Lingua   

Nella Somalia bella

anonimo


Lingua: Italiano


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Così come avvenuto anche per le ballate anglosassoni, le canzoni popolari non si sa da dove vengano e nemmeno dove andranno a finire. Questo brano, raccolto da Costantino Nigra, come brano popolare piemontese (probabilmente originario della Francia del Sud, e da lì arrivato fino in Portogallo), ma poi diffuso in tutta Italia con il titolo de la sposa morta o Nella [Somalia, Romagna] bella ha come tema quella dell'uomo che parte e poi torna a casa e trova la fidanzata morta. All'inizio è un montanaro o un contadino, nelle versioni più recenti, come queste prime, un soldato che parte per la guerra. A seconda dell'epoca cambia anche la destinazione della guerra. Nella Somalia bella la madre fa una sorta di invettiva contro la guerra, nella versione de La Macina, anche la sposa: quasi una sorta di rimprovero per non aver disertato. In altre versioni il "bravo" soldato chiede il permesso per tornare a casa.


(Nigra 17)

Di questa patetica canzone pubblicai nel « Cimento » del 1854 una prima lezione piemontese, che ebbe l'onore d'una parafrasi poe­tica di Giovanni Prati e d'una traduzione in versi italiani di Antonio Peretti (1). Una lezione dell'alto Monferrato, una emiliana e una del basso Monferrato furono poi stampate da Giuseppe Ferraro, la prima nel 1870, la seconda nel 1877, la terza nel 1888, e una veneta dal Bernoni nel 1873 (2). Giuseppe Ferraro ne diede una traduzione italiana nel giornale d'Alessandria « Eco degli Studenti » del 1865.La canzone è sparsa in tutta la Francia in numerose lezioni. La prima delle due pubblicate da E. de Beaurepaire, e anche quella del­l'Atger (3) sembrano avvicinarsi piú di ogni altra alle lezioni piemon­tesi che si possono riassumere come segue. Gentil galante, che in alcune lezioni è soldato e viene in congedo per vedere la fidanzata o la sposa, sente sonar da lontano le campane. Va a casa, domanda della bella. Gli si risponde che è portata in chiesa per la sepoltura. Egli va in chiesa, ovvero va incontro al corteggio e interroga la morta. Le chiede un bacio. La morta risponde : — E come baciarvi? La mia bocca che era di rose e fiori, sa ora di terra. Il vostro anello l'ho ancora in dito, prendetelo, datelo ad un'altra e pregate Dio per me. Nella lezione dell'Atger la morta dice al fidanzato di dar l'anello alla sorella di lei e di amarla. — Le darò l'anello, egli risponde, ma non potrò amarla. Farò fare un romitaggio e là finirò i miei giorni. —In altre lezioni francesi, l'amante, vista la sposa morta, muore an­ch'esso (4). In quella pubblicata dall'Ampère, e nella seconda del Beaurepaire (5), ove sembra che ci sia confusione con altra canzone, la morta dice che è nell'inferno, dove c'è posto anche per lui se non si ravvede. La lezione pubblicata dal conte di Puymaigre, e quella stampata nella « Mélusine » (6) da F. Bonnardot, concordano colla monferrina e colla veneta, nella conclusione, che fa tornar l'amante al reggimento. In quella pubblicata da Decombe egli dice che vuol esser sepolto vicino alla morta (7).

La canzone, secondo il solito, dalla Francia del mezzodì s'infil­trò in Catalogna, lasciando anche qualche leggera traccia in Porto­gallo (8).Per la connessione che questa canzone può avere colla ballata an­glo-scozzese Lord Lovel e coi canti popolari d'altri paesi che hanno qualche relazione con quest'ultima, la miglior fonte di compara­zione è la prefazione alla ballata suddetta di Francis James Child (9). Il metro, colle solite deviazioni, è di nonari piani e tronchi con asso­nanza sui tronchi.


labachecadellepartiture



Informatore: Pellegrino Turrini, n. 1933
Luogo: Gàggio Montano BO
data ricerca: 1978
ricercatore: Paolo Bernardini
Al Coro "LA ROCCA" di Gaggio Montano BO

Ancora da Gaggio Montano viene questa bella melodia che riveste un tema noto in numerose regioni italiane.
Credo abbia ragione il Conati quando dice che il canto, «quasi certamente opera di cantastorie, non dovrebbe risalire oltre la prima metà dell'Ottocento; ma il nucleo narrativo da cui esso proviene è molto antico ed è verosimilmente quello stesso cui appartengono le varie versioni de "La sposa morta"».
La lezione gaggese si differenzia per una certa sinteticità nel racconto (che altrove si dilunga per oltre dieci strofe), per il luogo verso cui «si va alla guerra» (la Somalia appunto, mentre spesso si parla di Romagna o di Germania) e per il finale un po' meno «giallo» rispetto alle lezioni in cui si rivela che la«madre» ha avvelenato la ragazza.

