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Agüita pa' beber (Carmona)

Elisa Serna


Lingua: Spagnolo


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(Elisa Serna)
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(1974)
Incisa con il titolo "Carmona" da Maria Burruca (Burruca significa "lotta" in basco), pseudonimo Elisa Serna quando si trovava esiliata in Francia, nel disco "Contra La Muerte Espagne En Marche" pubblicato in Francia alla fine del 1974 dall'etichetta privata Droug (Collera in bretone) fondata da Kirjuhel.
Contra La Muerte Espagne En Marche

Poi nell'LP del 1977 di Elisa Serna "Choca la mano" con il titolo "Agüita pa beber".
Choca la mano

Ringraziamo Flavio Poltronieri per averci segnalato questo storico brano e Gustavo Sierra per averci inviato le immagini della copertina originale da cui abbiamo ricavato il testo spagnolo.

Vedi anche Por el agua de Carmona e El pueblo no olvidará.

L'ultima vittima del fascismo a Carmona
traduzione parziale e riassunto dell'articolo di Francisco Eslava per La Voz de Carmona

A Carmona, paese andaluso della provincia di Siviglia, il 1 agosto del 1974 una manifestazione pacifica di cittadini chiedeva... acqua da bere. La guardia civil rispose sparando "in aria" e uccidendo Miguel Roldán Zafra.


Camion cisterna con acqua potabile a Carmona - da La otra Carmona
Camion cisterna con acqua potabile a Carmona - da La otra Carmona
Nel 1974 a Carmona si trascinava da anni una situazione di calamità per la mancanza di acqua potabile per i suoi abitanti. Interi quartieri non sapevano cosa fosse l'acqua corrente dai rubinetti delle case, e anche nelle abitazioni privilegiate dove l'acqua arrivava (con il contagocce) risultava insufficiente per coprire le necessità primarie. Si sopravviveva, a malapena, con la distribuzione via strada, caotica e intermittente di camion cisterne, con il trasporto a mano, a cavallo e su carretti dalla fonte della Alameda. Un pozzo privato era un lusso che salvava solo alcuni da una situazione estrema. L'acqua era impiegata fino all'ultima goccia, come se fosse oro.

Ma tutto ha un limite, per quanto la popolazione sopportasse la situazione con una pazienza estrema. L'accumularsi di lamentele, di denunce e di promesse non mantenute di risolvere il problema raggiunse il culmine il 1 agosto. La protesta sorse spontanea, guidata da un'avanguardia di donne del quartiere che da ore aspettavano col secchio in mano l'arrivo della cisterna.

Cosi alle tre del pomeriggio le agguerrite vicine si piazzano al centro della strada N-IV, fermando il traffico, alcune con i recipienti sulla testa al grido di "vogliamo acqua".
La voce si sparge rapidamente per tutta la città e nelle ore seguenti, donne e bambini, cominciano a bloccare l'intero traffico in ingresso e in uscita dalla cittadina. Inizialmente la presenza di uomini era scarsa, sia perché era l'ora di lavoro, sia per cercare di evitare un più che probabile confronto con la Guardia Civil.

Le prime forze dell'ordine che si avvicinano ai manifestanti fanno dei controlli nella normalità - si tratta del contingente locale i cui componenti soffrivano il problema dell'acqua come tutti gli altri cittadini. Comincia allora un tentativo di mediazione, con scarsi risultati, e i quadri più alti della gerarchia vengono via via informati.

Alle 20:30 una colonna di rinforzi della Guardia Civile entra a Carmona con gli autocarri. Nel giro di pochi minuti l'ordine di disperdere la manifestazione e ristabilire la circolazione all'incrocio viene eseguito a colpi di calcio di fucile e con minacce di utilizzare le armi.

La colonna della Guardia Civil arriva all'altezza della chiesa di San Pedro verso le 21, in formazione militare e con il mitra in mano. Quando cominciano a colpire i manifestanti con i calci dei fucili e a trascinarli per i capelli, l'indignazione provoca la reazione degli spettatori. Le retroguardie ripiegano verso le mura, da dove vengono lanciate alcune pietre, che peraltro non raggiungono le guardie, le quali già mostrano in faccia un nervosismo proprio dell'inesperienza. L'ordine di utilizzare le armi non tarda ad arrivare, e una lunga raffica di spari provoca terrore nella folla che corre a rifugiarsi sotto gli archi. Nella fuga molti cadono a terra, per poi rialzarsi immediatamente a cercare riparo. Solo un uomo rimane disteso a faccia in giù senza potersi alzare. Alcuni spettatori, riparati sotto gli archi, tentano di avvicinarsi al ferito senza riuscirvi dato che di fronte, a pochi metri, i mitra sono ancora puntati e costringono i manifestanti a retrocedere. Dopo vari tentativi, e nonostante il pericolo, un gruppo riesce a raggiungere la vittima insanguinata e a trasportarla di corsa all'ospedale di San Pedro.

