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Horizon

Détroit


Lingua: Francese


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(2013)
Album: "Horizons"

Pascal Humbert et Bertrand Cantat


L'inserimento di questa canzone è destinato sicuramente a fare discutere. Perché proviene dalla penna e dalla voce di Bertrand Cantat, l'ex cantante dei Noir Désir. Scontati cinque anni di galera in seguito all'omicidio di Marie Trintignant e dopo una breve reunion con il suo vecchio gruppo per la pubblicazione di Gagnants / Perdants, Cantat ha formato con il vecchio amico Pascal Humbert un nuovo progetto, Détroit (il nome del gruppo non ha niente a che vedere con la Motor City ma significa "stretto" in francese).

In un sito dove appare un percorso intitolato "Violenza sulle donne: come e peggio della guerra" è giusto dare spazio alla voce a un artista che è anche - indubbiamente - un bastardo violento, un assassino, un pazzo?

Forse no. Però nel sito abbiamo anche un percorso chiamato Dalle galere del mondo che raccoglie moltissime canzoni che si oppongono all'istituzione del carcere. Questa canzone, che è una descrizione dell'universo carcerario da parte di chi l'ha vissuto in prima persona, sta a ricordarci che non si finisce in galera solo per aver danneggiato un compressore o per immigrare in Europa senza i documenti, ma anche per aver commesso i crimini più odiosi e condannabili.

Non fa mai notte / sotto questo giorno di neon...
Combien de temps déjà
Combien de temps passé dans ce tunnel sous le coup de sang
Pas éternel
Éternellement enfoui derrière la porte close
Et la vitre sans tain
La peau de quartz verre

Il ne fait jamais nuit
Sous ce jour de néon
Mais l'aiguille en surgit
Sous les paupières closes

Parfois la porte s'ouvre
Pour aller faire tourner ton fantôme sur lui-même
Sous un ciel barbelé
Quartier de sol glacé de haute sécurité
Et ce soir les chiens ninjas
Hurleront de ce sol

Je sais qu'il faut se taire
Au loin le tonnerre gronde
Éradiqué du Monde
évincé de la Terre

Cherche ton horizon
Entre les cloisons

Le rythme carcéral passe par la tuyauterie
Un dialogue de misère pourrait dire qu'on est en vie
Ou bien qu'on fait comme si
Et qu'on sait que ça n'a plus ni le moindre sens
Ni la moindre importance

Qui de ma tête ou de mon cœur va
Imploser comme une étoile
Quel débris ou quel morceau de moi
D'abord, te rejoindra, te rejoindra

Cherche ton horizon
Entre les cloisons

Au dehors le spectacle abjecte continue
Et tous les doigts pointés en déluge de papier
Envahissent les avenues
Et tentent de boucher les pores de nos peaux
Prière pour que jamais ils n'y arrivent tout à fait

Cherche ton horizon
Traverse les cloisons

inviata da CCG Staff - 22/10/2014 - 23:14



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
24 ottobre 2014.

Due parole del traduttore, e forse anche tre. Poiché si tratta di un testo veramente arduo, in chiara forma di stream of consciousness, avverto che la traduzione è accompagnata da una serie di note che solo in parte sono « esplicative », mentre in alcuni punti riflettono le mie personali impressioni (che possono essere, ovviamente, diverse da quelle di altri). Proprio a tale proposito avverto anche che eventuali commenti esterni del tipo « la traduzione è sbagliata » o roba del genere saranno stavolta cassati senza pietà e sostituiti dall'invito pressante o a fornire una traduzione alternativa, o a andare al diavolo. Si tratta probabilmente della prima traduzione su questo sito per la quale ho dovuto servirmi anche di un dizionario tecnico, ma la cosa non mi stupisce : negli universi chiusi, concentrazionari, privi della minima libertà, l'attenzione ai dettagli tecnici di ciò che circonda viene spinta al massimo grado, probabilmente per non impazzire. Ciò detto, alcune considerazioni.

