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Wulf ond Ēadwacer [Wulf and Eadwacer]

anonimo




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[960-980]
Versi in Ænglisc di anonimo autore, una delle opere poetiche presenti nel manoscritto detto di Exeter, perchè conservato nella biblioteca della cattedrale di Exeter, nel Devon, uno dei più antichi documenti della produzione poetica in anglosassone.
Musica dei “Blood Axis”, trio americano di musica neofolk/post-industrial.



Un testo molto enigmatico, di difficile interpretazione – protagonista una donna tenuta prigioniera su di un’isola da tal Eadwacer, forse anche il suo sposo, ma che lei non ama, essendo invece innamorata di tal altro Wulf, un fuorilegge o un esule, forse cacciato dal clan - ma da molti letto (al pari del “The Wife’s Lament”, presente anch’esso nel codice Exeter) come un’elegia, un lamento di una donna contro la cultura della violenza tipica dei suoi tempi, contro una società rigidamente separata tra i generi, dove i maschi erano considerati solo per il coraggio, la forza e la ferocia in battaglia e per la fedeltà al clan e alle sue regole, mentre le donne erano ridotte ad un ruolo subalterno di serve, madri e spose, merce di scambio per concludere paci ed alleanze, e restando comunque sempre soggette alla violenza in quanto prede e bottino di guerra. (Wulf and Eadwacer: War and Peace, di Bobby Bubbson)

La difficoltà di interpretazione dei diciannove versi che compongono Wulf e Eadwacer si riflette in una semplice domanda: che cos'è realmente? Un'elegia? Un enigma, contenuto in un manoscritto in gran parte contenente enigmi? Oppure una ballata dotata di ritornello? Il componimento sembra però sfidare ancora, dopo secoli, ogni tentativo di classificazione, specialmente per quanto riguarda il suo contenuto narrativo. E' testimonianto esclusivamente dal Libro di Exeter (Codex Exoniensis), del X secolo, assieme ad altri testi con cui mostra peraltro alcune affinità qualitative.

Le prime interpretazioni di Wulf e Eadwacer furono come di un enigma, e la cosa è decisamente logica: il Libro di Exeter è conosciuto fin dal 1072, quando fu donato alla cattedrale di Exeter dal suo primo vescovo, Leofric, e l'oscurità del componimento, assieme alla sua adiacenza ai novantacinque enigmi “conclamati” del codice, autorizzavano tale interpretazione per la quale si trovarono anche possibili soluzioni. Tuttavia, la sua lunghezza inusuale per un enigma e i suoi vari problemi testuali (come la presenza di un ritornello) non caratteristici degli enigmi, hanno persuaso la maggior parte degli studiosi di età moderna e contemporanea a scartare l'ipotesi dell'enigma. Piuttosto, la similarità tematica con il Wife's Lament hanno portato molti studiosi moderni ad inserirlo nel genere del Frauenlied e, in ambito più vasto, in quello dell'elegia anglosassone. La sua adiacenza agli enigmi, però, non ha cessato di avere il suo spazio nelle interpretazioni, o quantomeno ad essere menzionata. Wulf e Eadwacer, con il suo ritmo sintattico, con i suoi versi brevi e la narrazione in forma di flusso di coscienza (lunga la strada che ha portato a Joyce...), è diventato col tempo un po' di tutto, anche una popolare lettura femminista.

A causa dell'assenza di ogni riscontro storico o attestazione al di fuori del Libro di Exeter, la critica storica ha dovuto limitarsi allo studio del Libro di Exeter stesso e, in particolare, allo studio comparativo delle varie opere che esso contiene. Si ritiene generalmente che Wulf e Eadwacer sia stato composto assai prima della compilazione del manoscritto, sebbene una datazione esatta non sia possibile. Si può quindi basarsi soltanto sulla storia conosciuta del Libro di Exeter, per la cui redazione è accettato un lasso di tempo che va dal 960 al 990. I fogli che contengono Wulf e Eadwacer non sono stati rovinati dal grave incendio del 1731 (come nel caso della Rovina), e quindi non si ha nessun problema testuale legato ad eventuali ricostruzioni; purtuttavia, il testo presenta problemi interni, come l'incongruenza grammaticale dei primi versi che ha fatto largamente ipotizzare che i veri primi versi del componimento siano andati perduti prima della sua trascrizione nel codice. Tale teoria non è però assolutamente suffragata da altre testimonianze manoscritte, anche parziali.

