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Deuxième Génération

Renaud


Lingua: Francese


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Album : Morgane de Toi (1983)

A proposito dei terroristi responsabili del massacro al Bataclan abbiamo sentito ripetere e ripetere che sono nati in Francia, che "il nemico è tra noi". In effetti una parte di verità c'è. Per quanto strepitino le Le Pen e i Salvini, i responsabili del massacro non sono arrivati dalla Siria insieme ai rifugiati, ma sono nati nei paesi occidentali, facevano parte della famosa seconda o addirittura terza generazione di immigrati. Naturalmente si tratta di una piccolissima minoranza, ma dovremmo riflettere sul perché la propaganda dei fanatici dell'ISIS riesca a fare presa su dei ragazzi così giovani.

 La Courneuve
La Courneuve


Allora forse fa bene rileggere questa vecchia canzone di Renaud, di un po' di tempo fa, quando la musica dei ragazzi di origine magrebina nelle periferie francesi non era ancora il rap, ma l'hard rock (magari cantato in cabilo...). La canzone racconta in prima persona la storia di Slimane, figlio di immigrati a cui la Francia non ha da offrire nient'altro che una vita di merda (non ho niente da guadagnare/ niente da perdere/ neanche la vita, parole terribili per un quindicenne) e che tira avanti tra droga, risse e musica.

A tremila chilometri a sud c'è il paese d'origine. Ma anche se ci tornasse, non cambierebbe nulla. Slimane, considerato straniero dai francesi, che vedono in lui un immigrato o un invasore, nel paese dei genitori sarebbe pure considerato straniero. È una canzone spietata ma anche ironica, in alcuni punti divertentissima, uno dei migliori testi di Renaud. È stata anche ripresa in versione hip hop da Rohff nell'album di tributo a Renaud "Hexagone 2001 : Rien n'a changé" ma francamente, pur apprezzando l'idea, la versione rap non mi piace.
J'm'appelle Slimane et j'ai quinze ans
J'vis chez mes vieux à La Courneuve
J'ai mon C.A.P. d'délinquant
J'suis pas nul j'ai fait mes preuves
Dans la bande c'est moi qu'ai l' plus grand
Sur l'bras j'ai tatoué une couleuvre

J'suis pas encore allé en taule
Paraît qu'c'est à cause de mon âge
Paraît d'ailleurs qu'c'est pas Byzance
Que t'es un peu comme dans une cage
Parc'que ici tu crois qu'c'est drôle
Tu crois qu'la rue c'est les vacances

J'ai rien à gagner, rien à perdre
Même pas la vie
J'aime que la mort dans cette vie d'merde
J'aime c'qu'est cassé
J'aime c'qu'est détruit
J'aime surtout tout c'qui vous fait peur
La douleur et la nuit...

J'ai mis une annonce dans Libé
Pour m'trouver une gonzesse sympa
Qui boss'rait pour m'payer ma bouffe
Vu qu'moi, l'boulot pour que j'y touche
Y m'faudrait deux fois plus de doigts
Comme quoi, tu vois, c'est pas gagné

C'que j'voudrais, c'est être au chôm'du
Palper du blé sans rien glander
Pi comme ça, j's'rais à la sécu
J'pourrais gratos me faire remplacer
Toutes les ratiches que j'ai perdues
Dans des bastons qu'ont mal tourné.

J'ai rien à gagner, rien à perdre
Même pas la vie
J'aime que la mort dans cette vie d'merde
J'aime c'qu'est cassé
J'aime c'qu'est détruit
J'aime surtout tout c'qui vous fait peur
La douleur et la nuit...

J'ai même pas d'tunes pour m'payer d'l'herbe
Alors, je m'défonce avec c'que j'peux
Le trichlo, la colle à rustine
C'est vrai qu'des fois ça fout la gerbe
Mais pour le prix, c'est c'qu'on fait d'mieux
Et pis ça nettoie les narines.

Le soir, on rôde sur les parkings
On cherche une B.M. pas trop ruinée
On l'emprunte pour une heure ou deux
On largue la caisse à la porte Dauphine
On va aux putes, juste pour mater
Pour s'en souv'nir l'soir dans not' pieu

J'ai rien à gagner, rien à perdre
Même pas la vie
J'aime que la mort dans cette vie d'merde
J'aime c'qu'est cassé
J'aime c'qu'est détruit
J'aime surtout tout c'qui vous fait peur
La douleur et la nuit...

Y'a un aut' truc qui m'branche aussi
C'est la musique avec des potes
On a fait un groupe de hard rock
On répète le soir dans une cave
Sur des amplis un peu pourris
Sur des matos un peu chourave.