In questo sito, con tutta probabilità, Bertrand Cantat non è l'unico autore/artista che si è macchiato di un crimine orrendo. Per questo suo crimine, sembra aver pagato da un lato meno di altri (la sua detenzione è stata, tutto sommato, abbastanza breve) e, dall'altro, più di altri nel senso dell'autentico stigma che si è « guadagnato » -probabilmente perché, essendo un autore decisamente impegnato, anti-sistema e che rivestiva in Francia un ruolo pubblico, vedasi l'affare Vivendi-Jean-Marie Messier, il fatto che abbia commesso un volgare femminicidio da ultimo dei ragionieri che giocano a videopoker e ammazzano la moglie è stato percepito come un tradimento (« hai visto quello, faceva tanto il progressista illuminato anti-tutto e poi ha fatto fuori la compagna » o roba del genere). Poiché ai tempi dei fatti vivevo in Francia, posso assicurare che i discorsi che si sentivano erano invariabilmente di questo tenore, da parte dell' « homme de la rue » ; la stessa mia compagna di allora, francese, era comprensibilmente arrabbiata e delusa essendo fra l'altro una « fan » dei Noir Désir, e di vecchia data. Si deve aggiungere a tutto ciò anche una cosa peculiare francese : i Noir Désir, e Cantat in primis, contestavano il sistema pur standoci dentro, e facendo pienamente parte dello « star system ». Lo stesso Cantat contestò duramente, in occasione del premio « Victoires de la Musique » del 2002, Jean-Marie Messier, il faccendiere a capo della Vivendi Universal ; ora, il fatto è che i Noir Désir erano precisamente sotto contratto proprio con la Vivendi. Sono cose di cui si fatica a rendersi conto, e che aggiungono acqua al mare. Spiegano anche l'accanimento, mediatico e popolare, riservato a Cantat dopo quel che ha fatto (mentre era in galera, degli ignoti gli dettero persino fuoco alla casa). Fatto sta, che dopo più di dieci anni, se ne continua a parlare ; a differenza delle centinaia di femminicidi quotidiani, in Francia, in Italia e dovunque, che esauriscono la notizia in mezza giornata, oramai accettati come ineluttabilità giornaliera. D'altra parte, si è caduti anche, per quanto riguarda Cantat, nel cosiddetto « maledettismo » : è evidente che Cantat sarà segnato per sempre, e se ne rende pienamente conto.