La costernazione in seguito agli spari ha infine ragione dei manifestanti, che a poco a poco si disperdono, mentre la Guardia Civil ripristina la circolazione dei veicoli e piazza agenti armati sulla strada. Intanto arrivano le notizie dall'ospedale. Il ferito, Miguel Roldán Zafra, ha subito una ferita da arma da fuoco che penetra nella regione toracica e con ogni probabilità interessa il fegato. Enrique Rodríguez Valverde, 15 anni, ferita da arma da fuoco che penetra nella regione addominale e probabilmente interessa la vescica. Fernando Gil Rabadán, 32 anni, contusione provocata da una pietra, commozione celebrale.

La vita di Miguel Roldan Zafra rimane appesa a un filo subito dopo le prime cure all'ospedale di San Pedro de Carmona. Dopo un'operazione chirurgica durata cinque ore e tre arresti cardiaci, esce dalla sala operatoria ormai in stato critico. Sulle prime il personale medico non informa la famiglia della morte, perché hanno paura di "giocarsi il posto".

I quotidiani del giorno dopo si affrettano a confermare la versione ufficiale secondo cui la guardia civile era stata "attaccata a pietrate da un gruppo di esaltati" e "accidentalmente l'arma di una guardia aveva ferito uno dei manifestanti".



Note originali dal disco "Choca la mano". Da notare che è indicato l'anno sbagliato (era il 1974 e non il 1975).
Note originali dal disco "Choca la mano". Da notare che è indicato l'anno sbagliato (era il 1974 e non il 1975).
Ya no basta que el salario
no nos llegue a fui de mes
ni basta que se trabaje
del sol al anochecer
¿Hasta donde hay que apretarse

la hebilla del cinturón

cuando llegan a negarnos

el agua de la población?

¿Cuánta sed hay que sufrir
para arriesgarse a morir,

que interés hay que ocultar
para 
ordenar matar
antes que planificar

canales e instalaciones

para humedecer Carmona

y secar las restricciones?

Agüita pa' beber!
Ni que se pidiera el acabose
Ay caerá la gotita de una puta vez

que al vaso rebose!

El agua se retorcía
al fondo de las piscinas -
ella que quería inundar
los grifos de la ciudad -
pero algunos señoritos
les gustaba bucear
bucear en la paciencia
hasta hacerla estallar

Todo el pueblo se dió cita
en un camino vecinal
esperando que el camino
se volviera manantial
manantial de metralletas
cuando fueron a gritar
para enderezar la historia
con una queja ancestral

Agüita pa' beber!
Ni que se pidiera el acabose
Ay caerá la gotita de una puta vez

que al vaso rebose!

Se quejaron todo el día
pero el agua no asomó
se asomó un sobresalto
disfrazado de aceituna.
Cuando se ocultó la luna
rodearon a la voz
esposaron la esperanza
y arrestaron la razón

Se armó un fuerte griterío
les querían dispersar
y un muchacho que se agacha
a por algo que arrojar
cuando levantó la piedra
se oyó la detonación
de una ráfaga de fuego
que le emborronó la voz

Agüita pa' beber!
Ni que se pidiera el acabose
Ay caerá la gotita de una puta vez

que al vaso rebose!

Cuando se oyen estos gritos
uno empieza a calcular
a costa de quien aumenta
la riqueza nacional
así si sale la cuenta
y sale la solución:
nada robo si reclamo
los medios de producción
Cuanta sangre derramada
y aquí todo sigue igual!

inviata da Flavio Poltronieri, Gustavo Sierra & CCG Staff - 20/2/2014 - 16:03




Lingua: Italiano

Versione italiana di Flavio Poltronieri (versione 1977)

Rispetto alla versione del 1974, a parte qualche leggera differenza testuale, quello che cambia un po' è l'atmosfera interpretativa e musicale, la canzone risulta più curata ed educata, decisamente meno drammatica e efficace..,
ACQUA DA BERE

Già non basta che il salario
non ci arrivi a fine mese
né basta che si lavori
dal levar del sole all'imbrunire
fin dove ha da stringersi
la fibbia della cintura
quando arrivano a negare
l'acqua al popolo?
Quanta sete si ha da soffrire
per rischiare di morire?
Che interessi hanno da occultare
per ordinare di ammazzare
prima di pianificare
canali e insediamenti
per inumidire Carmona
e seccare le restrizioni?