'n a même trouvé un vieux débile
Qui voulait nous faire faire une disque
Ça a foiré parc'que c'minable
Voulait pas qu'on chante en kabyle
On y a mis la tête contre une brique
Que même la brique, elle a eu mal

J'ai rien à gagner, rien à perdre
Même pas la vie
J'aime que la mort dans cette vie d'merde
J'aime c'qu'est cassé
J'aime c'qu'est détruit
J'aime surtout tout c'qui vous fait peur
La douleur et la nuit...

Des fois, j'me dis qu'à trois mille bornes
De ma cité, y'a un pays
Que j'connaîtrai sûr'ment jamais
Que p't'être c'est mieux, p't'être c'est tant pis
Qu'là-bas aussi, j's'rai étranger
Qu'là-bas non plus, j's'rai personne.

Alors, pour m'sentir appartenir
À un peuple, à une patrie
J'porte autour du cou sur mon cuir
Le keffieh noir et blanc et gris
Je m'suis inventé des frangins
Des amis qui crèvent aussi.

J'ai rien à gagner, rien à perdre
Même pas la vie
J'aime que la mort dans cette vie d'merde
J'aime c'qu'est cassé
J'aime c'qu'est détruit
J'aime surtout tout c'qui vous fait peur
La douleur et la nuit...

inviata da Lorenzo Masetti - 18/11/2015 - 00:03



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Samuele Montisci
(un po' rivista, soprattutto con una correzione importante nella prima strofa)
SECONDA GENERAZIONE

Mi chiamo Slimane e ho quindici anni
Vivo coi miei a La Courneuve [1]
Ho il mio certificato professionale di delinquente
Non sono scarso, mostro il mio valore
Nella banda sono io che ce l'ho più grosso
il biscione tatuato sul braccio [2]

Non sono ancora andato in prigione
Sembrerebbe a causa della mia età
Sembrerebbe comunque che non sia una festa
Che tu sei un po' come in una gabbia
Perché tu credi che qui sia divertente
Credi che la strada sia una vacanza

Non ho niente da guadagnare, niente da perdere
Neanche la vita
Amo solo la morte in questa vita di merda
Amo ciò che è rotto
Amo ciò che è distrutto
Amo soprattutto ciò che vi fa paura
Il dolore e la notte...

Ho messo un'inserzione su Libé(ration)
Per trovarmi una ragazza simpatica
Che lavorerebbe per pagarmi da mangiare
Visto che io, il lavoro per poterlo avere
Dovrei avere il doppio delle dita
Come vedi, non è semplice

Ciò che vorrei è la disoccupazione
Prendere i soldi senza far nulla
Poi così, avrei l'assistenza
Potrei farmi rimettere gratis
Tutti i denti che ho perso
Nelle risse finite male.

Non ho niente da guadagnare, niente da perdere
Neanche la vita
Amo solo la morte in questa vita di merda
Amo ciò che è rotto
Amo ciò che è distrutto
Amo soprattutto ciò che vi fa paura
Il dolore e la notte...

Non ho neanche i soldi per pagarmi l'erba
Allora, mi faccio di quello che posso
La trielina, la colla per pezzette
E' vero che a volte fa vomitare
Ma per il prezzo, è il meglio che fanno
E poi pulisce le narici.

La sera, ronziamo nei parcheggi
Cerchiamo una BMW non troppo rovinata
La prendiamo in prestito per un'ora o due
La abbandoniamo alla Porte Dauphine
Andiamo dalle puttane, solo per spiare
Per ricordarcene la sera a letto

Non ho niente da guadagnare, niente da perdere
Neanche la vita
Amo solo la morte in questa vita di merda
Amo ciò che è rotto
Amo ciò che è distrutto
Amo soprattutto ciò che vi fa paura
Il dolore e la notte...

C'è anche un'altra cosa che mi piace fare
E' la musica con gli amici
Abbiamo fatto un gruppo di Hard-Rock
Proviamo la sera in una cantina
Con amplificatori un po' marci
Con attrezzatura un po' rubata.

Abbiamo anche trovato un vecchio idiota
Che voleva farci fare un disco
Tutto è andato in fumo perché quel miserabile
Non voleva che cantassimo in cabilo
Gli abbiamo sbattuto la testa contro un mattone
E persino mattone s'è fatto male

Non ho niente da guadagnare, niente da perdere
Neanche la vita
Amo solo la morte in questa vita di merda
Amo ciò che è rotto
Amo ciò che è distrutto
Amo soprattutto ciò che vi fa paura
Il dolore e la notte...

A volte, mi dico che a tremila chilometri
Dalla mia città, c'è un paese
Che certamente non conoscerò mai
Che forse è migliore, forse è peggiore
Che anche laggiù, sarei uno straniero
Che anche laggiù, non sarei nessuno.

Allora, per sentirmi appartenere
A un popolo, a una patria
Porto attorno al collo sul giubbotto in pelle
La kefiah nera bianca e grigia
Mi sono inventato dei compagni
Degli amici che crepano anche loro.