Per questi e altri motivi, sono pienamente favorevole a dargli voce qua dentro, e massime con una canzone come questa. Condivido in linea di massima le considerazioni espresse nell'introduzione, ma con alcuni distinguo. Qui si è veramente davanti alla nudità dell'uomo prigioniero, e solo. Solo non esclusivamente per essere rinchiuso in una galera, ma anche perché avverte precisamente quel che avviene all'esterno e all'eliminazione generalizzata cui è sottoposto. « Opporsi all'istituzione del carcere » non è semplice, considerando appunto per che cosa vi si può finire ; intanto, però, finire in galera equivale sempre più spesso a una condanna a morte (altra cosa alla quale ci si oppone in questo sito) : ad esempio, è di pochi giorni fa la notizia dell'imprenditore che ha ucciso a revolverate due suoi ex dipendenti albanesi che reclamavano i soldi che erano loro dovuti, e che si è suicidato in cella. Centinaia di detenuti si suicidano ogni anno. Quanto si sarebbe davvero pronti a « opporsi al carcere », mettiamo, per il tizio che stupra e uccide una bambina ? E, più in generale, che cosa significa « opporsi al carcere » come istituzione ? Si propongono « misure alternative » oppure si inserisce la questione in un'ottica più generale di sistema e sociopolitica ? Si è davvero pronti a comprendere, slegando (a fatica) la « punizione » dal « crimine » ? E se toccasse a te, sia di essere la vittima che il carnefice ? Il caso Cantat, se ha avuto una funzione ben precisa, ha avuto quella di mettere in evidenza che può succedere a tutti, ma proprio a tutti. Anche senza essere, o essere stati, « assassini bastardi, maledetti e pazzi » ; anzi, direi che la proporzione di crimini terrificanti commessi da « persone normali » riempie le cronache, e che ci sia ben più da preoccuparsi del vicino di casa (come si diceva anni fa : « E' meglio l'erba del vicino, o il vicino di Erba ? ») che di Bertrand Cantat. E i famosi Olindo e Rosa, cosa penseranno in galera  (dato che, perdipiù, si sono presi tutti e due l'ergastolo) ? Inviterei a pensare a tutte queste cose, e a pensarci bene, prima di dichiarare di « opporsi alla galera ». Ho riscontrato (anche su me stesso) che a « opporsi alla galera » è quasi sempre chi ne è fuori, e che non c'è mai stato, dentro. Chi è stato o chi è dentro, invece, si ritrova, come Cantat, a confrontarsi, da solo, con tutta una serie di cose ; non stupisce che tenda a raccontare scrivendo. Non ha altra possibilità, al di là di ciò che ha commesso. Di fronte alle parole di chi si esprime in tali condizioni, si è allora obbligati a essere onesti con se stessi, e senza indugi ; tanto più in tempi di forcaiolismo generalizzato, di « certezza della pena » e di altre cose del genere, e tenendo conto del cospicuo numero di forcaioli e giustizieri da bar che, una volta preso il caffè, hanno massacrato la moglie o violentato la quattordicenne. Opporsi al carcere significa parecchie cose, ad esempio essere sempre pronti ad accettare e comprendere le parole e i pensieri di chi è dentro, anche degli stessi forcaioli da bar finiti poi in galera. E di Bertrand Cantat, del fascista stragista (penso a ciò che hanno scritto, che so io, Francesca Mambro e Valerio « Giusva » Fioravanti) e delle persone che ti stanno più vomitevolmente odiose. Tutto questo senza remore, affinché una presunta « opposizione » si trasformi realmente in qualcosa di più vasto che vada, finalmente, alla radice del problema ed alle cause che producono i crimini al di là della « pazzia » personale, che troppo spesso è un pretesto. E' bene ricordarsi che si paga una vita intera per il male commesso in un minuto, quando non lo si paga (spesso) con la morte. Ed è bene ricordarsi che la galera non ha mai « cambiato » o « redento » nessuno, a partire dalle ciance costituzionali. La domandaccia finale, che rivolgo a tutti, è questa : ma sareste, saremmo davvero pronti a rinunciare alla galera, perché « opporsi » questo significa, senza nemmeno sapere con che cosa essa debba essere « sostituita » dato che il crimine esisterebbe sempre, forzatamente, in un sistema globale che è basato sul profitto, sullo sfruttamento, sulla prevaricazione costante personale, collettiva e di genere ? Ognuno si dia la risposta che desidera.