Le ipotesi sull'eventuale “testo originale” di Wulf e Eadwacer sono però, e restano, parecchie. La presenza del ritornello, caratteristica della ballata popolare, ha spinto qualcuno a considerarla la 306a Child Ballad, che “detronizzerebbe” Judas quanto a antichità; nonostante gli stilemi “ballatistici” non si limitino al ritornello, si tratta di un'ipotesi ancora tutta da verificare. Sempre la presenza del ritornello ha fatto supporre ad alcuni un'origine non inglese del componimento, dato che il ritornello non è assolutamente proprio dell'elegia anglosassone e di ogni altra forma poetica inglese dell'epoca. Come possibile spiegazione per tale anomalia è stata quindi proposta un'origine scandinava, che tra le altre cose spiegherebbe anche il linguaggio oscuro e ostico. E' stato quindi suggerito che possa trattarsi addirittura di una qualche interpretazione della storia di Weland il Fabbro, vale a dire del mitico Vǫlundr della Vǫlundarkviða eddica. Wulf sarebbe quindi Weland, Eadwacer il suo collerico padre e la donna sarebbe Bodvild. A sostegno di tale ipotesi, tale episodio è raccontato anche nel poema anglosassone Deor, pure contenuto nel Libro di Exeter (e dove la donna si chiama Beadohilde, la Bǫðvildr scandinava).

L'interpretazione più corrente di Wulf e Eadwacer è però quella di una lamentazione espressa in prima persona da una donna sconosciuta che è stata in passato coinvolta sentimentalmente, o forse lo è tuttora, con due uomini chiamati Wulf e Eadwacer. Si tratta di comuni nomi anglosassoni, entrambi attestati: il primo significa, ovviamente, “lupo”, mentre il secondo significa “guardiano della proprietà”, “custode”. Alcune interpretazioni parlano però di un singolo personaggio maschile: ad esempio, l'importante studioso di letteratura e lingua anglosassone Michael Alexander scelse il titolo Wulf nella sua opera The Earliest English Poems (Penguin, 1973); di converso, alcuni altri studiosi hanno scelto il titolo Eadwacer. Tuttavia, il titolo generalmente accettato è Wulf e Eadwacer, nella variante inglese moderna (Wulf and Eadwacer) o in quella “fake Ænglisc”, Wulf ond Eadwacer, quella che anche noi abbiamo scelto in questa pagina più che altro per vezzo. Il componimento originale, come tutti quelli del Libro di Exeter, non reca alcun titolo.

La narratrice del componimento è evidentemente separata dal suo amante o marito, Wulf, sia simbolicamente che materialmente (Wulf is on iege, | ic on oþerre), e tale separazione pare essere avvenuta e mantenuta con la violenza (willað hy hine aþecgan, | gif he on þreat cymeð), forse da parte della sua stessa famiglia o clan (Leodum is minum | swylce him mon lac gife). Piangendo di dolore per il suo amante, rimpiange i suoi amplessi (þonne mec se beaducafa bogum bilegde). Si riconforta quando egli arriva a farle visita, ma anche lo rimprovera (wæs me wyn to þon, wæs me hwæþre eac lað). Si rivolge poi a “Eadwacer”, che può essere suo marito o colui che la tiene prigioniera, e sembra nominare il suo “cucciolo” (Uncerne earne hwelp), vale a dire suo figlio, il suo bambino, forse con un riferimento preciso al fatto che è il hwelp (ingl. Mod. whelp) di un uomo che si chiama “Lupo”; “cucciolo” che viene portato “nella foresta” (to wuda).

Si tratta dell'interpretazione più corrente; d'altro canto, alcuni ritengonno che Eadwacer non sia in realtà un nome proprio, ma un comune sostantivo composto indicante il “guardiano della proprietà”, il “custode”. Questo riporterebbe i personaggi della vicenda da tre a due, la narratrice e il suo amante o marito. Se si adotta tale interpretazione con la relativa esclamazione (“Mi senti, Eadwacer?”), si potrebbe trattare di un sarcastico rimprovero della donna a chi non si sta dimostrando uomo: sta dicendo che le sue lunghe assenze lo hanno reso soltanto una sorta di protettore per lei e per il loro figlio, e non più un marito e un padre. Con tale interpretazione, l'ironia della narratrice quando parla del suo amante/marito dà un senso compiuto agli ultimi due versi. La narratrice può voler dire che Wulf è stato il suo amante e il padre di suo figlio, ma che non la ha mai trattata come una moglie (o forse non lo è mai stata). (Adams)

