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Mensajes del alma

León Gieco


Lingua: Spagnolo


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Ángel rubio
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[1992]
Parole di León Gieco
Musica di Luis Gurevich, compositore che ha accompagnato Gieco per quasi 20 anni a partire proprio da “Mensajes del alma”, album cui questo brano dà il titolo.

Mensajes del alma

Una riflessione sull’Argentina dei primissimi anni 90 - quella del “menemismo”, delle privatizzazioni selvagge, della corruzione, dei ricchi sempre più ricchi e dei poveri sempre più poveri, dell’impunità dei carnefici della dittatura,... - alla luce della tragedia avvenuta solo pochi anni prima, quando la vita e la morte di ogni argentino erano nelle mani di gente come Alfredo Astiz - l’“Ángel rubio de la muerte” dell’ultima strofa - il torturatore ed assassino dell’ESMA che oggi per fortuna è rinchiuso in galera a vita (in buona compagnia di molti altri suoi colleghi, come Jorge "El Tigre" Acosta, Antonio Pernías, Oscar Montes, Raúl Scheller, Ricardo Cavallo, Alberto González, Néstor Savio, Adolfo Donda, Julio Coronel, Ernesto Weber e Jorge Radice).

“Che grandissima dignità riuscire a credere sempre nella vita, anche solo guardando un fiore che spunta dalle rovine...”

Su Alfredo Astiz si vedano anche Azucena e Ángel rubio.
En mi país por año hay 15 mil chicos que vuelan
como angelitos con sus alas por el buen aire
con la suerte y la calma de no haber conocido nada
para seguir siendo buenos... quizás Dios robó esas almas

¿Qué piensas cuando te hablo de todo lo que pasó?
¡viste que todas las cosas se saben con el tiempo!
Suelto y aún viviendo el católico que bendijo
ya perdió hace mucho tiempo su lugar en el cielo

Todos los días que te lleve saber como ésto fue
te servirá para ser en otro tiempo algo más libre!

Son las únicas palabras que te pido escuchar
si no me muero de vergüenza hoy acá,
a todos por igual alguien nos espera
y de cualquier manera llorarás.

Qué dignidad tan grande la de creer siempre en la vida
con solo ver una flor brotando entre las ruinas.

Tu canción fue la rueda de los días que siguieron,
tu canción fue más lejos que la muerte que te hicieron,
no tengas miedo ya dimos la vuelta al espanto...
un viento algo más calmo se viene anunciando

El polvo de estas calles pone a santo con represor
pone al inocente en pena y despierta al asesino
témpano del olvido y de nunca decir nada
cuantas miradas caídas sin ver que es lo que pasa
ningún dolor se siente mientras le toque al vecino
el que manda a matar es para sentirse más vivo.

Son mensajes del alma
herida pero bien clara sobre lo cobarde toda la verdad
Ángel rubio de la muerte de que poco te sirvió
el himno, Jesús, la bandera, y el sol que te vió.

Qué dignidad tan grande la de creer siempre en la vida
con solo ver una flor brotando entre las ruinas.

inviata da Bernart Bartleby - 19/3/2016 - 21:05



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
21 marzo 2016
MESSAGGI DELL'ANIMA

Nel mio paese ci sono ogni anno 15.000 bimbi che volano via
come angioletti con le loro ali per la buon'aria [1]
tranquilli e fortunati per non aver conosciuto niente
e continuare ad esser buoni...forse Dio ha rubato queste anime

Che cosa pensi quando ti parlo di tutto quel che è successo?
Hai visto che ogni cosa poi si viene a sapere col tempo!
Assolto e sempre vivo il cattolico che diede la sua benedizione, [2]
già da molto tempo ha perso il suo posto in cielo.

Ogni giorno che ti porterà a sapere come questo accadde
ti servirà per essere, in un altro tempo, un po' più libero!

Sono le uniche parole che ti chiedo di ascoltare,
sennò oggi, qui, io muoio di vergogna.
A tutti quanti, e allo stesso modo, ci aspetta qualcuno
e sempre e comunque piangerai.

Che grandissima dignità riuscire a credere sempre nella vita
anche solo guardando un fiore che spunta dalle rovine.

La tua canzone è stata la ruota dei giorni che son venuti dopo,
la tua canzone è andata più lontano della morte che ti han fatto fare,
non avere paura, già abbiamo dato balta alla paura...
un vento un po' più calmo si vien via via annunciando.

La polvere di queste strade santifica il repressore,
mette in pena l'innocente e risveglia l'assassino,
coperchio dell'oblio e del non dire mai nulla,
quanti sguardi abbassati senza vedere quel che accade,
nessun dolore si sente mentre tocca al prossimo,
chi ordina di ammazzare lo fa per sentirsi più vivo.

Sono messaggi dell'anima.
Ferita sì, ma ben chiara tutta la verità che sovrasta la vigliaccheria.
Angelo biondo della morte, quanto a poco ti son serviti
l'inno, Gesù, la bandiera e il sole che ti ha veduto. [3]

Che grandissima dignità riuscire a credere sempre nella vita
anche solo guardando un fiore che spunta dalle rovine.
[1] Ho come il sospetto che l'uso qui dell'espressione “por el buen aire” voglia ricordare (anche) Buenos Aires. Da ricordare (anche) che la città di Buenos Aires, propriamente Ciudad de la Santísima Trinidad en el Puerto de Nuestra Señora del Buen Aire deve probabilmente il suo nome al santuario di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari. Il nome glielo diede il suo rifondatore, Juan De Garay, nel 1580. Nella traduzione si vuole comunque un po' riprodurre questa possibile ambivalenza.

[2] La canzone è del 1992 e quindi, allora, era ancora vivo e vegeto mons. Pio Laghi. Non possiamo sapere se la sua anima si sia accomodata tra le fiamme dell'inferno (ha tirato le cuoia il 10 gennaio 2009), però sussistono ben pochi dubbi che León Gieco si riferisca a lui in questa strofa.

[3] Di Alfredo Astiz e della sua "eroica" resa a Grytviken, in Georgia Australe, ai tempi della guerra delle Falkland, si parla anche "in margine" a Shackleton di Franco Battiato.

21/3/2016 - 17:37


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