Notevoli inoltre le diversità fra le linee melodiche che nella presente lezione, così come in quella elaborata per il coro Val Dolo di Toano da Mario Fontanesi col titolo di «Cimitero di Santa Liberata», risultano particolarmente ariose e nel contempo struggenti.
corostelutis.it
O mamma, o mamma dimmelo
dimmi se sei contenta
dimmi se sei contenta
che io vada alla guerra.

Non te lo posso dire
perché non ho il coraggio
perché non ho il coraggio
di vederti partire.

In sella ai suoi cavalli
poi se ne va alla guerra
laggiù, laggiù ai confini
della Somalia bella.

E dopo nove mesi
se ne ritorna indietro
s'incontra alla sua mamma
che se ne vien piangendo.

La tua bella è morta
è morta e sotterrata
laggiù nella cappella
della Santa Nunziata. 

inviata da Donquijote82 - 26/8/2015 - 12:39




Lingua: Italiano

La versione de La Macina , con la partecipazione di Marino Severini in Aedo Malinconico Ed Ardente, Fuoco d'Acque Di Canto vol.2" sebbene intitolato "La sposa morta" riprende questo canto

aedo2
LA SPOSA MORTA

Dimmelo mama mia,
dimmelo mamma cara,
dimmi se sei contenta
che me ne vo alla guerra.

No, questo figlio mio
non te lo posso dire
perché non ho il coraggio
di vederti partire.

In sella al suo cavallo
lui se ne va alla guerra
laggiù al confine
della Romagna bella.

E lui prese il cavallo
se ne ritorna a casa
incontra alla sua mamma
da tanto lei piangeva.

Dimmelo mama mia,
dimmelo mamma cara,
la nova che mi porti
della mia bella dama.

La nova che ti porto
l'è molto cattiva
la tua dama è morta
e l'hanno seppelita

E l'hanno seppelita
è stata sotterrata
là dietro alla cappella
della Santa Nunziata. 

E lui prese il cavallo
e se ne va alla fossa
parlami d'amore
consolami un volta

Come vuoi che ti guardi
che io sto sotto terra
la tua famosa guerra
è stata il mio morire

Non cogliere più rose
non fare più lamenti
lasseme tra i tormenti
lasseme repusare

inviata da dq82 - 26/8/2015 - 13:04




Lingua: Italiano (Piemontese)

La prima che leggeremo è stata raccolta da Costantino Nigra nell'Ottocento in una zona sub-montana del Piemonte (Canavese). È un canto epico-lirico completamente dialettale; ci saranno per questo, certo, molte difficoltà di lettura, ma lo sforzo sarà compensato dall'interesse del documento. Descrive i funerali di una giovane promessa sposa, Catalinotta (Caterina); il fidanzato arresta il corteo funebre e vuole parlare alla morta e baciarla. Lei gli risponde tristemente e gli chiede di riprendersi l'anello, pegno d'amore. La storia è fissata in un tempo non definibile, e vi sono incongruenze, contraddizioni (la morta, ad esempio, parla), salti logici: tutti fenomeni tipici del canto popolare dovuti a contaminazioni tra canti diversi o tra versioni diverse dello stesso canto, od a “vuoti di memoria” che si cristallizzano e diventano definitivi.

Il secondo esempio che darò è più recente. Premetto che negli anni della prima guerra mondiale una enorme quantità di soldati, che erano poi dei contadini reclutati in tutte le regioni italiane, fu ammassata nelle trincee. Lì non soltanto cominciò ad instaurarsi una comunicazione sovradialettale, resa necessaria dalla loro diversa provenienza (e questa è l'origine del così detto “italiano popolare”, ma il patrimonio culturale dei contadini-soldati attraversò enormi mutazioni. Molte canzoni si trasformarono, si adattarono alla nuova situazione, furono tradotte in italiano. Esse passarono al repertorio alpino diffuso in tutta l'Italia settentrionale, e poi al repertorio da osteria. Modificazioni notevoli subì anche il canto “La sposa morta”. Nella versione cantata dai fanti e dagli alpini c'è ancora il motivo del funerale e del bacio, ma il contesto è diverso; protagonista non è più un giovane montanaro, ma un soldato che ha ottenuto la licenza dal comandante, il quale l'ha concessa in cambio di una promessa di ritorno (c'era infatti il rischio che il soldato in licenza disertasse). 

