; fatto sta che Georges Brassens se ne accorse immediatamente. Il suo adattamento in musica della poesia di Paul Fort, intitolato semplicemente Le petit cheval, è la terza traccia del suo primo album, del 1952. L'album uscì nel novembre di quell'anno sotto il chilometrico titolo di Georges Brassens chante les chansons poétiques (...et souvent gaillardes) de...Georges Brassens, ma non tardò ad andare sotto il titolo del suo primo brano, La mauvaise réputation. La seconda traccia dell'album parla di un ombrello (Le parapluie); la terza di pioggia.

Si dice anche che una delle canzoni più antiche di Brassens, Pauvre Martin, che risale probabilmente ai primi anni '40 pur essendo stata incisa solo nel 1953, sia stata un po' la “responsabile” della decisione di mettere in musica la Complainte du petit cheval blanc. Se il povero Martin è la bestia da soma umana, il cavallino bianco lo è “in proprio”: un animale da tiro, da lavoro. Entrambi a fare per gli altri il lavoro più duro; zappare la terra e tirare il carretto in un paesaggio e in un tempo da miseria. La quasi perfetta identità tra i due componimenti la si vede anche dalla rima predominante, che è “temps” in entrambi.

E così, Paul Fort e Georges Brassens propongono, con poesie apparentemente semplicissime, una riflessione allegorica sul lavoro in un ambiente duro e ostile. Raccontando la storia del cavallino bianco, Paul Fort volle anche suggerire una riflessione sulla morte, che colpisce gli esseri viventi quando avrebbero ancora tanto da vivere; ancor peggio se accade da giovani, “senza aver mai visto il bel tempo e la primavera”, senza aver mai visto un po' di gioia e di benessere. La morte, la maledetta morte, interviene sempre a lasciare gli uomini da soli a spezzarsi le ossa come braccianti in un campo altrui, e i cavallini bianchi fulminati mentre tirano un carretto sotto una nera pioggia incessante. Nelle semplici parole di questi due grandi poeti, la morte non è mai la finta “sorella” livellatrice dell'etica cristiana; è, anzi, la suprema portatrice d'ingiustizia.

Specie a causa della sua prima strofa, Le petit cheval ha avuto peraltro in sorte di essere considerata da tanti una canzone per l'infanzia, di quelle che i bambini imparano a memoria e che si trovano nelle antologie di canzoni per i più piccoli. Una sorte abbastanza comune per le allegorie del genere, la stessa toccata, ad esempio, a La Fontaine; o a tutte le fiabe popolari o d'autore. Cosa che più potrebbe interessare questo sito per il suo argomento principale, non è mancato chi ha interpretato la poesia di Paul Fort come propriamente contro la guerra: il "cavallino bianco" che muore "fulminato da un lampo bianco" nella pioggia nera, sarebbe l'immagine del soldato che muore al fronte, nel tempo più nero che ci sia e senza nemmeno poter immaginare una primavera. La poesia è del 1921 e la I guerra mondiale, occorrerà ricordarlo, era terminata da tre anni falciano milioni di cavallini da soma umani mandati al macello.

Altri sono andati persino oltre, vedendoci connotazioni "messianiche" (il cavallino bianco non sarebbe nientepopodimeno che Gesù Cristo, che tira la carretta per tutti immolandosi). Poiché, notoriamente, la cristologia non è il mio forte, preferisco i poveri cristi in terra, uomini e animali, poveri Martin e cavallini nella pioggia nera. A tirare e a zappare senza mai vedere la primavera e un po' di bel tempo, né dietro e né davanti, e in attesa del fulmine già bell'e pronto in forma di lavoro, di guerra, di vita da bestie. [RV]

Le p'tit ch'val dans le mauvais temps
Qu'il avait donc du courage !
C'était un petit cheval blanc
Tous derrière, tous derrière
C'était un petit cheval blanc
Tous derrière et lui devant !
 
Il n'y avait jamais de beau temps
Dans ce pauvre paysage !
Il n'y avait jamais de printemps
Ni derrière, ni derrière,
Il n'y avait jamais de printemps
Ni derrière ni devant !
 
Mais toujours il était content
Menant les gars du village
A travers la pluie noire des champs
Tous derrière, tous derrière
A travers la pluie noire des champs
Tous derrière et lui devant !
 
Sa voiture allait poursuivant
Sa bell' petit' queue sauvage
C'est alors qu'il était content
Tous derrière, tous derrière
C'est alors qu'il était content
Tous derrière et lui devant !
 
Mais un jour dans le mauvais temps,
Un jour qu'il était si sage
Il est mort par un éclair blanc
Tous derrière, tous derrière
Il est mort par un éclair blanc
Tous derrière et lui devant !
 
Il est mort sans voir le beau temps
Qu'il avait donc du courage !
Il est mort sans voir le printemps
Ni derrière, ni derrière
Il est mort sans voir le beau temps
Ni derrière, ni devant !

inviata da Riccardo Venturi - 16/5/2016 - 18:35



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
16 maggio 2016 18:49


Interpretata da Georges Brassens e Nana Mouskouri
IL CAVALLINO NELLA PIOGGIA

Il cavallino sotto il maltempo
Che ne aveva di coraggio!
Era un cavallino bianco,
Tutti dietro, tutti dietro,
Era un cavallino bianco
Tutti dietro, e lui davanti!

Non faceva mai tempo bello
In quel paesaggio di miseria!
Non c'era mai la primavera,
Non c'era né dietro, né dietro,
Non c'era mai la primavera,
Né dietro e né davanti!

Però lui era sempre contento
A tirar la gente del paese,
Nella nera pioggia sui campi,
Tutti dietro, tutti dietro,
Nella nera pioggia sui campi,
Tutti dietro, e lui davanti!

Il carretto che andava dietro
La sua bella codotta selvaggia,
Era allora che era contento,
Tutti dietro, tutti dietro,
Era allora che era contento,
Tutti dietro, e lui davanti!

Ma un giorno sotto il maltempo,
Un giorno che era tanto bravo,
E' morto preso da un lampo bianco,
Tutti dietro, tutti dietro,
E' morto preso da un lampo bianco,
Tutti dietro, e lui davanti!

E' morto senza vedere il bel tempo,
Che ne aveva di coraggio!
Senza vedere la primavera,
Né da dietro, né da dietro,
Senza mai vedere il bel tempo,
Né da dietro, né davanti !

16/5/2016 - 18:49



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