Non ho niente da guadagnare, niente da perdere
Neanche la vita
Amo solo la morte in questa vita di merda
Amo ciò che è rotto
Amo ciò che è distrutto
Amo soprattutto ciò che vi fa paura
Il dolore e la notte...
[1] La Corneuve, comune francese del dipartimento Seine-Saint-Denis, noto per essere una città conflittuale della regione parigina.

[2] Al contrario di quanto poteva sembrare dal verso precedente, non parla del coltello o del pisello, ma del tatuaggio. Tra l'altro il tatuaggio rappresenta una biscia che comunque è un serpente inoffensivo, non certo un cobra.

Nota alla nota: questa interpretazione (trovata su genius) è carina, ma sembra scontrarsi con il fatto che le parole originali sono " c'est moi qu'EST l' plus grand" e non " c'est moi qu'AI l' plus grand". Anche sull'LP originale è scritto così... In questo caso avrebbe ragione Samuele e la frase andrebbe tradotta "nella banda sono io il più grande" (e lui ha 15 anni!). Però così si perde tutto il doppio senso con il verso successivo che era molto divertente...

18/11/2015 - 00:13


Soltanto [in questa canzone] il personaggio si presenta in prima persona e il suo discorso mantiene il carattere di denuncia nei confronti del sistema. Già dal titolo si percepisce il dramma del magrebino emarginato; deuxiéme génération è infatti un termine gergale per indicare i figli degli immigrati magrebini. L'eroe della canzone è un ragazzino di quindici anni e, forse unica volta in Renaud, il personaggio che ha ricevuto la parola dal cantautore dice il proprio nome. Egli ha già il suo "C.A.P." di delinquente ed è il più grande della sua banda. Nella seconda strofa fa una considerazione che è un duro atto di accusa nei confronti della società che lo ospita.

Ancora una volta Renaud attacca il sistema, il quale non condanna alla prigione il giovane delinquente, non tanto per le sue azioni, quanto per la sua età, ma allo stesso tempo non si preoccupa di dargli la possibilità di farsi una vita diversa e uscire dalla sua miseria. E' di nuovo l'ipocrisia e la soluzione demagogica dei problemi che viene denunciata, tanto che il ragazzo, se da un lato descrive la prigione, solo per sentito dire, come un luogo inospitale, subito dopo ammonisce che vivere in mezzo alla strada non è certamente meglio, "parc'que ici tu crois qu' c'est drôle\ Tu crois que la rue c'est les vacances". Sembra qui risentire la voce del giovane col giubbotto di pelle che risponde al "père béret basque" di Les charognards ('77). Il "tu" che pronuncia il magrebino è ancora una volta indirizzato alla Francia intera, senza che però questa volta ci sia un rappresentante a impersonarla. All'interno della canzone non c'è nessuno che si possa identificare col "tu", che diventa allora il destinatario e che si può identificare nella organizzazione della giustizia. Ad essa viene fatta una domanda che, come nell'altro caso, suona piuttosto come una affermazione.

Segue poi il ritornello, dove è descritto cosa significa vivere in una strada, cosa guadagna il giovane non finendo in prigione: "J'ai rien à gagner, rien à perdre / Même pas la vie/ J'aime que la mort dans cette vie d'merde/ J'aime c' qu'est cassé/ J'aime c' qu'est détruit/ J'aime surtout c' qui vous fait peur/ La douleur et la nuit...". L'eroe della canzone prende coscienza della miseria della sua condizione e prova disperazione. Si rende conto che una vita come la sua non ha alcun significato e privo di ogni speranza vede la morte come un mezzo per fuggire la realtà. Una disperazione dettata anche dal fatto di essere un francese figlio di emigrati, che non è riuscito ad integrarsi nella società di cui fa parte. E' un dramma profondo, ma anche un invito indirizzato alla gente per rendersi conto che l'integrazione in Francia è solo formale.

Renaud più di una volta aveva già rappresentato questo tipo di personaggio nella prima fase, basti ricordare il protagonista di Les charognards ('75), che viene definito dal panettiere un "bicot", termine ingiurioso per designare gli indigeni del nord Africa; o il nomade di Salut Manouche ('79). In questo secondo periodo, però, lo sguardo del cantautore non è rivolto al confronto-scontro tra periferia e città, esso si focalizza soltanto sul personaggio rappresentato e sulle sue miserie. Così l'emigrato di seconda generazione si sente straniero nel mondo in cui vive e che non lo accetta, ma allo stesso tempo sente estraneo il mondo da cui provengono i suoi genitori, che egli non ha mai visto e nel quale comunque non riuscirebbe a sentirsi a casa propria.

dalla tesi di laurea di Samuele Montisci

22/11/2015 - 01:05


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