Un'altra interpretazione, assai dibattuta tra gli studiosi, prevede che il personaggio di Wulf non sia l'amante o il marito della donna, bensì suo figlio. In tale caso, la donna si lamenterebbe e sarebbe afflitta per il suo bambino, sperando che stia bene. Afferma uno studioso: “In Wulf e Eadwacer, una donna si ritrova in una situazione tipica dell'antica poesia anglosassone, lacerata in mezzo a due specie di lealtà in conflitto l'una con l'altra. Parecchi commentatori hanno interpretato tale particolare situazione come un triangolo sessuale: Wulf è l'amante e Eadwacer il marito. Se così fosse, Wulf e Eadwacer sarebbe alquanto atipica, dato che la maggior parte delle crisi di lealtà nel mondo anglosassone si hanno in ambito famailiare. È pur vero che l'amore romantico o sessuale non è stato un τόπος letterario prima del XII secolo; altri tipi di amore lo precedono. La situazione di Wulf e Eadwacer sarebbe assai più tipicamente anglosassone di quanto si sia creduto e interpretato usualmente, se si assumesse che la narratrice sia la madre del personaggio Wulf, e non solo del hwelp del verso 16.” (in: The Old English Elegies New Essays in Criticism and Research. Rutherford [N.J.]: Fairleigh Dickinson University Press, 1983. Interpretando Wulf come figlio della narratrice, l'elegia si permea di una nuova profondità, divenendo una lamentazione per il figlio che è stato esiliato da lei e dalla sua gente. Si tratta di un'idea assai plausibile, specie considerando il tentativo della donna di fare la pace con Eadwacer, padre di suo figlio. [RV]
Lēodum is mīnum                     swylce him mon lāc gīfe;
willað hȳ hine āþecgan                    gīf hē on þrēat cymeð.
Ungelīc is ūs.
Wulf is on īege,                     ic on ōþerre.
Fæst is þæt ēglond,                     fenne biworpen.
Sindon wælrēowe                     weras þǣr on īge;
willað hȳ hine āþecgan                    gīf hē on þrēat cymeð.
Ungelīce is ūs.
Wulfes ic mīnes wīdlāstum                     wēnum dogode;
þonne hit wæs rēnig weder                     ond ic rēotugu sæt,
þonne mec se beaducāfa                     bōgum bilegde,
wæs mē wyn to þōn,                     wæs mē hwæþre ēac lāð.
Wulf, mīn Wulf!                     wēna mē þīne
sēoce gedydon,                     þīne seldcymas,
murnende mōd,                     nales metelīste.
Gehȳrest þū, Ēadwacer?                     Uncerne earne hwelp
bireð Wulf tō wuda.
Þæt mon ēaþe tōslīteð                     þætte nǣfre gesomnad wæs,
uncer giedd geador.

inviata da Bernart Bartleby - 8/7/2014 - 15:39




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Roberto Sanesi.

Wulf e Eadwacer evidenziato ai fogli 100b/101a del Libro di Exeter.
Wulf e Eadwacer evidenziato ai fogli 100b/101a del Libro di Exeter.


Tratta da: Poemi anglosassoni, VI-X secolo, traduzione, introduzione, note e bibliografia a cura di Roberto Sanesi. Ugo Guanda editore, Parma, 1975 (1a ed. Lerici editore, 1964). La traduzione si trova a pagina 101 dell'edizione in mio possesso. Si riproduce qui anche la breve introduzione al componimento che si trova a p. XLVI dell'introduzione, e nella quale si dà scarno conto della passata (e immotivata) attribuzione a Cynewulf:

“Oscura e molto controversa, questa poesia di 17 versi [19 in realtà: svista del curatore!, ndr] contenuta nei fogli 100b-101a del Codex Exoniensis è stata considerata volta a volta come il primo degli Enigmi (cfr.), come un frammento lirico o come una poesia drammatica conclusa. Si tratta del monologo, attribuito a Cynewulf senza alcuna motivazione ragionevole, di una donna, probabilmente la moglie di Eadwacer, che lamenta l'assenza dell'amante Wulf. Come nel Canto di Deor è da notare la presenza di un ritornello. […] Per la mia traduzione ho tenuto presente solo quella del Mackie.”
WULF E EADWACER

Per la mia gente è come se qualcuno                    avesse offerto doni.
E lo distruggeranno                    se andrà troppo vicino ai loro armati:
                                        Abbiamo sorti diverse noi due.
Wulf sta su un'isola,                    e io vivo su un'altra.
Quell'isola è un castello                    circondato da fonda palude.
E su quell'isola stanno                    uomini molto crudeli.
E lo distruggeranno                    se andrà troppo vicino ai loro armati.
                                        Abbiamo sorti diverse noi due.
Ho molto sofferto                    col desiderio di Wulf che vagava lontano.
Era tempo di pioggia                    e io sedevo in lacrime
Quando l'ardito in battaglia                    mi diede protezione.
Ne fui felice,                    ma mi fu anche odioso.
Wulf, o mio Wulf, è il mio                    desiderio di te,
La tua continua assenza,                    e il mio cuore dolente,
Che m'hanno fatta ammalare-                    e il non poco cibo.
Puoi tu udirmi, Eadwacer?                    Wulf porterà nel bosco
                                        il nostro misero cucciolo,
Quello che mai fu unito                    separarlo è facile -
                                        il nostro canto insieme.