Acqua da bere!
Come se chiedessimo di finirla
Ah! Cadrà la piccola goccia
che fa traboccare il vaso!

L'acqua si ritorce
in fondo alle piscine
lei che amerebbe inondare
i rubinetti della città
però ad alcuni signorini
piaceva tuffarsi
tuffarsi nella pazienza
fino a farla scoppiare

Tutto il popolo si dà appuntamento
in una strada vicinale
sperando che la strada
si volga in sorgente
sorgente di mitragliate
quando gridarono
per indirizzare la storia
con un lamento ancestrale

Acqua da bere!
Come se chiedessimo di finirla
Ah! Cadrà la piccola goccia
che fa traboccare il vaso!

Si lamentarono tutto il giorno
però l'acqua non spuntò
spuntò un soprassalto
travestito da oliva
quando si occultò la luna
circondarono la voce
misero le manette alla speranza
e arrestarono la ragione

Si armò un forte grido
vorrebbero disperderli
e un ragazzo che si curva
per lanciare qualcosa
quando alzò la pietra
si udì la detonazione
di una raffica di fuoco
che gli imbrattò la voce

Acqua da bere!
Come se chiedessimo di finirla
Ah! Cadrà la piccola goccia
che fa traboccare il vaso!

Quando si odono queste grida
uno comincia a calcolare
a costo di chi aumenta
la ricchezza nazionale
così esce il conto
ed esce la soluzione:
nessun furto si reclama
ai mezzi di produzione
quanto sangue versato
qui tutto seguita uguale!

20/2/2014 - 23:45




Lingua: Italiano

Versione italiana di Flavio Poltronieri

Questa è la traduzione della versione incisa nel 1974 (contiamo di trovare al più presto il testo originale)
CARMONA

Non gli basta darci un salario
Che non ci permette di arrivare a fine mese
Non gli basta che si lavori
Dal levare al calare del sole
Quanto dovremo tirare la cinghia
Ora che ci rifiutano l'acqua?
Per quanto tempo bisogna crepar di sete
Prima di correre il rischio di morire?
Quali sono gli interessi segreti
Che ordinano di uccidere
Invece di costruire delle tubazioni
Per bagnare Carmona
E prosciugare le restrizioni?

Acqua da bere!
Come se domandassimo la luna...
Maledetta la goccia
che farà traboccare la coppa!

L'acqua serpeggiava
in fondo a una piscina
Lei che avrebbe tanto voluto inondare
i rubinetti della città
Ma al sindaco di Carmona
piaceva sprofondarsici dentro
Sprofondarsi nella pazienza
fino a che essa non esploda

Tutto il popolo si ritrova
sulla strada vicinale
Sperando che la strada diventi torrente
Torrente di colpi da fuoco
quando essi si misero a gridare
Per correggere la storia
con la loro denuncia ancestrale

Acqua!
Come se domandassimo la luna...
Maledetta la goccia
che farà traboccare la coppa!

Si sono lamentati tutto il giorno
Ma l'acqua non è zampillata
E' il terrore che è zampillato,
sotto il suo travestimento verdastro
E quando la luna tramontò
Hanno circondato il grido
Messo le manette alla speranza
e arrestato la ragione

Un clamore immenso è sorto
Vogliono disperderli
Un ragazzo si china,
cerca una pietra
Sta per gettarla
Ma una detonazione copre la sua voce

Acqua!
Come se domandassimo la luna...
Maledetta la goccia
che farà traboccare la coppa!

Quando si sentono queste grida
Si comincia a riflettere:
La ricchezza nazionale si forma sulla schiena di chi?
Quando si fa il bilancio, la soluzione è chiara:
Non rubo niente esigendo i mezzi di produzione
Quanto sangue versato! E qui niente si muove
Isolatamente, non cambieremo nulla
E neanche brandendo pietre
Quando ordinano di caricare
Bisogna affilare le armi
Organizzare lo sciopero generale

20/2/2014 - 16:50




Lingua: Spagnolo (Andalú)

Castellano:
Aqui disho n'Andalú! Tambien pronunciado; Andaluz, Ándalus o Andaˈluh.