Quanto alla canzone in sé, è bellissima e tragica. Esprime precisamente ciò che percepisce e prova una persona rinchiusa. Le lancette dell'orologio che si intravedono dalle palpebre chiuse : in carcere ci si stordisce di sonno. Fantasmi solo apparentemente vivi, solo biologicamente. Le tubazioni che scandiscono il ritmo carcerario : un particolare che sembra astratto solo a chi non è stato dentro . Dallo scorrere dell'acqua nelle tubazioni si percepisce ciò che accade, invariabile, segnato da orari prestabiliti. La fredda luce al neon costantemente accesa. Il carnefice che rivolge un pensiero, allucinante, alla sua vittima : quale maceria di me ti raggiungerà per prima? E, si badi bene, tale pensiero è lontanissimo dal « pentimento » o, peggio, dal « perdono » di matrice viscidamente cattolica. E' un pensiero di chi ha dato distruzione e di chi si aspetta, e sta vivendo, la distruzione a sua volta, senza altra possibilità. E di chi sa che, comunque, la galera non terminerà affatto uscendo ; galera sarà per sempre. Lo « spettacolo abietto » dell'annichilimento mediatico, nel quale tutti si gettano come iene sulla carogna ; e la carogna, che sta scrivendo, si augura solo che tale annichilimento « non riesca del tutto », perché, e sarebbe bene che lo capissimo una buona volta, riguarda tutti. Tutti vi siamo soggetti e potremmo ritrovarci noialtri, anche domani, a dover scrivere certe cose. Senza contare, naturalmente, come scrive giustamente l'autore dell'introduzione, che in galera ci si finisce per aver messo fuori uso un compressore o per non avere documenti ; e, a volte, persino senza aver fatto nulla. E, a volte, per aver fatto di tutto. Ma, dipendesse da me, metterei nel sito, senza pensarci un momento, anche un'eventuale canzone scritta da Salvatore Riina, da Bernardo Provenzano o da chiunque si trovi attualmente, metti caso, al 41 bis. Da Nadia Desdemona Lioce, da Donato Bilancia, da Olindo Romano e Rosa Bazzi, da qualsiasi ergastolano perché ergastolano fu anche l'amatissimo Gaetano Bresci, tanto per fare un nome, che tante e belle e sentite canzoni ha qui dentro, compresa una scritta da me. E da Bertrand Cantat, assassino della sua compagna, disprezzato, morto. [RV]
ORIZZONTE

Quanto tempo oramai
Quanto tempo passato in questo tunnel in preda a un'emorragia cerebrale
Non eterna
Per sempre sepolto dietro alla porta chiusa
E al vetro unidirezionale 1
La pelle di vetroquarzo

Non fa mai notte
In questo giorno al neon 2
Ma s'intravede la lancetta
Sotto le palpebre chiuse

A volte la porta si apre
Per andare a far girare il tuo fantasma su se stesso
Sotto un cielo spinato 3
Pezzo di terreno ghiacciato di massima sicurezza 4
E stasera i cani ninja
Urleranno da questo terreno

So che bisogna tacere
Lontano romba il tuono
Sradicato dal Mondo
Divelto dalla Terra

Cerca il tuo orizzonte
Tra le pareti delle celle

Il ritmo carcerario passa dalle tubazioni
Un miserevole dialogo potrebbe dire che si è vivi
Oppure che si fa finta di vivere 5
E che si sa che questo non ha né il minimo senso
E né la minima importanza

Chi dalla mia testa o dal mio cuore 6
Imploderà come una stella 7
Quale maceria o quale pezzo di me
Ti raggiungerà per primo, ti raggiungerà

Cerca il tuo orizzonte
Tra le pareti delle celle

Fuori continua lo spettacolo abietto 8
E tutti i diti puntati sotto forma di diluvio di carta stampata
Invadono le strade 9
E tentano di tappare i pori della nostra pelle
Vi prego, che mai riescano a farlo del tutto

Cerca il tuo orizzonte
Attraversa le pareti delle celle
NOTE E IMPRESSIONI

[1] Propriamente, il glace sans tain è lo « specchio segreto », privo di foglia, che permette la specchiatura da un lato mentre dall'altra permette la visione di ciò che si trova dall'altro lato. Di conseguenza, la vitre sans tain è la vetrata sfumata dall'interno, ma che invece permette la perfetta visione dall'esterno. Tipica vetrata carceraria, per la quale si è usata qui la definizione tecnica di « vetro unidirezionale ».

[2] E' da generalizzato regolamento carcerario che, in cella, la luce artificiale resti costantemente accesa. Causa di sconvolgimento del normale ritmo circadiano, il cosiddetto « orologio biologico », con tutte le conseguenze cliniche, gravissime, che ciò comporta. Un semplicissimo particolare che fa capire che il carcere non « tende alla rieducazione », ma alla distruzione del condannato.

