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The Ballad of the Deputies

anonimo


Lingua: Inglese


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[1897]
Versi di autore anonimo pubblicati su The Hazelton Daily Standard, il 17 settembre 1897.
Testo trovato sul blog Being But Men, We Walked Into the Trees


Ballata satirica dedicata allo sceriffo James F. Martin e ai “coraggiosi” poliziotti della contea di Luzerne, Pennsylvania, che il 10 settembre 1897 spararono all’impazzata sui minatori – quasi tutti immigrati polacchi, lituani, slovacchi e tedeschi – che a Lattimer erano scesi in sciopero contro le condizioni di sfruttamento in cui erano costretti a lavorare.



In quegli anni di fine 800 la situazione nei bacini minerari americani era tesissima: una massa enorme di immigrati si era riversata negli USA dall’Europa in piena crisi demografica e produttiva; tutta quella manodopera disintegrata e ricattabile aveva fatto scendere le paghe e aumentato l’odio verso i nuovi venuti da parte dei lavoratori nativi; i lavoratori immigrati non solo non erano sindacalizzati ma si prestavano, data la loro situazione di miseria, ad essere utilizzati come crumiri e “strikebreakers” durante gli scioperi…



Fu l’United Mine Workers, organizzazione radicale nata nel 1890, che cominciò faticosamente il lavoro di coscientizzazione e di unione di tutta quella gente così diversa che altrimenti si sarebbe scagliata gli uni contro gli altri.



Nell’agosto del 1897 i padroni delle miniere della contea, situate nella località di Lattimer, vicino ad Hazle Township, decisero un taglio drastico delle paghe accompagnato da un aumento degli affitti per i lavoratori residenti, insieme all’aumento del tragitto dei mulattieri, tutti giovanissimi e quindi più sfruttabili degli altri. Una rissa scoppiata proprio tra i conducenti dei muli e i sorveglianti determinò la discesa in sciopero di un primo contingente di minatori e nel giro di un paio di giorni tutti i pozzi dell’area si fermarono. Anche i lavoratori immigrati presero parte all’agitazione e moltissimi s’iscrissero anche all’UMW, rifiutando gli inviti padronali al crumiraggio.



Le compagnie, sulle prime, per prendere tempo, accolsero le richieste sindacali ma poi si rimangiarono tutto e, visto che le guardie private non erano in numero sufficiente, chiesero man forte allo sceriffo di Luzerne, tal James F. Martin, il quale mise su una squadra di un centinaio di uomini.



Il 10 settembre, un gruppo di scioperanti – 3-400 in tutto, quasi tutti tedeschi e slavi – iniziò una marcia su Lattimer a sostegno dell’UMW. Lungo il percorso i manifestanti subirono più volte l’intimidazione di poliziotti e vigilantes, ma proseguirono il cammino. Giunti a destinazione, lo sceriffo Martin ordinò che il corteo fosse disperso e, quando il minatore che portava l’immancabile bandiera a stelle e strisce fece resistenza al sequestro del vessillo, si scatenò l’inferno: una tempesta di piombo travolse i lavoratori disarmati, uccidendone 19 e ferendono una cinquantina.



Al processo, benchè fosse stato dimostrato che quasi tutte le vittime erano state colpite alle spalle, lo sceriffo James F. Martin e i suoi “eroici” agenti furono tutti scagionati.
Per riportare l’ordine fu necessario l’intervento di 2.500 uomini della Guardia Nazionale, ma ciò non impedì ai familiari degli assassinati di attaccare le residenze dei proprietari delle compagnie e distruggerle.



Il luogo della strage rimase privo di qualsiasi indicazione per 80 anni: solo nel 1972 fu posta una targa ricordo.

I nomi dei morti nella strage di Lattimer: non ce n’è uno inglese, tutti centro europei e un italiano, Giovanni Fotta.
I nomi dei morti nella strage di Lattimer: non ce n’è uno inglese, tutti centro europei e un italiano, Giovanni Fotta.
How proud the deputies must feel
Who took so brave a part
In that conflict where their rifles
Have pierced the manly hearts
Of honest fellow workmen
Without pistol, gun or knife,
Without the smallest weapon
To defend their sacred life.