inviata da Riccardo Venturi - 4/11/2014 - 09:00




Lingua: Italiano

WULF ED EADWACER

Per la mia gente è come un dono;
intendono ucciderlo se si presenta nel clan.
Il nostro destino è separato.
Wulf è su un’isola, io su un’altra.
Sicura è quell’isola, circondata da paludi.
Uomini crudeli e assassini sono su quell’isola;
intendono ucciderlo se si presenta nel clan.
Il nostro destino è separato.
Ho pensato con speranza al viaggio del mio Wulf,
nei giorni di pioggia sedevo disperandomi,
quando le forti braccia mi circondavano,
erano per me sia gioia che dolore.
Wulf! Mio Wulf, la mia speranza in te
mi ha reso malata, le tue rare visite
mi hanno resa ansiosa, non la mancanza di cibo.
Mi senti, Eadwacer? Il nostro vile cucciolo
portato dal lupo nel bosco.
Si può separare facilmente ciò che non era unito,
la nostra storia insieme.

inviata da Bernart Bartleby - 8/7/2014 - 15:42




Lingua: Inglese

Traduzione inglese riprodotta da en.wikipedia.
Modern English translation reproduced from en.wikipedia
WULF AND EADWACER

It is to my people as if someone gave them a gift.
They want to kill him, if he comes with a troop.
It is different for us.
Wulf is on one island I on another.
That island, surrounded by fens, is secure.
There on the island are bloodthirsty men.
They want to kill him, if he comes with a troop.
It is different for us.
I thought of my Wulf with far-wandering hopes,
Whenever it was rainy weather, and I sat tearfully,
Whenever the warrior bold in battle encompassed me with his arms.
To me it was pleasure in that, it was also painful.
Wulf, my Wulf, my hopes for you have caused
My sickness, your infrequent visits,
A mourning spirit, not at all a lack of food.
Do you hear, Eadwacer? A wolf is carrying
our wretched whelp to the forest,
that one easily sunders which was never united:
our song together.

inviata da Bernart Bartleby - 8/7/2014 - 15:41


Una nota a margine: I testi anglosassoni contenuti nel Libro di Exeter sono, in generale, talmente enigmatici che 95 dei 131 di cui si compone sono enigmi "tout court", conclamati, con tanto di soluzioni (ad esempio, la soluzione del primo è il "terremoto sottomarino", sic). L'enigma e l'indovinello sono, ovviamente, generi antichissimi in ogni tradizione; senza ricorrere al classico Edipo, padre di tutti gli enigmisti, nella tradizione anglosassone esistono anche i famosi Enigmi di Aldelmo, che io mi sono ritrovato nello stesso codice dell'XI secolo (Codex Pluteus Laurentianus XIV,5) che ho usato per la tesi di laurea -che riguardava un'altra parte del codice. Mi sia permesso di ricordare ancora l'emozione che mi prese nel tenere in mano per la prima volta, tra mille precauzioni, un codice di mille anni fa. Ricordando che il primo documento in un volgare italiano è un indovinello (l'Indovinello Veronese del IX secolo), una delle più antiche ballate popolari britanniche, nonché la Child Ballad n° 1 in assoluto, è una serie di indovinelli proposti dal Diavolo a una fanciulla: Riddles Wisely Expounded (conservata in un codice del 1445 ca.) E, secondo alcuni studiosi, anche Wulf ond Eadwacer e persino il Wife's Lament sarebbero da interpretare proprio come enigmi.

Riccardo Venturi - 2/11/2014 - 18:24


Nell'aggiunta all'introduzione ho cercato di dare conto dei principali problemi testuali e interpretativi di questo oscurissimo componimento. Se per caso mi legge il Giachi, si partirà anche coi ricordi della rappresentante ufficiale del mondo anglosassone a Firenze negli anni '70 e '80, la Nicoletta Francovich Onesti (figlia di un partigiano, Carlo Francovich, nonché autore del volume La Resistenza a Firenze). E mi ci fece sudare di nulla, sulla pestilenziale lingua anglosassone, a mio parere la più difficile tra le germaniche antiche...Risultato pratico: grazie a queste pagine anglosassoni del Bartleby (che forse non immagina quali e quante cose passate va a smuovere!), ho pure ripreso a casa di mia madre il Bosworth-Toller, che mi costò centoventottomila lire nel 1983. Un Venturi ventenne svenato.

bostoll

Riccardo Venturi - 4/11/2014 - 09:13



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