[3] Alla fine ho scelto di tradurre alla lettera : les barbelés è il filo spinato dei lager e delle galere. Avevo pensato a « cielo reticolato », « cielo di filo spinato », ma poi è stato meglio lasciare la terribile metafora.

[4] Difficile riprodurre i doppi sensi di questo verso. Quartier è sì « pezzo, lotto di terreno » (quartier de sol « lotto di terreno ») ma è anche, ovviamente, il « quartiere » in senso militare.

[5] Così ho tradotto l'originale ellittico, qu'on fait comme si. Solo in parte possono essere rese con equivalenti espressioni ellittiche italiane effettivamente in uso.

[6] A mio parere, questa strofa ha un nome e un cognome : Marie Trintignant.

[7] Vorrei far notare l'attenzione estrema al particolare, rapportata alla situazione vissuta : una stella « implode », non « esplode » al termine della sua vita. La metafora è chiara : essendo Cantat stata una « stella » artistica, gli è riservata l'implosione finale. Aggiungerei : e la trasformazione in buco nero. Mi scuso magari per qualche certa imprecisione astronomica, sono a livello di libriccino elementare in tale disciplina.

[8] Rimando all'introduzione a tale traduzione. Si può facilmente immaginare, anche senza aver seguito troppo la cosa, il linciaggio cui è stato sottoposto Bertrand Cantat : ho sempre sospettato fortemente che, in fondo, non si aspettasse altro e lui ha servito la cosa su un piatto d'argento con il suo colpo di genio in Lituania. Traduzione : alla fin fine, il grande Cantat arcinemico, ad esempio, del Fronte Nazionale e di Jean-Marie Le Pen, si è comportato come il solito maschietto violento che piglia a mazzate la compagna e la ammazza. Un fascista, insomma. Scrisse Sylvia Plath in una sua famosissima poesia (dedicata al padre) : Every woman loves a fascist, ma senza arrivare a tale bisognerebbe guardare dentro se stessi e percepire il proprio, personale fascismo, la violenza che abbiamo dentro senza alcuna eccezione. Solo rendendosene conto, si può riuscire a dominarla. Fatto sta che il linciaggio morale (e fisico) di chi ha commesso un dato fatto è e resta uno spettacolo abietto, a prescindere da chi lo faccia notare (Cantat compreso). Penso a chi si sente in dovere dal radunarsi di fuori dalle caserme quando esce fuori ammanettato l'autore dell'orrendo crimine di turno, per urlargli di tutto e augurargli forche, fucilazioni e fini orrende. Secondo me, queste persone non sono diverse da lui. E mi fanno schifo e paura. E penso, ovviamente, alla spazzatura giornalistica e politica : chi invoca la pena di morte per lo stupratore è sovente lo stesso che vorrebbe ributtare a mare l'immigrato. Va da sé che il Fronte Nazionale avrebbe pagato per avere cento Bertrand Cantat, credete che a tutta 'sta gente importasse una mazza della povera Marie Trintignant... ?

[9] Letteralmente « i viali ».

24/10/2014 - 10:29


In margine. "Détroit" significa sì "stretto", ma anche "distretto" in senso però esclusivamente anatomico: le détroit du bassin. Si noti comunque che il nome della città americana di Detroit è francese ed è questa parola: le fu dato nel 1701 dal francese padre Louis Hennepin, prima al fiume su cui navigava in esplorazione (Rivière du Détroit "fiume dello stretto", dato che tale corso d'acqua attraversa il lago St. Clair e il lago Erie trovandosi come uno "stretto" tra i laghi Huron e Erie. L'insediamento originale, chiamato Fort Pontchartrain du Détroit, fu fondato da un signore il cui nome sarà poi pure legato all'automobile: Monsieur de Cadillac (al secolo Antoine Laumet de la Mothe). Certo, ora Detroit si pronuncia "ditròit" e non "detruà" (o meglio, "detruè" come si pronunciava il francese dell'epoca e ancora oggi il quebecchese); ma non avete sentito nulla, se non avete sentito un americano pronunciare il nome del lago Pontchartrain. Vabbè, come margine è stato un po' lungo.