Aquí les escribo con la letra de Andalucia. La región del sur de España que tiene su dialecto (Poco apreciado), y que fue y es parte de lo que es la mayoría de España. Esta versión conocida más como "Gaditana", lengua de Cadí pero que también transita con el estilo de Sevilla. Esta versión es más del pueblo y de las hablas no reconocidas (Tenidas como una simple modalidad o como un subdialecto). La verdad es que no se diferencia tanto el Andaluz del Castellano estándar, así como tampoco es tan diferente el Toscano del Italiano regular. Aquí os envío la versión.
Que viva Andalucia!!!!

Italiano:
Qui detto in dialetto Andalú! Anche detto: Andaluz, Ándalus o Anda'luh.

Qui scrivo nella versione Andalusa. La regione meridionale della Spagna che ha il suo dialetto (raramente apprezzato), ed è stato ed è parte di ciò che è la maggior parte della Spagna. Conosciuto soprattutto come il linguaggio "Gaditano" di Cadiz, ma anche è in relazione con lo stile di Siviglia. Questa versione è una per il popolo non riconosciuto (Il linguaggio macchiato come una semplice modalità o come un sub-dialetto). La verità è che l'Andaluso non è così molto diverso dallo Castigliano standard, così come il Toscano non è così diverso dall'Italiano.
Ecco, io mando la mia versione per tutti voi.
Que viva Andalucia!!!!
Ya no bahta qu'é salario
no nó yegue a fin de me'
ni bahta que se trabaje
dé só á anoshesé'
¿Ahta 'onde hay que apretá-se
la ebiya dé sinturón
cuando yegan a negahnó
é agua de la poblasión?
¿Cuanta sé hay que sufrí
pa' arriesgá-se a morí,
qu'interé hay que ocurtá
pa' ordená matá
ante que planificá
canale' e inht'talasione'
pa' hume'esé Carmona
i secá la' rehtricsione'?

Agüita pa' bebé!
Ni que se pi'iera pa'l colmo
Ai, caiga la gotita d'una puta ve'
que á vaso rebose!

E' agua se retorsía
á fondo de la' pissina'
eya que quería inundá
lo' grifo' de la siudá
pero arhuno señorito'
le' guht'taba buseá
buseá'n la pasiensia
hahta hasé'la ehtayá

To'l pueblo se dió sita
enun camino vesiná
ehp'perando qu'é camino
se vorviera un manantiá
manantiá de metrayeta'
cuando fueron a gritá
pa' enderesá-la hihtoria
conuna queja ansehtrá

Agüita pa' bebé!
Ni que se pi'iera pa'l colmo
Ai, caiga la gotita d'una puta ve'
que á vaso rebose!

Se quejaron to'l día
pero é agua no asomó
s'asomó un sobresarto
disfrasao d'aseituna.
Cuando s'ocurtó la luna
ro'earon a la vo'
ehposaron la ehperanza
i arrehtaron la rasón

S'armó un fuerte griterío
le' querían dihpersá
i un mushasho que s'agasha
a pó argo que arrojá
cuando levantó la piedra
s'oyó la detonasión
d'una ráfaga de fuego
que le emborronó la vo'

Agüita pa' bebé!
Ni que se pi'iera pa'l colmo
Ai, caiga la gotita d'una puta ve'
que á vaso rebose!

Cuando s'oyen ehto' grito'
uno empiesa a carculá
a cohta de quien aumenta
la riquesa nasioná
Asín se pone'n cuenta
i biene la solusión:
ná robo si reclamo
lo' medio' de pro'ucsión
Cuanta sangre derrama
i aquí to' sigue iguá!

inviata da D.A. - 22/2/2014 - 09:03


...al riguardo , vorrei informare che nel 1975, Elisa Serna non ha solamente partecipato al disco collettivo Contra La Muerte...ma sempre come Maria Burruca ha pubblicato un altro disco in Francia per le Edition des Femmes, in cui oltre al brano in questione era presente la canzone "Avisa los companeros",dedicata alla memoria di Pedro Patino, operaio militante comunista assassinato dalla polizia il 15 settembre 1970 durante lo sciopero generale dell'edilizia svoltosi in quella data.

elisa francia 75


Flavio Poltronieri

Flavio Poltronieri - 23/2/2014 - 16:14


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