We cannot forget the bravery
Of those noble warlike men,
Who after shooting victims down
Took aim and fired again.
Oh, noble, noble, deputies
Our heads are bent with shame,
We shake with fear and blush to hear
The list of cowards' names.

Though the press of Philadelphia
May uphold the Sheriff's name,
It makes the crime no lighter
And it lessens not the shame.

The crime you have committed
Leaves a stain forever more
On the fair name of Hazelton
Such as was never known before.
The region is in mourning
For the victims who have died,
In trying to maintain their rights
The rights they were denied.

Beneath the starry banner
Though they came from foreign lands,
They died the death of martyrs
For the noble rights of man.
Oh, noble, noble deputies
We will shout the news aloud,
The Sheriff was a coward
And he led a cowardly crowd.

Can you still live here and witness
The destruction you have wrought,
Where you'll hear the little orphans
Mourning o'er their fateful lot?
And hear their widowed mothers
Crying for the ones they loved,
And praying prayers of vengeance
To the Mighty One above.

If the courts of justice shield you
And your freedom you should gain,
Remember that your brows are marked
With the burning brand of Cain.
Oh, noble, noble deputies
We always will remember,
Your bloody work at Lattimer
On the 10th day of September.

inviata da Bernart Bartleby - 16/4/2015 - 15:50


Anche nella battaglia del Little Bighorn c'era un italiano caduto. Tutti e nove che l'hanno participato alla mischia suonvano qualche strumento a quanto pare. Prefebilmente la tromba.

Gli italiani della battaglia

Le fonti militari indicano i nomi di almeno nove italiani che parteciparono alla battaglia del Little Bighorn. Nell'esercito di Custer vi erano il nobile bellunese Carlo Di Rudio, il libraio genovese Agostino Luigi Devoto, il romano Giovanni Casella, il napoletano Francesco Lombardi, il trombettiere campano Giovanni Martini, il torinese Felice Vinatieri a capo della Banda musicale del Settimo Cavalleggeri e ancora Alessandro Stella, Giuseppe Tulo, e Francesco Lambertini. Ve n'erano certo altri di cui oggi si è persa memoria.

Il trombettiere campano Giovanni Martini (John Martin; 1853-1922) fu l'unico soldato scampato della colonna di Custer. Il giovane emigrato, ex tamburino garibaldino nella campagna in Trentino del 1866 e a Mentana nel 1867, deve la vita allo stesso Tenente Colonnello che gli ordinò di correre a chiedere aiuto al capitano Benteen, prima che l'intera colonna venisse circondata ed annientata. Tra i caduti al fianco di Custer vi fu certamente l'italiano Alessandro Stella.

Tra gli ufficiali della colonna di Reno vi fu invece il conte Carlo Di Rudio (1832 - 1910), che Reno chiamava con disprezzo "il conte che non conta", un mazziniano bellunese costretto all'esilio per la sua partecipazione al fallito attentato contro Napoleone III di Francia. Durante la ritirata di Reno, rimase intrappolato nel boschetto dove restò per 36 ore, ricongiungendosi con Reno solo quando la battaglia era praticamente finita. Anche Giovanni Casella e Agostino Luigi Devoto sopravvissero alla battaglia, essendosi la loro unità di salmerie aggregata alla colonna di Reno.

Felice Vinatieri (1834-1891), musicista e compositore di origine torinese, era il direttore della banda musicale del battaglione, ma la banda non partecipò direttamente agli scontri essendo stata assegnata al reparto d'appoggio dislocato sul battello Far West, ormeggiato sulle sponde del fiume Powder. Anche Francesco Lombardi e Francesco Lambertini non presero parte alla battaglia perché confinati in infermeria, probabilmente a bordo della stessa nave.

http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_del_Little_Bighorn

howgh

krzyś - 17/4/2015 - 07:32


Nel fratempo si costruisce i nuovi orrori

http://pishor.strefa.pl/WTC/korczak%20z%202.jpg

krzyś - 17/4/2015 - 07:37


Ma cosa c'entra qui Little Bighorn, si può sapere?!?

B.B. - 17/4/2015 - 09:56


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