Riccardo Venturi - 25/10/2014 - 01:39


CCG Staff - 14/3/2018 - 21:45


Credo proprio che se l'avessi saputo mi sarei già unito ai 75.000 che già non vogliono mai più vedere l'assassino Cantat esibirsi in pubblico. Non ha nemmeno pagato abbastanza per il suo, i suoi, orribili crimini, le morti di ben due sue compagne, una massacrata e uccisa e l'altra suicidatasi per la disperazione.

Io non voglio vederlo marcire in carcere, voglio solo che si guadagni la vita in una fabbrica o in una miniera, in modo anonimo, lontano dai riflettori, e non ci rompa mai più i coglioni con le sue parole inutili e la sua falsa arte.

Non mi sembra di chiedere troppo nè di essere giustizialista...

Chiedo a Marco Valdo M.I. - se condivide, se può e se vuole - di tradurre in francese questo mio messaggio per Cantat.

B.B. - 14/3/2018 - 22:09


Non voglio entrare nella discussione, mi limito a postare invece una riflessione della cantante Melissmell che ho trovato interessante e che offre un punto di vista radicalmente diverso rispetto a B.B.

J’avais 8 ans en 1989
j’étais désespérée de voir ma famille souffrir sur les maux de plusieurs maladies qui frappaient mon frère ma sœur ma mère
une sorte d’épée de Damoclès sur nos gueules

j’avais une envie furieuse celle de disparaitre à jamais, car la vie n’a aucun sens et le monde est si cruel envers lui même et j’appartenais à une classe sociale si basse et si ignorée des élites
l’envie d’en finir
mais voilà je découvre cette musique, cette musique et ses maux et mots

je découvre et je deviens accro à cette musique, celle qui m’appelle, celle qui me relève, celle qui me console, celle qui me fait réfléchir, celle qui me donne des clefs pour mieux vivre et accepter le sort qui m’est promis et grandir avec.
j’ai grandi par la poésie et la musique de Noir Désir

Cette lettre pour vous dire combien de fois cet homme m’a relevée, m’a sortie de la misère
par sa musique par ses mots combien de fois après mes séjours en Hôpital psychiatrique je l’écoutais
sa voix sonnait comme l’appel à la révolution sa voix redonnait en moi un courage inouï et beaucoup de force pour combattre le système de merde d’humain

oui Bertrand Cantat à mes yeux est le plus talentueux chanteur auteur compositeur vivant français madame Trintignant
il n’y a pas plus grand à mes yeux.
mano solo n’étant plus de ce monde que je considérais avec Bertrand Cantat comme les plus remarquables auteurs compositeurs interprètes de musique française de notre temps

je suis choquée du lynchage permanent que certaines femmes font subir à cet homme
qui sont elles pour aller rejuger un homme déjà condamné et qui a purgé sa peine ? un juge ?
personne, juste des femmes en colère pleines de haine et remplies de vengeance
je suis choquée par ces journaux à deux francs, des médias de la grande consommation dégueulasse qui aiment faire du papier pour vendre des larmes et du sang sans aucun respect pour personne.
je suis choquée de devoir faire cette lettre.

certes cet homme a fait un geste impardonnable pour la société mais vous n’avez pas compté

mais vous n’avez pas compté cette lettre
vous n’avez pas compté ma voix

car Bertrand Cantat par son art a sauvé une gamine de 8 ans
aujourd’hui je chante je compose et j’écris à mon tour et comme exemple premier j’écoute Bertrand Cantat comme j’écoute mon frère ma mère
aujourd’hui je vous écris car il a sauvé mon âme mon cœur ma vie ma pensée mon envie de vivre et d’écrire
et grâce à cet homme j’ai trouvé mon chemin.

le pardon est une vertu
savoir pardonner est la plus grande des difficultés la plus grande des intelligence

