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Cancionero de Durruti: 1. Durruti, Ascaso y García Oliver

Chicho Sánchez Ferlosio


Lingua: Spagnolo


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Coplas populares [1936]
Canzone popolare in forma di coplas [1936]
Interpretazione di José Antonio ("Chicho") Sánchez Ferlosio
da Que la tortilla se vuelva

Chicho Sánchez Ferlosio e Paco Ibáñez.
Chicho Sánchez Ferlosio e Paco Ibáñez.
Buenaventura Durruti.
Buenaventura Durruti.




Pochi anni prima di morire, "Chicho" Sánchez Ferlosio si dedicò a raccogliere le canzoni popolari su Buenaventura Durruti, facendone un disco intitolato Que la tortilla se vuelva - Cancionero de Durruti. ("Si rigiri la frittata - Canzoniere di Durruti"). Proponiamo quelle che siamo riusciti a trovare, attorno al Settantesimo anniversario del suo assassinio (20 novembre 1936, ore 6 del mattino).

E' esistito anni fa, a Firenze, un
Gruppo Durruti. Qualche notizia se ne ha a questa pagina (scaricare il documento .doc dal link di Google); vi è, in questo documento, una persona alla quale vorrei dedicare tutto questo. Senza altre parole; ma con il cuore. [RV]



I funerali di Durruti. Madrid, 22 novembre 1936.
I funerali di Durruti. Madrid, 22 novembre 1936.
Sulla bara è stesa la bandiera anarchica, rossa e nera. I compagni la portano sulle spalle, sembra che l’accarezzino con la guancia. Le migliaia di bandiere del corteo, rosse, rosse e nere, nere con la “A” rossa, formano come una gigantesca rastrelliera di lance, le facce sono minacciose, il dolore si mescola alla rabbia.
Il funerale di Franco Serantini, martedì 9 maggio 1972: un misto di sfacelo e di orgoglio, di tensione e di consapevolezza che ancora una volta è finita, per uno, forse per tutti. Ci sono i ragazzi delle manifestazioni, delle marce, dei sit-in, della protesta, coi giubbotti, i maglioni, i blue-jeans, le barbe, i berretti cinesi, ci sono gli anarchici di tutta la Toscana, alcuni, i più anziani, con i cravattoni neri, ci sono il sindaco, i deputati della sinistra, i sindacalisti, i comunisti, i socialisti, i giovani repubblicani.
Una ragazza assorta, che cammina proprio davanti alla bara, tiene con le due mani un mazzo di gladioli rossi. I netturbini reggono la loro corona, un’altra corona la portano i ragazzi del riformatorio. La corona della giunta comunale è di calle bianche, tenuta alta dai vigili urbani. I detenuti del Don Bosco hanno inviato delle margherite, dalla massa di teste spuntano cuscini di viole, di rose, di garofani.

Franco Serantini.
Franco Serantini.
Quelli di Lotta Continua sono venuti da piazza San Silvestro marciando in migliaia attraverso mezza città, con bandiere tutte uguali, dall’asta di legno chiaro, in corteo dietro un enorme striscione rosso, teso a pochi centimetri da terra: Franco rivoluzionario anarchico ASSASSINATO dalla “GIUSTIZIA” BORGHESE.
Il funerale si muove dall’obitorio davanti all’Orto Botanico in via Roma. Serantini è rimasto per molte ore nudo, il suo vestito era stato sequestrato per la perizia e lui non ne possedeva un altro. Poi è arrivato un compagno con una giacca, un paio di pantaloni e una rosa rossa da mettergli sul petto.
La città è partecipe, dolente, il popolo porta fiori, le donne sostituiscono la madre ignota e piangono il figlio di nessuno. Il corteo, che svolta nel Campo dei Miracoli è di una cupa suggestione. Il rosso e il nero delle bandiere e le migliaia di pugni levati verso il sole pomeridiano fanno sembrare ancora più candido e immoto il marmo della cattedrale, della torre, del battistero e più morbido il verde del prato. C’è un’atmosfera di attesa solenne, c’è un gran silenzio rotto dal rullare dei passi.

“No, non erano funerali regali, erano funerali popolari. Nulla in essi era ordinato, tutto avveniva spontaneamente, in modo improvvisato. Erano funerali anarchici, ecco la loro maestà. Talvolta bizzarri, essi restano pur sempre grandiosi, di una grandiosità strana e lugubre.”
(Barcellona, novembre 1936, i funerali di Buenaventura Durruti).

“Quando è uscita la bara, molti hanno salutato col pugno chiuso. In via Paravia la polizia, in borghese, ha fatto sciogliere il corteo; ma alcuni gruppi di persone sono andati in macchina fino a Musocco. In piedi davanti alla fossa n. 434 del campo 76, i compagni del morto hanno cantato L’Internazionale e Addio Lugano bella. E’ difficile da raccontare. Faceva sempre più freddo. Venendo via con Franco Fortini, Vittorio Sereni e altri amici, abbiamo visto il gruppo dei poliziotti che s’era fermato in un altro viale, al di là di una fila di tombe, e aspettava chissà cosa. Mi è parso, così da lontano, che fossero tutti vestiti di nero.” (Milano, dicembre 1969, i funerali di Giuseppe Pinelli, di Giovanni Raboni).

