Lingua   

Capitano, non voglio l’acqua

anonimo
Lingua: Italiano (Lombardo Bergamasco)



[1941]
Stofe raccolte nel bergamasco, parodia della littoria “La Sagra di Giarabub” (di Simeoni, De Torres, Ruccioni), celebrazione della battaglia dell’oasi libica di Jaghbub / الجغبوب, italianizzato nel ridicolo Giarabub (dicembre 1940 – marzo 1941)
Testo trovato in “Quella fame terribile tra fascismo e guerra”, ricerca di Filippo Colombara pubblicata su Patria Indipendente del 16 dicembre 2007.

La Sagra di Giarabub

Con “La Sagra di Giarabub”, strombazzata a tutto spiano dell’emittente radiofonica nazionale, il regime fascista intendeva celebrare l’eroica resistenza italiana contro gli inglesi, omettendo completamente il fatto che lo scontro in quel di Libia si era già concluso diverse settimane prima con la totale disfatta italiana: oltre 5.500 morti, contro i 500 inglesi, 10.000 feriti e 115.000 catturati… “La fine della mia terra la incomincia da Giarabub…”



La macchina della propaganda di guerra ci marciò molto su Giarabub: non paga della canzone, ci fece sopra anche un film, “Giarabub”, diretto da Goffredo Alessandrini, con una particina anche per un giovane Alberto Sordi.



La parodia popolare fa a pezzi il brano originale, a cominciare dai suoi versi chiave “Colonnello, non voglio pane: dammi piombo pel mio moschetto… Colonnello, non voglio l'acqua: dammi il fuoco distruggitore…”
Capitano, non voglio l’acqua
dammi un fiasco di bardolino
col sapore di questo vino
la mia sete si spegnerà.

Capitano, non voglio il pane
dammi un piatto di spaghetti
se i è cólcc i mange söbet
se i è frècc mi fa scoldà.


Colonnello, non voglio il pane
dammi un piatto di pastasciutta
se l’è cólda la mangio tutta
se l’è fregia la fó scoldà.[1]

Colonnello, non voglio encomi
sono morto per l’Inghilterra
e la fine della mia terra
la incomincia da Giarabub
[1] “se son caldi li mangio subito / se son freddi li faremo scaldare”

inviata da Bernart Bartleby - 11/2/2016 - 13:43



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