Offro qui di seguito le due versioni, quella dialettale arcaica piemontese e quella risalente al 1915-18, affinché sia possibile confrontarle, e affinché risulti in maniera evidente la capacità di adattamento che costituisce la vitalità del repertorio popolare.
goccedinote

   
LA SPOSA MORTA (Versione arcaica)

Gentil galant sü l'aute muntagne
a l'à sentì le cioche sunè:
- Sarà-lo 'l segn dla Catalinota,
ch'a lé morta da maridè? 
Quand l'è stait su cule coline
a l'à vedü le torce lüzì:
- Sarà-lo furse la lüminaria
ch'a l'acumpagna a sepelì?
O portandin che porte la bela,
o ripozei-ve e pozei-la 'n po'! 
Pozei-la sì sü la violéta,
che ancur na volta la bazerò.
O parla, parla, buchëta morta,
o parla, parla, buchëta d'or!
O dì-me sul che na parolëta,
o dà-me sul che 'n bazin d'amur.
- O cume mai voli-ve che v'parla,
e che vi daga 'n bazin d'amur?
Mia buca morta l'à odur di terra,
ch'a l'era, viva, di roze e fiur.
Vostr'anelin che vui i m'éi dà-me,
guardè-lo sì ch'a l'è 'nt él me dì;
Piè-lo püra e dè-lo a ün'autra,
e tüti dui pregherei për mi.

inviata da Donquijote82 - 27/8/2015 - 10:15




Lingua: Italiano

Traduzione in italiano della versione arcaica
LA SPOSA MORTA

Gentil galante sull'alte montagne 
ha sentito le campane sonare: 
-Sarà il segno (di morte) della Catalinotta, 
che è morta da maritare?
Quando è stato su quelle colline, 
ha visto le torce risplendere: 
- Sarà forse la luminaria 
che l'accompagna a seppellirla? 
O portatori che portate la bella, 
riposatevi e posatela un po'. 
Posatela qui sulla violetta, 
che ancora una volta la bacerò. 
Oh parla, parla, bocchina morta, 
oh parla, parla, bocchina d'oro! 
Oh dimmi solo una parolina, 
oh dammi solo un bacio d'amore!
- Oh come mai volete che vi parli, 
e che vi dia un bacio d'amore? 
La mia bocca morta ha odor di terra, 
che era, viva, di rose e fiori. 
Il vostro anellino che mi avete dato, 
guardatelo qui che è nel mio dito; 
pigliatelo pure e datelo a un'altra, 
e tutti due pregherete per me.

inviata da dq82 - 27/8/2015 - 10:18




Lingua: Italiano

Versione della 1a guerra mondiale
Pena giunto al mio reggimento
una lettera vidi arrivar.
Sarà forse la mia morosa
che si trova sul letto ammalà. (1)
A rapporto, signor Capitano,
se in licenza mi vuole mandà. (2)
La licenza l'hai bell'e firmata
se ritorni da bravo soldà. (3)
Glielo giuro, signor Capitano,
che ritorno da bravo soldà.
Quando fui vicino al paese
le campane sentivo sonar. (4)
Sarà forse la mia morosa
che ho lasciato sul letto ammalà:
Portantina che porti quel morto
per piacere fermati qua. (5)
Se da viva non l'ho mai baciata
or ch'è morta la voglio baciar.
Le sue labbra sapevar di terra
ma i capelli di rose e di fior.
(1) Qui la morte della ragazza è preannunciata dalla lettera e dai timori che essa suscita.

(2) Anche in questo caso, come nel canto arcaico, la narrazione procede per quadri staccati. Il soldato si presenta davanti al capitano (rapporto è la richiesta di colloquio con un superiore, nel linguaggio militare) e gli chiede di partire.

(3)  L'insistenza sul concetto di bravo soldà (soldato leale) può far supporre che questa parte sia stata anteposta al canto tradizionale da chi aveva interesse a far leva su sentimenti di lealtà dei soldati: come dire da qualche ufficiale o da qualcuno favorevole alla guerra. Ma non si tratta che di una ipotesi.

(4)  Comincia qui la parte analoga al canto arcaico.

(5)  Espressioni simili a quelle che nel canto arcaico erano pronunciate dalla morta. Si noti che la morta in questa lezione più recente non parla più, e cade anche il riferimento all'anello.

inviata da Donquijote82 - 27/8/2015 - 10:20


Analoga a questa canzone vi è "Der treue Husar" (in inglese The Faithful Hussar o the Faithful Soldier), prima testimonaninza data da un foglio del 1781

Il bravo soldatino va alla guerra, la sua amata di ammala e muore lontano da lui.
Qui nella versione da Path of Glory di Stanley Kubrick

dq82 - 15/5/2017 - 12:44


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