A ses dames chiennes de gardes ou féministes
A ces femmes qui se soulèvent quand une femme meurt sous les coups de son mari.

enfant j’ai vu, j’ai été battue, je voyais ma mère se faire frapper

A ses femmes que rien n’arrête pour aller à Grenoble ou Dijon et attendre la venue de Bertrand et de le lyncher

je leur dis

regardez dans votre anus aussi la merde qui vous colle au cul
car par la haine qui vous ronge et par la colère qui vous anime
vous me faites honte d’être une femme.

sachez pardonner et comptez que :
cet homme a sauvé la vie d’une enfant de 8 ans.
aussi il est un homme bon et sage
pour l’avoir rencontré.

je l’encourage à continuer ainsi qu'à chanter et à faire ses concerts et à nous écrire encore de belles chansons.
je viendrais à ses concerts régulièrement.

melissmell

Lorenzo - 14/3/2018 - 22:21


Bravo Lorenzo, non entrare nella discussione, c'è solo un percorso sulla violenza contro le donne su questo sito!

"Qui a purgé sa peine"??? L'omicidio della Trintignant è del luglio 2003, Cantat ha avuto la libertà condizionata nel 2007!

Io chiedo solo che sparisca e si guadagni la vita lontano dai palchi e dai riflettori. Se vorrà fare dei concerti per i suoi amici e i suoi cani nella sua casa di campagna, faccia pure!

Sempre se qualcuno non gliela brucia di nuovo...

Saluti

B.B. - 14/3/2018 - 22:33


Deux mots à propos de l’affaire Trintignant – Cantat

Dialogue maïeutique


Lucien l’âne mon ami, je pense que tu es d’accord avec moi si je dis que nous ne sommes ni des juges, ni des parangons de moralité.

Tout à fait, Marco Valdo M.I. mon ami, dit Lucien l’âne, ce qu’on dit ici est seulement notre avis et il ne saurait faire jurisprudence, ni arbitrer un débat. Je dois t’avouer que face à cette affaire, il me paraît qu’il eût mieux valu la traiter différemment que par voie de justice, laquelle n’avait rien à y faire.

En effet, Lucien l’âne mon ami, il convient de souligner qu’il s’agit là d’une affaire malheureuse entre deux personnes, dans le contexte de leurs relations personnelles ; que finalement, tout le remue-ménage actuel est une mauvaise querelle et qu’on sent là des remugles peu ragoûtants.
À mon sens, il convient de replacer cet accident meurtrier dans – si j’ai bon souvenir de l’affaire – dans ses dimensions humaines et en ce cas, se souvenir que la consommation excessive d’alcool abaisse certaines barrières et ouvre la voie à des gestes incontrôlés.
Dans ce genre de confrontation entre personnes, la violence est au centre de la relation et relève du huis clos entre ces deux-là.
Il y a eu dérapage dans un moment d’exacerbation ; tous deux ont été pris dans cet engrenage infernal et tous deux sont victimes de cet accident.

En somme, dit Lucien l’âne, Bertrand Cantat a été victime de ses nerfs et du fait qu’il maîtrisait mal ses pulsions et sa force, cela me paraît évident. Et la pire peine de celui qui frappe à mort dans de telles circonstances est qu’il va devoir vivre chaque jour, chaque heure de sa vie avec la conscience de sa responsabilité ; il ne pourra éluder ses gestes et l’épouvante le poursuivra jusque dans ses nuits. Comme on dit, je n’aimerais pas être à sa place. Mais alors, pense-t-on vraiment qu’il soit rationnel, intelligent et tout simplement, humain d’infliger une punition ? Quel sens peut-elle avoir ? Punir, quelle absurdité ! Punir, quelle bêtise !, alors qu’on a à faire à un malade et qu’il faudrait au contraire l’aider à se soigner de cette terrible faiblesse qu’est le penchant à l’alcool et à la violence subséquente.