Francisco Ascaso e Durruti. La didascalia della foto, in lingua finlandese, recita: "Francisco Ascaso, Durruti e le loro compagne".
Francisco Ascaso e Durruti. La didascalia della foto, in lingua finlandese, recita: "Francisco Ascaso, Durruti e le loro compagne".
Le saracinesche dei negozi sono abbassate, molti portoni sono chiusi, la polizia e i carabinieri sono nascosti in dodici autocarri fermi verso Madonna dell’Acqua e in quarantadue autocarri sulla strada di San Rossore. Seguono i funerali da vicino solo agenti e funzionari in borghese su macchine civili.
Gli abitanti del Cep sono venuti quasi tutti. Sono venuti anche i compagni di scuola e i loro genitori più poveri. I professori sono invece presenti in pochi, c’è il professor Figus, la professoressa Montella, qualcun altro.
C’è Renzo Vanni, Luciano Della Mea, ci sono i Caleca, i Podio-Guidugli, i Prampolini. C’è Soriano Ceccanti sul suo carrozzino da invalido spinto da due ragazze, c’è Sauro che non si vuole staccare dalla bara e Valeria che da quel giorno sarà anarchica anche lei.

Marciano nel corteo migliaia e migliaia di persone. Tra loro anche quelli che Franco salutava ogni giorno, su e giù per il corso Italia e il Borgo Stretto e che ora si sono ricordati di quel ragazzo col motorino blu.
Pianto da un’intera città come un eroe caduto, il funerale è l’unico dono che abbia avuto dagli uomini: quella di Serantini è anche la storia di un giovane che solo nella disperata morte realizza la sua personalità.
Il corteo imbocca la via Pietrasantina che conduce diritto al cimitero suburbano. Una strada che Franco conosceva bene, il bar Vezio, la lavanderia, la trattoria Buzzino, il passaggio a livello, il cimitero di macchina, il cimitero vero.
Davanti al camposanto, un vecchio anarchico, Cafiero Ciuti, dice poche parole commosse. E’ un ferroviere in pensione. Ardito del popolo nel ’21, licenziato dai fascisti nel ’24. Si rivolge a Serantini con semplicità, come se ci fosse: “Franco, siamo qui. Ti siamo sempre stati vicini, la tua lotta è stata la nostra lotta”. Poi intona l’Internazionale e tutti levano il pugno.
Vicino alla fossa parlano un militante di Lotta Continua e un anarchico del Gruppo Durruti di Firenze. La folla, poi, se ne va per i viali. Gli anarchici cantano piano una loro canzone: “Figli dell’officina o figli della terra, già l’ora si avvicina della più giusta guerra…”

Corrado Stajano, Il Sovversivo, vita e morte dell’anarchico Serantini, Einaudi, 1972, pp. 85-87 (Capitolo XIII).
Historia de tres amigos
De la dulce libertad:
Si se hicieron anarquistas,
No fue por casualidad.

Buenaventura Durruti
Ascaso y García Oliver
Llamados Los Solidarios
Que desprecian al Poder

Buscados y perseguidos
Por el campo y la ciudad,
Si acabaron en la cárcel,
No fue por casualidad.

Buenaventura Durruti
Ascaso y García Oliver:
Tres hojas de trébol negro
Contra el viento del Poder.

Siguiendo con su costumbre
De burlar la Autoridad,
Si cruzaron la frontera
No fue por casualidad.

Buenaventura Durruti
Ascaso y García Oliver:
La negra sombra del Pueblo
Contra el brillo del Poder.

Después de una temporada,
Se volvieron para acá,
Si temblaron los burgueses
No fue por casualidad.

Buenaventura Durruti
Ascaso y García Oliver:
Tres balas negras de plomo
Apuntando hacia el Poder.

inviata da Riccardo Venturi. 70° anniversario dell'assassinio di Durruti. - 21/11/2006 - 18:19



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
21 novembre 2006

Carlo Carrà: I funerali dell'anarchico Galli.
Carlo Carrà: I funerali dell'anarchico Galli.
DURRUTI, ASCASO E GARCÍA OLIVER

E’ la storia di tre amici
della dolce libertà:
Se diventarono anarchici
non fu certo per caso.

Buenaventura Durruti
Ascaso e García Oliver,
detti “I Compagni”
che disprezzano il Potere

Ricercati, perseguitati
per campagne e per città,
se finirono in galera
non fu certo per caso.

Buenaventura Durruti
Ascaso e García Oliver:
Tre foglie di trifoglio nero
contro il vento del Potere.

Continuando com’erano soliti
a burlarsi dell’autorità,
se passarono la frontiera
non fu certo per caso.

Buenaventura Durruti
Ascaso e García Oliver:
la nera ombra del popolo
contro il bagliore del Potere.

E dopo qualche tempo
se ne tornarono in qua:
se tremarono i borghesi
non fu certo per caso.

Buenaventura Durruti
Ascaso e García Oliver:
tre palle nere di piombo
puntate contro il Potere.

21/11/2006 - 22:03


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