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La canción quiere

Alfredo Zitarrosa
Lingua: Spagnolo


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[1972]
Parole e musica di Alfredo Zitarrosa
Una milonga presente nel disco intitolato semplicemente “Alfredo Zitarrosa”, inciso in Argentina nel 1972. In Uruguay il disco comparve, censurato, nel 1974 con il titolo “Antología”. La canzone è compresa anche in “Textos políticos”, una raccolta pubblicata in Messico nel 1980.
Testo trovato su Cancioneros.com

Alfredo Zitarrosa
Textos políticos

Nella versione originale, ad un certo punto, alla voce di Zitarrosa se ne sovrappone una recitante che ricorda alcuni martiri della repressione in Uruguay. Difficile individuare i singoli protagonisti, visto che sono indicati solo per nome, ma “Líber” è sicuramente Líber Walter Arce Risotto (1940-1968), il primo studente urugayo a cadere sotto il fuoco dei militari.



Era il 12 agosto del 1968 a Montevideo e gli studenti universitari protestavano contro le misure emergenziali varate dal governo qualche settimana prima. Líber Arce fu ferito da un proiettile esploso senza ragione da un poliziotto, tal Enrique Tegiachi. Colpito all’arteria femorale, sarebbe forse sopravvissuto se avesse ricevuto subito assistenza medica, ma i militari impedirono che i suoi compagni portassero immediatamente Líber in ospedale. Morì due giorni dopo.



Questo fu solo il primo di tanti omicidi di cui si macchiarono le forze di sicurezze uruguaye, prima e durante il periodo della dittatura (1973-1985).
Fruto maduro
del árbol del Pueblo,
la canción mía
siempre porfía.
Puede morir,
pero quiere
cantarle sólo a la Vida,
que no la olvida.
No tiene miedo a la bala,
ni a la bomba,
ni al infierno,
canta "pudiendo".
Lleva en las manos heridas
una flor con una espina,
agua y harina.
Canto del Pueblo que ama,
también canta por dinero
como un obrero.
Sombra de Gancio y de Mora,
de Fernández, de Mendiola,
no canta sola.
Quiere ser flor
y se cierra
como un puño;
que la cuide,
eso me pide.
Nombra la carne horadada
de la Vida más amada,
la desarmada.
[A Arbel, a Líber, a Hugo, a Susana, a Recalde, a Nieto, a Espósito, a Gutiérrez, a Abreu, Cervelli, López y González; obreros y estudiantes, mártires del pueblo, unidos para siempre, y unidos más que nunca en nuestros corazones.]
Fruto maduro
del árbol del Pueblo,
la canción mía
siempre porfía.
Quiere ser flor
y se cierra como un puño;
que la cuide, eso me pide!

inviata da Bernart Bartleby - 28/7/2015 - 10:58



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