De fait, Lucien l’âne mon ami, il me semble plus essentiel de poser le problème de la violence faite aux femmes, aux enfants, aux hommes… en termes de santé sociale. Comment faire pour que tous les membres de la société soient capables de se maîtriser dans les moments de grande détresse ? Telle est la vraie question ; l’autre étant de savoir que faire contre les discriminations qui frappent les femmes, mais aussi et en même temps contre les discriminations qui frappent d’autres catégories de personnes, car ces discriminations ont la même origine, les mêmes fondements.
Une des voies – et probablement, la seule – est l’éducation ; en se souvenant qu’on peut apprendre à tout âge, mais qu’on apprend d’autant mieux qu’on bénéficie d’une aide appropriée.

En tout état de cause, l’affaire qui nous occupe n’a rien à voir avec la violence faite aux femmes en général, dit Lucien l’âne en agitant le front. Que je sache Bertrand Cantat n’a jamais fait l’apologie de la violence, ni du racisme, ni de l’exploitation, il n’a jamais jeté la vindicte contre qui que ce soit et il n’y a dans son travail d’artiste rien qui permet de l’accuser de violence ; bien au contraire. Alors ?

Alors, dit Marco Valdo M.I., punir un artiste, le pourchasser au nom d’une haine et d’un refoulement collectifs est une preuve de bêtise et d’inhumanité ; que les victimes – que nous sommes tous – soient en colère contre la violence, soit, mais il importe que cette colère aille à l’encontre de la source de cette violence, pas à l’encontre de ceux qui en sont aussi les victimes. Pour en revenir à Bertrand Cantat, un tel branco contre un artiste, pour des raisons de sa vie privée et qui plus est pour un comportement de folie qui s’est déroulé il y a des années, relève de la chasse aux sorcières et de la lapidation. Bref, c’est insane.
Le mieux serait qu’on lui foute la paix et qu’on le laisse chanter, tout comme, s’il avait été employé des postes ou mineur, il aurait continué à faire son métier.

Enfin, dit Lucien l’âne, nous, dans la chasse aux sorcières, on se place toujours du côté des sorcières.

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane

Marco Valdo M.I. - 15/3/2018 - 11:21


Pour Bartleby,

Je veux bien traduire, mais "condividere" (partager le point de vue), « I would prefer not to » (« J’aimerais mieux pas. », disait le héros de Melville). Je trouve cela trop haineux.

Et les messages de haine, je les hais.

Pareil pour moi, dit Lucien l'âne.

Marco Valdo M.I.

Voici la traduction :

Je crois vraiment que si j’avais su, je me serais déjà rallié aux 75.000 qui ne veulent plus jamais voir l'assassin Cantat s'exhiber en public. Il n'a déjà pas payé assez pour son, pour ses horribles crimes : la mort de deux de ses compagnes, une massacrée et tuée et l'autre qui s'est suicidée par désespoir.

Je ne veux pas le voir pourrir en prison, je veux seulement qu’il gagne sa vie dans une usine ou dans une mine, de façon anonyme, loin des projecteurs, et il ne nous casse jamais plus les couilles avec ses mots inutiles et son faux art.

Il ne me semble pas demander trop ni être justicialiste…

Je demande à Marco Valdo M.I. – s'il partage, s'il peut et s'il veut – de traduire en français mon message pour Cantat.

B.B. - 14/3/2018 - 22:09

Marco Valdo M.I. - 15/3/2018 - 14:18


Grazie comunque Marco Valdo M.I., ben gentile!

La mia però non è una presa di posizione d'odio verso Cantat. Penso semplicemente che chi, come lui, ha fatto tanto male dovrebbe avere il semplice buon senso di farsi da parte, di sparire in una delle vite anonime che io stesso e tanti altri, la stragrande maggioranza delle persone, facciamo, e senza nemmeno aver mai torto un pelo ad un cane.

Saluti

B.B. - 15/3/2018 - 23:00



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