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Gilles Servat


Lingua: Francese


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[1979]
Parole di Gilles Servat
Musica di Daniel Potet
Nel disco intitolato “L'or et le cuivre”

L'or et le cuivre

Canzone dedicata ad Anastasio Somoza DeBayle (1925-1980), ultimo dittatore della dinastia dei Somoza, scritta poco prima del trionfo della Rivoluzione Sandinista in Nicaragua.



Anastasio Somoza scappò da Managua il 17 luglio 1979 e venne accolto in Paraguay dall’amico Alfredo Stroessner. Ma non riuscì a godersi a lungo l’esilio dorato: il 17 settembre del 1980, mentre sulla sua auto blindata percorreva l’Avenida Generalísimo Franco (così era chiamata allora l’attuale Avenida España) ad Asunción, Somoza venne giustiziato da un commando dell’Ejército Revolucionario del Pueblo (ERP), un gruppo guerrigliero argentino. L’auto fu crivellata a colpi di M-16 ma ad assestare il colpo finale, con un lanciagranate RPG-2, fu un guerrigliero nicaraguense di nome José Mendoza Silva, detto “Chepe” (1962-1989).



“Chepe” era nato nel 1962 a Santiago del Cile ma aveva vissuto in Nicaragua, dove era stato giovanissimo combattente tra i Sandinisti. Quando partecipò all’assassinio di Somoza era un guerrigliero già esperto di soli 18 anni. In seguito José Mendoza continuò a combattere la Contra finanziata dagli USA e fu tra i 32 guerriglieri del Movimiento Todos por la Patria che morirono a Buenos Aires il 23 gennaio del 1989 nel corso di un assalto ad un quartier generale dell’esercito argentino. Era il periodo appena successivo alla fine della sanguinaria dittatura di Videla e soci ma i militari ancora dettavano legge e i reparti speciali, i “Carapintadas”, stavano preparando l’ennesimo golpe. “Chepe” e suoi vecchi compagni di lotta provarono un’azione eclatante ma furono sopraffatti dalla reazione, attuata addirittura con bombe al fosforo. Molti guerriglieri si arresero ma furono giustiziati sommariamente. Altri militanti dell’organizzazione furono in seguito arrestati e torturati e in nove desaparecieron



José Mendoza non fu soltanto combattente ma anche poeta: sua la raccolta di “poesía de campaña” intitolata “Cuerpo a tierra”.
Dans l’marbre de tes cabinets
Au saint des saints de ton palais
Posé sur ta cuvette en or
C’que tu fais n’sent pas plus mauvais
Que ce que chacun de nous fait
Quand il s’assoit pour pousser fort
Derrière une porte bien fermée
Ou bien sous un arbre dehors
Ça parait bizarre mais c’est vrai
Ta merde ne sent que la merde
Ta merde ne sent que la merde

Et dans tes veines quoi qu’on en pense
Ce qui coule ce n’est que du sang
Du sang banal sans différence
Avec celui en moi coulant
Du sang d’homme tout simplement
Qui coagule normalement
Et qui charrie dans son sérum
Des globules rouges des globules blancs
Ça parait bizarre et pourtant
Ton sang n’est sans doute que du sang
Ton sang n’est sans doute que du sang

Quand tu t’approches de ta maîtresse
Ou de ta femme on n’sait jamais
J’te vois plutôt avec un fouet
En train de lui blesser les fesses
Mais si ça s’trouve tu la caresses
En faisant attention a elle
En lui disant des mots d’amour
Et tu les penses peut-être bien
Aussi bizarre que ça paraisse
Il se peut qu’elle te trouve humain !
Il se peut qu’elle te trouve humain !

Mais dans ton cerveau qu’est-ce qu’il y a
Qui t’fais brûler l’Nicaragua
Ton pays qui n’veut plus de toi ?
Etait-ce en germe sous ton crâne
On n’l’a pas vu à ta naissance
Et ça n’a éclos que plus tard
Lorsque tu as eu la puissance
Ou alors est-ce le pouvoir
Qui transforme ceux qui le possèdent
Et qui rend fous ceux qui le perdent ?
Et qui rend fous ceux qui le perdent ?

100.000 personnes sous les avions
Ton propre peuple sous le napalm
Pour continuer à dominer
Des cadavres et des militaires
Les autres ont du se réfugier
De l’autre côté de la frontière
Dans des camps où la maladie
Les fait mourir comme des mouches
Tandis que toi dans ton grand lit
Pour t’endormir quand tu te couches
Tu comptes les morts Somoza !
Tu comptes les morts Somoza !
Tu comptes les morts Somoza !

inviata da Bernart Bartleby - 9/1/2015 - 12:05



Lingua: Italiano

Versione italiana di Flavio Poltronieri
POTERE

Nel marmo dei tuoi gabinetti
Nel tempio del tuo palazzo
Seduto sulla tua tazza in oro
Ciò che fai non ha più cattivo odore
di quello che fa ciascuno di noi
Quando si siede per spingere forte
Dietro una porta ben chiusa
O all'aperto setto un albero
Può sembrare strano ma è vero
la tua merda non sa che di merda
la tua merda non sa che di merda

E nelle tue vene qualsiasi cosa si pensi
Ciò che scorre non è che sangue
Sangue banale senza differenza
Da quello che scorre in me
Sangue d'uomo semplicemente
Che coagula normalmente
E che trasporta nel suo siero
Dei globuli rossi dei globuli bianchi
Può sembrare strano ma comunque
Il tuo sangue non è senza dubbio che del sangue
Il tuo sangue non è senza dubbio che del sangue

Quando ti avvicini alla tua amante
O alla tua tua donna non si sa mai
Ti vedo piuttosto con una frusta
Mentre le colpisci le chiappe
Ma se capita che tu l’accarezzi
Rivolgendole delle attenzioni
Dicendole delle parole d'amore
E tu le pensi forse anche
Per così strano che possa sembrare
Può essere che lei ti trovi umano!
Può essere che lei ti trovi umano!

Ma nel tuo cervello cosa c'è
Che ti fa bruciare il Nicaragua
Il tuo paese che non vuole più saperne di te?
È un germe sotto il tuo cranio
Non lo si è visto alla tua nascita
E si è schiuso più tardi
Quando hai avuto la potenza
O allora è il potere
Che trasforma chi lo possiede
E che rende folle chi lo perde?
E che rende folle chi lo perde?

100.000 persone sotto gli aerei
Il tuo popolo sotto le bombe al napalm
Per continuare a dominare
Dei cadaveri e dei militari
Gli altri hanno dovuto rifugiarsi
Dall'altra parte della frontiera
Nei campi dove la malattia
Li fa morire come mosche
Mentre tu nel tuo grande letto
Per addormentarti quando ti corichi
Conti i morti Somoza!
Conti i morti Somoza!
Conti i morti Somoza!

inviata da Flavio Poltronieri - 12/1/2015 - 21:55


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